Il nostro omaggioa Giovanni Guarino Amella, Grande Avvocato del Popolo Siciliano, Antifascista coerente e Padre dell'Autonomia.
Odoacre Giovanni Guarino Amella nacque a Sant'Angelo Muxaro nel 1872 in una famiglia di contadini poveri, potè studiare a Palermo e conseguire la laurea in giurisprudenza nella simpatia generosa del barone Francesco Lombardo di Canicattì.
Da ragazzo si fa notare per la pubblicazione di articoli polemici verso gli ambienti conservatori della sua Girgenti che uscivano su giornali da lui stesso fondati e animati: "Il Moscone" "La Fiaccola", "Il Chiodo", "Il Risveglio", "La Zanzara".
Intorno al 1891 è impegnato, come migliaia di giovani siciliani, nei Fasci dei Lavoratori, il movimento per i diritti civili che venne schiacciato nel sangue dal governo di Roma, dopo essere stato isolato dagli stessi "socialisti italiani". Il giovane Amella, per sfuggire all'arresto, si diede alla latitanza.
In quell'esperienza matura -nell'avversione al conservatorismo parassitario interno e, non di meno, al centralismo neocoloniale italiano- una impostazione solidaristica incentrata sullo sviluppo in Sicilia del cooperativismo e della media impresa produttiva, che lo portò ad attaccare il latifondo parassitario in nome della sua amministrazione cooperativistica sulla base di una riarticolazione democratica degli assetti proprietari. Cosiccome non esitò a impugnare la carta autonomista contro la calata dei gruppi elettrici padani sostenuti dallo Stato e organizzati nella Società Generale Elettrica in Sicilia, divenendo portavoce di una rete di imprese siciliane che operavano già -malgrado tutto- nel settore.
Giovanni Guarino Amella, nel primo Novecento, sempre eletto nella sua Girgenti, fu anche parlamentare per tre legislature nelle file della "Democrazia del Lavoro", nel 1924 divenne Segretario dell'Aventino, che tentò di trasformare in un Fronte politico di combattimento contro l'avanzata del Fascismo. Si racconta che cacciò fuori da una riunione -con una pistola in pugno- il braccio destro di Mussolini, Farinacci. Com'è noto, all'Aventino, prevalse la tesi codarda dei vari Amendola. Visse da Antifascista pragmatico, nel Ventennio. E sempre attivo, forte di spirito e protetto da un indiscusso prestigio personale.
Fu tra i pochi a riuscire a criticare apertamente l'operato "fascistissimo" di Cesare Mori, il "prefetto di ferro", inviato dal Duce nell'Isola a reprimere ogni resistenza comunitaria in nome della "lotta alla mafia". Quelle notti di San Bartolomeo -scriveva- in cui per arrestare un pugno di malviventi si travolgevano nell'abisso interi paesi. Si legga al proposito il bel libro del Duggan sulla Sicilia durante il Fascismo, dal quale Leonardo Sciscia prese spunto per lanciare l'indimenticata invettiva contro i "professionisti dell'antimafia". Già nel 1928 gli arrestati, i confinati, i diffidati...erano decine di migliaia. Una azione colonialista in piena regola.
Maturava in questa Resistenza pratica, operaia e operosa, di matrice autonomista e produttivista - una sorta di socialismo corporativo a pianificazione democratica - l'esigenza di elaborare uno strumento giuridico che permettesse lo sviluppo endogeno delle forze produttive siciliane: l'Autonomia giuridica dell'Isola. Quell'Autonomia, fiume carsico secolare della drammatica vicenda siciliana, che "puntava soprattutto a spezzare l'impalcatura fiscale e doganale che teneva l'isola in condizioni di inferiorità economica, malgrado la bilancia commerciale attiva dei suoi traffici".
Caduto quel Regime ventennale che completò, nella "nazionalizzazione delle masse", l'azione imperialista e sanguinaria avviata col cosiddetto "Risorgimento", quel Fascismo figlio del Nord e profondamente odiato dai Siciliani...il Grande Avvocato del Popolo Siciliano, nominato Sindaco di Canicattì dall'Amgot -ma come, non erano tutti "maffiosi"?- si distinse per aver giustamente violato la legge sull'ammasso coatto del grano che affamava la sua gente. Denunciato dalle autorità militari "liberatrici" viene ancora una volta protetto dalla sollevazione della sua gente.
Nella stessa estate del 1943 promuove, con Andrea Finocchiaro Aprile, il primo nucleo del movimento per l'Indipendenza -al quale aderiscono soprattutto esponenti dell'antifascismo liberale, azionista, socialista e comunista- sebbene mantenendo un rapporto dialettico ed una marcata autonomia d'azione.
Impegnò ben presto il suo prestigio e la sua intelligenza nella battaglia per l'Autonomia Siciliana. Nel progetto di Statuto siciliano che presentò al Congresso Regionale del Partito Democratico del Lavoro, tenutosi a Catania nell'aprile 1945, e poi, come contributo, alla Consulta regionale, Guarino Amella sostenne le ragioni politiche e giuridiche di una Autonomia più vicina al Federalismo, anche nell'organizzazione interna dell'amministrazione incentrata sui liberi consorzi tra Comuni previa abolizione di Province e Prefetture (Art.15, tuttora vigente si fa per dire!).
Il suo sguardo era rivolto alla lezione della Costituzione Siciliana del 1848, quella che recita, all'Articolo 2: "La Sicilia sarà sempre Stato indipendente" e all'Articolo 3: "La Sovranità risiede nell'universalità dei Cittadini Siciliani". Ma anche, come vedremo, alla democrazia sociale e autonomista catalana schiacciata dalla tenaglia stalinista e anarco-ministerialista prima e dalla dittatura fascista del Generale Franco poi. Una tragedia immane del Novecento europeo che vide soccombere uno straordinario movimento di liberazione degli operai, dei minatori e dei contadini sotto i colpi della più trasversale coalizione controrivoluzionaria che si fosse mai vista: stalinisti, fascisti, democratici, papisti...pronti a scannarsi tra di loro, ma non prima di aver scannato i minatori delle Asturie, i contadini dell'Andalusia, gli operai della Catalogna, la gente dei Paesi Baschi...per risolversi in una versione tardiva e reazionaria di Stato assolutista.
Torniamo a Giovanni Guarino Amella -che, come detto, aveva aderito al primo nucleo del movimento indipendentista, già nell'estate del 1943- fu un padre dello Statuto siciliano e poi Presidente della Commissione paritetica Stato Italiano-Regione Siciliana.
L'Autonomismo amelliano -che si inserì nel varco aperto dalla battaglia eroica degli Indipendentisti- nulla ebbe a che spartire col "riparazionismo" dei vari La Loggia, che si risolse, forse malgrado il suo maggiore propugnatore, in quel politicantismo sicilianoide, piagnone e parassitario, che aprì le porte, in uscita, a milioni di emigranti siciliani, e in entrata al saccheggio italoimperialista e poi multinazionale dell'Isola. Fino ai velENI che, dal Sessanta, seppellirono l'Autonomia conquistata in un mare di mercurio e di corruzione morale.
Nel progetto amelliano di Autonomia la competenza legislativa esclusiva della Regione configurava un quasi-Stato (art. 25), ed appariva limitata soltanto dalle materie riservate alla esclusiva competenza del governo dello Stato centrale.
Rileva il Gangi: "L'influsso dello Statuto catalano è evidente". Per dirne una: nel progetto amelliano "le fonti della finanza regionale sono costituite mediante l'avocazione da parte della Regione "del diritto di imporre e di riscuotere imposte, tasse e contributi, sulla ricchezza, sulla produzione, sulle attività personali e commerciali, sulle importazioni e sulle esportazioni " (art. 31), mentre la Regione in quanto persona giuridica contribuirà al finanziamento di "quei lavori, servizi, funzioni e attività che sono di competenza dello Stato e che si riversano a vantaggio della Regione e comunque riguardano anche la Regione", mediante una Commissione Superiore di Finanza; nominata pariteticamente da Stato e Regione, essa stabilirà il contributo da versarsi dalla Regione allo Stato".
Quella del nostro Grande Avvocato era autentica Logica dell'Autonomia intesa come strumento di autogoverno responsabile e virtuoso, non ascaro, parassitario e sprecone. L'Autonomia autorevole perchè fondata sulla promozione del Lavoro produttivo, anch'esso strumento di autogoverno responsabile e virtuoso. Sono le cose che disse fino alla fine. Morì a Palermo, nel 1949.
L'ineludibile battaglia per ripolarizzare la Realtà Siciliana e liberarne le Energie positive -quelle capaci di produrre Autonomia alzando uno sguardo siciliano e solidale sul Mondo- trova in questa Logica -che traiamo dal bilancio critico del percorso politico e umano dell'autonomista sviluppista Giovanni Guarino Amella- una Lezione da far vivere nel Presente. Nel coraggio dei passi pratici quotidiani e nella chiarezza strategica di un Cammino che vede nella piccola Malta una stazione modello e nell'ascesa dell'Asia il treno da prendere. Pena un altro secolo di sfruttamento neocoloniale da parte dell'imperialismo italiano ed europeo.
Se una multinazionale tedesca, un pilastro dell'imperialismo europeo, buonista e umanitario, come il colosso assicurativo Allianz, diversifica i suoi investimenti nell'energia eolica costruendo una delle più grandi wind-farm del Mondo proprio in Sicilia, a costo zero per lei e a ritorno zero per i Siciliani, vuol dire che ci stanno rubando anche il vento (CorrierEconomia, 16-04-07: Da Monaco a...Francofonte).
Che questa "energia eolica", verde e rinnovabile, finirà ad alimentare il polo petrolchimico dei VelEni e degli enERGumeni, come è vero che accadrà, ci pare una quadratura del cerchio.
Ci uccideranno cu lu stissu nostru Ventu, ca sap'iddhu d'unni t'arricampi...di cui canta il poeta-pastore Alfio Antico. Lo stesso Vento che un Dio soffiava sul Mondo da un'isola siciliana. E senza più contadini disposti ad imprecare dhu vastasu di Sammarcu ad esorcizzare lo scirocco che bruciava i lavureddhi...
Dopo aver deturpato il profilo stesso di montagne cariche di storia, ce lo rivenderanno in buatte bavaresi. Amen.
Giovanni Guarino Amella non ci avrebbe dormito la notte. Qui dormono anche di giorno. Anche quando celebrano l'Autonomia (che non c'è) con allegro scialacquo di pubblici piccioli.
Avvocato Amella, ma chi gliel'ha fatto fare?.
Giugno 2007. Mario Di Mauro
www.terraeliberazione.org