QUARTU CUNCUMIU

di Terra e LiberAzione

CATANIA, DOMENICA 16 GIUGNO 2002

 

La mattina del 16 giugno 2002, alle ore 9.30 una folta delegazione dei partecipanti al Quartu Cuncumiu di "Terra e LiberAzione" si è recata al Monumento ai Caduti per la Libertà e l’Indipendenza del Popolo Siciliano, a rendere omaggio al prof. Antonio Canepa, ai giovani Rosano, Lo Giudice, Di Liberto, Ilardi... e a tutti gli uomini e le donne che, nei millenni, la Sicilia l’hanno amata e coltivata come un Giardino di Rose. Al Viale degli Uomini Illustri- presso il Cimitero di Catania- hanno preso la parola Mario Di Mauro, portavoce di "Terra e LiberAzione" e, su invito, Pippo Scianò, segretario del "Frunti Naziunali Sicilianu".

Alle 11.30 esatte, come previsto, è cominciato, nella vicina sede, il Forum annuale, aperto da Maurizio D'Andrea e Mario Di Mauro (vedi relazione). Erano presenti rappresentanti di diversi movimenti e associazioni, molti dei quali hanno preso la parola, nell'attenzione e nella franchezza generali che hanno caratterizzato il Cuncumiu. Da "Città Felice" a "Rinascita Siciliana", dal "Comitato catanese per la partecipazione e la democrazia" al "Movimento culturale Trinakria", dall'ass. ambientalista D.E.A. ad "Azione indipendente", dal "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani" fino ad anziani indipendentisti che non si sono mai arresi, come Rosario Fasanaro che tiene viva la memoria del MIS... E poi ancora, ci hanno onorati della loro presenza l'ing. Mignemi e il prof. Corrado Mirto dell'Università di Palermo, i quali hanno illuminato momenti cruciali della nostra millenaria Storia ammucciata (li abbiamo invitati a tenere conferenze ad hoc alla Libera Università di Trinakria, ed hanno accettato di buon grado).

Ma questo Cuncumiu è stato caratterizzato anche dalla presenza di una qualificata delegazione del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" che è intervenuta attivamente ai lavori contribuendo, come si fa tra fratelli e sorelle di Lotta, a un successo politico (per niente scontato) che ci da la forza di affrontare questo "nuovo anno" di r/esistenza culturale e politica per affermare nella pratica quella libbirtà ri sprixioni, che, ha chiarito il Cuncumiu, non esiste senza la piena realizzazione del diritto alle Radici, del diritto a una Buona Vita e del diritto all'Indipendenza: della persona e del Popolo al quale si appartiene. Per alzare sul Mondo uno sguardo siciliano, per coltivare l'Albero di Trinakria...

Grazie a quante e a quanti hanno reso possibile il successo del Quartu Cuncumiu di "Terra e LiberAzione".

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Per coltivare l’Albero di Trinakria

Per alzare sul Mondo uno sguardo siciliano...

Al Monumento ai nostri Caduti...le Parole che pesano, la militanza al servizio di una nobile Idea, la scelta di una Vita...

Il 17 giugno dell’anno 1945, in una imboscata che la storiografia più avveduta ha definito “la prima strage di Stato”, a contrada Murazzu Ruttu vicino Randazzo, cadevano il professore Antonio Canepa, docente di materie giuridiche presso l’Università di Catania, e due studenti, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice.

Chi erano? Erano patrioti siciliani, combattenti nelle file del piccolo ed eroico “Esercito dei Volontari” che lottava, contro forze preponderanti, per la Libertà e l’Indipendenza del Popolo Siciliano (E.V.I.S.). Erano l’avanguardia di un vasto movimento di popolo che lottava per la “costituzione di una repubblica indipendente siciliana a base democratica e a largo contenuto sociale, che potesse assicurare a tutti un maggiore benessere”, come disse Andrea Finocchiaro Aprile (AFA), leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, grande movimento popolare che conteneva al suo interno diversi partiti, dai liberali ai social-comunisti di “Sicilia Rossa”, che contava mezzo milione di aderenti e partecipò anche con 4 deputati all’Assemblea Costituente della Repubblica italiana, nonchè alla prima legislatura dell’ARS...

Ho letto una parte significativa degli Atti di quella prima legislatura: ne ho ricavato che se la storia la scrivessero studiando seriamente i fatti e non per “partito preso” e “spacciando pillole scadute” si scoprirebbe che in Sicilia la Politica autentica, la Politica radicata in questa Terra, finisce quando si spegne la forza mentale intorno all’Autonomia. E la forza mentale intorno all’Autonomia si esaurisce quando il MIS, sopravvissuto alle persecuzioni e anche agli agguati, non sopravvive, in nessuna delle sue componenti e in nessuna forma, alla strategia di riassorbimento molecolare da parte di un sistema che andrebbe studiato come “Spettacolo neocoloniale” (1)

AFA, Canepa, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo...e tutti i veri dirigenti del MIS, erano indipendentisti al 100 per 100, e questo non gli impediva certo di riconoscersi nel “criterio di una confederazione di Stati italiani” alla quale la Repubblica Siciliana, diceva A.F.A., nella pienezza della propria sovranità e della propria soggettività internazionale, avrebbe dato sostegno e adesione.

Guardavano lontano, AFA, Canepa, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo...soffrirono la persecuzione, il carcere ed anche il Martirio, come questo Luogo Sacro della Patria dei Siciliani testimonia. Lo Stato neocolonialista italiano ebbe la barbara sfacciataggine di perseguitare perfino i morti, questi morti che giacciono ora cca-ssutta, scientificamente ignorati, ai quali, fino al 1957 era proibito perfino portare fiori...Ma la cosa che fa più tristezza è l’accanimento nella menzogna contro questi Sognatori di Libertà, un accanimento che non è mai finito: ancora l’altra sera ho letto alcune pagine di “pìnnuli scaduti” in un libretto intitolato “Non possiamo non dirci mafiosi”, pubblicato da una casa editrice miliardaria e firmato da un famoso giornalista, secondo cui non solo questi morti -di cui, e questo si vede proprio, non sa niente!- ma perfino la nostra associazione sarebbe un clan di mafiosi e criminali separatisti: io lo ringrazio perchè l’ha sparata così grossa che ci ha fatto un regalo. La nostra risposta sarà ironica e duratura, ma non mancheremo di fare querela per diffamazione con richiesta di 250.000 euro...che ci servirebbero. Torniamo alla Storia.

In verità... malgrado anche le debolezze e ambivalenze del MIS e sebbene fossero stati sconfitti è accaduto che quel poco di buono che si è realizzato in Sicilia in questi 50 anni porta spesso la firma postuma degli uomini e delle donne del MIS: a partire dall’Autonomia conquistata grazie al loro sacrificio. Una Autonomia limitata certo, e poi svuotata dall’ascarismo di un ceto politico proiezione della “palude perbenista” di una borghesia urbana delle professioni, degli impieghi e dell’appalto, che, fin dalla fine del Cinquecento, ha gradualmente egemonizzato lo “spazio pubblico” senza alzare quasi mai lo sguardo oltre il lucido delle proprie scarpe e la carriera del figlio “studiato e sistemato”, il quale pretende il “posto fisso” per diritto divino. Ecco, la Sicilia muore anche di questa miseria... lungimirante e nondimeno scunkiuruta.

Mentre già nel primo Settecento si era imposto sull’Isola quel “capitalismo di mediazione”, che ha contrattato, nel quadro della dipendenza neocoloniale, la sua rendita sul saccheggio del lavoro e delle risorse naturali siciliane nel mercato mondiale. Un capitalismo di mediazione antesignano dell’attuale “marketing territoriale” (l’odierno “A.A.A.Isola soleggiata offresi, prezzo affare, a Multinazionale referenziata” che porterà alla svendita postmoderna della Sicilia). Altro che “Sicilia feudale e arretrata”, questa ideologia pezzente che ha accomunato nel tempo i piagnistei e le lamentazioni dei questuanti di destra, centro e sinistra!.

Non c’è nessuna soluzione esterna al c.d. “problema del sottosviluppo” in Sicilia: c’è solo una Isola-Nazione nel cuore del Mediterraneo che è più ricca della Baviera, del Sussex o dell’Ohio...cosiccome di almeno 170 degli attuali “stati indipendenti”del Mondo. Una Isola-Nazione ricca, dissanguata metodicamente dall’emigrazione di cervelli, saccheggiata nel suolo e nel sottosuolo (dal petrolio al gas all’acqua che viene bruciata a fiumi dalle idrovore della petrolchimica colonialista); questa Isola-Nazione ridotta a servitù militare, sottomessa nei fatti fino all’automutilazione culturale, teatro di uno Spettacolo neocoloniale in cui un popolo ridotto a massa sradicata recita la parte della vittima predestinata di un delitto perfetto. Approfondiremo queste tematiche nell’ambito del nostro “Osservatorio sul Sistema-Sicilia”.

Scriveva Antonio Canepa nel 1943: “La Sicilia di domani sarà libera, ricca, pacifica, felice, senza tiranni e senza sfruttatori...”.

Questo domani dunque è ancora l’oggi della Lotta, dell’Azione, dell’Impegno, della Coscienza, della Competenza di Esserci di uomini e donne che coltivano l’Albero di Trinakria, ci danzano intorno costruendo il senso delle loro Vite...unendosi in un movimento di idee e di sogni, di kunti e di lotte, per la libertà e l’indipendenza del Popolo Siciliano.

Perchè il male della Sicilia, e il male nostro, non è nè un male misterioso, nè un male incurabile. Possiamo essere liberi, ricchi, pacifici, felici...come profetizzava Canepa. Ma dobbiamo osare crederci.

E’ tempo di ricollegarsi alla Storia migliore di questa nostra Sicilia, di studiarla, farla conoscere, trarne insegnamento vivo: noi siamo eredi di millenni di resistenza: chi ha sentito parlare, per esempio, dell’assedio di Trinakria del 439 a.C.?

Trinakria fu l’ultima capitale dei Siculi e si trovava sugli attuali Monti Alghar, tra Ramacca e Caltagirone, sull’altopiano de Tri Branchi; i suoi abitanti, per non cadere schiavi di quella potenza greca che li aveva traditi, dopo otto mesi di resistenza impressionante, si raccolsero in preghiera e si suicidarono in massa: fu la Masada siciliana. I siracusani, raccontano le cronache del tempo, entrarono a Trinakria col capo chinato: il bottino raccolto venne messo su una nave e inviato all’oracolo di Delfi perchè si alimentasse anche di quell’eroismo lo Spirito ellenico che sorgeva sul Mondo: uno Spirito che ha animato il cammino del Popolo Siciliano ben oltre la resistenza della nostra Siracusa guidata da Archimede nel 212 a.C..

Noi non siamo il risultato bastardo di una serie infinita di “dominazioni”: questi sono sofismi. La Storia è molto più complessa, tragica ma anche bella; e di “dominazioni”, nel senso negativo del termine, la Sicilia ne ha subite non più di altre Isole strategiche del Mondo: quella romana che ci ha ridotti a “granaio”, la parentesi franco-angioina finita col Ribbellamentu del Vespru nel 1282 che determinò la nascita della moderna Nazione Siciliana, la dominazione ibero-castigliana che giunge a conclusione di un ciclo di lotte e tensioni per l’indipendenza, e infine quella che consuma il suo inizio con l’invasione anglo-piemontese nel 1860 (e relativi “massacri di cui i libri di storia non parlano”). Torneremo su questi argomenti nell’ambito della nostra “Libera Università di Trinakria”.

Intanto torna il tempo di salutarsi con un bell’assabenadica!. Il tempo di essere più veri e di esserci, ora e qui, in modo più autentico.

La Verità è necessaria alla conquista della Salute e della Bellezza. Noi siamo Siciliani, siciliana è la nostra identità primaria, siciliana è la nostra appartenenza al Mondo, e abbiamo diritto a conoscere la verità che ci rende liberi in quanto Siciliani e ci permetta di alzare sul Mondo uno sguardo siciliano e di riaffermare il diritto alla nostra Indipendenza e ad un “modello di sviluppo” che sia espressione della nostra libbirtà ri sprixioni e della nostra sovranità popolare.

Quando si dice "modello di sviluppo" occorre aggiungere che ne esistono almeno due: uno, fondato sull’individualismo e sul “fotti il prossimo tuo”, è quello neocoloniale, in cui la Terra è un oggetto da saccheggiare, asfaltare, cementificare, "pontificare", desertificare...un altro, fondato sul senso della comunità e sulla solidarietà, è il "modello di sviluppo" identitario, eco-sostenibile, bioregionalista, in cui la Vita ha il respiro della Terra, del suo nomos, della sua Legge Cosmica... Le conseguenze dell'applicazione del primo o del secondo "modello" incidono profondamente sulla qualità della vita quotidiana, sulla salute interiore, sull'aria, sull'acqua, sul suolo...

Ecco infine le domande che, da questo Luogo Sacro, rivolgiamo oggi ai Siciliani di buona volontà, ai Siciliani “liberi e forti” che intendono udirlo:

1) IL POPOLO SICILIANO HA DIRITTO ALLA LIBERTA' E ALL'INDIPENDENZA CONCEPITA COME MODELLO DI SVILUPPO ALTERNATIVO ALLA DIPENDENZA NEOCOLONIALE?

2) Chi potrà mai "cambiare le cose" in Sicilia, chi potrà mai restituire l'Isola di Trinakria alla Verità e alla Bellezza, se non il Popolo Siciliano?

3) Ma può esistere un Popolo senza una propria identità autentica e condivisa, senza la sua libbirta ri sprixioni, senza la sua Indipendenza?

4) Cos'è il Popolo Siciliano senza istituzioni e mass media che ne coltivino il rispetto di sè, la storia vera, la lingua millenaria, il valore dell'insularità mediterranea, il diritto storico all'Indipendenza?.

5) Lo sai che quella siciliana è l’unica “regione storica” d’Europa i cui cittadini non possono indire referendum, proporre leggi, nè parrari e vedere tutelata la loro Lingua Matri? Lo sai perchè?

Su queste domande apriamo un confronto più largo possibile, perchè le risposte le vogliamo cercare insieme alle tante ed ai tanti che hanno a cuore la libbirtà ri sprixioni e il diritto alle radici, a una Buona Vita e all’Indipendenza anche per chi vive in Sicilia. Mai più colonia di nessuno! Cu secuta vinci!

 

(Catania, Monumento ai Caduti per la Libertà e l’Indipendenza del Popolo Siciliano-16/6/2002)

...Militanti di una nobile Idea

 

QUARTU CUNCUMIU

di Terra e LiberAzione

Temi e Note per il Forum

Siamo nel secolo XXI e viviamo nell’Impero dei “delitti perfetti”. L’Impero dello Spettacolo, delle Guerre “umanitarie e infinite”, della Paura diffusa in forma mediatica ed epidemica allo scopo di legittimare Stati, Poteri e Mercati che nulla hanno da offrire in risposta alle domande fondamentali dell’Uomo.

L’Impero dello spreco e dello sradicamento configura città che alla “piazza” hanno sostituito il “supermercato”, e imbriglia la Vita in un inedito schiavismo, anche nelle forme immateriali, non visibili, tipiche della società dello Spettacolo e dei suoi modelli di consumo e di pensiero.

Ecco, siamo nel secolo XXI e viviamo nell’Impero multipolare dei nuovi Nerone e dei loro pretoriani, del WTO e della Banca Mondiale, di uno Spettacolo globale che serve a occultare il “margiu di sancu cuviu” (come direbbe il grande poeta Santo Calì), il pantano di sangue del quale si nutre il daimon dello sradicamento della Vita dal Sacro, o l’Automatismo come lo chiamava Ernst Junger. Malgrado tutto questo la Terra è sempre bellissima e la Vita resta un dono meraviglioso del quale si deve essere all’altezza.

Quando gli storici di domani racconteranno la storia di oggi, racconteranno la grandezza e la miseria di un Potere “satanico” globale agito dal daimon dello sradicamento e dell’omologazione mercantilistica e consumistica delle culture e che tentò perfino il brevetto privatistico e piratesco di ogni forma di vita.

Oggi non si tratta di “opporsi” a questo Potere, ma, per usare una espressione efficace, di non “farsi catturare vivi”, cioè di “non portare il cervello all’ammasso” come ci ha detto nello scorso Cuncumiu il poeta Burgaretta, dunque di non cedere all’idiozia dello Spettacolo e alla meschinità che riduce tutto a merce: di coltivare una propria libbirtà ri sprixioni, di riaffermare il proprio diritto alle radici, a una Buona Vita, all’indipendenza.

...in cammino verso il Monumento ai nostri Caduti.

In questo scenario epocale la soluzione al problema dell’illibertà generata dalle dipendenze, tanto per gli individui che per i popoli, è l’Indipendenza come strategia di lungo periodo che vive nella costruzione pratica e quotidiana di un modello di vita e di sviluppo alternativo a quello attuale e aperto anche a soluzioni inedite. Si tratta di incamminarsi in questa direzione, piuttosto che marcire nella Palude neocoloniale: si può fare.

Quando si dice "modello di vita e di sviluppo" occorre aggiungere che ne esistono almeno due: uno è quello neocoloniale, in cui la Terra è un oggetto da saccheggiare, asfaltare, cementificare, "pontificare", desertificare...e non a caso vige la legge del “fottere il prossimo”; un altro è il "modello di sviluppo" identitario, eco-sostenibile, bioregionalista, in cui la Vita ha il respiro della Terra, del suo nomos, della sua Legge Cosmica, e non a caso prefigura il prevalere di valori comunitari e di solidarietà. Le conseguenze dell'applicazione del primo o del secondo "modello" incidono profondamente sulla qualità della vita quotidiana, sulla salute interiore, sull'aria, sull'acqua, sul suolo...

Il Popolo Siciliano -quel che ne resta- sta sperimentando sulla sua pelle una “globalizzazione”, ora liberista ora statalista, che è iniziata molti secoli fa...E non ne uscirà vivo se non si emancipa dalla condizione di infanzia perpetua in cui è tenuto, ancora all’inseguimento dei “salvatori di turno” e degli “scecchi che volano”, ipnotizzato da uno Spettacolo neocoloniale che ci sradica ...e ci separa dal Mondo.

La distruzione della Patria Siciliana è un delitto perfetto. C’è qui un Popolo incapace, in quanto tale, di darsi propri giornali, tv, scuole, partiti, sindacati, soggettività e rappresentanza internazionale in un’epoca in cui se non hai questi strumenti non esisti.

Nel frattempo l’Autonomia, riconquistata mezzo secolo fa, ha ormai esaurito la sua residuale spinta riformistica essendo privata di forza mentale e adesione popolare da uno “Spettacolo neocoloniale” che ci sradica da tutto quanto possa ricordarci cu semu, anche grazie all’irresponsabilità o malriposta e malintesa “prudenza” di chi dovrebbe raccontare i Fatti e i Fati, dunque la Verità accuddhì com’è.

Del tutto inghiottita dalla palude dello “Spettacolo neocoloniale”, l’Autonomia del Popolo Siciliano, conquistata -anche se aspiravano a bel altro- dai martiri e dagli eroi indipendentisti, è da tempo finita.

Resta il simulacro dello “Statuto di Autonomia” che potrà solo vegetare come foglia di fico di uno “Spettacolo neocoloniale” che dipana i suoi episodi sul canovaccio, ora tragico ora esilarante, imposto, in forme invisibili, dal banditismo pianificato su scala globale dalle Multinazionali predatrici; e molto meno invisibili dall’arrivismo e ascarismo di una pseudo-politica, all’inseguimento, quando va bene, di modelli che mi ricordano quelli della riserva indiana, magari ben mascherati da marketing territoriale: questa Sicilia all’asta sul mercato imperiale delle multinazionali...come se un altro modello, pragmatico e realistico, non fosse possibile: la Sicilia Giardino-Paradiso, come lo fu mille anni fa, quando i Siciliani si salutavano con quell’ as-salam alaikum! assà! assà! che mi ricorda tanto l’assabenadica, contagioso, che alcuni usiamo ancora oggi regalando al Mondo un saluto siciliano, alzando sul Mondo uno sguardo siciliano: su quel Mondo che di Siciliani ne “contiene”, dispersi e spesso dimenticati, 20 milioni!.

E’ tempo di ricollegarsi con la Storia migliore di questa nostra Sicilia, di studiarla, farla conoscere, trarne insegnamento vivo. E’ tempo di salutarsi con un bell’assabenadica!.

La verità, la verità di ciascuno, è necessaria alla conquista della Salute e della Bellezza. Noi siamo Siciliani, siciliana è la nostra identità primaria, siciliana è la nostra appartenenza al Mondo, e abbiamo diritto a conoscere la verità che ci rende liberi in quanto Siciliani e ci permetta di alzare sul Mondo uno sguardo siciliano e di riaffermare il diritto alla nostra Indipendenza.

PARTIRE DAL SE, DAL PROPRIO ESSERCI, ORA E QUI...

Io mi considero un indios dell’Isola di Trinakria, e l’orgoglio di questa appartenenza mi viene dall’amore per questa Terra assoluta, cosmica, concreta, questa Patria-Matria millenaria grazie alla quale posso conoscere la vita e amare il Mondo senza lasciarmi disseccare dalle deformazioni diaboliche dello “Spettacolo neocoloniale” nel cui specchio deformante, in quanto Siciliano, non potrò mai vedere riflessa l’immagine della mia verità, la conoscenza attraverso la quale coltivare una più profonda competenza dell’esserci, per dirla con Heidegger, ora e qui.

...in cammino verso il Monumento ai nostri Caduti.

Il 99 per cento dei siciliani sanno oggi quanti peli ci sono sotto il sedere della più sconosciuta valletta televisiva o del più insignificante attore di soap. Bene: qualcuno mi spieghi però perchè la maggioranza dei Siciliani non debba conoscere la verità su quello che sono: gli stanno rubando il bene più prezioso per un essere umano: l’identità, le radici. L’albero di Trinakria si sta disseccando, siamo molto più poveri di quanto non sembri.

Intorno a questo Albero disseccato dallo “Spettacolo neocoloniale” eppure ancora vivo, intorno a questo Albero antico, alla sua “orbita eccentrica”, gli indios di Trinakria, impugnando armi gandhiane sul fronte del Sogno, possono ridisegnare oggi il cerchio sacro in cui danzare la propria libertà ri sprixioni e riaffermare il proprio diritto all’Indipendenza: un cerchio fatto di luoghi, di memorie vive, di suoni, di sapori, di kunti, di palori antichi e spranzi novi, di pratiche politiche di liberazione ed evoluzione spirituale, nelle nostre città, nelle nostre vite ridestate alla passione dell’Intelletto per la Memoria identitaria e per l’Agire comunitario e altruistico...

I nostri occhi rivedranno allora IL SENTIERO degli indios di Trinakria in Cammino da millenni verso l’orizzonte di un Sogno, guidati da una Idea di libbirtà antica quanto il simbolon che li protegge, il simbolon di Trinakria, che, in una delle sue molteplici manifestazioni, è proprio l’Albero-Asse del Mondo.

Chi pianta un albero, chi coltiva un albero, chi se ne prende cura ha fede, speranza, carità; applica nella pratica un antico detto siciliano: pani, pacenzia e tempu.

U pani è quella memoria delle cose giuste che ci insegna a coltivare bene la Vita.

A pacenzia è la sapienza dell’attesa operosa grande madre dell’Azione Retta.

U tempu è veramente la Carità, nel senso di San Paolo, cioè la capacità di innestare con l’Amore quello che si fa, senza tornaconto nè medagliette...ma solo perchè è giusto e attraverso questo tipo di Giustizia ci si evolve nello Spirito e ci si libera nella Verità.

Nel Cuncumiu dello scorso anno si è evidenziata la necessità di riconnettersi a una dialettalità cosmica e di riscoprire il valore spirituale e culturale della nostra insularità mediterranea: dialettalità e insularità che custodiscono anche il carattere multietnico ed internazionalista di quella originale comunità di destino che definiamo Popolo Siciliano...

Il “delitto perfetto” ci affonda oggi nella palude della perdita del sè. L’etnopsichiatra africano Franz Fanon ci ha insegnato che il dominio coloniale sconnette in modo spettacolare l’esistenza del popolo colonizzato, ne nega la patria-matria e produce ogni sforzo per indurre il colonizzato a confessare l’inferiorità della propria cultura trasformata in comportamenti istintivi e barbarici...

A difisa da libbirtà ri sprixioni, lungi dall’essere un optional, coincide dunque con una esigenza vitale, col diritto all’Identità radicata in una Terra e a una Buona Vita: a partire dalla Coscienza linguistica, chè “il parlare un linguaggio è parte di una forma di vita” (Wittgenstein): altro che mezzora di “dialetto a scuola”, unni si e unni no!.

Le Lingue, i “relitti dialettali”, i suoni raccolti sulle antiche Vie dei Canti, custodiscono il respiro dei Grandi Antichi, il thymos che viaggia silenzioso nelle vene della Storia e anima la Psiche dei Popoli. E la Memoria ci serve a Essere, oltre l’avere e l’apparire dello Spettacolo quotidiano di cui siamo poco piú che comparse: quando facciamo la spesa, quando votiamo, quando facciamo benzina, quando andiamo a scuola, quando guardiamo la tv...

Ci teniamo a ribadire il nostro impegno sul fronte di una dialettalità storica e cosmica, cosiccome, sul fronte del’insularità mediterranea e della sua difesa, ribadiamo oggi il nostro NO AL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: è un’opera inutile e dannosa, nonchè decisamente in ritardo di un secolo sulla realtà delle comunicazioni e dei trasporti: è una “pazzia” finalizzata alla speculazione e all’ulteriore colonizzazione mentale dei Siciliani; oltre le tante buone ragioni economiche e ambientali, a nostro modesto avviso, è anche doveroso comprendere e tutelare il valore spirituale dell'insularità come biodiversità culturale, motivo di orgoglio e fonte di Civiltà, contro la sua manipolazione coloniale che ne fa invece uno strumento di isolamento, in nome di una malintesa "unità nazionale", sul cui altare verrebbe sacrificata la vera Ottava Meraviglia del Mondo: lo Stretto necessario, il Canale di Trinakria, di Scilla, Cariddi, Ulisse. Il luogo metafisico che ha permesso a D'Arrigo di scrivere Horcynus Orca, un grande romanzo europeo del Novecento.Chiediamo all'Unesco di dichiarare lo Stretto patrimonio dell'Umanità e di salvarlo da un errore di cui ci si pentirebbe presto.

Ed eccoci al tema che sta caratterizzando, insieme ai precedenti, il nostro impegno attuale; è un tema che si situa anch’esso nel campo della libbirtà ri sprixioni...lo slogan che abbiamo lanciato -e che diversi giornali e siti web hanno ripreso- è:

LE LEGGI LE FACCIA IL POPOLO SICILIANO!

L’introduzione degli strumenti di democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare) nella vita politica siciliana va assunta come una emergenza del vivere civile. Sebbene intorno a questi istituti dell’autogoverno popolare -e all’Autonomia in genere- non vi sia alcuna autentica forza mentale, resta il fatto che non esistono altre vie legali perchè i Siciliani possano “parlare” in quanto tali.

L’ARS, il parlamento regionale, non funziona non solo per la discutibile qualità politica dei suoi illustri onorevoli: la verità è che l’intero meccanismo di formazione e selezione delle classi politiche dirigenti, col perdurare spettacolarizzato e mistificato di una condizione neocoloniale del sistema Sicilia, rendono la tensione riformista un vano esercizio intellettuale...

In Sicilia, più che altrove, nessun sondaggio e nessuna delega elettorale potranno mai sostituirsi alla gente in carne e ossa che discute delle cose del Mondo e della Città, della propria Terra e della propria Vita...in "piazza" (che oggi vuol dire anche nuova concezione del servizio televisivo e del diritto di cittadinanza attiva).

E cominciamo dalla nostra città, dalla nostra isola, da queste piccole patrie alle quali occorre restituire identità, vuci, diritti concreti, come il diritto alla "partecipazione democratica" e alla libbirtà ri sprixioni nella propria Lingua Matri, cioè alla Parola che conta.

Lo “Statuto di Autonomia Speciale” che dal 15 maggio 1946 istituisce la Regione Siciliana, venne conquistato soprattutto grazie al Movimento per l’Indipendenza in cui si riconosceva la maggioranza attiva del Popolo Siciliano. Questa Carta del Popolo Siciliano, via via svuotata di forza progressiva, si inscrive comunque nella serie millenaria di Costituzioni e Statuti che riconoscono la specificità della realtà siciliana e i diritti politici del nostro Popolo.

Tra le modifiche introdotte di recente allo Statuto alcune appaiono positive poiché colmano una “distrazione” degli ottimi legislatori del tempo.

All’inizio del 2001, e sotto l’urgenza della promulgazione di una nuova legge elettorale che permettesse l’elezione diretta del Presidente della Regione giungeva ad esito un lungo e farraginoso iter parlamentare nel corso del quale, per inerzia, nello Statuto siciliano vengono incorporati gli istituti di democrazia diretta: referendum abrogativo, propositivo e consultivo; e le leggi regionali di iniziativa popolare (10.000 firme) e istituzionale (Comuni, Province).

Per una “distrazione” questi istituti non furono concepiti nel 1945. E per un “automatismo” sono stati ora introdotti: almeno sulla...Carta. Il testo prevede infatti che l’Assemblea Regionale legiferi sulle norme di attuazione, cosa che -al di la dei proclami- non ha ancora fatto. L’A.R.S. ha il dovere di legiferare in materia, senza pasticci... la società civile siciliana ha il diritto di pretenderlo. Ce lo devono. Tantopiù che certi “ritardi politici” hanno il sapore amaro del bavaglio neocoloniale... Ve lo immaginate un referendum siciliano sul tema dell’ abusivismo sulle coste? Si scoprirebbe che il 75 per cento dei Siciliani voterebbero contro l’abusivismo e che forse c’è perfino una maggioranza critica su un’opera inutile e dannosa come il Ponte! E così via. Insomma, i Siciliani potrebbero parlare in quanto tali, cominciare a danzare, magari con qualche impaccio, intorno all’Albero di Trinakria, a ricostruire il loro sguardo siciliano sul Mondo, a riaffermare nella pratica libbirtà ri sprixioni e diritto all’indipendenza. Scusate se è poco.

Non abbiamo parlato in questa Relazione del primo, positivo, anno di lavoro della Libera Università di Trinakria e neanche della recente, e non meno positiva, apertura del nostro sito web, nè delle tante persone e associazioni con le quali “Terra e LiberAzione” ha ntrizzatu relazioni e costruito Azioni positive nel corso di questo anno, che è stato un anno positivo per il Cammino di “Terra e LiberAzione”. Non siamo invece riusciti a realizzare l’obiettivo di una Casa comune delle associazioni identitarie di Catania, che sarebbe un bel riferimento per centinaia di persone interessate al nostro Cammino ed anche ad altri Percorsi che noi riteniamo affini al nostro...Riproveremo e diffonderemo molto presto una nuova proposta operativa.

Nel prossimo anno sociale intanto avremo altre occasioni di incontro, di studio, di riflessione, di convivialità, di crescita comune.

Grazie a tutte e a tutti, ai presenti ed anche agli assenti perchè lontani, come quegli emigrati siciliani in Germania, in America, in Francia...che coi loro contributi hanno reso meno soffocante la nostra scelta, che dura dal 1984, di non avere contatti economici con enti pubblici, partiti e cumarche varie di questo Spettacolo neocoloniale, perchè c’è un altro modo di fare Cultura e di costruire Azioni, necessario a rivitalizzare l’Albero della Vita ed a realizzare la libbirtà ri sprixioni riaffermando il diritto alla propria indipendenza.

Sperando sia chiaro lo sforzo “profetico”, culturale e scientifico che anima questa “produzione di semi” e dunque di un Avvenire che comincia nel Presente, vi ringrazio dell’attenzione.

Bona vigghja, bonu studiu, bona cura!

 

 

...al Quartu Cuncumiu.

 

Catania, 16-6-2002.

 

(1) Il concetto di “Spettacolo neocoloniale” è formulato avendo come riferimenti principali le riflessioni e le analisi di Guy Debord, Franz Fanon, Luigi Pirandello...