11 Settembre. L'altra Verità


Alessandro Lattanzio

"Terrorismo Sintetico"

(Edizioni all'Insegna del Vestro)

Alessandro Lattanzio raccoglie in questo bel libro i principali capi d’accusa mossi da studiosi di tutto il mondo alla “versione ufficiale” degli attentati dell’11 Settembre 2001, versione elaborata e diffusa (troppo velocemente?) da gran parte della stampa mondiale previa approvazione del governo statunitense.

Una sostanziale riorganizzazione della notevole quantità di dati riguardanti gli avvenimenti di quel giorno, maledetto prima dal popolo statunitense, poi da quelli europei ed oggi soprattutto da quello afgano ed iracheno.

Non quindi una semplice analisi degli avvenimenti simbolo del “terrorismo sintetico”, quanto piuttosto la costruzione di un quadro complesso e ricco di elementi politici, economici e militari, supportata da numerosi riferimenti ad articoli, perizie e studi oggi facilmente consultabili anche tramite internet.

Centinaia sono infatti i portali in rete che si sono occupati a diverso titolo della dinamica degli “attentati”, l’impatto dei velivoli sulle costruzioni, le caratteristiche costruttive e le specifiche tecnico-dimensionali dei fabbricati e degli aerei coinvolti negli eventi. Tra i soli riferimenti bibliografici del testo trovano posto oltre novanta siti internet, di cui almeno una ventina realizzati in lingua italiana.

È quindi proprio la rete di Internet, che al pari ad esempio del sistema satellitare GPS rappresenta la svolta commerciale della tecnologia militare americana in parte sfuggita al controllo dei propri ideatori, a consentire ancora oggi uno sviluppo ipertrofico degli studi sul 9/11 condotti da periti, tecnici, studiosi, fino ai semplici appassionati.

Il primo passo dell’indagine è simbolicamente compiuto ai vertici dell’apparato militare statunitense, il Pentagono, ove la teoria dei “terroristi islamici” che dirottano un aereo civile e lo fanno schiantare contro il palazzo presenta da subito molti lati oscuri: a seguito dell’impatto non si troverà infatti alcun resto dell’aereo, delle sue scatole nere, dei bagagli, ecc.

Da Washington si sono affrettati a spiegare che il calore sprigionato dall’esplosione avrebbe letteralmente polverizzato il velivolo (1) (da qui l’impossibilità di recuperarne i frammenti) dimenticandosi di chiarire come sia stato poi possibile per l’AFIP (2) identificare i corpi dei passeggeri morti nello schianto; forse i materiali dei velivoli sono più fragili del corpo umano?

Nel caso delle Torri Gemelle (World Trade Center 1 e 2), la versione data da fonti governative sull’attentato appare ancora più debole, in quanto imputa agli incendi provocati dal carburante degli aerei in collisione l’indebolimento delle strutture ed infine il loro crollo.

Praticamente impossibile, se si pensa che il calore sprigionato dal carburante per pochi minuti e parzialmente fuoriuscito all’esterno del palazzo non potrebbe in alcun modo raggiungere temperature prossime al punto di fusione dell’armatura e della carpenteria metallica dei due grattacieli.

Si domanda giustamente Lattanzio: “perché la Torre Sud del WTC è crollata per prima, quando non era così estensivamente danneggiata come la Torre Nord, che è bruciata per quasi un’ora e mezzo prima di crollare? [...] la Torre Sud crollò alle 9.59, ossia 56 minuti dopo l’impatto, mentre la Torre Nord crollò alle 10,29, vale a dire 1 ora e 44 minuti dopo l’impatto. Se l’incendio fosse stato la causa del crollo, allora la Torre Nord, con un incendio più intenso, sarebbe dovuta crollare prima. O almeno avrebbe dovuto cedere prima (non dopo) della Torre Sud”.

Stavolta sono persino le leggi della fisica ad essere messe in crisi dagli imprendibili terroristi di Al Qaeda.

Nel caso delle Torri Gemelle le incongruenze sono macroscopiche ed assai numerose, tali da suggerire l’unica risposta possibile: “[...] le demolizioni convenzionali ebbero una notevole parte nel disastro dell’11 settembre, visto quanto pesantemente erano state imbottite con esplosivi. Ciascun crollo degli edifici del WTC si verificò ad una velocità praticamente da caduta libera (circa 10 secondi o meno) [...] Gli esperti in soccorsi furono meravigliati da quanto fossero fini i pezzi dei detriti”.

Molti testimoni hanno udito forti esplosioni all’interno degli edifici: “Ciascun crollo ha prodotto acciaio fuso identico a quello generato da esplosivi, che causano "punti caldi" che persistono per dei mesi...”.

Difficile davvero credere che in tale scenario, dove tutto il calcestruzzo viene polverizzato e l’acciaio fuso, sia stato possibile “ritrovare” intatto il documento che vorrebbe inchiodare i responsabili dell’attentato: il passaporto di Mohamed Atta, uno dei presunti attentatori che però non risulta negli elenchi degli passeggeri imbarcati sui due velivoli; strano davvero che un attentatore viaggiasse sotto falso nome negli Stati Uniti portando con se anche i veri documenti d’identità.

Impossibile anche spiegare con gli effetti degli incendi il crollo del WTC7, un edificio dalla forma massiccia ubicato in posizione marginale rispetto al complesso edilizio, considerando che lo stesso è crollato al suolo con modalità simili alle Torri, ma senza essere in alcun modo danneggiato o colpito dagli aerei e dai crolli degli altri edifici; anche in questo caso lo schianto avviene in pochi secondi, perfettamente verticale: “Come mai i terroristi si impegnano a fare crollare verticalmente le Torri del WTC, quando con una caduta per "ribaltamento", assai semplice da ottenere, avrebbero provocato maggiori danni al centro di Manhattan?”.

È un ingegnere esperto nella progettazione di demolizioni controllate di vecchi edifici a confermare che il lavoro sarebbe stato eseguito a regola d’arte.

Davvero notevole quindi la quantità di prove raccolte nel corso degli anni a sostegno della tesi “non ufficiale”, quella secondo cui la catena di sanguinosi attentati condotti con gli aerei civili sarebbe stata ideata o almeno in gran parte concordata con i centri di potere politico e finanziario del paese.

Per contro, le risposte fornite dai diversi enti nordamericani coinvolti nelle indagini (FEMA, FAA, NORAD, ecc.) fanno emergere una sostanziale illogicità della tesi proposta dal governo nordamericano; facile a questo punto capire per quale ragione lo stesso popolo americano, con gli occhi puntati sulla disastrosa campagna militare Enduring Freedom, oggi propenda in gran parte per la tesi della “questione interna”.

Non si deve dimenticare che proprio negli Stati Uniti sono state condotte le indagini più rigorose e dettagliate sugli attentati.

Le pagine conclusive analizzano una grande quantità di informazioni raccolte in merito a sospette speculazioni finanziarie succedutesi fino a pochi giorni prima dell’11 settembre 2001 (3), nonché all’arresto di numerosi cittadini israeliani nelle indagini antiterrorismo condotte nei mesi successivi agli attacchi.

Tra i tanti, l’autore richiama alla mente i cinque cittadini israeliani arrestati mentre filmavano festosi le rovine fumanti delle Torri Gemelle appena colpite. Interrogati e perquisiti, i cinque risultarono tutti impiegati presso un’azienda israeliana con sede negli Stati Uniti, sospettata di dare copertura alle attività del Mossad. Gli stessi giovani, dopo essere stati rilasciati e rispediti in Israele, dichiararono di essere arrivati sul posto con l’intento di documentare gli attacchi terroristici, quegli stessi attacchi che per una parte dell’opinione pubblica israeliana avrebbero potuto rendere più digeribile agli statunitensi la repressione israeliana nei confronti del popolo palestinese.

Non essendo possibile coprire la distanza tra Tel Aviv e New York in un’ora, è chiaro che almeno i “datori di lavoro” dei cinque trattenuti dovevano conoscere in anticipo le mosse dei dirottatori.

L’intromissione del governo israeliano in questa ed in altre simili operazioni ha però cancellato di fatto ogni possibilità di capire se gli arrestati fossero solo a conoscenza degli attacchi terroristici o fossero parte dell’apparato organizzatore.

Da qui le critiche che hanno portato i sostenitori del progetto atlantista a bollare come “assurdo cospirazionismo” lo studio di risposte alternative risultanti molto più credibili di quelle date dall’amministrazione centrale degli Stati Uniti.

Tra la versione dei fatti fornita dall’amministrazione Bush e la verità esiste quindi un ostacolo molto simile ad una sorta di blocco psicologico, il quale affligge in particolare noi cittadini europei, rendendoci incapaci di compiere un’analisi critica degli avvenimenti: “pare impossibile che degli “occidentali” possano avere preparato e messo in opera un simile progetto criminale coinvolgendo tante vittime civili”, pareva dichiarare l’opinione di fronte alle prime incongruenze (4).

Sono infatti proprio le oltre 2500 vittime dell’11 Settembre a richiamare il carattere cinicamente apolide delle oligarchie politico-finanziarie che negli Stati Uniti hanno, almeno, un ufficio o una sede legale.

Note

1 - La maggior parte degli esperti e dei tecnici indipendenti ritiene che in tale caso l’esplosione potrebbe essere stata prodotta da un missile sparato a breve distanza dal Pentagono. Le dimensioni della breccia prodotta nell’impatto sono sensibilmente minori rispetto a quelle del velivolo, mentre l’altezza del punto di collisione con la facciata testimonia l’impossibilità da parte di un grosso aereo di linea di compiere una simile manovra a bassa quota senza impattare altre strutture limitrofe.

2 - Istituto di Anatomopatologia delle Forze Armate degli Stati Uniti.

3 - Diverse banche e società finanziarie coinvolte a diverso titolo nelle attività del World Trade Center hanno effettuato operazioni “sospette” in borsa nel periodo immediatamente antecedente agli attacchi terroristici.

4 - Di tutto ciò ci avverte già in prefazione Massimo Mazzucco, autore di “Inganno globale”, il migliore documentario finora realizzato sul tema del 09/11.

11 SETTEMBRE: UN REICHSTAG AMERICANO

I nazisti incendiarono il parlamento tedesco, il Reichstag, incolparono i comunisti e sciolsero tutti i partiti d'opposizione: cominciò così la dittatura di Hitler. Ma anche la storia USA è piena di bluff pianificati a tavolino per giustificare le peggiori nefandezze. E la Storia del Mondo non manca di esempi simili fin dall'antichità. Solo le animebelle possono "scandalizzarsi". Occorre ristabilire una Verità per r/esistere al Potere, per affermare la nostra Libertà dal Potere. Questo Dossier è la sintesi di una notevole massa di documenti e traduzioni sull'11 Settembre. Molti sitiweb se ne occupano meglio di noi. Quello che pubblichiamo è una "introduzione al tema" ed è anche il nostro punto di vista: perchè di queste cose noi siamo certi.

Fin dal primo momento abbiamo pensato che la regia occulta dell'11 settembre fosse DENTRO gli Stati Uniti, a livelli alti, altissimi. Molte prove, moltissime prove, sono state raccolte da giornalisti americani... La verità sull'11 settembre è sconosciuta nell'Occidente filoamericano e filosionista, ma nel resto del Mondo è più diffusa di quella "ufficiale": il film della CiaNN è buono per gli allocchi. E le bugie hanno le gambe corte.

Documento di "Terra e LiberAzione" diffuso nel Settembre 2001

GROUND ZERO

Bin Laden e Bush: due facce dello stesso «petrolio»!

Respingiamo l'antiarabismo e l'antiamericanismo in nome dell'Internazionalismo dei Lavoratori, dei Popoli e delle Grandi Fedi!

A nome del governo statunitense, Madelaine Albright aveva a suo tempo risposto per tutti. A un intervistatore che gli chiedeva se era giusto uccidere 500.000 bambini irakeni per colpire Saddam, rispose tranquilla: "sí, è un prezzo da pagare". Il risultato di questa logica è l'11 settembre: il crimine chiama il crimine. Ma c'è dell'altro, andiamo per ordine. Da almeno un secolo gli USA hanno bombardato, destabilizzato, egemonizzato, uno dopo l'altro, decine di paesi, ricorrendo anche a ciniche provocazioni.

Il meccanismo di reazione al "great american disaster", il "grande disastro americano", è uno dei caratteri fisiologici dell'ideologia imperialista statunitense, una costante dell'Impero dello Spettacolo, cosí come regolare e ciclico è l'alternarsi di liberismo espansivo "di pace" e statalismo keynesiano "di guerra" come risposta alle crisi.

Se il genocidio dispiegato lungo l'Ottocento contro gli "indiani", e che portò alla distruzione di una Civiltà, veniva attuato in nome di un "progresso" già fondato sulla schiavizzazione dei neri deportati dall'Africa e, in seguito, su regolari ondate migratorie che faranno degli USA un grande esperimento di ingegneria sociale, nel quale una inedita "Frontiera" e una affascinante idea di "Libertà" si permutano nella tetra e cinica ideologia di mobilitazione permanente impugnata da una efficente "minoranza organizzata", la cui componente razziale egemone, dopo due secoli di States, resta ancora oggi quella w.a.s.p.: bianca e protestante, ben oltre il dosaggio multirazziale pianificato tanto nello Spettacolo di Hollywood che nell'ideologia di West Point che alimenta le imprese globali della Grande Armata. Dietro lo Spettacolo della società multirazziale felice e contenta v'è la realtà dei bantustan metropolitani, razziali e classisti, consolidati su "base fiscale" e "ammortizzati" dalle politiche dell' "azione affermativa" a favore di... "minoranze minorizzate", che tali restano anche quando contano decine di milioni di appartenenti e due secoli di insediamento, come i neri.

Sebbene l'unica minoranza organizzata in sé potente sia quella ebraico-sionista, sulla via dell'autorganizzazione su base religioso-razziale, oltre al variegato mondo delle Milizie bianche cristiane, la realtà piú consistente e seria è oggi quella della Nation of Islam che inquadra non meno di 500 mila famiglie nere musulmane americane. La "guerra di religione" l'Impero non se la può permettere per motivi ideologici e concreti: costerebbe troppo in casa. Il nemico di turno, come da manuale, è meglio cercarlo altrove. Un altrove grande quanto il Mondo, che cominciò ben presto, a suo tempo, nel "cortile di casa": l'America latina.

L'invasione e annessione di vasti territori del civile Messico venne "giustificata" come risposta alla distruzione del mitico Fort Alamo. Fu dopo il "misterioso affondamento" della corazzata Maine che la flotta amerikana si lanciò alla conquista del Pacifico: occupazione delle Filippine e politica anti-giapponese, che porterà, nel 1941, all'attacco dei kamikaze contro Pearl Harbor (di cui a Washington erano ben informati!): quest'isola si trova nelle Hawai'i, arcipelago invaso e annesso dagli USA all'inizio del secolo per dominare l'oceano, sebbene già nel 1853 la flotta da guerra USA del commodoro Matthew C. Perry fosse entrata con intenzioni ben poco pacifiche nel porto di Yokohama, imponendo le "nuove regole commerciali" al Sol Levante.

Cosa accadde poi ad Hiroshima e Nagasaki nell'estate del 1945 lo si dice troppo poco: anche al cinema. E quanti, oggi, saprebbero situare nella Storia il ben architettato "Incidente del Golfo del Tonchino"? Eppure, negli anni sessanta, fu la scusa amerikana per demolire il Viet Nam...

Qualche anno prima, il Presidente Truman, con la guerra in Corea, s'era già inventato l'"intervento di polizia internazionale", per aggirare ogni ostacolo giuridico all'aggressione: la cosa ebbe successo visto che si replica ancora oggi, dopo Repubblica dominicana (1965), Grenada (1983), Panama (1989), Haiti... E poi golpe e guerre a bassa intensità (che fantasia umanitaria!) che configurano l'interfaccia da incubo del "Sogno americano". Un incubo pianificato che forma i suoi esecutori in istituzioni come la famigerata "Scuola delle Americhe" di Fort Benning in Georgia, dalla quale -dal 1946 a oggi- sono usciti 60.000 individui, tra cui gli esecutori di un numero impressionante di torture e assassinii, specie in America Latina. Da questa Scuola, per esempio, vennero "laureati" i direttori dei campi di sterminio del Cile di Pinochet, 1973. Da questa Scuola sono usciti famosi criminali di stato che rispondono ai nomi di Roberto Viola e Leopoldo Gualtieri (dittatori argentini), ma anche anonimi torturatori come quelli degli "squadroni della morte" di vari paesi latinoamericani al servizio di vari governi filoamerikani.

Dietro la maschera pubblicitaria dell'american way of life, oltre a tante cose belle di cui un grande popolo è capace malgrado tutto, c'è anche il record mondiale di consumo di droghe, alimentato, a suo tempo, anche da quelle centinaia di camion dell'esercito pakistano che andavano in Afghanistan portando armi e tornavano carichi di eroina, sotto la regía della CIA: ed erano gli anni in cui lo Spettacolo dell'Impero mandava in onda la crociata mondiale contro la droga, "flagello del nostro tempo".

Non era la prima volta che la Cia si serviva del narcotraffico, lo aveva fatto nel Sud-Est asiatico, negli anni '50, per destabilizzare la Cina di Mao, appoggiando quel Kuomintang che, per finanziarsi, praticava su larga scala il narcotraffico; lo aveva rifatto in Laos, dal 1961 al 1974, appoggiando le tribú Meo in una guerra segreta contro i guerriglieri del Pathet-Lao che lottavano per la liberazione del loro paese, e la guerra era finanziata dall'oppio; lo rifara' appoggiando prima gli anti-castristi e poi, negli anni ottanta, i contras antisandinisti, legati ai trafficanti di cocaina, mentre è in rodaggio il "Plan Colombia", attraverso il quale gli USA si preparano a schiacciare ogni resistenza in America Latina imponendo il cosiddetto "Washington Consessus", piú di quanto non facciano già, a colpi di clava, con la "dollarizzazione" e i "piani di aggiustamento" del Fondo Monetario Internazionale, che hanno messo in ginocchio paesi come l'Argentina.

Si fa a pezzi l'eco-sistema del Pianeta e si demolisce "chi non serve" e "chi si oppone": la "dittatura" è globale, le "sovranità" sono limitate, le "alternative" quantomai improbabili.

Gli USA hanno collezionato ben 231 "interventi militari" all'estero: dal 1947 al 1987, secondo fonti "dissidenti" della CIA, questo interventismo "umanitario" ha provocato 6 milioni di morti. Sebbene gli "interventi" piú devastanti si dispieghino senza clamori, coi "piani di aggiustamento strutturale" del FMI, con le trappole della Banca Mondiale e del WTO... istituzioni del corporate capital.

Mentre Hollywood diffonde il punto di vista amerikano nel Mondo: cosí bene che perfino in Sicilia, al posto della millenaria e gioiosa Festa dei Morti, anche nelle scuole si "preparano per Halloween"!.

Lo zio Sam ha una tara genetica espansionista: il sistema solare non gli basterebbe, sebbene, in verità, è il modo di produzione capitalistico che si espande, si globalizza, accumulando profitti, cadaveri e contraddizioni spaventose che verranno al pettine malgrado l'uso programmato delle guerre e dello Spettacolo. L'11 settembre 2001 arriva con i tassi ai minimi storici e la recessione alle porte annunciata dall'esplosione della bolla speculativa e delle balle sulla new economy che bruciano anche un bel po di "fondi di investimento", cioè di "economia vera". L'11 settembre arriva al culmine d'un decennio di provocazioni USA contro il mondo arabo, con un milione di morti in Irak e una ingiustizia infinita contro il Popolo palestinese.

Ma la soluzione al dramma dei "popoli cavia" dell'Impero non verrà da Bin Laden, il cattivo di turno, evocato dagli apprendisti stregoni della CIA, che pare uscito dalla lampada di Hollywood.

Lasciando in pace l'Islam e i suoi mille santi, ma anche l'impeccabilità combattente di uomini coraggiosi come gli hezbollah libanesi, in verità questo miliardario saudita è "un ateo pervertito" e una tragica proiezione, sullo schermo dello Spettacolo globale, delle frustrazioni e dei sensi di colpa delle borghesie arabe che hanno tradito la "causa araba" e abbandonato il Popolo palestinese al martirio e alle sevizie del razzismo sionista, subordinandosi alle "mafie globali" che controllando il petrolio -corridoi, oleodotti, rubinetti- tengono in pugno il Mondo. Le borghesie arabe, figlie anch'esse di una mal digerita occidentalizzazione del Mondo, sono il vero nemico dei popoli arabi e dell'Islam, via di santità, l'Islam dei Santi come Muhyi al-Din ibn al-Arabi.

Cosí come il nemico di una autentica evoluzione spirituale ed eco-sociale dei popoli europei è quell'imperialismo europeo (il cui curriculum è noto) che nella classifica globale per fatturato piazza oggi ben 154 "multinazionali" tra le prime 500, di cui 10 tra le prime 50 (cfr. Fortune e Business Week), e la cui ascesa è collegata anche al declino della bilancia dei pagamenti americana. Il limite strutturale che impedisce l'affermazione delle correnti "isolazioniste" in seno all'establishement americano, ben oltre una certa retorica "antiglobal" che a sprazzi coinvolge perfino l'America profonda, è in un modello imperiale che si regge sulla capacità di attrarre e drenare, con le buone e non solo con le buone, capitali e risorse da tutto il Mondo: se New York diventa meno sicura di "Beirut"... Wall Street farà la "fine" della City londinese dopo la prima guerra mondiale e gli USA quella dell'Impero di Sua Maestà britannica dopo la seconda.

"L'imperialismo -si diceva nel '68- è una tigre di carta". In piena Era dello Spettacolo la tigre è di celluloide, la sua tana è a Hollywood, e da lí s'avventerà sulla psiche dei popoli con una azione senza precedenti sulla base del "piú grande contratto pubblicitario della storia" per rilanciare, col "Sogno americano", la...fiducia nei mercati.

Avendo deciso di occuparci solo di cose serie, taciamo sull'italico avanspettacolo dell'americanismo da accattoni proposto da un ampio schieramento che va da Berlusconi alla "Banda della Magliana", passando per il "bipartisan" dilagante tra attori e comparse del teatrino romano anche nelle forme patologiche della sindrome di Stoccolma, per cui il "nemico imperialista" di ieri è diventato "il faro della libertà globale", in un delirio senza fine a reti unificate. La Realtà del Mondo gli presenterà il conto.

Intanto, mentre l'antrace in USA, diffuso come da copione da qualche setta amerikana, ha fatto 5 morti su 281 milioni di abitanti, e mentre per mancanza di qualche lapa di farmaci muoiono come mosche milioni di bambini di serie C (lo dobbiamo dire, no?) prendiamo atto della Realtà del Mondo, fondata, dal punto di vista del "Potere", sull'espansionismo degli "affari" e sulla pianificazione programmata della "paura" e del "desiderio" a fini di controllo sociale, che tracciano il profilo di un'Epoca in cui il clamore della Tecnica coincide col degrado psichico dell'Umanità.

L'evoluzione spirituale ed eco-sociale della Realtà Umana è sogno concreto nel lampo di santità che vive nella R/esistenza del nuovo Spartaco all'Impero dello Spettacolo, per l'autentica Rivoluzione: quella dell'Amore, della Verità, della Bellezza, che si fanno Storia viva nella costruzione di una inedita Civiltà Socialista. Se la barbarie non ci travolgerà prima, nel sonno.

©Autunno 2001. Terra e LiberAzione

115 menzogne sugli attentati dell'11/9

di David Ray Griffin [07/10/2006]

9/11. Non esiste ancora una versione ufficiale degli attentati dell'11 settembre 2001. Nessun'indagine giudiziaria aperta sugli attentati stessi, né inchieste parlamentari. Al massimo si dispone d’una versione governativa chiarita da un rapporto reso da una commissione presidenziale. Il professore David Ray Griffin, che ha dedicato un lavoro di riferimento allo studio di questa relazione, vi ha rilevato 115 menzogne di cui elabora qui l'elenco.

 

WTC7

Crollo della torre n°7 del World Trade Center

La commissione d’inchiesta non ha affrontato l'argomento. Quest'edificio non è stato toccato da nessun aereo ed il suo crollo presenta le caratteristiche d’una demolizione controllata (Cf video).

Per ogni menzogna, ci si riferirà alle analisi del professore David Ray Griffin nel proprio lavoro "Omissioni e distorsioni della Commissione d'indagine sull'11/9". Le cifre tra parentesi rinviano alle pa gine del libro nella sua edizione originale americana.

1. L’omissione delle testimonianze che almeno sei dei presunti pirati dell’aria (tra cui Waleed Al-Shehri, che la Commissione accusa d’aver pugnalato un'hostess del volo UA11 prima che quest'ultimo centrasse la torre Nord del World Trade Center) sono ancora vivi (19-20).

2. L’omissione delle prove che riguardano Mohamed Atta (come la sua passione per l’alcool, il maiale e le danze erotiche private - lap dances -) in contraddizione con le dichiarazioni della Commissione secondo le quali era diventato un fanatico religioso (20-21).

3. La confusione volontariamente creata attorno alle prove che Hani Hanjour era un pilota troppo incompetente per portare un aereo di linea a schiantarsi sul Pentagono (21-22).

4. L’omissione del fatto che gli elenchi dei passeggeri resi pubblici non contenevano alcun nome arabo (23).

5. L’omissione del fatto che nessun incendio ha mai causato il croll o totale d’un edificio a struttura d’acciaio, né prima né do! po l'11 settembre (25).

6. L’omissione del fatto che gli incendi delle Torri non sono stati né estremamente ampi, né particolarmente intensi, né molto lunghi in raffronto con altri incendi in grattacieli (di strutture) simili, i quali non sono mai crollati (25-26).

7. L’omissione del fatto che, stando all'ipotesi che i crolli sarebbero stati causati da incendi, la Torre Sud, colpita più tardi della Nord ed in preda a fiamme d'intensità inferiore, non sarebbe dovuta crollare per prima (26).

8. L’omissione del fatto che l'edificio n°7 del WTC (non toccato da alcun aereo e che non fu il teatro che di piccoli incendi locali) è completamente crollato, un evento che l’Agenzia Federale per il trattamento delle situazioni d’Emergenza (FEMA) ha riconosciuto di non potere spiegare (26).

9. L’omissione del fatto che il crollo delle Torri Gemelle (e dell'edificio n°7) presenta almeno 10 caratteristiche d’una demolizione controllata (26-27).

10. L’asserzione che il cuore della struttura delle Torri Gemelle era "un pozzo d’acciaio vuoto", una dichiarazione che nega la presenza di 47 colonne massicce d’acciaio che costituivano effettivamente il cuore di ogni torre e che, secondo la teoria del pancake, esplicativa dei crolli, avrebbero dovuto rimanere alzate verso il cielo su numerose decine di metri (27-2.

11. L’omissione della dichiarazione di Larry Silverstein (il proprietario del WTC) secondo il quale decise, in accordo con i vigili del fuoco, "di demolire " (to "pull", gergo tecnico) l'edificio n°7 (2..)

12. L’omissione del fatto che l’acciaio degli edifici del WTC fu rapidamente rimosso della scena del crimine ed imbarcato su navi a destinazione ignote PRIMA che potesse essere analizzato per in dividuare tracce d’esplosivo (30).

13. L’omissione d! el fatto che essendo l'edificio n°7 stato evacuato prima del suo crollo, la ragione ufficiale invocata per la rimozione immediata dell'acciaio (e cioè che alcune persone potessero essere ancora vive sotto i resti) non aveva alcun senso in questo caso preciso (30).

14. L’omissione della dichiarazione del sindaco R. Giuliani secondo la quale era stato previsto che il WTC sarebbe crollato (30-31).

15. L’omissione del fatto che Marvin Bush, il fratello del Presidente, ed il suo cugino Wirt Walker III erano due direttori della società incaricata della sicurezza del WTC (31-32).

16. L’omissione del fatto che l’ala Ovest del Pentagono (quella effettivamente colpita) era la meno suscettibile d'essere obiettivo da parte di terroristi di al-Qaida, per molte ragioni (33- 34).

17. L’omissione di qualsiasi discussione per stabilire se i danni sul Pentagono fossero compatibili con l’impatto d’un boeing 757 che si muove a molte centinaia di chilometri/ora (34).

< BR>18. L’omissione del fatto che la facciata dell'ala Ovest è crollata soltanto 30 minuti dopo l'impatto, ed anche che il foro appare ben troppo piccolo per un boeing 757 (34).

19. L’omissione di ogni prova contraddittoria sulla presenza o sull’assenza di resti visibili di un boeing 757 sia all'interno che all'esterno del Pentagono (34-36).

20. L’assenza di qualsiasi discussione per stabilire se il Pentagono disponesse di un sistema di difesa anti-missile capace d’abbattere un aereo di linea commerciale, benché la Commissione suggerisca che i terroristi di al-Qaida non attaccarono una centrale nucleare sapendo che era difesa in quel modo (36).

21. L’omissione del fatto che le immagini di varie videocamere di sorveglianza (anche quelle della stazione di servizio di fronte al Pentagono, la cui pellicola fu confiscata dall'FBI immediatamente dopo l'impatto) potrebbero certamente dare una risposta a ciò che ha realmente colpito il Pentagono (37-3.

22. L’omissione del riferimento del ministro della difesa D. Rumsfeld ad "un missile (utilizzato) per danneggiare (il Pentagono)" (39).

23. L’approvazione della risposta completamente insoddisfacente alla domanda sul perché gli agenti dei servizi segreti permisero al Presidente Bush di restare nella scuola di Sarasota nel momento in cui, secondo la versione ufficiale, avrebbero dovuto presumere che un aereo deviato avrebbe potuto prendere la scuola come obiettivo (41-44).

 

24. La mancata risposta sul perché i servizi segreti non hanno poi chiesto la protezione di caccia per l’aereo presidenziale Air Force One (43-46).

 

25. Le dichiarazioni secondo le quali quando il corteo presidenziale arrivò alla scuola (di Sarasota), nessuno dell'assistenza sapeva che vari aerei erano stati deviati (47-4.

 

26. L’omissione della relazione secondo la quale il ministro della giustizia John Ashcroft fu informato d’evitare di prendere linee aeree commerciali l'11 settembre (50).

 

27. L’omissione della dichiarazione di David Schippers che, sulla base d’informazioni fornite da agenti dell'FBI a proposito di attacchi previsti nel Sud di Manhattan, aveva tentato invano di trasmettere quest'informazione al ministro della giustizia John Ashcroft durante le 6 settimane che precedettero l'11 settembre (51).

 

28. L’omissione di qualsiasi menzione del fatto che agenti dell'FBI avrebbero affermato avere avuto conoscenza degli obiettivi e delle date degli attacchi (terroristici) da molto tempo (51-52).

 

29. L’affermazione, che suppone la questione risolta, che il volume insolito degli acquisti d’options al ribasso entro l'11 settembre non implicano che gli acquirenti sapessero prima che gli attacchi si sarebbero prodotti. (52-57)

 

30. L’omissione delle relazioni secondo le quali il sindaco (di San Francisco) Willie Brown ed alcu! ni respo nsabili del Pentagono furono messi in guardia dal prendere aerei l'11 settembre (57).

 

31. L’omissione della relazione secondo la quale Osama bin Laden, che era già il criminale più ricercato degli Stati Uniti, fu trattato nel luglio 2001 da un medico americano all'ospedale americano di Dubai ed ha ricevuto la visita dell'agente locale della CIA (59).

 

32. L’omissione degli articoli che suggeriscono che dopo l'11 settembre, Osama bin Laden fu lasciato deliberatamente scappare (60).

 

33. L’omissione di relazioni, che includono quella sulla visita da parte del direttore dei servizi di intelligence sauditi a Osama bin Laden all'ospedale di Dubai, che sono in contraddizione con la versione ufficiale secondo la quale Osama fu disconosciuto dalla sua famiglia e dal suo paese (60-61).

 

34. L’omissione del resoconto di Gerald Posner sulla testimonianza di Abu Zubaydah, secondo la quale tre membri della famiglia reale saudita (che perirono tutti misteriosam ente ad otto giorni di distanza) finanziavano al-Qaida ed erano al corrente anticipatamente degli attacchi dell'11 settembre (61-65).

 

35. La smentita da parte della Commissione d’aver trovato una prova del finanziamento di al-Qaida da parte dei Sauditi (65-6.

 

36. La smentita da parte della Commissione d’aver trovato una prova che del denaro della donna del principe Bandar, la principessa Haifa, andò ad agenti di al-Qaida (69-70).

 

37. La smentita, ignorando semplicemente la distinzione tra voli privati e voli commerciali, che il volo privato che trasportava dei Sauditi da Tampa a Lexington il 13 settembre violava i regolamenti sullo spazio aereo in vigore in quella data (71-76).

 

38. La smentita che dei Sauditi furono autorizzati a lasciare il territorio degli Stati Uniti poco tempo dopo l'11 settembre senza essere stati oggetto d’una in dagine adeguata (76-82).

 

39. L’omissione della prova! che il principe Bandar ottenne un'autorizzazione speciale della Casa Bianca per i voli dei Sauditi (82-86).

 

40. L’omissione dell’affermazione di Coleen Rowley che responsabili al Quartier Generale dell'FBI avevano visto l'appunto di Phoenix dell’agente Kenneth Williams (89-90).

 

41. L’omissione del fatto che l’agente dell'FBI a Chicago Robert Wright afferma che il Quartier Generale dell'FBI chiuse la sua indagine su una cellula terroristica, quindi tentò di intimidirlo per impedirgli di pubblicare un libro su tale esperienza (91).

 

42. L’omissione della prova che l'FBI sabotò il tentativo di Coleen Rowley e di altri agenti (dell'FBI) di Minneapolis per ottenere un mandato per ricercare il mandante di Zacarias Moussaoui (91-94).

 

43. L’omissione delle tre ore e trenta di deposizione dinanzi alla Commissione da parte di Sibel Edmonds, ex traduttore alla FBI, deposizione che secondo una lettera resa pubblica da egli stesso ed indirizzata al Presidente (dell a Commissione) Kean, rivelava dissimulazioni serie da parte di responsabili dell'FBI, in relazione con l'11 settembre (94-101).

 

44. L’omissione del fatto che il generale Mahmoud Ahmad, il capo dell’ISI (i servizi di intelligence pakistani), si trovava a Washington una settimana prima dell'11 settembre, ed incontrò il direttore della CIA George Tenet ed alti responsabili statunitensi (103-04).

 

45. L’omissione della prova che Ahmad, il capo dell’ISI (i servizi di intelligence pakistani) aveva ordinato l’invio di $100,000 a Mohamed Atta prima dell'11 settembre (104- 07).

 

46. L’affermazione della Commissione che non trovò alcuna prova che un solo governo straniero, compreso il Pakistan, aveva finanziato agenti di al-Qaida (106).

 

47. L’omissione della relazione secondo la quale l’Amministrazione Bush fece pressione sul Pakistan per allontanare Ahmad del suo posto di capo dell’ISI dopo la divulgazione dell’informazione secondo la quale aveva ordinat o l’invio di denaro dell’ISI a Mohamed Atta (107-09).

48. L’ omissione della prova che l’ISI (e non soltanto al-Qaida) era dietro l’assassinio di Ahmad Shah Massoud (il comandante dell’Alleanza del Nord in Afganistan), che si produsse appena dopo una riunione che durò una settimana tra responsabili della CIA e dell’ISI (110-112).

 

49. L’omissione della prova che l’ISI è implicato nel sequestro e nell'omicidio di Daniel Pearl, giornalista al Wall Street Journal (113).

 

50. L’omissione della relazione di Gerald Posner secondo la quale Abu Zubaydah affermò che un ufficiale militare pakistano, Mushaf Ali Mir, avente legami stretti con l’ISI ed al-Qaida era al corrente anticipatamente degli attacchi dell'11 settembre (114).

 

51. L’omissione della previsione fatta nel 1999 da Rajaa Gulum Abbas, un agente dell’ISI, che le Torri Gemelle "crolleranno" (114).

 

52. L’omissione del fatto che il Presidente Bush e membri della sua amministrazione evocarono varie volte gli attacchi dell'11 settembre come "opportunità" (116 -17).

 

53. L’omissione del fatto che il progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC, "Project for the New American Century"), i cui numerosi membri diventarono figure chiave dell’Amministrazione Bush, pubblicò un documento nel 2000 che dice che una "nuova Pearl Harbour" avrebbe facilitato l’obiettivo di fondo per una trasformazione tecnologica rapida dell’apparato militare americano (117-1.

 

54. L’omissione del fatto che Donald Rumsfeld, che era il presidente della commissione dell’US Space Command ed aveva raccomandato l’accrescimento del bilancio assegnato, utilizzò gli attacchi dell'11 settembre la sera stessa per ottenere tali crediti (119-22).

 

55. Il fatto non di citare che i tre uomini responsabili del compito di prevenire gli attacchi dell'11 settembre (il ministro Rumsfeld, il generale Richard Myers, ed il generale Ralph Eberhart) erano anche i tre principali promotori dell’US Space Command (122! ).

< BR>56. L’omissione del fatto che Unocal aveva dichiarato che i taliban non potevano garantire con sicurezza adeguata di cominciare la costruzione delle sue condutture (di petrolio e di gas) dal bacino del Caspio attraverso l’Afghanistan e il Pakistan (122-25).

 

57. L’omissione della relazione secondo la quale rappresentanti degli Stati Uniti dicessero in occasione di un incontro nel luglio 2001 che, poiché i taliban rifiutavano la loro proposta di sviluppare la costruzione d’un conduttura, una guerra contro loro sarebbe cominciata in ottobre (125-26).

 

58. L’omissione del fatto che nel suo libro pubblicato nel 1997 Zbigniew Brzezinski aveva scritto che per mantenere il loro primato globale, gli Stati Uniti avevano bisogno del controllo dell’Asia Centrale, con le sue vaste riserve di petrolio, e che una nuova Pearl Harbour sarebbe stata utile per ottenere l’adesione dell’opinione pubblica americana a questi scopi imperiali (127-2.

 

59. L’omissione del fatto che membri chiave dell’Amministrazione Bush, tra cui Donald Rumsfeld ed il suo delegato Paul Wolfowitz, spingevano a favore d’una nuova guerra contro l’Irak da numerosi anni (129-33).

 

60. L’omissione delle note delle conversazioni di Donald Rumsfeld l'11 settembre che mostravano come egli era determinato ad utilizzare gli attacchi come un pretesto per una guerra contro l’Irak (131-32).

 

61. L’omissione della dichiarazione contenuta nel Progetto per un Nuovo Secolo Americano che "la necessità di una presenza americana forte nel golfo va oltre l'argomento del regime di Saddam Hussein" (133-34).

 

62. L’affermazione che il protocollo del FAA (Federal aviation Agency) sull'11 settembre richiedeva un lungo processo per passare molte tappe nella catena di ordini, anche se la relazione ufficiale (della Commissione) cita prove contrarie (158).

 

63. L’affermazione che in quei giorni, solo due basi dell'av! iazione militare nel settore del nord - Est del NORAD (centro di difesa aereospaziale del Nord America) avevano dei caccia in allerta e che in particolare non avevano aerei da combattimento in allerta a McGuire o a Andrews (159-162).

 

64. L’omissione del fatto che la base Andrews dell'aviazione militare USA aveva molti caccia in allarme in modo permanente (162-64).

 

65. L’accettazione della doppia dichiarazione che il Colonnello Marr del NEADS (North East air Defense Sector) doveva telefonare ad un superiore per ottenere il permesso d’inviare dei caccia da (la base) d’Otis e che questo richiese otto minuti (165-66).

 

66. L’approvazione dell’affermazione che la perdita del segnale del trasponder d’un aereo rende praticamente impossibile la sua localizzazione punto per punto con i radar dell'esercito americano (166- 67).

 

67. L’affermazione che l’intercettazione di Stewart Payne non mostrò che il tempo di risposta del NORAD al volo AA11 fu straordinariamente lento (167-69).

 

68. L’affermazione che i caccia della base d’Otis restarono inchiodati al suolo sette minuti dopo che avevano ricevuto l’ordine perchè non sapevano dove andare (174-75).

 

69. L’affermazione che l'esercito americano non era informato del dirottamento del volo UA175 prima delle 9:03, momento esatto in cui colpiva la Torre Sud del WTC (181-82).

 

70. L’omissione di qualsiasi spiegazione su (a) la ragione per la quale una relazione precedente del NORAD, secondo la quale la FAA aveva notificato ai militari il dirottamento del volo UA175 alle 8:43, era ora considerata come falso e (b) come questa relazione, se era falsa, ha potuto essere pubblicata ed in seguito essere lasciata non corretta per quasi tre anni (182).

 

71. L’affermazione che la FAA ha installato una teleconferenza solo a partire dalle 9:20 quella mattina (183).

 

72. L’omissione del fatto che un appunto di Laura Brown della FAA afferma che la teleconferenza fu stabi lita circa alle 8:50 e riguardò in particolare il dirottamen! to del v olo UA175 (183-84, 186).

 

73. L’affermazione che la teleconferenza della NMCC, (National Military Command Center) non cominciò prima delle 9:29 (186-8.

 

74. L’omissione, nell’affermazione della Commissione che il volo AA77 non fu deviato dalla sua rotta prima delle 8:54, del fatto che relazioni precedenti avevano annunciato 8:46 (189-90).

 

75. La mancanza di citazione che l’annuncio dello schianto d’un jet nel Kentucky, quasi nel momento in cui il volo AA77 scompariva del radar della FAA, fu preso sufficientemente seriamente dai responsabili del FAA e dell'unità del'anti-terrorismo dell'FBI da essere trasmesso alla Casa Bianca (190).

 

76. L’affermazione che il volo AA77 volò quasi 40 minuti nello spazio aereo americano in direzione di Washington senza essere individuato dai radar militari (191-92).

 

77. L’errore da spiegare, se la re lazione precedente del NORAD secondo la quale fu notificato del volo AA77 alle 9:24 era "sbagliata", come questa relazione erronea sia potuta nascere, e quindi sapere se i responsabili del NORAD hanno mentito o "furono confusi" per quasi tre anni (192-93).

 

78. L’affermazione che gli aerei da combattimento di Langley, di cui il NORAD aveva detto che furono spediti per intercettare il volo AA77, furono realmente dispiegati in risposta ad una relazione erronea della parte d’un dispositivo di controllo (non identificato) della FAA alle 9:21 che il volo AA11 era sempre in volo e si dirigeva verso Washington (193-99).

 

79. L’affermazione che i militari non furono contattati dalla FAA a proposito della deviazione probabile del volo AA77 prima che il Pentagono fosse colpito (204-12).

 

80. L’affermazione che Jane Garvey non si sia unita alla videoconferenza di Richard Clarke prima delle 9:40, vale a dire dopo che il Pentagono fosse colpito (210).

 

81. L’a ffermazione che nessuna delle teleconferenze riuscì a coordi! nare la FAA e le risposte dei soldati ai dirottamenti perchè "nessuna (teleconferenza) includeva i responsabili nell'ambito della FAA e del ministero della difesa", benché Richard Clarke dica che la sua videoconferenza includeva il direttore del FAA Jane Garvey, il ministro della difesa Rumsfeld ed il generale Richard Myers, il capo delle forze militari provvisorie (211).

 

82. L’affermazione della Commissione che non sapeva chi, nell'ambito del ministero della difesa, partecipò alla videoconferenza con Richard Clarke mentre Clarke afferma nel suo libro che si trattava di Donald Rumsfeld e del generale Myers (211-212).

 

83. L’approvazione dell’affermazione del generale Myers che si trovava su Capitol Hill durante gli attacchi, senza citare il resoconto contraddittorio di Richard Clarke, secondo il quale Myers era al Pentagono e partecipava alla videoconferenza con Clarke (213-17).

 

84. La mancanza di citazione della contraddizione tra la testimonianza di Clarke su lla cronologia di Rumsfeld quella mattina e le dichiarazioni stesse di Rumsfeld (217-19).

 

85. L’omissione della testimonianza del ministro dei trasporti Norman Mineta, data alla Commissione stessa, che il vicepresidente Cheney e gli altri (persone presenti) nel sotterraneo erano informati alle 9:26 che un aereo si avvicinava al Pentagono (220).

 

86. L’affermazione che i responsabili del Pentagono non sapevano nulla d’un aereo in arrivo prima delle 9:32, 9:34, o 9:36, ed in tutti i casi soltanto alcuni minuti prima che l'edificio venisse colpito (223).

 

87. L’accettazione di due versioni contraddittorie sull'oggetto che colpì il Pentagono: una che riferisce una manovra a spirale a 330 gradi verso il basso (una "picchiata ad alta velocità") ed un'altra nella quale non si fa menzione di questa manovra (222-23).

 

88. L’affermazione che gli aerei di caccia di Langley, che ricevettero l’ordine di decollare rapidamente per proteggere Washington contro i l "volo fantasma AA11" non erano da nessuna parte nei pressi! di Wash ington poichè furono inviati verso l’oceano per errore (223-24).

 

89. L’omissione di tutte le prove che suggeriscono che ciò che colpì il Pentagono non è stato il volo AA77 (224-25).

 

90. L’affermazione che i militari non furono informati dalla FAA del dirottamento del volo UA93 prima dello schianto (227-29, 232, 253).

 

91. La doppia dichiarazione che la NMCC non ha controllato la conferenza iniziata dalla FAA e dunque fu incapace di collegare la FAA alla teleconferenza iniziata dalla NMCC (230-31).

 

92. L’omissione del fatto che i servizi segreti sono capaci di sapere tutto ciò che sa la FAA (233).

 

93. L’omissione di qualsiasi indagine sulle ragioni per le quali la NMCC lanciò la sua teleconferenza, se, come Laura Brown della FAA ha detto, ciò non è previsto nel protocollo standard (234).

 

94. L’omissione di qualsiasi indagine sulle ragioni per le quali il generale Montague Winfield fu non soltanto sostituito da un "blu" (un esordie nte), il capitano Leidig, come direttore delle operazioni del NMCC ma ancora costui è rimasto all'ordine quando fu chiaro che il Pentagono era davanti ad una crisi senza precedenti (235-36).

 

95. L’affermazione che la FAA notificò (in modo erroneo) i servizi segreti tra le 10:10 e 10:15 che il volo UA93 era ancora nel cielo e si dirigeva verso Washington (237).

 

96. L’affermazione che il vicepresidente Cheney non diede l’autorizzazione all'abbattimento se non dopo le 10:10 (molti minuti dopo che il volo UA93 si era schiantato) e che quest'autorizzazione non fu trasmessa prima delle 10:31 (237-41).

 

97. L’omissione di tutte le prove che segnalano che il volo UA93 fu abbattuto da un aereo militare (238-39, 252-53).

 

98. L’affermazione che Richard Clarke non ricevette la domanda d’autorizzazione al fuoco prima delle 10:25 (240).

 

99. L’omissione della testimonianza stessa di Clarke, che afferma che ricevette la domanda d’autorizzazione al fuoc o verso le 9:50 (240).

 

100. L’affermazione che Chene! y non gu adagnò il sotterraneo del CPOU (Centro Presidenziale Operativo d’Urgenza) prima delle 9:58 (241-44).

 

101. L’omissione di testimonianze multiple, tra cui quella di Norman Mineta (il ministro dei trasporti) alla Commissione stessa, che (il vicepresidente) Cheney si trovava nel CPOU prima delle 9:20 (241-44).

 

102. L’affermazione che l’autorizzazione ad abbattere un aereo civile doveva essere data dal Presidente (245).

 

103. L’omissione di relazioni secondo cui il Colonnello Marr diede l’ordine d’abbattere il volo UA93 e che il generale Winfield segnalò che lui e gli altri (ufficiali) alla NMCC s’aspettavano che un caccia raggiungesse il volo UA93 (252).

 

104. L’omissione di relazioni che indicano che vi erano due aerei caccia nel cielo ad alcuni chilometri da New York e tre soltanto a 320 chilometri di Washington (251).

 

105. L’omissione del fatto che esistevano almeno sei basi militari con caccia in stato d’allerta nella regione del nord-est degli Stati Uniti (257-5.

 

106. L’approvazione dell’affermazione del generale Myers che il NORAD aveva definito la sua missione in termini di difesa soltanto contro minacce dirette (verso gli Stati Uniti) dall'estero (258-62).

 

107. L’approvazione dell’affermazione del generale Myers che il NORAD non aveva previsto la possibilità che terroristi avrebbero potuto utilizzare aerei di linea deviati come missili (262-63).

 

108. Non aver messo in prospettiva il significato del fatto, presentato nella relazione stessa, o citato da altri fatti che provano che il NORAD aveva effettivamente previsto la minaccia posta da aerei di linea deviati d’essere utilizzati come missili (264- 67).

 

109. Non aver sondato le implicazioni della questione intesa ad accertare come le esercitazioni militari ("war games") programmate quel giorno poterono influire sul l’assenza di militari da intercettare gli aerei di linea dev! iati (26 8-69).

 

110. La mancata discussione sulla pertinenza possibile dell’Operazione Northwoods con gli attacchi dell'11 settembre (269-71).

 

111. L’affermazione (presentata per spiegare perché i soldati non ebbero l’informazione sugli aerei deviati tempestivamente per intercettarli) che il personale della FAA inspiegabilmente fallì a seguire le procedure standard circa 16 volte (155-56, 157, 179, 180, 181, 190, 191, 193, 194, 200, 202-03, 227, 237, 272-75).

 

112. La non citazione del fatto che l’indipendenza proclamata della Commissione di Indagine fu inevitabilmente compromessa dal fatto che Philip Zelikow, il suo direttore esecutivo, era praticamente un membro dell’Amministrazione Bush (7-9, 11-12, 282-84). (ndt: uno stretto collaboratore di Condoleeza Rice)

 

113. L’omissione del fatto che la Casa Bianca cercò di impedire la creazione della Commissione ufficiale d’Inchiesta sugli attacchi terroristici dell'11 settembre, quindi mise numerosi ostacoli s ulla sua strada, come il fatto di concedergli un bilancio estremamente ristretto (283-85). (ndt: stimato circa a 15 milioni di dollari, quando il film "UA 93" di Paul Greengrass ne è costati 18, e "World Trade center" di Oliver Stone 4 VOLTE TANTO ossia 60 milioni di dollari; per quanto riguarda il primo punto, è stato necessario attendere 441 giorni perché questa Commissione fosse creata e Bush propose soltanto Kissinger come presidente... prima di ritirarsi sotto le critiche virulente dell’opinione pubblica)

 

114. La non citazione del fatto che il Presidente della Commissione, la maggior parte degli altri membri, e circa la metà del personale aveva seri conflitti d’interesse (285-90, 292-95).

 

115. La mancanza della Commissione, che si vantava che la presentazione della sua relazione finale fosse stata fatta "senza dissenso", di citare che ciò non era possibile poichè Max Cleland, il membro più critico verso la Casa Bianca che affermò che non sarebbe stato "u n complice del trattamento parziale delle informazioni" dove! tte dime ttersi per accettare un posto alla banca Export-Import, e che la Casa Bianca trasmise la sua nomina dopo che era diventato molto diretto nelle sue critiche (290-291).

 

Terminerò precisando che ho concluso il mio studio di ciò che sono giunto a chiamare "la relazione di Kean-Zelikow" scrivendo questo: In conclusione, la relazione della Commissione d’inchiesta sull'11 settembre, lungi da cacciare i miei sospetti su una complicità ufficiale non servì che a confermarli. Perché i responsabili incaricati della redazione di questa relazione finale s’impegnano in tale impresa di frode, se non per tentare di coprire crimini molto grandi? (291).

 

Articolo originale (francese) su voltairenet

Tradotto da Marco M (www.pressante.com)

 

 

11 SETTEMBRE. C'E' UN'ALTRA VERITA'!

Chi controlla il petrolio (e il gas), domina il Mondo. Le riserve di oro nero (e gas) più grandi e pregiate sono quelle del Mar Caspio. Gli indicatori dello sviluppo capitalistico, ci dicono che l’avvenire del Mondo è l’Asia: chi controlla dunque il petrolio e il gas caucasici e, soprattutto, con l’area turanica, i “corridoi” attraverso cui verranno canalizzati, avrà in pugno l’Asia per un secolo, e con l’Asia il Mondo intero. Gli USA stanno provando a fare quello che non riuscì a Hitler a causa della sconfitta di Stalingrado: era proprio a quel petrolio che puntava dritto il Terzo Reich. Ed è a quel petrolio che punta il “Reich” amerikano, per le medesime ragioni. Non ci sarebbe nulla da aggiungere. L’11 settembre, che ha solo accelerato alcuni avvenimenti già in atto (recessione inclusa), è solo un episodio della lunga “guerra petrolifera” per il dominio sul Mondo e presenta molte caratteristiche dell’inside job, cioè del “lavoro preparato dall’interno”, dall’interno dei palazzi del potere americani, ai livelli di intelligence più alti: che poi siano state mosse sulla scacchiera alcune pedine terroristiche “arabe” -ammesso che sia vero- è un fatto secondario e per niente nuovo. Comunque i video mostrati dalla...CIA sono tutti falsi e l’unica dichiarazione autentica dell’ex socio della famiglia Bush, Bin Laden, è quella diffusa da al Jazirah e nella quale Bin Laden dice con chiarezza, e con la sua voce, che azioni come quella dell’11 settembre non sono nè possono essere cosa sua... Comunque non ci importa più di tanto: reazionario è Bush, reazionario è Bin Laden: quello che ci interessa è non farci prendere per il culo dalla CIA. Tutto qui.

Ecco la realtà di alcuni fatti, antecedenti, accaduti nel mese di luglio 2001:

1- gli Usa informavano il Pakistan che a ottobre sarebbe partita una operazione militare contro l’Afghanistan.

2-negli stessi giorni il segretario di stato Powell era in missione negli stan dell’Asia centrale e tutti confermano che si discuteva di petrolio, gas, basi militari e, supponiamo, bustarelle visto che le Repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, nella geopolitica USA, come confermava di recente il segretario per l’energia del presidente Clinton, vanno considerate: “una questione di sicurezza energetica interna”. Interna, cioè degli Stati Uniti d’America.

3-un alto funzionario della Cia incontra, ma guarda un po, Bin Laden in persona presso una clinica americana del Golfo, dove il “nemico inafferrabile” è in cura per i suoi noti malanni. Lo scrive il francese Le Figaro: nessuno ha la faccia di smentire.

4- la “grande alleanza” imperialista americana, nell’estate 2001, sta coinvolgendo quasi tutti i paesi arabi, incluso il Sudan e che, particolare da tenere a mente, gli Usa hanno sostenuto l’ingresso della Siria nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. I pilastri politici di questa “alleanza a tempo” sono riassumibili nel sostegno alla liquidazione dei taleban e, almeno ufficialmente, di al Qaida in cambio del ridimensionamento di Israele con riconoscimento pieno del diritto all’indipendenza per il Popolo palestinese.

Cosa sta accadendo nell’ambito del conflitto Palestina/Israele tra agosto e i primi dieci giorni di settembre? Alla Conferenza mondiale di Durban contro il razzismo si assiste a una disfatta per lo stato razzista di Israele, che ne esce isolato, malgrado le capriole dialettiche dell’ultimo minuto, mentre, finalmente, un Tribunale europeo aveva incriminato Sharon come mandante della strage di Sabra e Chatila, nella quale, ventanni fa, vennero trucidati circa duemila palestinesi di tutte le età. Insomma, la belva Sharon, colui che oggi tiene Arafat fisicamente sequestrato e un popolo intero fisicamente schiacciato nei suoi diritti più elementari, ai primi di settembre 2001, aveva le ore contate.

Ed eccoci alla data fatidica. Mese di settembre, giorno undici. Mese 9, giorno 11. 911: il numero telefonico delle emergenze a New York. Cosa accade in realtà? Dalle 10 di mattina fino alle 8 di sera -in pieno ”attacco”- l’ipotesi “terrorismo arabo”, nell’entourage presidenziale, non era tenuta in alcuna seria considerazione -ed è stata “suggerita dai fatti” (e forse dai mandanti) dopo, per occultare una “cosa” molto più grave, che viene tenuta tuttora “coperta”, e a chi scalpita fanno andare di traverso una “patatina” magari accompagnata da un bel cazzotto in faccia fosse pure il presidente degli Stati Uniti. L’11 settembre è accaduto un mezzo colpo di stato messo in atto, diciamo pure, da una Setta così potente da riuscire:

1- a far crollare il simbolo del capitalismo americano (schiantandoci sopra due aerei di linea*, ma forse anche col “minaggio scientifico” degli edifici: le torri sono esplose dall’interno...ma provvedendo nel frattempo a tutelare gli interessi “ebraici”: con assicurazioni preventive da capogiro, avvertendo in anticipo “migliaia di ebrei che lavorano nelle Torri” ecc.) ;

2-a disattivare, roba da non crederci, i sistemi difensivi dello stesso Pentagono, “il luogo più protetto del Mondo”, la centrale militar-spionistica della potenza americana, prima di farci precipitare sopra un altro aereo di linea...già in volo “dirottato” da un’ora e passa...

3-ad entrare in possesso dei piani di volo dell’Air One, l’aereo presidenziale (no, non è cosa di talebani!).

Perchè? forse per spingere gli USA verso uno “scontro di civiltà”, di certo per ricordare alla cosca al potere che non può fare quello che gli pare... In un certo senso l’11 settembre è un attacco portato dall’interno -e col “consenso sionista”- per “richiamare all’ordine” la specifica cosca militar-petrolifera della borghesia amerikana che, nel modo in cui sappiamo, ha vinto le elezioni presidenziali, ma soprattutto per imporre un “giro di vite” all’intera società americana. Se due indizi fanno ancora una prova, tra chi ha colpito l’11 settembre ci deve essere anche chi sta ora tentando la soluzione finale contro i palestinesi e l’allargamento delle sue alleanze, dalla Turchia fino all’India: la belva sionista.

Marzo 2002. R.J.

*Secondo fonti serissime (iraniane) a pilotare gli aerei dell’11 settembre erano espertissimi piloti americani “mentalmente riprogrammati”: ci sono anche i nomi. Questo spiegherebbe, tra l’altro, il mistero delle scatole nere -tutte distrutte? e ci dobbiamo pure credere?- ma anche perchè NESSUNO dei passeggeri (che pure hanno telefonato a casa dagli aerei!) abbia parlato di arabi: cosiccome, nella realtà, non ne figurano nelle liste di imbarco... La CIA ha dovuto inventare tutta la nota commedia per coprire almeno in parte il suo fallimento? In fondo, dopo dieci anni di film holliwoodiani contro gli arabi, era la cosa più semplice da fare.

da Terra e LiberAzione, primavera 2002.

 

Una ricostruzione dei fatti

di Fulvio Grimaldi

Fu Walid Jumblatt, uno dei più esperti politici del Medio Oriente, profondo conoscitore dell’Occidente e degli USA, leader del Partito Socialista Libanese, più volte ministro, a sparare senza esitazione l’indicibile: “Se lo sono fatti loro”. Me lo dichiarò a Beirut il giorno dopo l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, sebbene a un mondo sconvolto dall’orrore e dalla pietà i dirigenti statunitensi avessero immediatamente e senza il minimo dubbio indicato una pista, Al Qaida, di cui fin lì nessun aveva sentito parlare. E il mondo bevve. Ogni interpretazione alternativa appariva irrealistica, peggio, impensabile. Fuorché nel mondo arabo e, più in generale, nel cosiddetto Terzo Mondo, quello delle brutalità coloniali, delle cento guerre per procura o dirette sofferte dagli USA dal 1945, dei colpi di stato, delle provocazioni sanguinarie, delle operazioni coperte della CIA. Da Baghdad a Buenos Aires, da Teheran a Caracas, da Gerusalemme a Mogadiscio, dal Cile a Cuba sentii rieccheggiare le parole e la convinzione del leader druso libanese: ognuno, da quelle parti, aveva ben presente il ricordo di capacità terroristiche quali Sabra e Shatila, lo stadio di Santiago, il Piano Northwood (vedi dopo), Pearl Harbour, il Golfo del Tonchino. Da noi, qualche pensiero, inaudito, da esprimere se non nella cerchia più intima, si insinuò nelle riflessioni di coloro che avevano memoria di Piazza Fontana, di Brescia, dell’Italicus, delle stragi mafiose del ’93, di Ustica, di Bologna e che avevano metabolizzato il termine “terrorismo di Stato”. Pensieri subito sepolti, magari a covare sotto la cenere, obliterati dal rullo compressore della “guerra al terrorismo”, dell’”integralismo islamico”, della difesa dell’Occidente, dei diritti umani, della democrazia, di tutto il ciarpame razzista che ci viene inflitto nel nome della “superiore civiltà”. E mentre l’imprendibile Osama e l’indefinibile Al Qaida imperversavano nei titoloni di giornali rimpinzati di velinari e agenti, nelle segnalazioni delle questure, nei terrorismi allarmistici degli Scajloa, Martino, Pisanu, pappagallini sul trespolo dei Rumsfeld, Cheney, Rice, Powell, nei mandati di cattura di immigrati immancabilmente “cellule” di Al Qaida, ma poi sistematicamente rimessi in libertà perché semplici venditori di tappeti; e ogni paese significativo veniva bombardato a tappeto da minacce terroristiche a ponti, grattacieli, bocciodromi, stadi, metropolitane, mamme e bimbi, l’umanità si giocò un paio di “stati canaglia” e un’altra fetta di popolazione palestinese. E a parte il rifiuto della guerra come tale, da parte di qualcuno pure dell’imperialismo senza se e senza ma, attenuati però dal disgusto, coltivato da un meccanismo di diffamazione senza precedenti, per le “belve sanguinarie” che infestavano il mondo, da Belgrado a Baghdad, da Kabul a Teheran, da Pyongyang all’Avana, pacificamente e passivamente passò la falsa dicotomia “guerra e terrorismo” E dunque il corollario ineluttabile della “guerra al terrorismo” portato in vetta a tanti cortei per la pace e al centro di tanti articoli, ad avvallo di un equivoco grande come il pianeta.

 

La controinformazione USA mina il gigante d’argilla

Dappertutto, ma non negli Stati Uniti. Nella “pancia del mostro”, organizzazioni antimperialiste, protagonisti dell’antagonismo sociale e pacifista, gruppi di ricerca, studiosi della levatura di un Chomsky o di un Chossudovsky, quest’ultimo con il suo gruppo di superesperti di “operazioni sporche” Global Research, giornalisti investigativi, dettero vita a una formidabile campagna di informazione non subalterna all’immane apparato di propaganda messo in piedi dalla lobby neoconservatrice al potere. Produssero documenti, dossier, libri di denuncia delle infinite contraddizioni, bugie, depistaggi messi in opera dal governo, tutti basati su documenti ufficiali e su dati incontrovertibili che minarono alla base il teorema dell’attacco terroristico esterno, ma infelicemente e colpevolmente, non trovarono che scarsissima e timida eco nei mezzi d’informazione europei, in particolare italiani. Materiale sconvolgente, ma ripreso in termini minimalistici e con un ampio alzare di spallucce.

Il dilagare, quanto meno negli USA e in ambienti minoritari di altri paesi, di questa informazione di contrasto e disvelamento, impose ai dirigenti statunitensi, dopo lunghe esitazioni, una contromossa, esplicitatasi ora, a poche settimane dal secondo anniversario degli attentati, nel rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta, quella che in un primo momento Bush aveva inteso affidare al famiglio Henry Kissinger, candidatura subito sepolta dall’irrisione universale e, soprattutto, dall’indignazione dei congiunti delle 2800 vittime. Furono le incessanti denunce di costoro a imporre alla fine una commissione cosiddetta “indipendente”, ma che Bush seppe comunque infarcire di commissari di sicuro affidamento. Il risultato furono 858 pagine di sostanziale conferma della versione ufficiale – complotto islamico e dirottatori arabi di Al Qaida teleguidati da Osama in una grotta dell’Afghanistan – con qualche riserva, pronunciata in particolare in un protocollo aggiuntivo, firmato da deputati democratici, circa il boicottaggio dell’amministrazione, inesorabilmente impegnata a negare collaborazione e accesso a documenti dell’Intelligence, in particolare ai vitali rapporti quotidiani forniti al presidente. Più le ormai note contestazioni circa i numerosissimi avvertimenti che servizi di tutto il mondo, compresi CIA e FBI, autorevoli inchieste giornalistiche, come una, sconvolgente, della BBC, avevano fatto pervenire alla Casa bianca circa addirittura piani in fieri di attacchi alle Torri Gemelle con aerei di linea, tutti ignorati e archiviati dal governo. Capri espiatori alcuni dirigenti di questi servizi, subito perdonati e confermati nel ruolo, come ben ironizzato da Alessandro Ribecchi sul Manifesto:”La CIA non lo disse all’FBI, l’FBI non lo disse alla CIA. Nessuno dei due lo disse alla NSA (National Security Agency) e la NSA non disse nulla a nessuno”. E soprattutto Echelon, che intercetta e analizza tutte le comunicazioni di tutto il mondo, nulla riferiva su battaglioni di “terroristi” che, individuati e seguiti, circolavano e operavano tranquillamente negli USA, in tranquilla tolleranza dell’Intelligence. E cosi’, in quelle quasi 900 pagine, un silenzio tombale copre gli annosi rapporti, strettissimi e assai redditizi, tra famiglia Bin Laden e famiglia Bush, sui soggiorni americani dei presunti kamikaze, sulla colossale defaillance della difesa antiaerea del militarmente più agguerrito e tecnologicamente più avanzato paese del mondo, sull’insider trading, operato da chi sapeva, sui titoli in borsa da vendere o comprare alla vigilia dello sconvolgimento determinato dagli attentati (assicurazioni, linee aeree), sulle gigantesche incongruenze della versione sui voli dirottati e sul crollo di torri e Pentagono.

 

Cent’anni di “torri gemelle”

All’attualità si aggiunge la storia. Una storia che sanziona gli USA come lo Stato - nell’ultimo secolo inseguito con accanimento da Israele - più terrorista del mondo, quanto meno a partire dalla fine del XIX secolo. Basta un elenco limitato degli episodi confermati dagli stessi documenti ufficiali oggi declassificati e reperibili nei National Security Archives di Washington. 1898, tempo per la cacciata dell’ultimo paese europeo dalle sue colonie nello spazio Latinoamerica-Pacifico, guerra ispano-americana scatenata dall’esplosione della corazzata “Maine” nel Golfo dell’Avana, con centinaia di marinai nordamericani a bordo, attribuita agli spagnoli, ma provocata dai servizi USA per mobilitare l’opinione pubblica statunitense in favore della guerra. Cacciata degli spagnoli da Cuba, Portorico, Filippine, colonizzati da Washington al costo di 250.000 e passa vittime nei paesi aggrediti e di alcune migliaia di soldati statunitensi caduti. 1915: la nave-ospedale Lusitania viene affondata al largo delle coste americane, muoiono feriti, sanitari, equipaggio, colpa attribuita agli U-Boot tedeschi che, però, si dimostrò non avevano l’autonomia per arrivare fin lì, dichiarazione di guerra agli imperi centrali. 1941, 9 dicembre, attacco giapponese alla flotta USA del Pacifico, attacco più volte segnalato da agenti statunitensi a Tokio, segnali ignorati, compreso quello che alle 9 del mattino del 9 dicembre giunse nelle mani del generale Marshall (quello del Piano famoso, i cui doni furono elargiti agli europei dai partiti affiliati ai “liberatori”, onde imporre un dominio perenne, a partire dalle elezioni del 1948 in Italia). L’attacco era annunciato per le ore 13 e fino a quell’ora il ministro della Difesa si tenne il dispaccio in tasca. Finirono ai pesci 2800 marinai, tanti quanti furono le vittime dell11/9…Ma si poterono giustificare la guerra al Giappone, le zampe sull’Asia. 1962 (Robert Stinnett, “Il giorno dell’inganno”, Il Saggiatore): fallita l’invasione della Baia dei Porci, occorre una rivalsa. Il Pentagono approva il Piano Northwood (National Security Archives) redatto dai capi di stato maggiore riuniti. Prevede il bombardamento della base di Guantanamo da parte di statunitensi travestiti da cubani, l’affondamento di navi di esuli cubani in navigazione tra Cuba e la Florida, una serie di attentati dinamitardi in tutti gli States con stragi di vittime e, ciliegina sulla torta, l’abbattimento di un charter USA carico di centinaia di studenti nordamericani in volo di vacanze-studio verso il Cerntroamerica, nello spazio aereo di Cuba, ad opera di un Mig cubano che non sarebbe stato un Mig cubano, ma un caccia USA ridipinto. Kennedy, ansioso di evitare un confronto nucleare con l’URSS, rinvia il piano. Mesi dopo viene assassinato, con ogni probabilità dalla mafia cubana di Miami. 1964, Golfo del Tonchino: la flotta USA finge un totalmente inesistente attacco nordvietnamita e ne trae il pretesto per radere al suolo il Vietnam del Nord e lanciare una guerra, chimica, che costerà la vita a 3 milioni di vietnamiti e a 50.000 GI’s. 1993 e 1995, Sarajevo: gli ascari musulmani degli USA, sotto Izetbegovic, fanno saltare per aria due volte una fila di donne e bambini al mercato, colpa attribuita ai serbi (ancora oggi dal “convertito” Adriano Sofri), bombardamenti Nato. Inchieste ONU e giornalistiche provano la responsabilità del presidente bosniaco.

 

1999, gennaio, Racak, Kosovo: i tagliagole UCK addestrati dagli emissari USA di Al Qaida, allestiscono la messa in scena di 45 corpi di “civili” uccisi a freddo e mutilati “dai serbi”, l’inchiesta dimostra la falsità dell’assunto, ma l’opinione pubblica mondiale è pronta a sostenere l’aggressione e lo squartamento della Jugoslavia.

 

Dai nazisti ai Bush, dai Bush ai Bin Laden

Una campagna di terrore e genocidi che costa la vita a centinaia di milioni di persone, la sovranità e libertà a decine di paesi e che raggiungerà l’acme con l’ultimo rampollo della dinastia Bush. Quel Bush minore che ha per nonno un signore istruito da modelli di prima qualità: Prescott Bush, socio del magnate dell’acciaio nazista Von Thyssen, autore e profittatore per miliardi di marchi del riarmo di Hitler. Avevano in comune una banca con filiali ad Amsterdam e New York (Union Banking Corporation), nelle quali il fornitore delle guerre naziste riversava i suoi utili, poi trasferiti al crollo del nazismo negli Stati Uniti a perpetua fortuna dei Bush. Lo stesso Prescott possedeva poi una compagnia di navigazione grazie alla quale scienziati tedeschi, soprattutto genetisti, poterono rifugiarsi negli USA e da lì curarne il riarmo biologico. Continuità associativa col presunto nemico che arriva alle sbalorditive partnership della famiglia del presidente con la famiglia Bin Laden, soci nella società petrolifera “Arbusto”; nella Banca BCCI (governata dal comune banchiere Khaled Bin Mafouz), condannata come principale riciclatrice di narcodollari e strumento per il finanziamento dei contras in Nicaragua, grazie alle armi vendute da Israele e dagli USA all’Iran nel corso della guerra Iraq-Iran; nel gruppo Carlyle, la più grande multinazionale di armamenti, fornitrice delle FFAA nordamericane e con un’associata, Bioport, che, unica produttrice negli USA del vaccino anti-antrace, ha intossicato centinaia di migliaia di soldati statunitensi traendone superprofitti. Superprofitti poi esaltati dal panico antrace (5 morti e decine di destinatari di lettere all’antrace, quasi tutti democratici da persuadere alla guerra infinita) che ha promosso l’acquisto di milioni di dosi di vaccino. Non solo petrolio, dunque. Noam Chomsky: “La più rilevante forma di terrorismo è, di gran lunga, il terrorismo di Stato, cioè terrorizzare complessivamente la popolazione tramite azioni sistematiche eseguite dalle forze dello Stato stesso. Questo tipo di terrorismo costituisce parte essenziale di un progetto sociopolitico imposto dal governo, finalizzato a soddisfare le prerogative dei privilegiati”.

Quanto a partnership tra dirigenti USA e Al Qaida, all’origine di quel “Reichstag americano” (i nazisti bruciano il parlamento e danno la colpa ai comunisti, ne segue la liquidazione di ogni opposizione) che per molti sono gli attentati dell’11/9, utilizzati come lasciapassare per guerre finalizzate all’eliminazione di avversari potenziali (Europa, Cina, Russia, India) e al dominio imperiale sul mondo, nonché alla riduzione a stati di polizia delle democrazie occidentali sotto perenne minaccia dell’insubordinazione delle proprie classi lavoratrici, gli elementi di prova sono innumerevoli e incontrovertibili. Per quanto rapidamente accantonata dai media ufficiali, resta in molti la memoria della creazione, ad opera della CIA, di Al Qaida, punta di diamante di un estremismo fondamentalista che ovunque è stato istigato dagli USA (fino al recente episodio, denunciato dai responsabili della sicurezza palestinese e da collaborazionisti confessi, di Israele che ha tentato di allestire un gruppo Al Qaida nei territori occupati e allo sforzo, finora vano, di attivare elementi Al Qaida in Iraq per convertire in terrorismo quella che è una grandiosa resistenza di popolo). I testi delle madrassa islamiche (scuole coraniche) in Afghanistan e Pakistan, zeppi di incitamenti alla guerra santa e al terrorismo bombarolo, furono redatti e stampati negli USA e distribuiti a cura della CIA e del servizio pakistano fratello, ISI (Interservices Intelligence), per alimentare quel fanatismo che avrebbe poi portato carne da cannone ad Al Qaida, prima per la guerriglia contro l’Armata Rossa, giunta negli anni ’80 in Afghanistan a sostegno del governo progressista dei comunisti, poi per l’addestramento e il sostegno ai secessionisti bosniaci e kosovari (guidati direttamente da Osama agli ordini degli USA) e, infine, ai vari focolai della sovversione terroristica in Indonesia, Filippine, Kashmir, Algeria. Ogni tentativo delle agenzie di sicurezza USA di intervenire sui patrimoni e canali di finanziamento dei Bin Laden dopo l’11 settembre viene bloccato da Bush. Osama stesso è visitato in una clinica di Dubai, nel luglio precedente gli attentati, dal caposervizio CIA della regione. La sua estradizione, offerta nel 1997 dal Sudan, viene respinta da Washington, che chiede di spedirlo… in Afghanistan.

 

Occorre un “trauma di massa”

La necessità di disporre di uno strumento di provocazione – che ovviamente sarebbe surrealistico pensare possa sfuggire a tutti i 12 servizi di spionaggio degli USA, compreso Echelon, e rivoltarsi contro i propri padrini e foraggiatori, uscendo dalle caverne afgane per sbattere 4 aerei contro i più difesi obiettivi dello Stato nordamericano – è stata del resto teorizzata ampiamente dai padri del Programma per il nuovo secolo americano (PNAC), che dagli anni di Reagan riunisce un think tank di estremisti evangelici in stretto rapporto con gli integralisti del sionismo israeliano, oggi al comando della nave d’assalto statunitense (Perle, Wolfowitz, Cheney, Rumsfeld, Rice, Ledeen, Brzezinski, Abrams, in buona parte anche alla vetta dell’JINSA, Istituto Ebraico per gli Affari della Sicurezza Nazionale). Brzezinski inneggia agli Stati Uniti impero mondiale e, per neutralizzare la minaccia a questa ascesa costituita ”dall’atteggiamento molto più che ambivalente della cittadinanza statunitense riguardo alla proiezione esterna del potere degli Stati Uniti”, raccomanda un “trauma collettivo”. Per Brzezinski, maestro del neofascista Ledeen, ammiratore ed emulo di Mussolini, coloro che prediligono le libertà individuali e la sovranità della propria nazione rappresentano “le forze del disordine globale” che devono essere sconfitte. Quindi “l’opinione pubblica deve essere manipolata, ricordandosi che l’opinione pubblica ha appoggiato l’impegno degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale in gran parte a causa dell’effetto sconvolgente dell’attacco giapponese a Pearl Harbour”. Aggiunge, a scopo di chiarezza: “Il consenso di massa potrebbe essere agevolato da un trauma di massa”, suscitato da “una minaccia esterna davvero rilevante”.

 

Il “fallimento” dei più potenti servizi del mondo

Il trauma di massa più efficace in questo senso dei nostri tempi è stato indubbiamente l’attacco dell’11/9. Gli Stati Uniti dispongono della Central Intelligence Agency, del Federal Bureau of Investigation, della National Security Agency, del National Reconnaissance Office, del Secret Service e di una schiera di altre agenzie d’ intelligence e per la sicurezza. Queste agenzie utilizzano Echelon, che controlla la maggior parte delle comunicazioni elettroniche mondiali, Carnivore, che intercetta la posta elettronica, Tempest, una tecnologia in grado di leggere lo schermo di un computer alla distanza di vari isolati, i satelliti Keyhole, che hanno una risoluzione di 4 pollici, più altre tecnologie di spionaggio delle quali in parte non sappiamo nulla. In più sono alla loro totale dipendenza i servizi segreti della maggior parte dei paesi alleati o vassalli e, con buona pace di Rossana Rossanda e di tutti i fautori dell’autenticità integrale delle Brigate Rosse, i servizi USA e israeliani hanno dimostrato di saper infiltrare direttamente o con servizi alleati le formazioni antagoniste di molti paesi. Nel 2001 gli Stati Uniti hanno speso 30 miliardi di dollari per la raccolta di informazioni di intelligence e altri 12 miliardi per l’antiterrorismo. Con tutto ciò dovremmo credere che il governo non abbia avuto il minimo sentore di terroristi che stavano progettando di attaccare gli Stati uniti dirottando aerei e schiantandoli sugli obiettivi più importanti del paese. Sappiamo ora che ne hanno avuto sentore e che non hanno mosso un dito. O ne sono stati i burattinai?

E’ stato Giulietto Chiesa a riassumere i termini del primo, in ordine di tempo (dopo gli avvertimenti ignorati), episodio che dimostra una consapevolezza e, dunque una connivenza, per quanto si è abbattuto su New York e Washington tra i più alti livelli dell’establishment statunitense: l’insider trading alla borsa di New York sui titoli che avrebbero subito fortissimi ribassi o rialzi in seguito agli attentati.

 

Giocando in borsa su 2800 vittime

Qualcuno fece montagne di dollari scommettendo in anticipo sul crollo delle azioni delle due compagnie aeree – American Airlines e United Airlines – che sarebbero state coinvolte nell’attacco dell’11/9. Furono oggetto di queste attività speculative anche la Morgan Stanely Dean Witteer & Co, che occupava 22 piani del WTC, e la Merrill Lynch & Co, che aveva i suoi uffici nelle immediate vicinanze. Dalle operazioni furono colpite anche Axa Reinsurance (che possiede il 25% di American Airlines), Marsh & McLennan, Munich Reinsurance, Swiss Reinsurance e Citigroup. Tutta questa attività si svolse tra il 6 e il 10 settembre 2001. Chi la gestì? Non arabi, né musulmani, bensì bianchi, cristiani, cittadini statunitensi, in particolare, secondo un’indagine FBI subito insabbiata, alti dirigenti di un’importante banca americana, la Bankers Trust (BT) che piazzarono un grosso pacchetto di put options (contratti futures che consentono all’acquirente di guadagnare se le azioni stanno per crollare) e call options (azioni che si acquistano in previsione di forti rialzi). Sorpresa: la BT acquistò nel 1997 la A.B.Brown, una banca minore presieduta da A. Buzzy Krongard, che divenne dunque vicepresidente della BT. Subito dopo, nel 1998, Krongard entrò nella CIA, della quale è oggi numero tre, direttore operativo. Chi lo promosse? George-il minore-Bush e proprio nel marzo del fatale 2001. Senza contare che la BT-AB Brown è stata denunciata in Senato come una delle maggiori banche implicate nel riciclaggio del denaro sporco. Torna il fantasma della BCCI. E si afferma oltre ogni dubbio la preconoscenza di un altissimo dirigente CIA, se non del suo sponsor, di quello che sarebbe successo. Niente di strano per un presidente che, dopo aver polverizzato l’Afghanistan con la scusa dell’11/9, ha governato con i suoi proconsoli il ritorno delle coltivazioni di oppio in quel paese, estirpate dai Taleban, con subito un raccolto record di 2800 tonnellate nel 2002. Da quest’oppio arriva l’85% dell’eroina consumata in Europa, nonché un utile di 500 miliardi di dollari che entrano nel circuito finanziario ufficiale, soprattutto degli USA, e sono indiziati di sostenere la campagna elettorale di chi le elezioni peraltro non le vince, ma arriva alla presidenza grazie al conteggio della Corte Suprema, Corte nominata dal papà. Ma anche il fratello Jeb Bush, governatore della Florida, si è dato da fare, cancellando abusivamente 90.000 elettori dalle liste elettorali della Florida, elettori perlopiù neri e perciò in maggioranza favorevoli al partito democratico. Oggi 15 miliardi di dollari ottenuti tramite l’insider trading pre-attentati attendono ancora di essere ritirati. Chi li ha vinti aspetta tempi più tranquilli.

 

Aerei fantasma al Pentagono e piloti elettronici contro le torri

Gli interrogativi più drammatici, però, riguardano quello che è successo al Pentagono e alle Torri Gemelle e, soprattutto, quello che non è successo. I dirottatori, secondo quanto dichiarato per certo dagli investigatori – che in un battibaleno ne hanno comunicato nomi e nazionalità per quanto nè tali nomi, né corrispettivi falsi apparissero nelle liste dei passeggeri imbarcati – avevano frequentato scuole di pilotaggio per piccoli apparecchi turistici monomotore, tipo Chessna. Quanto agli enormi aerei di linea Boeing 747 e 757 che si sono schiantati, tutti i comandanti di aviazione civile più esperti (compresi quelli italiani, in una trascurata trasmissione di Corrado Augias) hanno negato categoricamente che avrebbero mai potuto essere pilotati da persone con simile primitiva preparazione, perlopiù con manovre umanamente quasi irrealizzabili, come quelle del sorvolo delle Torri, la virata di 360 gradi, la discesa a bassissima quota in pochi secondi e il centro, in virata, su edifici equivalenti per tali proiettili a un fiammifero. L’aeronautica USA ha la capacità di sequestrare in aria grandi velivoli di linea e di guidarli con comando a distanza, annullando i comandi dei piloti. Esperimenti in questo senso con Boeing e Global Hawk della Northrop Grumman (simile al Boeing 737), fatti decollare, volare e atterrare elettronicamente tra Edwards in California e Edimburgh in Australia, sono stati coronati da successo. Del resto si tratta di una tecnologia ampiamente impiegata con i Predator, aerei senza pilota, in Afghanistan. Nel caso specifico, dirottatori a terra sono in grado di inviare all’aereo un segnale che si sostituisce al codice del transponder e di impostare al millimetro la nuova rotta, senza che i piloti a bordo possano fare alcunché. Inoltre la tecnologia “Home Run” si sovrappone alla trasmissione dei dati delle scatole nere, cancellandoli irreversibilmente dopo mezz’ora dall’uso. Quanto alle telefonate fatte dagli aerei a congiunti e addirittura politici, scoop mediatico di grande impatto emotivo, tutti i tecnici interpellati negano che si possano fare comunicazioni a terra con cellulari, alla velocità e all’altezza a cui volavano gli aerei

 

Come dimostrato con documenti esclusivamente ufficiali da Thierry Meyssan, giornalista investigativo francese, nel libro “L’incredibile menzogna” (Fandango Libri), nessun Boeing 757 può aver colpito il Pentagono. Tutte le fotografie e riprese scattate subito dopo l’impatto mostrano la totale assenza, fuori e dentro il Pentagono, del più piccolo rottame di un aereo con 39 metri apertura alare, 12 metri di altezza della carlinga, quattro grandi motori. Non vi sono tracce di carburante. L’apertura causata dall’impatto nei tre cerchi dell’edificio è larga tra i 5 e i 6 metri per una lunghezza di 100m: esattamente quella che verrebbe provocata da un missile Cruise. Solo due testimoni, entrambi dipendenti del Pentagono, affermano di aver visto avvicinarsi un Boeing, tutti gli altri parlano di oggetti metallici lucenti, simile a missili o a piccoli aerei. Del resto nessuno ha mai potuto conoscere quanto rivelato dalle scatole nere ricuperate da alcuni degli aerei dirottati, definite “inutilizzabili”. Nessun pilota al mondo crede possibile che un aereo di linea possa scendere in picchiata o a spirale da alcune migliaia di metri fino a rasentare il suolo, procedere tra alberi e case senza toccarli e poi colpire un edificio senza…lasciar tracce.

 

Nel corso dell’ora e mezza circa (dalle 8.48 del volo 11 sulla Torre Nord, alle 10.10 della caduta del volo 93 in Pennsylvania) che è durata l’impresa dei quattro aerei, l’intero apparato di difesa antiaerea statunitense è rimasto bloccato, inevitabilmente per un ordine arrivato dal comando supremo del NORAD (lo stato maggiore dell’aeronautica militare). E’ procedura standard dell’aeronautica USA e della Guardia Nazionale, collaudata in occasioni di centinaia di intrusioni involontarie, o di prova, di tenere pattuglie di caccia pronte al decollo nel giro di 2,30 minuti, capaci di raggiungere dalle loro basi ogni punto del cielo statunitense in 8 minuti. I quattro aerei dirottati hanno circolato fuori rotta, segnalati in tempo reale dai radaristi alle basi a terra per oltre 90 minuti e nemmeno dalla base Andrews, 50 km e un minuto di volo da Washington, si è alzato alcun velivolo per l’intercettazione. Né sono entrate in azioni le batterie di fuoco automatico poste attorno alla Casa Bianca, al Pentagono e al Centro Commerciale Mondiale. Queste ultime dovrebbero intervenire qualora un intruso si avvicinasse a 5km dalle Torri e avesse ignorato l’ordine di invertire la rotta comunicatogli a distanza di 12 km dalle Torri. Nessuna inchiesta hai mai voluto approfondire la ragioni di questo straordinario annullamento delle più elementari procedure di difesa.

 

L’autorità dell’aeronautica civile, Federal Aviation Administration, aveva allertato il comando della difesa aerea nazionale sull’avvicinamento del voloAmerican Airlines 77 a Washington (tutti gli aerei dirottati trasportavano passeggeri per meno del 25% della loro capacità e del numero imbarcato nei giorni precedenti). Mancavano dodici minuti all’impatto: nessuno trasmise l’allarme all’aeronautica militare o al Pentagono, l’edificio non fu evacuato, ma, grazie a un’acrobatica virata finale di 270 gradi, il presunto “Boeing” evitò il lato del Pentagono dove si trovano gli uffici del segretario alla Difesa e del capo di Stato Maggiore e colpì l’area piena di dipendenti civili. Sarebbero bastati meno di tre minuti per intervenire dalla base Andrews.

 

Bush nella scuola e nessun dirottatore sugli aerei

Il presidente Bush, pur considerando le attenuanti da riconoscersi al suo quoziente d’intelligenza, ha tenuto un comportamento che neanche il direttore di Gardaland. Ha mentito sulla sua prima esperienza della tragedia, quando affermò in Tv che aveva visto lo schianto alla televisione alle 8.45, ora in cui nessuna emittente aveva ancora trasmesso immagini della tragedia. Il presidente stava visitando una scuola elementare in Florida. Alle 9 meno 5 un suo collaboratore gli comunica il primo schianto. Bush rimane tranquillo e allegro e continua a conversare con i bambini. Stesso comportamento dopo che gli viene comunicato il secondo impatto, per interi 30 minuti. Regola imprescindibile per un capo di Stato, perfino nel Nagorno Karabach, sarebbe stata chiamare immeditamente i suoi collaboratori più stretti, organizzare la difesa, mettersi al sicuro. Niente di tutto questo. Del resto, grazie ai servizi, conosceva i dettagli dell’operazione terroristica in corso da almeno 7 settimane. Se non, in quanto in cabina di regia, da molto prima.

Di tutti i 19 dirottatori – sette sono stati segnalati in vita nei loro paesi – non esiste immagine tranne quella di Mohammed Atta, il presunto capo, su un passaporto di plastica e cartone, miracolosamente scampato a schianti, fiamme e fumi e volato fino a quattro isolati dalle Torri. I dirottatori si sarebbero ovviamente imbarcati nei rispettivi aeroporti dove li avrebbero filmati le innumerevoli telecamere che in ogni aeroporto statunitense riprendono tutti, dal momento del parcheggio all’imbarco sull’aereo. Dove sono tali filmati? Quale prova migliore per convincerci dell’esistenza dei dirottatori che l’esibizione su tutte le tv, infinite volte, dei nastri che mostrano i terroristi? E’ che di dirottatori non ce n’erano.

 

Pompieri inascoltati, torri esplose

Le torri sono implose, crollando su se stesse, esattamente come quando si intende abbattere un edificio con cariche esplosive. Tutti i costruttori di edifici verticali interpellati hanno negato che questi crollerebbero venendo colpiti lateralmente da oggetti come i Boeing. Molti testimoni, di cui si è perso traccia, compreso un giornalista della BBC, hanno distintamente udito il botto di esplosioni successive agli impatti. Per effettuare un circostanziato esame del crollo, sarebbe servita l’analisi dei rottami di ferro. Ma le 2800 tonnellate di questi rottami sono stati immediatamente rimossi e fatti sparire da ditte che la stampa ha collegato alla mafia, le stesse che si occuparono delle rimozioni delle macerie dell’edificio dell’FBI a Oklahoma City, dopo l’esplosione attribuita al singolo matto Timothy Weigh. Esistono registrazioni di pompieri di New York giunti al piano dove si era verificato l’impatto e quindi l’incendio. Le dichiarazioni registrate parlano di incendi modesti, domabili e che richiedevano al massimo il rinforzo di un paio di squadre. Eppure si è parlato di incendi furiosi che avrebbero fatto fondere le strutture d’acciaio. Peccato che il kerosene brucia a 800 gradi e l’acciaio fonde solo a 1250-1500. Quei pompieri, sui quali calde lacrime hanno versato Rudolph Giuliani e lo stesso Bush, sono morti nel crollo presumibilmente causato da esplosivi. Nessuna inchiesta neanche qui.

 

Cui prodest

Lo spazio impone un limite all’elenco di assurdità, menzogne, inganni, depistaggi, inasabbiamenti. Ma la logica richiede un minimo di esame del decisivo cui prodest, degli effetti ricavati da ciò che Condoleezza Rice, Consigliere Nazionale per la Sicurezza, aveva auspicato potesse avverarsi: “una grande occasione” per lanciare la guerra all’Afghanistan e, soprattutto all’Iraq, i cui piani erano sul tavolo di Bush molto prima che presunti terroristi costringessero gli Stati Uniti e i loro vassalli alla “guerra contro il terrorismo”. La Cia ha visto aumentare i propri poteri interni ed esterni fino alla supervisione sul meno affidabile FBI e il suo budget del 42%, le forze armate hanno goduto di un incremento finanziario del 37% fino alla cifra siderale di 400 miliardi di dollari. Le “guerre stellari” di Reagan sono uscite dal coma e hanno oggi (vedi Chossudovsky, www.intermarx.com/ossinter/clima.htlm) messo a punto l’arma suprema, HAARP, lo strumento di onde ad altissima frequenza che agisce sulla ionosfera e modifica il clima provocando siccità e alluvioni in intere regioni da destabilizzare. Con il “Patriot Act”, legge promulgata nell’atmosfera di panico successiva agli attentati, il governo dei manipolatori delle elezioni in Florida e degli estremisti della dominazione bianca e biblica ha drasticamente ridotto le libertà civili negli Stati Uniti, a partire dall’eliminazione dell’habeas corpus e a finire con i tribunali militari, le detenzioni senza imputazione, processo, difesa, Guantanamo, l’impunità universale dei propri killer dall’Afghanistan a Cuba, dall’Iraq alla Jugoslavia. Sulle ali delle satanizzazioni personali e della demonizzazione di culture e religioni, da molto tempo praticate sugli avversari dell’imperialismo, da Nasser a Milosevic, da Ho Ci Min a Castro, da Boumedienne a Saddam, ma rilanciate con formidabile vigore e la complicità di un sistema informativo ridotto a totale obbedienza, ci si è mossi a disintegrare Afghanistan, Iraq, Palestina, Colombia e ci si appresta alla resa dei conti con altre “realtà canaglia”, da Cuba al Venezuela, dalla Corea del Nord alla Cina, all’Indonesia, ovunque si pretenda che agisca il tentacolo CIA chiamato Al Qaida, fino all’antagonismo nazionale e di classe nei paesi industrializzati.

 

L’inerzia dell’informazione “antagonista”

A questa minaccia si è risposto, fatta eccezione per i coraggiosi centri di controinformazione presenti negli Stati Uniti e in pochi altri paesi, con imperdonabile timidezza e pigrizia. Servono le mobilitazioni per la pace, ma serve di più l’individuazione della natura mostruosa dell’imperialismo e della sua attuale classe dirigente, fantocci locali compresi. E’ solo delegittimando questa classe dirigente, rivelandone i crimini e le strategie genocide, identificando il terrorismo con le classi dirigenti occidentali, che il rullo compressore della guerra e della fascistizzazione può essere reso visibile alle grandi masse e, dunque, neutralizzato. Le stesse sconvolgenti scoperte fatte dai ricercatori nordamericani e da tanti altri dovrebbero trovare ampio spazio nella comunicazione e nella mobilitazione delle forze di sinistra, anche se questo dovesse significare la perdita di uno strapuntino nel “salotto buono” della politica. Qualcuno dovrebbe gridare, come nei “Vestiti dell’imperatore” di Andersen: “Il re è nudo”.

“Il potere costituito si ammanta di una mimetizzazione culturale, utilizzando tattiche per le quali mantiene senza soluzione di continuità una logica di plausibilità. Una sottile, onnipresente e spesso non esplicita propaganda (non di rado placidamente condivisa da chi dovrebbe opporsi) promuove presso l’opinione pubblica un’estesa fiducia ed accettazione dell’autorità dell’establishment, nonché delle definizioni di quest’ultimo di bene e male, impedendo così al pubblico di valutare seriamente la realtà per cui è lo stesso establishment il male per definizione. Un pubblico distratto attribuisce i risultati delle intriganti attività dell’establishment ad eventualità fortuite, oppure a motivazioni considerate essenzialmente innocue o oneste (non siamo dopottutto in democrazia?). Il progetto diviene irrefutabilmente chiaro solo nel contesto degli esiti, oppure indicando le effettive prove dell’ingerenza criminale. Il pubblico è stato sistematicamente condizionato ad ignorare tali contesti (chi parla più della Jugoslavia?) e a condannare coloro che richiamano l’attenzione su di essi (deridendoli e biasimandoli come “teorici della cospirazione” e “dietrologhi”). Così, il controllo dell’accesso e della diffusione delle informazioni, che costituiscono il riscontro dell’ingerenza, in larga parte bastano a proteggere il programma dell’establishment dallo smascheramento. Dalla delegittimazione”. (Paul David Collins, “The hidden face of terrorism, the dark side of Social Engineering, from antiquity to September 11”, email: thefaceunveiled@excite.com) .

 

Lo scenario dell'11 settembre

di Simone Falanca, cap. 4 dal libro "Banche armate alla guerra", 2003

 Il 28 novembre 2001 un migliaio di persone si erano radunate alla Portland State University per ascoltare Mike Ruppert, editore di "FTW".

Ruppert presentò oltre 40 episodi che alimentano dubbi e perplessità sull'atteggiamento del governo americano prima e dopo l'attacco terroristico dell'11 settembre.

Di seguito riportiamo la ricostruzione cronologica dei fatti sulla base delle dichiarazioni di Ruppert.

Iniziamo con l'elenco dai principali protagonisti dell'attuale governo degli Stati Uniti che hanno avuto o che hanno tuttora rapporti con le lobby del petrolio.

George W. Bush, presidente degli Stati Uniti. Texano, il petrolio è da sempre la principale attività della famiglia Bush.

Condoleeza Rice, direttrice del Consiglio Nazionale della Sicurezza, già capo della Chevron, gruppo petrolifero con forti interessi in Kazakhistan e Pakistan. Già all'epoca della presidenza di Bush padre, collaborava con il Consiglio Nazionale della Sicurezza come esperta dell'area sovietica.

Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti, per lunghi anni direttore di Halliburton, leader mondiale per la fornitura di servizi all'industria petrolifera.

Donald Evans, segretario del Commercio, intimo amico di George Bush, ha compiuto la sua carriera nel settore petrolifero come presidente della Tom Brown. Lo stesso dicasi per Spencer Abraham, segretario dell'energia.

Kathleen Cooper, sottosegretario per il Commercio e gli Affari Economici, già amministratrice della Esso.

Christina Rocca, direttrice dell'Ufficio Affari Asiatici e responsabile dei rapporti con i talebani. In precedenza aveva mantenuto i rapporti, per conto della CIA, con la guerriglia antisovietica in Afghanistan.

Laila Helms, nipote di Richard Helms, già direttore della CIA ed ex ambasciatore in Iran. E' nota come la "lobbista dei talebani"

 Cronologia antecedente all'attentato

1998 e 2000: l'ex presidente George H. W. Bush effettua due viaggi privati in Arabia Saudita per conto del Carlyle Group, l'undicesimo più grande contrattore di appalti USA per la difesa. In Arabia, incontra la famiglia reale saudita e quella bin Laden (1)

Gennaio 2001:l'Amministrazione Bush ordina all'FBI e alle altre agenzie di sospendere le investigazioni a carico della famiglia bin Laden, incluse quelle in corso nei confronti di due parenti di Osama bin Laden (Abdullah e Omar) che vivevano a Falls Church, Virginia - vicino al quartiere generale della CIA.

Quest'ordine seguiva ordini precedenti datati 1996, frustrando sforzi nell'indagare la famiglia bin Laden.

D'altra parte è ampiamente documentato come per i petrolieri statunitensi fosse indispensabile trattare con i talebani (2)

13 febbraio 2001: il corrispondente dell'"UPI Terrorism", Richard Sale - mentre segue un processo contro alcuni membri di Al Qaida - riporta che la National Security Agency è riuscita a intercettare le comunicazioni segrete di bin Laden. Anche se questo fatto potrebbe indicare che bin Laden cambiò sistema in febbraio, non coincide comunque con la tesi sostenuta dal governo americano che gli attacchi erano stati pianificati da anni.

Febbraio 2001: i talebani si dichiarano pronti a negoziare con gli Stati Uniti e a studiare una forma di estradizione internazionale.

Maggio 2001: il segretario di Stato Colin Powell decide lo stanziamento di 43 milioni di dollari a favore del regime talebano, come misura d'assistenza ai contadini che hanno distrutto le coltivazioni di oppio. (3)

Maggio 2001: il deputato Richard Armitage, ex agente segreto ed ex Navy Seal, si reca in India per un tour ampiamente pubblicizzato, mentre il direttore della CIA George Tenet è in visita in Pakistan. Dove incontra il leader pakistano generale Pervez Musharraf.

Armitage ha antiche e profonde frequentazioni con i servizi segreti pakistani, tanto da ricevere la più alta decorazione civile pakistana. E' ragionevole presumere che mentre è ad Islamabad, Tenet - in quello che è stato descritto come "un meeting stranamente lungo" - incontri anche il suo omologo pakistano, generale Mahmud Ahmad, capo dell' ISI. (4)

Giugno 2001: i servizi segreti della Germania, il BND, avvisano la CIA e Israele che i terroristi del Medio Oriente stanno "pianificando il sequestro di aerei commerciali da usare come armi di attacco a simboli importanti della cultura americana e israelita" (5)

Contemporaneamente il Consiglio di Sicurezza americano comincia a prendere in seria considerazione un possibile intervento in Afghanistan.

In una riunione sul futuro dell'Afghanistan tra Condoleeza Rice e il rappresentante dell'ONU Francesc Vendrell, la logica della sicurezza energetica scivola ben presto verso una logica strettamente militare. A partire da quel momento l'Amministrazione Bush decide di mettere in campo un'alternativa: "o un tappeto d'oro o un tappeto di bombe".

(...)

Luglio 2001: tre ufficiali americani: Tom Simmons (ex ambasciatore USA in Pakistan), Karl Inderfurth (ex assistente del segretario di Stato per il Sud dell'Asia) e Lee Coldren, incontrano a Berlino ufficiali dei servizi segreti pakistani e russo, informandoli che gli USA stanno preparando un piano d'attacco militare contro l'Afghanistan per ottobre.

Giornali inglesi confermano che l'ISI pakistano informò i talebani della minaccia (6)

4-14 luglio 2001: Osama bin Laden si fa curare per una malattia al fegato nell'ospedale americano di Dubai e incontra un ufficiale della CIA che rientrerà al quartier generale CIA il 15 luglio (7)

Estate 2001: il capo dell'ISI pakistano general Mahmud ordina il trasferimento di 100.000 dollari a Mohammed Atta che era - secondo l'FBI - il capo dei terroristi nell'attacco suicida su Manhattan. Mahmud si è poi dimesso dopo che la storia del trasferimento è stata rivelata in India e confermata dall'FBI. (8)

Estate 2001: un cittadino iraniano telefona al Law Enforcement americano per avvertire di un possibile ed imminente attacco al World Trade Center nella settimana del 9 settembre. La polizia tedesca conferma la chiamata, ma dichiara che i servizi segreti americani non rivelarono nessuna ulteriore informazione. (9)

Estate 2001: i servizi segreti russi informano la CIA che 25 terroristi, tutti piloti, sono stati specificamente addestrati per missioni suicide. Questa notizia è riportata dalla stampa russa e gli articoli sono tradotti per "FTW" da un ufficiale della CIA in pensione.

Agosto 2001: il presidente russo Vladimir Putin ordina ai servizi segreti russi di avvertire il governo USA "nei termini più incisivi", di imminenti attacchi a aeroporti e palazzi governativi (10)

Agosto-settembre 2001: Il Dow Jones Industrial Average, l'indice della borsa newyorkese, cade di 900 punti nelle tre settimane precedenti l'attacco. Un crash dello stock market è imminente

6-7 settembre 2001: 4744 opzioni "put" (speculazioni in attesa del calo dello stock market) sono acquistate sullo stock della United Airlines. (...) Molte delle United Airlines "puts" sono acquistate attraverso la Deutschebank/AB Brown, una compagnia gestita fino al 1998 dall'attuale direttore esecutivo della CIA A.B. "Buzzy" Krongard (11)

10 settembre 2001: acquistate 4516 opzione "put" dell'American Airlines.

6-10 settembre 2001: anormali livelli di opzioni "put" vengono acquistate da Merrill Lynch, Morgan Stanley, AXA Re e Munich Re. Tutte queste compagnie sono direttamente colpite dagli attacchi dell'11 settembre. (12)

(...)

I titoli su cui indagano le autorità sono in realtà 28. Tra questi ci sono anche General Motors e Boeing.

(...)

11 settembre 2001: il generale Mahmud dell'ISI, amico di Mohammed Atta, è a Washington per conto dei talebani (13)

11 settembre 2001: per 35 minuti, dalle 8:15 alle 9:05, sebbene ampiamente noto all'USAF Air Force e ai militari che quattro aerei sono stati sicuramente dirottati, nessuno informa il presidente degli Stati Uniti. Solo alle 9:30 gli aerei della Air Force si alzano per intercettare i velivoli dirottati, ma è già tardi.

Questo significa che la National Command Authority ha impiegato 75 minuti prima di intervenire, sebbene fosse ampiamente nota la notizia dei quattro dirottamenti simultanei, un evento che non ha precedenti nella storia. (14)

 

Note bibliografiche:

(1) "Wall Street Journal", 27 settembre 2001

(2) "BBC Newsnight", corrispondente Gregg Palast, 7 novembre 2001

(3) "The Los Angeles Times", 22 maggio 2001

(4) "The Indian SAPRA new agency", 22 maggio 2002

(5) "Frankfurter Allgemeine Zeitun", 14 settembre 2001

(6) "The Guardian", 22 settembre 2001, BBC, 18 settembre 2001

(7) "Le Figarò", 31 ottobre 2001

(8) "The Times of India", 11 ottobre 2001

(9) "German news agency", 14 settembre 2001

(10) "MS-NBC", intervista a Putin, 15 settembre

(11) "The New York Times", "The Wall Street Journal".

(12) Idem

(13) "MS-NBC", 7 ottobre 2001

(14) "CNN", "ABC", "MS-NBC", 30 settembre 2001

 

COLPEVOLI PER L'11-9: BUSH, RUMSFELD, MYERS

di Illarion Bykov e Jared Israel

[21 Novembre 2001]

Versione originale: http://emperors-clothes.com/indict/indict-1.htm

La base aerea di Andrews è una grande installazione militare ad appena dieci miglia dal Pentagono.

L'11 settembre, nella base si trovavano due interi squadroni di caccia in assetto da combattimento. Il loro compito era la difesa dei cieli attorno a Washington. Hanno fallito. Nonostante oltre un'ora di preallarme su di un attentato terroristico in corso, nessun caccia di Andrews ha cercato di proteggere la città.

FAA (Federal Aviation Administration, ndt), NORAD (North American Aerospace Defense, ndt) e forze armate hanno procedure comuni che permettono ai caccia di intercettare automaticamente i voli commerciali, in condizioni di emergenza. Queste procedure non sono state seguite.

Gli ufficiali dell'Air Force hanno cercato di giustificare il fallimento:

"Il tenente colonnello Vic Warzinski, un altro portavoce del Pentagono, [ha detto]: 'il Pentagono era semplicemente ignaro che quell'aereo si stesse dirigendo contro di noi e dubito che chiunque, prima di martedì, si sarebbe aspettato qualcosa del genere.'" --'Newsday,' 23 settembre, 2001-11-17

Utilizzando informazioni prese da mass media e siti ufficiali, dimostreremo che questo non è vero.

Parte di quello che è successo l'11-9, come aerei che si schiantano contro edifici, è inusuale. Ma la maggior parte dei fatti, voli commerciali fuori rotta, errori nelle segnalazioni radar e possibili dirottamenti, sono situazioni comuni. Dimostreremo che queste emergenze vengono gestite abitualmente con un'efficienza professionale basata su regole chiare.

La collisione contro il World Trade Center del primo aereo dirottato chiariva che gli Stati Uniti si trovavano di fronte a una situazione eccezionale. Questo avrebbe dovuto portare a una intensificazione delle procedure d'emergenza nei sistemi di sicurezza del volo e della difesa.

L'intero paese sapeva. Per esempio, alle 9,06, la polizia di New York trasmetteva:

"'E' stato un attacco terroristico. Informate il Pentagono.'" --'Daily News' (New York) 12 settembre 2001 (1)

L'Ufficio Stampa dell'esercito ha chiarito che la gente comune che lavorava al Pentagono temeva di poter essere il bersaglio successivo:

"'Guardavamo il World Trade Center in televisione,' ha detto un funzionario della marina. 'Quando il secondo aereo si è deliberatamente schiantato contro la torre, qualcuno ha detto, 'il World Trade Center è uno dei più riconoscibili simboli dell'America. Noi stiamo in quello immediatamente successivo.'" --'DEFENSELINK News', 13 settembre, 2001 (2)

I sistemi di sicurezza e di difesa del cielo vengono attivati ogni giorno a causa di problemi vari. L'11-9 hanno fallito, non a causa della, ma nonostante la natura estrema dell'emergenza. Questo può succedere solo se individui che si trovano in posizioni di alto livello si adoperano congiuntamente affinché non funzionino.

Senza un appoggio ai massimi livelli, semplici tecnici avrebbero quasi sicuramente fallito nel tentativo di sabotare e annullare i sistemi difensivi di routine. Il non funzionamento dei sistemi d'emergenza sarebbe stato notato immediatamente. Tra l'altro, data la natura catastrofica degli attentati, le più alte cariche militari ne sarebbero state coinvolte. Agendo isolati, i tecnici avrebbero potuto aspettarsi un contrordine e l'arresto.

Il sabotaggio dei sistemi difensivi di routine, controllati da precise gerarchie, non sarebbe mai stato contemplato come unica opzione, senza il coinvolgimento del comando supremo dell'esercito. Il che ci porta al Presidente Gorge Bush, al ministro della Difesa Donald Rumsfeld e al capo di stato maggiore in carica, il generale dell'aviazione Richard B. Myers.

Nell'elenco di prove che seguono, evidenzieremo alcune buone ragioni per cui le persone nominate sopra dovrebbero essere accusate di tradimento per la complicità nell'assassinio di migliaia di persone che avevano giurato di proteggere.

L'elenco di prove passa in rassegna le seguenti aree tematiche:

*La base aerea Andrews e il mito di 'nessun aereo disponibile;'

*I sistemi di sicurezza/difesa dei cieli e il mito per cui non sarebbero stati predisposti;

*Le azioni di George Bush dell'11-9 che hanno chiaramente contraddetto i suoi doveri legali e costituzionali e dimostrato evidenza di colpa;

*La testimonianza sull'audizione del generale Richard B. Myers al Senato, all'atto della sua nomina a capo di stato maggiore. In questa audizione, il cui contenuto è stato riportato accuratamente da un solo giornalista, il generale Myers ha cercato di nascondere che cosa fosse successo l'11-9, quando era capo di stato maggiore provvisorio. Egli ha fornito tre diverse versioni in contraddizione tra loro, dimostrando evidenza di colpa;

*La notizia principale nel notiziario della CBS del 14 settembre. Fino a quella data, i funzionari avevano dichiarato che nessun aereo era stato fatto decollare precipitosamente per intercettare gli aerei dirottati. Ma dopo la disastrosa testimonianza del generale Myers al senato, la CBS ha diffuso una versione riveduta dell'11-9. Nella nuova lettura dei fatti emerge che jet da caccia delle basi di Otis e Langley cercarono di intercettare i voli dirottati, ma non vi riuscirono. Questa è attualmente considerata la versione ufficiale del NORAD ed è stata ripresa acriticamente sia da media che da funzionari governativi. Dimostreremo che questa versione è sia debole che incriminante.

SEZIONE UNO: Perché nessun jet da caccia è decollato per proteggere Washington?

BUGIA N.1: 'NESSUN CACCIA IN ASSETTO DA COMBATTIMENTO ERA DI STANZA VICINO AL PENTAGONO'

Come già detto, la base Andrews si trova a 10 miglia dal Pentagono. I media hanno generalmente preferito non parlare di Andrews. Un'eccezione è 'USA Today', il secondo quotidiano americano. Un giorno, ha pubblicato due storie in contraddizione tra loro per spiegare il fallimento nel far intervenire i jet di Andrews prima dell'attentato al Pentagono:

PRIMA VERSIONE DI 'USA TODAY':

"la base aerea Andrews, dove si trova l'Air Force One, si trova a sole 15 miglia [sic!] dal Pentagono, ma non ha caccia. Funzionari della Difesa non hanno dichiarato se le cose sono cambiate." --'USA TODAY,' 17 settembre, 2001 (3)

SECONDA VERSIONE DI 'USA TODAY':

"La Guardia nazionale del Columbia District aveva aerei da caccia alla base di Andrews, a sole 15 miglia [sic!] dal Pentagono, ma quegli aerei non erano né allertati, né equipaggiati." --'USA TODAY' 17 settembre, 2001 (4)

Entrambe le versioni sono false.

Solo un giornale ha detto la verità. Si tratta del 'San Diego Union-Tribune' :

"La difesa aerea della zona di Washington si avvale principalmente dei caccia della base Andrews, in Maryland, vicina ai confini del Columbia District. Vi ha base anche la forza aerea della Guardia Nazionale distrettuale, dotata di caccia F-16, ha detto un portavoce della Guardia Nazionale.

"Ma i caccia sono decollati nei cieli intorno a Washington solo dopo il devastante attentato al Pentagono." --'San Diego Union-Tribune' 12 settembre, 2001. (5)

La base Andrews è una grande installazione. Ospita due squadriglie pronte al combattimento:

*La 121sima squadriglia caccia (FS-121) della 113sima unità (FW-113), dotata di caccia F-16;

*La 321sima squadriglia caccia della marina (VMFA-321) del 49simo gruppo aereo della marina, distaccamento A (MAG-49 Det-A), dotata di caccia F/A-18.

Queste squadriglie vengono assistite da personale full-time di centinaia di persone.

LA 121SIMA SQUADRIGLIA CACCIA DELLA 113SIMA UNITA'

"Come parte del suo doppio compito, la 113sima si adopera per una risposta efficiente e rapida, nel Columbia District, in caso di catastrofi naturali o emergenze civili. Il suo personale assiste anche gli uffici d'inchiesta federali e locali nella lotta al traffico di droga nel distretto. Agisce anche come partner a tutti gli effetti dell'Air force locale" --DC Military (6)

LA 321SIMA SQUADRIGLIA CACCIA DELLA MARINA (VMFA-321)

"Nella migliore tradizione del corpo dei marines, a Andrews, 'un nucleo di bravi uomini e donne' è assegnato a due unità di riserva in assetto da combattimento.

"La squadriglia d'attacco caccia dei marine (VMFA) 321, una squadriglia di riserva del corpo, ha in dotazione i sofisticati F/A-18 Hornet. La squadriglia logistica 49, distaccamento A, svolge le funzioni di manutenzione e supporto necessarie a mantenere pronta un'unità." --DC Military (6)

Dunque alla base di Andrews c'erano almeno due squadriglie pronte al combattimento.

Le citazioni riportate sopra provengono da www.dcmilitary.com, un sito privato, autorizzato dall'esercito a dare informazioni ai membri delle forze armate. L'abbiamo scoperto il 24 settembre. Un mese dopo ci siamo accorti che l'indirizzo era stato cambiato e che le informazioni su Andrews erano state trascritte nel carattere tipografico più minuscolo. Analogamente, il sito ufficiale della Andrews è stato 'giù' fin dalla metà di settembre. Fortunatamente, vi si può accedere andando su www.archive.org e poi su www.andrews.af.mil.

Sulla pagina principale di Andrews c'è un link diretto a Dcmilitary. Le informazioni sul sito di Andrews confermano quelle su Dcmilitary. Sollecitiamo chiunque a controllare questi link il più presto possibile, perché potrebbero essere spostati o rimossi di nuovo.

La nostra ricerca è stata compiuta principalmente da volontari. I quotidiani e le tv hanno equipe di ricerca che lavorano full-time. I media importanti hanno uffici a Washington, a poche miglia da Andrews. Perché i notiziari della carta stampata e delle televisioni non hanno detto il vero: che il compito di Andrews consisteva nel proteggere il Columbia District?

Il "buco" colpisce particolarmente, perché alcuni media hanno riportato che dei caccia erano decollati da Andrews, ma solo dopo l'attentato al Pentagono. Dunque, sapevano che Andrews doveva difendere la zona:

Per esempio:

"Nel giro di pochi minuti dall'attacco, le forze americane di tutto il mondo sono state poste nel massimo stato di allerta - Defcon 3, solo due livelli sotto allo stato di guerra - e gli F-16 di Andrews erano nei cieli di Washington." --'Sunday Telegraph,' (Londra), 14 settembre 2001 (7)

E:

"WASHINGTON - un immenso oohh si è sollevato dalla folla quando un grande fumo nero si è sollevato dal Pentagono. All'improvviso il terrorismo si è materializzato alla porta di casa, chiaramente visibile attraverso le grande vetrate sopra il fiume Potomac. In alto, jet da caccia sfrecciavano provenienti dalla base Andrews e da altre installazioni, zigzagando nel cielo.

"Un sottile filo di fumo saliva dal centro cavo del Pentagono. Tutti, sul treno, hanno capito cos'era appena successo." --'Denver Post,' 11 settembre 2001 (8)

E:

"E' stato dopo l'attacco al Pentagono che l'Air Force ha deciso di far decollare gli F-16 dalla base Andrews della Guardia Nazionale, per svolgere compiti di copertura e protezione su Washington". --NBC Nightly News, (6:30 del mattino, orario atlantico) 11 settembre 2001 (9)

I media avrebbero dovuto chiedere di sapere la verità sul perché i caccia assegnati alla protezione di Washington non siano decollati un ora PRIMA dell'attentato al Pentagono.

Oltre ai caccia, anche aerei cisterna e AWACS erano reperibili in fretta (un AWACS è un centro di comunicazione volante, equipaggiato con radar che sondano fino a 250 miglia di distanza. E' più o meno la stessa distanza che c'è con il confine di West.Virginia, Ohio e Kentucky, dove il volo 77 dell' American Airlines ha invertito la rotta per tornare a Washington). Sia il generale Myers che il vice presidente Cheney ammettono che questi aerei non hanno sorvolato l'area di Washington se non dopo l'attentato al Pentagono.

Ecco il generale Myers che testimonia il 13 settembre:

"Quando è stato chiaro di che minaccia si trattasse, abbiamo fatto decollare aerei, AWACS, aerei-radar e aerei cisterna nel tentativo di ristabilire le rotte, se il sistema FAA ci avesse segnalato altri voli dirottati." --Gen. Richard B. Myer durante l'audizione al Senato del 13 settembre 2001 (10)

E Richard Cheney su 'Meet the Press':

"VICE PRESIDENTE CHENEY: Dunque, penso che la decisione più problematica è stata quella sul problema di intercettare o no eventuali voli commerciali in rotta verso di noi.

"MR. RUSSERT: e che cosa avete deciso?'

VICE PRESIDENTE CHENEY: Abbiamo deciso di farlo. E allora abbiamo messo una pattuglia aerea in assetto da combattimento sulla città; F-16 con un AWACS, che è un sistema radar aereo, e anche l'appoggio di aerei cisterna in modo da poter stare in volo a lungo." --NBC, 'Meet the Press' (10.00 AM ora atlantica) 16 settembre 2001 (11)

Come vedremo, l'affermazione del signor Cheney secondo cui "la decisione più problematica è stata quella sul problema di intercettare o no eventuali voli commerciali in arrivo" è una bugia. Documenti della FAA, di pubblico dominio, provano che i jet da combattimento intercettano abitualmente gli aerei commerciali, in determinate circostanze, senza richiedere il permesso della Casa Bianca.

L'elenco delle prove CONTINUA NELLA SECONDA PARTE

 

Note:

(1) 'Daily News' (New York), 12 settembrer 2001, mercoledì, NEWS SECTION; Pg. 24: 'THE TRAGIC TIMELINE The sad events of the day.' il testo completo si trova su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/dn912.htm

(2) 'DEFENSELINK News,' "It Was Business as Usual, Then 'Boom'" By Jim Garamone, 'American Forces Press Service,' Sept. 13, 2001 http://www.defenselink.mil/news/Sep2001/n09132001_200109132.html Backup su:http://emperors-clothes.com/9-11backups/def.htm

(3) 'USA TODAY,' 17 settembre 2001, Pg. 5A, "Military now a presence on home front," di Andrea Stone. Versione web su: http://www.usatoday.com/news/nation/2001/09/16/military-home-front.htmBackup su:http://emperors-clothes.com/9-11backups/usa-1.htm

(4) 'USA TODAY,' 17 settembre, 2001 lunedì, FINAL EDITION, Pg. 5A, "Shoot-down order issued on morning of chaos," di Jonathan Weisman, WASHINGTON versione web su:http://www.usatoday.com/news/nation/2001/09/16/pentagon-timeline.htm Backup su:http://emperors-clothes.com/9-11backups/usa2.htm

(5) 'San Diego Union-Tribune,' 12 settembre 2001. Homepage su: http://www.signonsandiego.com/ articolo su: http://pqasb.pqarchiver.com/sandiego/main/document.html Backup su:http://emperors-clothes.com/9-11backups/sd.htm

(6) Il link attuale è:http://www.dcmilitary.com/baseguides/airforce/andrews/partnerunits.html Backup su:http://www.emperors-clothes.com/9-11backups/dcmil.htm

(7) 'Sunday Telegraph,' (Londra), 14 settembre 2001 Articolo su: http://news.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2001/09/16/wcia16.xml Backup su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/tel16.htm

(8) 'Denver Post,' 11 settembre 2001 Per trovare questo articolo online, cercare l' ID: 1075896 su: http://www.denverpost.com O leggere il backup su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/dp11.htm

(9) 'NBC Nightly News,' "Attack on America," (6:30 PM ET) 11 September 11 2001, "Tuesday President Bush returns to White House on Marine One," Anchor: Tom Brokaw, Jim Miklaszewski reporting. Vedere la trascrizione su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/nbc911cover.htm

(10) Gen. Richard B. Myers at Senate confirmation hearing 13 September 2001 Testo completo su: http://emperors-clothes.com/9-11backups/mycon.htm Questa particolare citazione è stata tra l'altro ripresa da molti media.

(11) 'NBC, Meet the Press' (10:00 AM ET) Sunday 16 September 2001. Trascrizione completa su: http://stacks.msnbc.com/news/629714.asp?cp1=1 Backup su:http://emperors-clothes.com/9-11backups/nbcmp.htm

Raggiungi la nostra e-mail lista a http://emperors-clothes.com/f.htm

 

Conférence sous les auspices de la Ligue arabe

Qui a commandité les attentats du 11 septembre ?

par Thierry Meyssan

Nous reproduisons ci-dessous le texte de la conférence prononcée par Thierry Meyssan, le 8 avril 2002, au Centre Zayed, à Abu Dhabi (Émirats arabes unis), sous les auspices de la Ligue arabe, en présence du corps diplomatique et de la presse internationale. Cette intervention a été suivie de questions et réponses.

8 avril 2002

Introduction de Mohammed Khalifa,

Directeur exécutif du Centre Zayed pour la coordination et le suivi

Nous sommes heureux de recevoir parmi nous aujourd'hui l'un des fils de la France. La France qui représente l'un des symboles de la civilisation et de la défense du droit dans l'histoire contemporaine.

Quand s'ébranlent les valeurs du monde, que ses références vacillent et quand ses craintes se multiplient, seuls les peuples qui possèdent l'esprit de l'histoire, le prolongement de la civilisation peuvent livrer des lueurs pour éclairer le chemin. C'est ce que nous pensons de la France.

Nous avons parmi nous aujourd'hui le journaliste écrivain français, Thierry Meyssan, l'auteur du livre le plus diffusé en France et en Europe toute entière, et l'écrivain politique le plus lu actuellement au monde.

L'Effroyable imposture est le livre qui a reformulé les faits et présenté une lecture différente de la perception dominante des événements du 11 septembre.

Thierry Meyssan a le point de vue d'un journaliste d'investigation, d'un homme de pensée : un point de vue indépendant sur les événements et les orientations politiques mondiales.

Les événements de ce qu'il a été convenu d'appeler le « mardi noir » ont été un moment décisif pour la réécriture de l'histoire et la refondation des relations internationales. Ils ont détruit une doctrine enracinée qui prétendait que l'humanité avait dépassé ses guerres et qu'elle tendait sur la fin du siècle dernier à propager les valeurs de la paix et à répandre les instruments de l'émancipation de l'homme.

Mais que s'est-il passé en cette date qui a ramené toute l'histoire en arrière et fait tomber tant d'acquis humains comme se sont effondrés les tours de New York, et qui a basculé l'humanité dans l'incertitude face à une menace non identifiée ?

Parce que nous avons entamé, au Centre Zayed, un dialogue mondial fondé sur l'échange des points de vues contradictoires, et parce que nous avons entendu d'autres opinions relatives aux risques et répercutions du « mardi noir », nous revenons aujourd'hui à ce même jour triste, mais cette fois-ci avec l'écrivain et chercheur Thierry Meyssan auquel nous souhaitons la bienvenue dans cette institution arabe de dialogue et de pensée et l'invitons à prendre la parole.

 

Allocution de Thierry Meyssan

Dès les premières minutes qui suivirent le premier attentat contre le World Trade Center, des officiels ont suggéré à la presse que le commanditaire en était Oussama Ben Laden, le paradigme du fanatisme oriental. Peu après, le tout nouveau directeur du FBI, Robert Mueller III, a nommément accusé dix-neuf kamikazes et a requis tous les moyens de son agence et des services de renseignement pour traquer leurs complices. Le FBI n'a donc jamais procédé à une enquête, mais a coordonné une chasse à l'homme qui a pris, aux yeux du public américain, l'allure d'une chasse à l'Arabe. Au point que des excités ont agressé, voire tué, des Arabes qu'ils considéraient naïvement comme collectivement responsables des attentats.

Il n'y a pas eu non plus d'enquête du Congrès. Celui-ci a renoncé à exercer sa fonction constitutionnelle à la demande de la Maison-Blanche, prétendument pour ne pas porter atteinte à la sécurité nationale.

Il n'y a pas eu non plus d'enquête de la presse. Celle-ci a été convoquée à la Maison-Blanche et sommée de s'abstenir de toute investigation pour ne pas nuire à la sécurité nationale.

Si nous analysons les attentats du 11 septembre, nous remarquons d'abord qu'ils sont plus vastes que ne le reconnaît la version officielle :

1) Nous ne connaissons que l'implication de quatre avions, alors qu'il fut un moment question de onze avions. Au demeurant, l'examen des délits d'initiés commis en marge des attentats montre des spéculations à la baisse sur trois compagnies d'aviation : American Airlines, United Airlines et KLM Royal Deutch Airlines.

2) Nous n'avons pas intégré l'attentat commis à l'annexe de la Maison-Blanche, le Old Executive Office Building (dit "bâtiment Eisenhower"). Pourtant, la chaîne ABC a diffusé en direct, le matin du 11 septembre, des images d'un incendie ravageant les services de la présidence.

3) Nous n'avons pas non plus pris la mesure de l'effondrement d'un troisième immeuble à Manhattan, indépendamment des Twin Towers. Ce troisième immeuble n'avait pas été touché par un avion. Il a pourtant été lui aussi ravagé par un incendie avant de s'effondrer à son tour à la suite d'une cause inconnue. Ce building abritait la principale base secrète de la CIA dans le monde. L'agence y consacrait ses moyens au renseignement économique au détriment du renseignement stratégique et au grand dam du lobby militaro-industriel.

Si nous nous penchons sur l'attentat commis au Pentagone, nous constatons que la version officielle est un énorme mensonge.

Selon le département de la Défense, un Boeing 757, dont on avait perdu la trace au-dessus de l'Ohio aurait traversé 500 kilomètres sans être repéré. Il serait entré dans l'espace aérien du Pentagone et serait descendu sur la pelouse de l'héliport, aurait rebondi sur celle-ci, aurait brisé son aile droite contre un groupe électrogène, aurait frappé la façade au niveau du rez-de-chaussée et du premier étage, se serait entièrement engouffré dans le bâtiment, et s'y serait entièrement consumé, ne laissant d'autres restes que deux boîtes noires inutilisables et des fragments de corps des passagers.

Il est évidemment impossible qu'un Boeing 757 puisse échapper pendant 500 kilomètres aux radars civils, aux radars militaires, aux avions de chasse lancés à sa poursuite, et aux satellites d'observation qui venaient d'être activés.

Il est également impossible qu'un Boeing 757 entre dans l'espace aérien du Pentagone sans être détruit par les cinq batteries de missiles qui protègent le bâtiment.

Lorsqu'on observe les photographies de la façade, prises dans les quelques minutes qui suivirent l'attentat, avant même que les pompiers civils d'Arlington n'aient eu le temps de se déployer, on n'observe aucune trace de l'aile droite en feu devant la façade, ni aucun trou dans la façade ayant permis à l'avion de s'engouffrer dans le bâtiment.

Sans crainte du ridicule, le département de la Défense affirme que les réacteurs en acier trempé se seraient dématérialisés sous l'effet du choc, sans pour autant endommager la façade. L'aluminium du fuselage serait entré en combustion à plus de 2 500° Celsius à l'intérieur du bâtiment et se serait gazéifié, mais les corps des passagers qu'il contenait auraient si peu brûlés qu'ils auraient été pu être ultérieurement identifiés grâce à leurs empreintes digitales.

Répondant aux journalistes à l'occasion d'une conférence de presse au Pentagone, le chef des pompiers a indiqué qu'il ne subsistait "aucun débris volumineux de l'appareil", "ni morceau de fuselage, ni rien de cette sorte". Il a déclaré que ni lui, ni ses hommes, ne savaient ce qu'il était advenu de l'appareil.

L'étude des photographies officielles de la scène de l'attentat, prises et diffusées par le département de la Défense, montre qu'aucune partie du Pentagone ne porte de stigmate d'un impact imputable à un Boeing 757.

Il faut se rendre à l'évidence : il est impossible que l'attentat commis le 11 septembre au Pentagone, tuant 125 personnes, l'ait été au moyen d'un avion de ligne.

La scène de l'attentat ayant été dévastée dès le lendemain par les travaux immédiatement entrepris, on ne dispose que d'éléments partiels pour reconstituer l'événement. Ces éléments convergent vers une hypothèse unique qu'il n'est pas possible de valider avec certitude.

Un contrôleur aérien de Washington a témoigné avoir observé au radar l'apparition d'un engin volant à environ 800 kilomètres/heure, se dirigeant initialement vers la Maison-Blanche, puis opérant un virage très brutal vers le Pentagone où il se serait écrasé. Ce contrôleur a attesté que les caractéristiques du vol ne pouvaient être que celles d'un engin militaire.

Des témoins ont indiqué avoir entendu "un bruit strident comparable à celui d'un avion de chasse", aucunement à celui d'un avion civil.

Des témoins oculaires ont indiqué avoir observé "quelque chose comme un missile de croisière avec des ailes" ou encore un engin de petite taille, "comme un avion pouvant contenir 8 à 12 personnes".

L'engin a pénétré dans le bâtiment sans causer de dégâts importants sur la façade. Il a traversé plusieurs anneaux du Pentagone, ouvrant dans chaque cloison qu'il traversait un trou toujours plus large. L'orifice final, de forme parfaitement circulaire, mesurait environ 1,80 mètre de diamètre. En traversant le premier anneau du Pentagone, l'engin a provoqué un incendie, aussi gigantesque que soudain. Des flammes immenses sont sorties du bâtiment en léchant les façades. Elles se sont retirées aussi vite, laissant derrière elles un nuage de suie noire. L'incendie s'est propagé dans une portion du premier anneau du Pentagone et dans deux couloirs perpendiculaires. Il a été si soudain que les protections anti-incendie n'ont pas eu le temps d'être activées.

Tous ces témoignages et ces observations pourraient correspondre au tir d'un missile de la dernière génération du type AGM, muni d'une charge creuse et d'une pointe en uranium appauvri de type BLU, guidé par GPS. Ce type d'engin a l'apparence d'un petit avion civil, mais ce n'est pas un avion. Il produit un sifflement comparable à celui d'un avion de chasse, peut être guidé avec suffisamment de précision pour entrer par une fenêtre, perce les blindages les plus résistants, et provoque -indépendamment de son effet de percement- un incendie instantané dégageant une chaleur de plus de 2000° Celsius.

Ce type d'engin est développé conjointement par la Marine et l'Armée de l'air. Il est tiré d'un avion. L'engin qui a été utilisé au Pentagone a détruit la partie du bâtiment dans laquelle le nouveau centre de commandement de la Navy était en cours d'installation. À la suite de cet attentat, le chef d'état-major de la Navy, l'amiral Vern Clark, n'a pas rejoint la salle de commandement du National Military Joint Intelligence Center comme les autres officiers d'état-major, mais a quitté précipitamment le Pentagone.

 

Qui pouvait donc tirer un missile de la dernière génération sur le Pentagone ? La réponse nous est apportée par les confidences d'Ari Fleischer, porte-parole de la Maison-Blanche, et de Karl Rove, secrétaire général de la Maison-Blanche, auprès de journalistes du New York Times et du Washington Post. Des confidences que les intéressés ont eux-mêmes démenties dix-huit jours plus tard, prétextant s'être mal exprimés sous le coup de l'émotion.

Selon ces proches de George W. Bush, le Secret Service a reçu au cours de la matinée un appel téléphonique des commanditaires des attentats, probablement pour poser des exigences. Pour créditer leur appel, les assaillants ont révélé les codes secrets de transmission et d'authentification de la présidence. Or, seules quelques personnes de confiance, situées au sommet de l'appareil d'État pouvaient disposer de ces codes. Il s'ensuit qu'au moins un des commanditaires des attentats du 11 septembre est un des dirigeants, civil ou militaire, des États-Unis d'Amérique.

Pour créditer la fable des terroristes islamistes, les autorités américaines ont imaginé des kamikazes.

Bien qu'il soit possible à des personnes organisées d'introduire des armes à feu dans des avions de ligne, les kamikazes auraient utilisé comme seules armes des cutters. Ils auraient appris à piloter des Boeing 757 en quelques heures de simulateur et seraient devenus meilleurs pilotes que des professionnels. Ils auraient ainsi pu réaliser sans hésitation des manœuvres d'approche complexe.

Le département de la Justice n'a jamais expliqué comment il avait établi la liste des kamikazes. Les compagnies d'aviation ont indiqué le nombre exact de passagers dans chaque avion et des listes incomplètes de passagers ne mentionnant pas les personnes embarquées au dernier moment. En contrôlant ces listes, on observe que les noms des kamikazes n'y figurent pas, et que le nombre de passagers non identifiés n'est que de trois dans le vol 11 et que de deux dans le vol 93. Il est donc impossible que les dix-neuf kamikazes aient tous été embarqués. Au demeurant, plusieurs des personnes mises en cause se sont depuis manifestées. Le FBI maintient pourtant que les pirates de l'air ont été identifiés sans possibilité d'erreur, et la divulgation d'informations complémentaires comme les dates de naissance rend toute homonymie improbable. À ceux qui douteraient, le FBI apporte une preuve ridicule : alors que les avions ont brûlé et que les Twin Towers se sont effondrées, le passeport de Mohammed Atta aurait été miraculeusement retrouvé intact sur les ruines fumantes du World Trade Center.

L'existence de pirates de l'air, ceux-ci ou d'autres, nous est attestée par des coups de téléphone que les passagers auraient passés à leurs familles et aux autorités. Malheureusement, ceux-ci ne nous sont connus que par ouï-dire et n'ont pas été publiés, même lorsqu'ils auraient été enregistrés. Il n'a pas été possible de vérifier qu'ils aient été effectivement passés de tel ou tel téléphone mobile, ou de tel ou tel téléphone de bord. Là encore, nous sommes sommés de croire le FBI sur parole.

Au demeurant, il n'était pas indispensable de disposer de pirates de l'air pour réaliser ces attentats. La technologie Global Hawk, développée par l'US Air Force, permet de prendre le contrôle d'un avion de ligne malgré l'équipage et de le guider à distance.

Reste l'épouvantail Oussama Ben Laden. Si l'on admet qu'il fut collaborateur ou agent de la CIA durant la guerre contre les Soviétiques en Afghanistan, on tente de faire croire qu'il se serait retourné et serait devenu l'ennemi public n° 1 des États-Unis. Cette fable ne résiste pas, elle non plus, à l'analyse. Le quotidien français, Le Figaro, a révélé qu'en juillet dernier, Oussama Ben Laden était hospitalisé à l'hôpital américain de Dubaï, où il reçut notamment la visite du chef de poste CIA. La chaîne américaine CBS a révélé que, le 10 septembre, Oussama Ben laden était sous dialyse à l'hôpital militaire de Rawalpindi, sous la protection de l'armée pakistanaise. Et le grand reporter français, Michel Peyrard -qui fut prisonnier des taliban- a raconté comment Oussama Ben Laden vivait ouvertement à Jalalabad, en novembre, tandis que les USA bombardaient d'autres régions du pays. Au demeurant, peut-on croire que la plus grande armée du monde venue l'arrêter en Afghanistan n'y soit pas parvenue, tandis que le mollah Omar aurait échappé à l'armada américaine en s'enfuyant à mobylette ?

Au vu des éléments que je viens de vous présenter, il apparaît que les attentats du 11 septembre ne sont pas imputables à des terroristes étrangers issus du monde arabo-musulman -même si certains exécutants peuvent être islamiques, mais à des terroristes américains.

Au lendemain des attentats du 11 septembre 2001, la Résolution 1368 du Conseil de sécurité des Nations Unies a reconnu "le droit inhérent à la légitime défense individuelle ou collective conformément à la Charte" et a stipulé : "Le Conseil de sécurité appelle tous les États à travailler ensemble pour traduire en justice les auteurs, organisateurs et commanditaires de ces attaques terroristes et souligne que ceux qui portent la responsabilité d'aider, soutenir et héberger les auteurs, organisateurs et commanditaires de ces actes devront rendre des comptes".

Si l'on souhaite répondre à l'appel du Conseil de sécurité, appliquer la Résolution 1368 et punir les vrais coupables, le seul moyen de les identifier avec précision serait de constituer une commission d'enquête, dont l'indépendance et l'objectivité soient garanties par les Nations Unies. Ce serait aussi le seul moyen de préserver la paix internationale. En attendant, les actions militaires extérieures des États-Unis d'Amérique sont dépourvues de fondement légitime en droit international, qu'il s'agisse de leur action récente en Afghanistan ou de leurs actions annoncées en Iran, en Irak et dans de nombreux autres pays.

Site du Centre Zayed : www.zccf.org.ae

Texte en arabe : www.zccf.org.ae/LECTURES/A2_lectures/201.htm

 

Thierry Meyssan

Journaliste et écrivain, président du Réseau Voltaire.