XIV - XII a.C. (prime fasi italiche della Età del ferro)

Riprendiamo il discorso sull'arrivo di nuova gente nella Sicania con la ortodossa sintesi di E. Manni: "Per Ellanico, in sostanza, Sicelo guida in Sicilia degli Ausoni tre generazioni prima di Troia. Per Filisto Sicelo guida dei Liguri ottanta anni prima di quella guerra. Per Antioco i Siceli vengono in Sicilia quando già il loro ethnos si è formato in Italia e la migrazione risale a trecento anni soltanto prima della colonizzazione di Nasso (Kokalos, Sicelo e l'origine dei Siculi, 1957)". E' sensato ritenere che il passaggio dello Stretto fu comunque plurimo.

Abbiamo poi, molto spesso, un riferimento cronologico che si affida alla datazione della famosa disfatta delle popolazioni filoteucre che prosperano grazie ai vastissimi commerci nell'area dello Stretto dei Dardanelli, crocevia perennemente proficuo tra Asia ed Europa. Viene da chiedersi cosa agisce dietro quel fluire ininterrotto di uomini da nord verso sud: Illiri, Dori, Achei, Traci, Frigi, Sicani, le tribù di Siculo. Tutto ciò pare nasca dai Balcani, ma più verosimilmente dalla intera Europa e dalle steppe del nord e dalle regioni ad est degli Urali molte tribù arretrano, dopo aver tentato talvolta senza successo di colonizzare quelle immense estensioni di terra.

Le nuove ricchezze che passano di mano, simboleggiati dalla figura di Elena che viene restituita agli Spartani dalla città di Troia - ridotta a macerie destinate a rimanere sepolte finché i Romani, assetati di nobili origini, non le ridanno vita come fonte della patrizia gens Julia - danno linfa al potere politico e militare di turno; stavolta è dei vari prìncipi degli Elleni.

I legami tra la gente che fluisce verso l'area asiatica occidentale provenienti dall'area danubiana non può non avere contatti con la penisola italiana oltre l'Adriatico:

"Più a mezzogiorno, sulle coste del medio Adriatico, si trovano altri giacimenti (linguistici), ricchi di corrispondenze transadriatiche, ma appartenenti alla civiltà del ferro, e quindi ancora più recenti. Non rimangono che i giacimenti della cosiddetta civiltà di Matera, della fine del neolitico medio. La indeuropeità comincia perciò in Italia dalla Puglia ed è a questa sua prima testimonianza antichissima che spetta il nome artificiale di 'protolatino' (Devoto, III, 14)".

Rimane in sospeso la questione se, tali uomini che approdano in Puglia attraverso i Balcani, abbiano un bagaglio culturale ed una prassi economica proveniente dal tiepido ed irrigato sud (dove la summa di civiltà ha un valore elevato, facilitata dal medesimo clima che, aumentando la temperatura, oggi ne ostacola lo sviluppo) o dal nord, dove foreste e suolo in molte zone forse ancora zeppo di permafrost rendono ardua la sopravvivenza. Vedi Nota in La fede religiosa dal 3000 a.C.