1282. Lu Ribbellamentu del Vespru Sicilianu nell'arte di Juan Mario Miano
Ricerche d'artista per la Verità sulla nostra Storia La nostra rinascita, in quanto Popolo Siciliano, la nostra volontà di esserci con competenza, in questa Sicilia del secolo XXI, hanno bisogno di nuovi occhi e nuove mappe per vedere la Realtà, per navigare nella Vita: l'Arte, come quella di Juan Mario Miano, che sfida il Fato neocoloniale, questa nebbia che impedisce la vista e confonde l'intelletto, può insegnarci quello che, al momento, non viene insegnato nelle scuole, nè trasmesso dai mass media, più o meno asserviti all'Impero dello Spettacolo e delle sue guerre infinite, nonchè ai variopinti teatrini della politica politicante e della "cultura da salotto" che incatenano al loro nulla la società siciliana, semmai ce ne fosse ancora bisogno... (Mario Di Mauro, dalla recensione ufficiale alla Mostra di Messina dell'artista siculo-argentino).
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ARTE MODERNA SUL VESPRO SICILIANO 1282
Dopo aver presentato il primo quadro sul VESPRO SICILIANO A MESSINA nella data del 30 marzo 2002, nel 720° anniversario dellinizio della GUERRA DEL VESPRO, la MULTIGRAF Editrice ha proposto altri 10 quadri dello stesso autore Juan Mario Miano nei locali della BIBLIOTECA del LICEO MAUROLICO dal 4 al 28 giugno.
La data coincide con quella del primo assalto di Carlo dAngiò alla città, dopo un mese di preparativi a Catona (Gallico), in Calabria. Il giorno 2 di giugno mostrò che i Messinesi non contavano i nemici. Quaranta galere Angioine prendevano la rotta per Messina. Messina ne mandò incontro trenta, quelle vedendo, contro ogni aspettativa, che la vittima designata, lungi dal piegare con rassegnazione il collo, mostravano i denti, voltan le prore a Scilla; e fu loro fortuna che per traversia di mare le navi messinesi non potessero dar loro la caccia, e dovessero rientrare in porto.Questa prima vittoria navale diede molta fiducia alla Confederazione delle Città di Sicilia, Libere Repubbliche che avevano inviato a Messina i loro uomini migliori per difendere la città e lisola dal più grande esercito mai messo insieme neanche per le Crociate: 15 mila cavalieri, 60 mila fanti e 150-200 navi da guerra e da trasporto.
Il giorno dopo, 3 giugno, gli assediati fecero grande festa coprendo di ridicolo i Francesi ed i Guelfi Italiani inviati contro la Sicilia dal Papa francese Martino IV. Lantica rivalità tra Palermo e Messina, per diventare capitale di Sicilia, fece nascere tante storie che rinverdivano i fasti antichi delle rispettive città nel tentativo di prevalere sullaltra per storia e cultura. La Madonna che riceve un ambasciata dai Messinesi e la relativa risposta avvolta in un papiro legato con capelli della Madonna è una di queste magnifiche storie antiche. Ma per quale motivo la chiesa ha scelto il 3 giugno per fare la festa alla Madonna della Lettera possiamo intuirlo da questa prima grande vittoria della Guerra del Vespro, come si può intuire la scelta del 4 settembre come la data ufficiale per la festa di Santa Rosalia (è la stessa data in cui Pietro dAragona viene incoronato re di Sicilia a Palermo).
Proprio di fronte alla BIBLIOTECA del Liceo Maurolico si apre Piazza Duomo che in questi giorni è il luogo in cui si festeggia il 3 giugno, giorno della festa della patrona della città ma anche giorno di festa di quella storica prima vittoria contro Carlo dAngiò. Decine di bancarelle colorate incorniciano la grande Piazza del Duomo, bancarelle di giocattoli e dolci ma soprattutto di ciciri caliati. Gli stessi ceci che furono fatali ai Francesi.
Di fronte alla BIBLIOTECA svetta il CAMPANILE del Duomo con il GALLETTO ANGIOINO, al centro delle CAMPANE dallarme con cui DINA e CLARENZA avvisarono la Città dellattacco del 6 e 8 Agosto 1282.
A queste date e a questi luoghi sono stati dedicati i quadri del Maestro Juan Miano, arte moderna per un evento di 720 anni fa, una scommessa che aspetta il giudizio dei visitatori. Dal primo quadro di 3 metri per 2, molto descrittivo, si passa ad una serie di formati medio-grandi con soggetti che lasciano spazio alla fantasia e allimmaginazione.
LU RIBBELLAMENTU SICILIANU DEL VESPRO 1282 BONU STATU E LIBBIRTA'!
di Mario Di Mauro*
Il nostro occhio, dicono, vede attualmente 48 colori: il Siciliano primordiale, uomo immaginoso che pregava nell'antro uterino dell'Addaura, leggendo nel muto mondo delle cose, ne distingueva molti di più, e comunque i colori, in natura, sono decisamente molti di più.
Il nostro udito, oggi, sente solo una infima parte dei Suoni del Mondo, su un numero limitato di frequenze. In altri Tempi, forse, anche questo senso doveva essere molto più sviluppato...
Se il Demiurgo della Tecnica colma il vuoto inseguendo la nostalgia del nostro passato biologico, rubando il fuoco alla Memoria della Specie, è l'Arte autentica che ci restituisce attraverso la lingua dei simboli il senso più profondo dell'esserci, ora e qui, una radice viva in quella nostra Patria-Matria che nel proprio nomos, Trinakria, custodisce l'Ispirazione più indispensabile alla salute della nostra vita interiore, in quanto Siciliani.Quella ispirazione che è "una tensione delle facoltà dell'anima che realizza il grado di attenzione indispensabile alla composizione su piani multipli" (Simone Weil).
Amare la propria Terra, imparare ad esserci con competenza, nel senso heideggeriano, riabitare Trinakria, non è possibile senza studiare. Ma cosa e dove "studiare"? Dove sono le scuole e i mass media che elaborano e trasmettono la Cultura del Sè e dell'Amore per Trinakria, necessaria a trasformare la massa sradicata e colonizzata che siamo in un Popolo libero e indipendente come quello che sorse al Mondo col Vespro del 1282?
Sotto la dominazione franco-papalina di Carlo d'Angiò "di nulla erano più padroni i Siciliani a casa loro, neppure del pane" e l'arbitrio del fisco, e le confische "per lesa maestà" e l'abuso colonialista del suolo e dei costumi di Trinakria, trovavano in questo Re non un politico freno ma addirittura un incoraggiamento "perchè bisognava ridurre alla miseria i popoli, per impedire che potessero alzare la testa" (L.Natoli, Storia di Sicilia). Il "ribbellamentu" del Popolo Siciliano ne fu una legittima conseguenza.
Il Vespro fu rivolta palermitana, rivoluzione siciliana, guerra euro-mediterranea, evento fondamentale della Storia di "lunga durata". Messina, per ragioni politiche e geografiche, fu epicentro della storia mondiale, soprattutto nei mesi dell'Assedio, conclusosi con la vittoria della Communitas Siciliae, la confederazione dei Comuni dell'Isola, grazie soprattutto all'eroismo delle donne messinesi e all'abilità diplomatica dei "capi della rivolta" che attraverso la Regina Costanza, siciliana al trono d'Aragona, riescono a spostare a proprio favore la bilancia di potenze mediterranea, e, dopo averli cacciati, anche a respingere la controffensiva imponente di francesi, guelfi italiani e forze papaline coalizzati.
Il Vespro del 1282, per la storiografia più raffinata, rappresenta la vittoria postuma dei Siqilly, i Siciliani islamici, raccolti infine proprio nella dar al-Hidjra, la roccaforte, di Corleone, che sarà capitale morale della rivoluzione siciliana. I Siqilly, dai quali discende la maggioranza dei Siciliani di oggi, vennero piegati dall'inserimento normanno nella storia dell'Isola non tanto nel momento dell'invasione militare -la crisi politica dell'Emirato siciliano era già in atto per fattori interni- quanto, in seguito, con la sconfitta della loro lunga resistenza contro quel latifondo che distrusse poi di fatto un paesaggio da sogno ch'era stato costruito sull'idea-forza islamica di Giardino-Paradiso: "ci riferiamo soprattutto alla mutazione di cui l'albero fu la prima vittima" (H.Bresc).
Il Vespro del 1282 è la nascita di una Nazione, di una koinè etnoculturale, sulle cui insegne gialle e rosse v'era scritto: "BONU STATU E LIBBIRTA'!". Come sostiene H.Bresc, l'affermazione del Popolo Siciliano come nazione, a partire dall'insurrezione del Vespro e nel corso del secolo di conflitti che ne scaturirono, aveva esaurito le forze dell'Isola in una lotta troppo lunga contro nemici troppo potenti.
La Sicilia sarà infine "calamitata" dalla Castiglia e "inspagnolata", soccombendo non tanto ad un nemico potente quanto ad una combinazione di forze, ad una bilancia di potenze, ad un corso degli eventi definiti dall'installarsi dell'imperialismo ispanico al centro del Mediterraneo, come coronamento della "Reconquista".
Diverse sono le interpretazioni di un evento così importante, ma su tutte facciamo spiccare la convinzione che il Popolo Siciliano deve ricostruire, oggi, la sua unità critica e operosa per ritornare da soggetto libero e indipendente nella Storia del Mondo: la lezione del Vespro è questa, esserne all'altezza è un altro conto.
James Cook, esploratore metodico, intorno al 1770 chiedeva a un pescatore indigeno del Pacifico come facesse a navigare nell'oceano senza mappa: e quando se ne fece disegnare una "mentale" ottenne segni tanto precisi quanto del tutto indecifrabili alla sua logica. La sua spedizione non sarebbe stata possibile senza il cronometro marino, lo strumento per la determinazione della longitudine inventato e costruito con un mirato finanziamento statale...
La nostra rinascita, in quanto Popolo Siciliano, la nostra volontà di esserci con competenza, in questa Sicilia del secolo XXI, hanno bisogno di nuovi occhi e nuove mappe per vedere la Realtà, per navigare nella Vita: l'Arte che sfida il Fato neocoloniale, questa nebbia che impedisce la vista e confonde l'intelletto, può insegnarci quello che, al momento, non viene insegnato nelle scuole, nè trasmesso dai mass media, più o meno asserviti all'Impero dello Spettacolo e delle sue guerre infinite, nonchè ai variopinti teatrini della politica politicante e della "cultura da salotto" che incatenano al loro nulla la società siciliana, semmai ce ne fosse ancora bisogno.
Le visioni di Juan Mario Miano, i suoi "quadri storici", ci restituiscono in forma di immagini questa Storia ammucciata e con essa l'attualità della sua lezione: Mora! Mora! Mora all'ignoranza, alla bruttezza e ai nemici dell'Arte che r/esiste!.
Bona vigghja, bonu studiu, bona cura!
* recensione ufficiale della mostra di Messina