CONFERENZA A CASA TRINAKRIA DEL PROF. CORRADO MIRTO
“1282. Lu ribbellamentu del Vespro e la nascita della Nazione Siciliana nel Mediterraneo del secolo XIII”

Catania, 23-11-2002

Pubblichiamo l'Introduzione di Mario Di Mauro, direttore di "Terra e LiberAzione", alla conferenza del prof. Corrado Mirto, docente di Storia medievale presso l'Università di Palermo, tenuta a Casa Trinakria il 23-11-2002, in una sala incontri affollata e attenta. La relazione del prof. Mirto è in corso di sbobinamento. Sullo stesso tema, nel nostro sito, puoi leggere Arte moderna e Vespru Sicilianu del 1282. Le opere di Juan Mario Miano

 

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L’associazione Terra e LiberAzione promuove il laboratorio culturale Casa Trinakria, come Libera Università per la rinascita del Popolo Siciliano. Una Rinascita che è tale solo se cresce, giorno per giorno, sulle Vie dell’Indipendenza e nella Luce di una nuova Civiltà Solare. Al nostro Quartu Cuncumiu, a giugno, abbiamo detto che per alzare sul Mondo un nuovo sguardo siciliano occorre prima coltivare bene l’Albero di Trinakria...cioè la propria competenza di essere siciliani e di esserci, in questa Terra cosmica e concreta che è l’Isola di Trinakria.

Casa Trinakria si rivolge a chi vuole riabitare l’Isola di Trinakria nella consapevolezza che non basta essere nati in un luogo per avere una coscienza identitaria, che è data da un legame consapevole e coltivato con la Lingua, la Terra, la Memoria storica, la Coscienza geografica.

Casa Trinakria si trova tra un Castello, un Arco di Trionfo e un Monastero, e vicina, dritta, a una Cattedrale che custodisce le tombe di Sant’Agata, Regina di quella Sicilia metafisica e senza tempo che è Trinakria, e di alcuni Re dei Siciliani, come Federico III (ma non la cercate questa dimora dell’ultimo nostro grande Re, perchè è occultata, forse per scelta politica del Vaticano...ne riparleremo).

L’Arco di Trionfo, cioè U Futtìnu, il Fortino, che i conquistatori anglo-piemontesi e i loro ruffiani siciliani hanno intitolato a Garibaldi, ma quando fu costruito questo “eroe” non era neanche nato: e vada per questa nostra via Garibaldi, dove ci troviamo, che si chiamò anche, mi pare d'aver letto, via San Filippo e che potremmo reintitolare a una delle migliaia di personalità che il Popolo Siciliano ha regalato alla Storia dell’Umanità, ma dedicare anche le cose d'altri a chi ha violentato la Sicilia...ci sembra troppo: ovviamente parlo a chi conosce la Storia e non la confonde con la Propaganda neocoloniale.

C’è, qua dietro, il possente Castello, detto Ursino...ecco: i nomi sbagliati per occultare quello che nè lava nè terremoti sono riusciti a distruggere: mi sapreste dire chi sarebbero questi “Ursino”? Non esistono, proprio così, non sono mai esistiti. Questo nome, sostiene il prof. Correnti, nostro amico, è una deformazione di Castrum sinus, castello sulla spiaggia, dove in effetti si trovava da quando Federico, Re dei Siciliani e Imperatore di mezzo Mondo, lo fece edificare, fino all’eruzione del 1669, passando per i secoli in cui fu sede del Re, della Corte e del Parlamento dei Siciliani. Le lave del 1669 sfiorarono il Castello e neanche il terremoto devastante del 1693 lo scalfì più di tanto: ci sarebbe di che meditare...Il Castello è ancora lì, della sua Storia pochi sanno veramente qualcosa. A tre minuti da qui c’è anche il Monastero dei Benedettini, sulla collina, gli stessi minuti che occorrerebbero per andare al Pozzo di Gammazita...la giovinetta che vi si buttò per sfuggire allo stupro etnico dei franco-italo-angioini...agli albori del Ribbellamentu del Vespro.

Qui, periferia, come mi diceva qualcuno? No: qui è centro urbanistico, energetico-esoterico, storico. Cosiccome la Sicilia non è “sud” nel senso di “periferia marginale”, ma “suddizzata”, “periferizzata”, “marginalizzata”: perchè colonizzata e autocolonizzata, certo non per geografia, nè per potenzialità.

Ci occorrono altri occhi per vedere la Realtà...o almeno altri occhiali, visto che la vista ai ciechi la possono ridare solo i Santi, e qui, malgrado qualche sforzo in atto, Santi non siamo.

Amare la propria Terra, imparare ad esserci con competenza, nel senso heideggeriano, riabitare Trinakria, non è possibile senza studiare. Ma cosa e dove "studiare"? Dove sono le scuole e i mass media che elaborano e trasmettono la Cultura del Sè e dell'Amore per Trinakria, necessaria a trasformare la massa sradicata e colonizzata che siamo in un Popolo libero e indipendente come quello che sorse al Mondo col Vespro del 1282?

Sotto la dominazione franco-papalina di Carlo d'Angiò "di nulla erano più padroni i Siciliani a casa loro, neppure del pane" e l'arbitrio del fisco, e le confische "per lesa maestà" e l'abuso colonialista del suolo e dei costumi di Trinakria, trovavano in questo Re non un politico freno ma addirittura un incoraggiamento "perchè bisognava ridurre alla miseria i popoli, per impedire che potessero alzare la testa" (L.Natoli, Storia di Sicilia). Il "ribbellamentu" del Popolo Siciliano ne fu una legittima conseguenza.

Il Vespro fu rivolta palermitana, rivoluzione siciliana, guerra euro-mediterranea, evento fondamentale della Storia di "lunga durata". Messina, per ragioni politiche e geografiche, fu epicentro della storia mondiale, soprattutto nei mesi dell'Assedio, conclusosi con la vittoria della Communitas Siciliae, la confederazione dei Comuni dell'Isola, grazie soprattutto all'eroismo delle donne messinesi e all'abilità diplomatica dei "capi della rivolta" che attraverso la Regina Costanza, siciliana al trono d'Aragona, riescono a spostare a proprio favore la bilancia di potenze mediterranea, e, dopo averli cacciati, anche a respingere la controffensiva imponente di francesi, guelfi italiani e forze papaline coalizzati.

Il Vespro del 1282, per la storiografia più raffinata, rappresenta la vittoria postuma dei Siqilly, i Siciliani islamici, raccolti infine proprio nella dar al-Hidjra, la roccaforte, di Corleone, che sarà capitale morale della rivoluzione siciliana. I Siqilly, dai quali discende la maggioranza dei Siciliani di oggi, vennero piegati dall'inserimento normanno nella storia dell'Isola non tanto nel momento dell'invasione militare -la crisi politica dell'Emirato siciliano era già in atto per fattori interni- quanto, in seguito, con la sconfitta della loro lunga resistenza contro quel latifondo che distrusse poi di fatto un paesaggio da sogno ch'era stato costruito sull'idea-forza islamica di Giardino-Paradiso: "ci riferiamo soprattutto alla mutazione di cui l'albero fu la prima vittima" (H.Bresc).

Il Vespro del 1282 è la nascita di una Nazione, di una koinè etnoculturale, sulle cui insegne gialle e rosse v'era scritto: "BONU STATU E LIBBIRTA'!". Come sostiene H.Bresc, l'affermazione del Popolo Siciliano come nazione, a partire dall'insurrezione del Vespro e nel corso del secolo di conflitti che ne scaturirono, aveva esaurito le forze dell'Isola in una lotta troppo lunga contro nemici troppo potenti.

La Sicilia sarà infine "calamitata" dalla Castiglia e "inspagnolata", soccombendo non tanto ad un nemico potente quanto ad una combinazione di forze, ad una bilancia di potenze, ad un corso degli eventi definiti dall'installarsi dell'imperialismo ispanico al centro del Mediterraneo, come coronamento della "Reconquista".

Diverse sono le interpretazioni di un evento così importante, ma su tutte facciamo spiccare la convinzione che il Popolo Siciliano deve ricostruire, oggi, la sua unità critica e operosa per ritornare da soggetto libero e indipendente nella Storia del Mondo: la lezione del Vespro è questa, esserne all'altezza è un altro conto.

 

seguira' il testo della conferenza...