10.000 sono solo i prigionieri: non si tratta di pirati improvvisati

Facciamo un po' meglio il conteggio dei caduti. Se i soli uomini trattenuti in Egitto sono circa 9000, e 6000 i caduti (N. Grimal, III, XI), in quanti riuscirono a cavarsela? È ardito pensare che a migliaia si siano salvati? Già 15000 uomini però costituiscono un bell'esercito, ed occorrono parecchie navi per trasportarli, se non dalla Sicilia, dal Tirreno e dalla Sardegna almeno dall'Anatolia, e la bisogna di denaro per armarli e nutrirli è notevole.

La definizione egiziana di costoro come un vile, piratesco nemico si rifà alla vecchia considerazione che i faraoni egizi hanno dei soli Libi e della loro millenaria e tormentatrice azione lungo le coste del paese e nel confine ad occaso. Non accantoniamo poi l'impressione che abbiamo di chi imbocca le parole agli scribi, inclini a denigrare anche chi obbliga con la sua possanza ad un opportuno trattato a discapito delle schiatte deboli, come a Kadesh.

Passiamo adesso a tentare di vedere quale "ideologia" muove i "Barbari settentrionali" o Quelli delle Isole di Mezzo ad aggredire l'Egitto. Non entrando nel merito dei loro culti religiosi - l'un l'altro non ignoti, e comunque sempre correlati al soddisfacimento di bisogni economici - vediamo che nella spedizione con sbarco sulla costa ad ovest di Abu Sir (la Taposiris testimone dei successi di Merneptah) si raccolgono solo 12 donne prigioniere (Gardiner, Egypt of the Pharaons). Esse sono qui da considerare solo concubine al seguito del re libico. Durante però una delle tre o quattro guerre sostenute appresso il faraone ha modo di dettare ai suoi scalpellini e agli scribi che essi:

"Riportati come prigionieri in Egitto,

(numerosi) come la sabbia della spiaggia.

Io li ho rinchiusi nelle fortezze,

Prostrati sotto il mio nome.

Numerosi sono i loro giovani, come girini.

Io ho fornito a tutti loro razioni di vestiti ,vitto dai magazzini e dai granai ogni anno".

Qui siamo cioè di fronte ad un momento importante nella storia preellenica e precristiana: leggiamo in documenti solo parzialmente poco degni di fede - di alterato può esserci un possibile mancato prestigio da riconoscere agli sconfitti, ed il riconoscimento di battaglie vinte - che viene tentata una conquista colonizzatrice da parte di una congregazione di differenti popoli. Forse costoro sono i più indigenti tra gli Achei, i Siculi, i Sardi, i Tirreni, dei derelitti entro gruppi di non floridi migranti, ma potrebbero essere stati selezionati nelle rispettive patrie per tentare una impresa dalle interessanti prospettive.

Siculi Achei Sardi e Tirreni paiono insoddisfatti dei loro insediamenti. I Tirreni sono forse al pari dei Siculi nella fase forse mitica del loro passaggio dall'Anatolia all'Italia, ma la loro presenza a metà via rafforza l'ipotesi di una origina anatolica di Tirreni e Siculi. La genialità agricola ed artistica etrusca ha una sua radice nella più evoluta terra di Lidia bagnata dall'Egeo, o Mar dei Traci per i Romani. Gli Achei/Eqwes ed i predetti sono accomunati e costretti alla migrazione - come i successivi Greci ellenici - da una situazione di palese indigenza, di origine naturale, o per sfuggire uno sfavorevole clima politico patrio, o ben organizzati e nemici tra loro concordi (Egizi ed Ittiti). Dovremmo quindi vedere nei bievi accadimenti di XIII e XII secolo il frutto degli accordi di Kadesh.

Il 1202 a.C. è anche l'ultimo anno di regno del figlio di Ramsete II, che può vantare agli occhi dei suoi avi anche una campagna in Medio Oriente, a Dahi (la terra che poi conquisteranno uno dei Popoli del Mare, i Filistei/Peleset, cioè la Palestina). Merne-Ptah così muore senza aver potuto trovare una soluzione definitiva alla pericolosa presenza di stranieri che si attestano sulla costa marina settentrionale dell'Egitto, e si insediano come malvisti coltivatori.

NOTA. Nel tempio funerario di Merenptah vi è la citata stele documentatrice che riporta il termine "Israele" per la prima volta nella storia: codesta Stele d'Israele elenca altri nomi di popoli invisi all'Egitto, i Libi di Tehenu, Ascalon, Yenhoam, Ghezer, tra Siria ed Israele. Il faraone conduce una vittoriosa campagna di guerra contro codeste città, ed oltre alla Stele di Israele ce ne parla una iscrizione sulla parete sud della sala ipostila di Karnak.

Alla morte di Merenptah si ha così sul trono un'alternanza di legittimi eredi ed usurpatori, a provare che vengono portati avanti degli intrighi, profittando quasi certamente dei disordini causati dai reiterati attacchi dei popoli invasori: per soprammercato ancora cattive notizie giungono dal regno di Hatti.

L'anarchia si impadronisce di buone porzioni di territorio, ove a comandare sono dei signorotti locali od anche degli avventurieri stranieri; caso esemplare è quello di un non meglio segnalato (la citazione degli evoluti e raffinati egizi lo avrebbe nobilitato, come al mondo d'oggi che la citazione pubblica equivale al quasi riconoscimento di esistenza) siriano. Vedi la parziale trascrizione del Papiro Harris numero uno in I documenti.

Occorre ora, prima di continuare, voltarsi a guardare indietro. Leggiamo qualche annotazione che si occupa di Thutmose III al termine delle sue diciassette campagne in Siria tra il 1504 ed il 1450 a.C.

Tramite le incisioni con immagini e ideogrammi realizzati per le sue gesta, sappiamo che i nemici sono parimenti costituiti da altri alleati; anche Ramesse II auto lodandosi oltre misura (è sempre importante sottolineare la suggestiva citazione delle sue gesta, descritte con toni da favola più che epici) decanta il suo diplomatico successo sugli Ittiti, ricordando anche alcuni tra gli alleati: i Luka ed i Serden.

Degli stessi Serden (Sherden o Shardana) si occupano come già anticipato i dotti di Ramesse II, dedicando loro una stele incisa, che recita ancor oggi:

"Per quanto concerne i Serden dal ribelle cuore, non si era da sempre mai riusciti a domarli. Essi con possanza giungevano in mezzo al mare con navi da guerra alle quali non si poteva tenere testa (Yoyotte J. in S. Donadoni)". Grazie a tale valentia i mercenari ebbero un ruolo di rilievo nella vita militare della teocrazia egiziana, ed anche dei privilegi, come il possesso di una casa e di terra coltivabile. Molte altre sono le terre di origine dei mercenari, al soldo dei faraoni, oltre agli stessi Leku citiamo gli Shasu, nomadi asiatici, ed i Nubiani.

Leggiamo ancora sui Serden che: "Dopo che la Maestà (Ramses II) aveva aizzato la sua fanteria, i carri e gli Shardana che la Maestà aveva preso durante le sue vittoriose campagne, fornì loro le armi e gli ordini per la conduzione della lotta".

Ricordiamo brevemente la difficoltà insormontabile che i Romani e non solo loro sempre incontrano in Sardegna per garantire la presenza dello stato e delle sue leggi, terra da loro appellata Barbagia.