Nella Troade come nel Basso Egitto?
Il progetto di assalire l'Egitto può essere inquadrato nel più ampio consesso greco spesso non ben amalgamate tra loro (Atreo regna in quegli anni su Micene, ed è padre di Menelao, re di Sparta, e di Agamennone, re di Argo; Aiace è re di Salamina o di Locri, Achille lo è dei Mirmidoni di Tessaglia). Gli esperti degli Egizi che definiscano costoro "Quelli che abitano nelle isole in mezzo al mare" scrivono anche "Tu sei l'immagine di Horus che domina il Paese delle Due Terre, Sole degli Archi, Io esalto le tue vittorie, io infondo la paura nel cuore dei paesi di Hahu Nebut ( )".
Il testo per intero, scolpito a Medinet Habu sui due lati del primo pilone dell'ingresso, riproduce due canti dedicati alle gesta dell'imperatore Ramses III, e ci fornisce una variante al nome già adoperato (in altre incisioni e nel Papiro Harris n.1) per indicare i Popoli delle Isole del Centro. Possiamo essere indotti a pensare che Sicilia e Sardegna siano le terre così nominate, più che le isole egee. Comunque agli Achei che fuggono dalle terre egee in mano a Dori rimane ormai ben poco: Lici e Lidi hanno visto le loro terre entrare nell'annovero dei beni sfruttati dagli Ittiti. Sappiamo che né Creta né Cipro sono tradizionalmente avverse agli Egizi. Le Cicladi, di Argo e Locri, sono nemici degli Achei.
Nel 1180 a.C. i Libi Meswes (o Mashawa), i Seped, i Tekker (quei Teucri parimenti a questi avvenimenti giunti in Italia al seguito di Enea?) perdono il confronto delle armi cogli Egizi. Sono diverse le raffigurazioni che sintetizzano con poche e simboliche immagini le amare sconfitte patite dai capi libici. Essi appaiono afferrati e forse portati via per i capelli da un faraone implacabile ed assiso sul suo carro di guerra, attorniato da quieti leoni, e da truppe ben ordinate. E' la cosiddetta Prima campagna contro i Libi sostenuta da Ramses III dopo i suoi primi cinque anni di insediamento teocratico.
Leggiamo poi nei testi inerenti le vicende belliche dell'undicesimo anno di regno di Ramses III della vicenda personale e politica del re dei Libi Meswes, Mesher - ritratto nel basso rilievo con un profilo barbuto identico a quello del faraone -, che preso per i capelli vede il padre Kaper gettarsi ai piedi del faraone dinanzi ai suoi sconfitti uomini, ed ascolta la diletta retorica del suo dominatore: "Guardami, ho distrutto la tua reputazione per sempre. Dalla tua bocca mai nessun'altra minaccia si leverà verso il Paese Prediletto".
L'umiliazione fisica, dopo la sconfitta militare, ha poi una scontata conseguenza religiosa, con l'ammissione degli stranieri che il dono della vita, del soffio vitale del ba si può ricevere solo come dono scaturito dagli dei dell'Egitto e ricevuto per mano del faraone.
"Tu sei il vero re ed il sole d'Egitto, ammettono i Popoli del Mare, la tua potenza è più grande di quella d'una montagna di rame, il tuo prestigio eguaglia quello di Seth: donaci il soffio che è la vita che racchiudi nel tuo pugno per l'eternità".