Catania è senza testa?Questa nostra riflessione è uscita anche su "La Sicilia" dell'8 agosto 2003.
Intervenendo su "La Sicilia" del 6 agosto, Sebastiano Ardita si chiede perchè la nostra "piccola metropoli di un milione di abitanti" non esprime una classe dirigente capace di "parlare catanese" e di far pesare U Liotru sullo scenario nazionale almeno quanto merita. Osserva Ardita che si ha l'impressione che la città sia stata colonizzata e che le radici della nostra cultura rischiano di appassire nell'effimero di un caos godereccio. Vivo a Catania da ventanni, l'ho preferita a Parigi e a Marrakesh, forse perchè i miei occhi innamorati la vedono "meridiana", una giusta via di mezzo, lenta, veloce e inquieta quanto basta, mediterranea nell'anima...Una Catania da amare sebbene priva di classi dirigenti autentiche e di una identità condivisa e soprattutto siciliana:perchè Catania, se vuole accumulare la forza politica necessaria a contare più del due di briscola, non può pensarsi se non come "capitale morale" di una Sicilia via via sempre più consapevole d'essere più "grande" di ben 7 dei 10 "Stati" appena entrati nell'Unione Europea. In verità siamo in "ritardo" perfino su noi stessi e Ardita, che Catania l'ha rispettata e amata anche da magistrato, lo scrive: siamo come colonizzati. Cosa vuol dire? E' di questo che occorre discutere, lo sostengo da ventanni sulla rivista "Terra e LiberAzione.Org" e non credo di aver torto.
In fondo il miracolo consiste nel restituire la città alla sua Bellezza e Diversità. Nella cartolina e nella cartografia Catania è bella come gli occhi di SantAgata, un gioiello incastonato tra lEtna, che è neve e fuoco e sciare di lava e ginestra e boschi, un Mare greco di civiltà antichissime, la Piana delle arance e il Simeto dei fenicotteri rosa... Catania è cresciuta policentrica -ma non l'ha capito- ed è molte città in una perfino nella stratigrafia: distrutta e ricostruita sette volte, noi camminiamo sulle ceneri solidificate della Catania consacrata alla Grande Madre Hiblaya e relativi figli, i gemelli pii di Paliké, nel culto di Sikani e Siculi; noi camminiamo sulle ceneri solidificate della Katane siceliota che rivolgeva le sue preghiere a Demeter e Kore e infine ad Iside...prima di incarnarsi in Agata, resistente a una potenza che ci faceva granaio e galera di schiavi. Agata, la Santa che ci vigghjia, senza la quale noi catanesi siamo niente mischiato con niente. Noi camminiamo sulle ceneri solidificate della Medinat al Fil dei Siqilly, i Siciliani di mille anni fa, i cui nanni e katanannavi venivano dalle terre dei berberi, degli arabi, dallIfriqya, dallo Yemen, dalla Persia...insomma tucchi erano. Medinat al Fil, la città del liotru, dellelefante, che sorge sotto il Monte Gebel ...
Sbaglia chi ritiene i Siciliani risultato di chissà quante dominazioni: noi abbiamo dentro il sangue e le città di 180 generazioni di Siciliani, sicilianizzati e sicilianizzanti. E in Sicilia, credo lo dicesse anche Don Sturzo, furono dominatori solo romani e angioini...I primi ci sterminarono, i secondi li abbiamo buttati a mare...Forse è ora di buttarci, in questo mare, un po di rassegnazione e di egoismo. E di riabitare Trinakria, con l'Amore che nasce dalla Conoscenza, a partire dalle nostre città. Le nuove classi dirigenti sorgeranno quando la nostra cultura civica saprà rinnovarsi in forme radicate nella nostra Storia migliore e all'altezza delle sfide del Tempo. Sennò dovremo tenerci la colonizzazione, di cui parla ora anche Ardita, e pure gli insulti padani: cornuti e mazziati.
Mario Di Mauro - www.terraeliberazione.org