Terra e Libbirtà ri sprixioni
per il Popolo Berbero!
a cura di terraeliberazione.org
Anatomia
di una Rivolta E dal
maggio 2001 che la rabbia dei Berberi dAlgeria, in
particolare di Kabylia,
ha conquistato spazio nelle pagine dei giornali,
soprattutto in Francia. Perchè ciò
accadesse sono stati necessari oltre cento morti e
seicento feriti nella manifestazioni cominciate dopo
lassassinio in un commissariato di polizia del
diciottenne Guermah Massinissa: un nome classico che
evoca il ricordo del grande sovrano berbero la cui
alleanza coi Romani fu determinante nella sconfitta dei
Cartaginesi e che poi per anni si scontrò coi
Romani stessi che intendevano negare lautonomia dei
Berberi nordafricani. Le
risposte repressive, a colpi anche di proiettili
esplosivi dum-dum, di un potere screditato, nelle strade
come alla TV, non hanno fatto che rendere piú
forte lo slogan di POUVOIR ASSASSIN! gridato
nei cortei, che dai villaggi e dai centri berberi si sono
estesi al capoluogo regionale di Tizi Ouzou
(località in cui vi sono stati oltre settanta
morti) e poi alla stessa Algeri. La morte di Guermah
è stata solo la scintilla che ha fatto esplodere
una rabbia che ha motivi sia generali (e per questo si
è collegata alla protesta di settori urbani
non-Berberi, in alcune città algerine, fra cui
Annaba), sia specifici (ed anche per questo, ad Algeri,
ha visto il reclutamento da parte del potere di
squadristi impiegati contro le manifestazioni fra i
giovani non-Berberi del sottoproletariato urbano), come
si è dimostrato con le manifestazioni a Tizi Ouzou
del 25 giugno, terzo anniversario dellassassinio
del cantante berbero Lounès Matoub, considerato
lemblema della lotta per i diritti dei
Berberi. Diverse
forze hanno cercato di mettere specifiche
bandierine su questa nuova fase di una lotta
che tende a saldarsi con quella di altri settori sociali
contro un regime corrotto, militarista, demagogo e
violento, che pare usare o tenere quasi in ostaggio lo
stesso Presidente Bouteflika. Uno dei due partiti
berberofoni algerini, lRCD
(Ressemblement pour la Culture et la Democratie) pare
aver perso il ruolo di intermediazione che in questi anni
ha tentato di giocare fra elettorato berbero e potere,
non potendo la sua fuoriuscita dal governo Bouteflika
nascondere le sue responsabilità precedenti in
quella compagine. Laltro, il FFS (Front des Forces
Socialistes) ha cercato di cavalcare e canalizzare la
protesta, stentando a prendere atto del proprio
fallimento politico e di rappresentanza reso esplicito
dal fatto che numerosi suoi militanti e leaders locali lo
hanno abbandonato per entrare nei nuovi organismi che
gestiscono la lotta: gli ourouch, riduttivamente tradotti
dai media occidentali con "Comitati di Villaggio.
Lacquisizione
della leadership della protesta da parte di questi
ourouch spiega piú di mille chiacchiere il vero
carattere delle rivendicazioni in campo, che non è
solo sociale o economico, anche se perfino in anni di
crescita dei prezzi di quel petrolio e gas naturale che
lAlgeria produce in abbondanza, i clan
economico-militari al potere in Algeria non hanno cessato
di sottrarre risorse al Paese e di far peggiorare le
condizioni di vita della maggioranza della popolazione,
tanto piú in quelle regioni, come la Kabylia,
sistematicamente marginalizzate. Infatti, come rileva
Ghania Mouffok, Le Monde Diplomatique (luglio 2001) gli
ourouch sono strutture basate sulle grandi famiglie, con
legami di sangue, che travalicano perfino la
frammentazione territoriale, e rappresentano le cellule
tradizionali del potere locale berbero dallepoca
pre-punica, il cui ruolo è stato riscoperto
paradossalmente dai giovani e giovanissimi che,
sfiduciati di partiti, sindacati, associazioni e tanto
piú Istituzioni moderni, hanno cercato
un dialogo con gli anziani e riesumato modelli comunitari
ancestrali! Seppure
nelle manifestazioni non si usassero, come invece avviene
sistematicamente, i simboli berberi, la lingua amazigh
berbera (negata dal potere arabizzante nelle scuole, nei
media, nella cartellonistica, nei libri, nei documenti
ufficiali, nonostante sia almeno coeva, come lingua
scritta, al Fenicio), i canti di Matoub, di Mehenni e
degli altri autori che inneggiano
allidentità berbera negata, seppure fra le
richieste esplicite dei manifestanti non vi fossero, come
invece ci sono, il ritiro dalla Kabylia di tutte le forze
di polizia, la piena autonomia, il riconoscimento dei
diritti linguistici e culturali dei Berberi, questo ruolo
degli ourouch basterebbe a definire in pieno la
berbericità della
lotta. Gli
ourouch locali, assunta la rappresentatività
effettiva delle popolazioni di riferimento (esautorando
di fatto le autorità centrali), si sono
strutturati in ourouch di secondo livello, a scala di
wilaya (distretto), ovunque i Berberi fossero
maggioranza, e l11 giugno si sono riuniti ad El
Kseur (anche per indire la manifestazione ad Algeri del
14 giugno), elaborando una piattaforma rivendicativa che
include la necessità di un ritorno
dellAlgeria ad una base regionale, con
unautonomia che comprenda tutte le
prerogative dello Stato, ad eccezione della difesa,
dellemissione della moneta, della diplomazia e
degli emblemi della repubblica. Il
potere ha reagito negando ogni ragione (sociale o
identitaria) alla protesta ed accusando i manifestanti di
essere guidati da agenti destabilizzatori esterni ed
alleati di fatto dei sanguinari integralisti del Gia, con
una bella faccia tosta, da parte di politici al servizio
di militari che un recente libro pubblicato in Francia da
un ex-ufficiale delle Forze Speciali dellEsercito
algerino (Habib Souaidia, La sale guerre; Editions La
Découverte, Paris, 2000; prefazione di Ferdinando
Imposimato) accusa di essere implicati direttamente
nellalimentare il terrorismo
integralista e nel far compiere ai soldati
stragi inaudite, anche camuffati da
integralisti e che sono comunque in connubio
con imprese multinazionali (francesi ma anche italiane)
nella rapina delle risorse algerine. Tanto
piú che le rivendicazioni dei Berberi vanno
esattamente (e da secoli) in direzione opposta rispetto a
quella dellarabizzazione forzata. Ciononostante,
rileviamo che quella Annaba dove forte è stata
leco fra i non-Berberi delle prime proteste
anti-regime è anche tradizionalmente uno dei
bastioni degli integristi, da un decennio e
che esistono in Algeria, convergenze occulte e spesso
inimmaginabili in uno scontro che non è tra fronti
omogenei contrapposti ma fra gruppi di potere che si
servono anche delle azioni di avversari per indebolire il
potere dei propri concorrenti. Inoltre,
la forte attenzione e solidarietà di una Francia
peraltro ben piú acuta osservatrice della cieca
Italia rispetto ai fatti maghrebini, anche nei suoi media
ed ambienti culturali, oltre che politici, se non
configura i manifestanti come figli di
Chirac, come urlano i cani da guardia del potere in
divisa da poliziotto, certo non appare dettata dal
desiderio di mostrare una coerenza con i principi di
autodeterminazione che il Paese transalpino sbandiera ma
che ha messo sistematicamente sotto il tallone quando gli
serviva, dal tempo in cui sotto i vessilli freschi della
Rivoluzione baionettava e cannoneggiava i Neri di Haiti a
quelli in cui, a partire dal XIX secolo, aggrediva il
Nord-Africa, a quelli dei torturatori e dei genocidari
che in Algeria fecero un milione di morti per cercare di
impedirne lindipendenza, alle recenti repressioni
contro i Kanaki della Nuova Caledonia, oppure contro le
rivendicazioni del Popolo Corso. Non è un caso che
molti autori sottolineino come, nella fase di conquista
coloniale ottocentesca, siano stati proprio i Francesi,
indirettamente, per omogeneizzare sistemi di controllo ed
istituzionali, a favorire larabizzazione ed il
completamento della stessa islamizzazione
delle aree berberofone maghrebine, proprio mentre nelle
città costiere invece tentavano la creazione di
énclaves europee, cristiane e soprattutto
occidentalizzanti, mentre, al momento del crollo del
sogno dellAlgeria Francese, mentre
già si stavano trattando con lFLN algerino i
passaggi verso lindipendenza e si era già
avviata la scoperta degli immensi giacimenti di
idrocarburi sahariani, la Francia riscoprí gli
studi di insigni suoi antropologi ed esploratori sulla
specificità berbera ed in particolare
Tuareg, per cercare di creare uno Stato
Sahariano (infeudato alla Francia stessa) che
controllasse quei giacimenti sottraendoli alla nascente
Algeria, operazione già riuscita alla Gran
Bretagna con la creazione del Kuwait nei confronti
dellIraq, ma che fallí nel caso
sahariano. Per
questo, molte delle solidarietà francesi alla
lotta dei Berberi dAlgeria, incluse quelle che
fanno della Francia il luogo delezione dei
programmi radio in lingua berbera destinati a loro,
dipendono da attenzioni reali, accentuate dalla forte
presenza berbera fra gli immigrati maghrebini nel Paese,
ma altre paiono costituire laltro corno della
strategia della pressione sul regime algerino da parte di
una Francia che ne rimane il principale partner
commerciale e di Cooperazione, militare e
politico. Il
problema è che la questione berbera travalica la
stessa Algeria e si dilata dal Sahara Occidentale e dal
Marocco Meridionale alla Tunisia ed alla Libia, ponendo
allattenzione una realtà troppo spesso
censurata e che affonda le radici in una cultura
millenaria, autonoma, differente da quella araba e
costituente uno dei cardini principali della definizione
-nel Mediterraneo, dalla protostoria allepoca
punica fino alla koinè islamica medievale- della
identità a rete che ha caratterizzato le genti di
quel mare e la stessa Sicilia, che è di matrice
piú berbera che dogni altro
tipo. Nei
periodi storici in cui, pur in dialettico rapporto (di
egemonia, di alleanza, di dialogo o anche di
subalternità storica) con altre culture,
soprattutto mediorientali (arameo-fenicia, araba,
irano-mesopotamica), ai Berberi è stata data
lopportunità di sviluppare ed esprimere la
propria identità, il proprio rapporto con gli
ecosistemi desertici, semi-desertici, stepposi, boschivi,
montani, orticoli, costieri, le proprie forme di
socialità, di arte, di culti possessivi, di
simbologia, di opzioni sessuali, la propria lingua, essi
sono stati capaci di svolgere un ruolo dinamico e
davanguardia in tutto il Mediterraneo: dalla
Andalusia alla Sicilia, dalla Provenza a Malta, permeando
società diverse e lontane di valori, segni, stili,
riti, parole e persone e dando vita anche a grandi
fattori politici come quelli della dinastia imperiale
romana dei Severi (Settimio Severo era di Leptis Magna,
nella berbera Libia), del proto-Cristianesimo (si pensi a
S.Agostino di Ippona), della conquista di Sicilia e
Penisola Iberica allIslam, dei movimenti
religioso-militari-sociali, che producono le dinastie
musulmane dei Fatimidi, degli Almoravidi, degli Almohadi.
Quando, invece, le chiusure teocratiche della Chiesa di
Roma come di settori dell Islam, e soprattutto le
aggressioni coloniali esterne al mondo afromediorientale
(romana, franco-germanica medievale, iberica,
franco-anglo-italiana coloniale, delle multinazionali
negli anni recenti) hanno imposto ferocemente modelli
esterni ed estranei, ai Berberi sono restati la via della
resistenza sincretica e quella della lotta aperta, ma non
hanno piú potuto giocare un ruolo adeguato sulla
scena mediterranea. Ed è partendo dalla
coniugazione della lotta aperta con la paziente e
lungimirante valorizzazione di sincretismi che hanno
saputo contaminare di animista
berbericità la ritualità musulmana
maghrebina, ma anche le musiche, le danze, la poesia, le
lingue di tutto il Mediterraneo Centro-Occidentale.
Eredi
della berbera Kahina, leggendaria amazzone dagli occhi
azzurri, che nellanno 683 guidò la
R/Esistenza degli Imazighen (il nome vero dei Berberi)
contro la prima invasione araba, e che oggi rappresenta
leroina delle centinania di migliaia di donne che
alimentano la Rivolta in Kabilia. Una
Rivolta ampia e radicata nella Storia, che ha segnato
già importanti vittorie come il riconoscimento
della lingua tamazight (il berbero) e lapertura
della trattativa col potere ufficiale sulla
base della piattaforma di el Kseur, il piano
in 14 punti che prevede anche limmediata fine della
hogra, la violenza di regime. ©
2001. Terra e LiberAzione. Ottobre
2002. Dopo
il boicottaggio delle urne in occasione delle ultime due
elezioni il Popolo berbero di Kabilia, per sua scelta,
non ha più una rappresentanza nel truffaldino
parlamento di Algeri...
Oggi
come oggi, i soli rappresentanti democratici dei Kabili
sono i
"delegati"
della CADC (Coordinamento delegati degli Aarch, Daira
e Comuni),
espressione della democrazia diretta di villaggio. Essi
sono il
reale contropotere che il governo algerino cerca in tutti
i modi
di
estirpare ora con la forza, arrestando in massa i
delegati, ora
con
maneggi e tentativi di
delegittimazione.
Il
Potere algerino, sostenuto dagli "interessi petroliferi
occidentali", continua ad ignorare
le richieste
di giustizia e di democrazia espresse dalla CADC
nella
"piattaforma
di El-Kseur" (che esige l'instaurazione di una vera
democrazia nel paese). Dal 2002
la
situazione è sostanzialmente stagnante nella
spirale resistenza e repressione. L'isolamento del popolo
berbero fa il paio con la stabilizzazione relativa della
borghesia burocratica algerina sostenuta dagli interessi
petrolgassiferi di Italia (Eni) , Francia e
USA. Rileviamo
comunque la buona affermazione elettorale del Partito dei
Lavoratori di Algeria (trotskjsta) alle ultime elezioni
politiche (2007), di cui riferiremo nel prossimo
aggiornamento. @Giugno
2007. animatore
del coordinamento delle tribù e comuni della
Cabilia Belaid Abrica
è un trentenne docente di economia
alluniversità Mouloud Mammeri di Tizi-Ouzou.
Militante di lunga data del Movimento Culturale Berbero,
si è ritrovato proiettato al primo piano della
protesta della "primavera nera" e del movimento cittadino
degli Aarch. Belaid Abrika
labbiamo incontrato questestate a casa sua a
Tizi-Ouzou, un umile appartamento del quartiere Les
genets, dove vive insieme ai suoi genitori e fratelli.
Ero con il mio amico Michelangelo Severgnini, un giovane
regista milanese con cui abbiamo deciso di girare, un
documentario sugli eventi di Kabylia. Laccoglienza
è subito calorosa. La madre ci offre
caffè, dolci, succhi di frutta e fichi freschi,
poi insieme alla figlia si ritirano discretamente per
lasciarci lavorare. Belaid è
stanchissimo. Scambiamo qualche notizie del movimento
nelle varie parti della Cabilia, poi comincia
lintervista. La facciamo in Kabilo, ci tenevamo
specialmente entrambi, perché compagni di lotta
per il riconoscimento della nostra lingua.
La chiacchierata
è lunga e molto ricca. Si è parlato di
tutto: della nascita del movimento, della storia
dellAlgeria, della struttura particolare del
movimento, della congiuntura internazionale in cui nasce
e della necessaria presa di contatto con gli altri
movimenti di lotta attraverso il mondo
Allinizio era molto intimidito dalla presenza, pur
discreta di Michelangelo e della sua videocamera,
però dopo un po si rilassa e prende
sicurezza. Allora solo
ritrovammo quel Belaid che era salito, il giorno prima,
sul podio di una piazzetta di Benidouala per parlare alla
folla venuta assistere al comizio organizzato
dallAarch degli Ait Douala. Alla fine ci
riaccompagna alla piazza dove ci siamo incontrati e si
scusa di dover lasciarci così in fretta. Ci saluta
e viene subito rapito da un gruppo di delegati che lo
aspettavano per prendere delle decisioni importanti.
Il coordinamento
degli Aarch non si è riposato neanche un giorno,
da quando, nella primavera del 2001, hanno deciso di
prendere in carico le rivendicazioni dei giovani usciti
sulle piazze per gridare la loro rabbia. Il ritmo
è infernale ci sono bastati pochi giorni in loro
compagnia per capirlo. Ma la loro determinazione e senso
del dovere li mantengono sempre attivi, instancabili.
Questa intervista è un estratto della lunghissima
intervista video che Belaid Abrica ci ha concesso quel
giorno del 24 agosto 2002, a Tizi-Ouzou. Karim
METREF
Asakaitalia: quali
sono i fattori che hanno portato alla primavera nera?
Belaid Abrika: Per
capire come siamo arrivati alla primavera nera 2001,
dobbiamo tornare un po indietro e capire come ha
vissuto il popolo algerino dal 62 ad oggi. Dopo
lindipendenza (
) il progetto del congresso
della Soummam, (che prevedeva una Algeria
laica e democratica in cui I militari sarebbero stati
sotto il controllo dei politici eletti e non il
contrario. Ndlr), è stato messo da parte ed
è stato fatto lesatto contrario. Questo
è avvenuto con linstaurarsi della dittatura
dellEsercito delle frontiere. A quellepoca
già molte persone si erano attivate per difendere
il loro ideale di Algeria democratica. (
) In quegli
anni 60-70 economicamente il Paese stava bene
però lAlgeria ha vissuto una dittatura tra
le più dure dove non cera libertà di
espressione e di associazione, né libertà
di costituire partiti politici. Hanno chiuso tutte le
porte sul popolo algerino, ma esistevano già tante
organizzazioni clandestine. Ora, cè
talmente corruzione, ci sono talmente tanti privilegi per
la classe al potere, che tutto il resto della popolazione
si sente emarginato. Ed è da qui che proviene la
parola hogra. La troviamo dappertutto, ognuno
la subisce in modo diverso. Chi la subisce a casa, chi
sul posto di lavoro, chi nel proprio quartiere. La
viviamo tutti nella società in maniera generale,
ma possiamo riassumerla in un problema di sistema che ha
instaurato dei meccanismi molto complessi tra i membri
della società il cui principio è basato
sullindurre la gente a ripetere allinfinito
questo processo di catena di ingiustizie e di esclusione
tra una persona e laltra. Tanti algerini sono
colpiti da questo problema dellemarginazione
sociale
Dopo varie proteste e
tante lotte la situazione non è cambiata, le
ingiustizie continuavano. Quindi quando hanno ucciso
Guermah Massinissa pensando che il fatto sarebbe passato
inosservato, ed in seguito hanno arrestato tre allievi di
una scuola media di Amizour in presenza del loro
professore, la rivolta è ricominciata poco a poco,
dapprima a Beni Douala per poi estendersi a tutta la
Kabylia
AI: Questo è
più o meno come è nata la protesta, ma il
vostro movimento da dove nasce? BA: Abbiamo pensato
che siccome la rivolta abbracciava tutta la Cabilia e che
il problema riguarda tutti noi e che fino a quel momento
questi episodi ci trovavano divisi e che oggi quindi
siamo costretti ad unirci, dobbiamo consultarci e trovare
una via duscita comune a questa situazione e poi
che non dobbiamo solo pensare a spegnere la violenza e
lasciare i problemi come stanno in modo che dopo due anni
i giovani si ritrovino di nuovo sulle strade a farsi
sparare addosso e lAlgeria va avanti sempre
così. Abbiamo detto che se dobbiamo fare qualcosa
dobbiamo unire le nostre forze, cercare di capire le
rivendicazioni dei giovani per portarle avanti e provare
a dare una organizzazione a questa protesta di strada
rimettendola su un quadro organizzato e pacifico
Da lì abbiamo
pensato anche alle vie e ai metodi per portare avanti la
lotta e abbiamo definito dalla partenza che la lotta
sarà pacifica. Primo perché sul terreno
delle armi non possiamo competere con il potere e poi
sappiamo che loro non cercano altro, e non aspettano
altro che spargimenti di sangue. Lunica via che ci
può far arrivare è la pace e la lotta
pacifica per poter realizzare un cambiamento
AI:
Cosa sono gli Aarch e come siete organizzati? Cosa ha
portato il vostro movimento allAlgerino, oggi?
BA:
Il nostro movimento fino ad ora ha fatto tante cose. La
prima di tutte è di aver ridato speranza agli
algerini. (
) in altre parti dellAlgeria, un
po dappertutto i giovani si stanno sollevando per
vari problemi di alloggio, di acqua, di lavoro, di
elettricità, ognuno secondo il problema che vive
più pressante. Anche se, queste rivolte durano
solo un giorno o due, (
) ma cè tanta
speranza da questa parte
. Perché le
rivendicazioni che poniamo noi, riguardano tutti.
Questo avviene a
livello locale, ma anche nei nuovi orientamenti
internazionali bisogna sapere che quello che stiamo
chiedendo, questo statuto di cittadinanza, viene
richiesto anche nei Paesi sviluppati che hanno un secolo
o due di democrazia, per quanto relativa, perché
ci sono popoli oppressi dappertutto nel mondo,
verrà un giorno in cui anche loro torneranno a
questa lotta per la cittadinanza e per i diritti
legittimi, sociali, economici, culturali. È in
qualche modo una nuova via per lumanità, una
nuova visione che verrà dopo, ossia che i
dibattiti degli anni 60 e 70 oggi sembrano
superati, invecchiati, mentre le nuove generazioni
cercano nuovi orizzonti che possono venire da queste
proteste per gli statuti, i diritti, per
unesistenza degna, per un a lotta donore e di
dignità
Belaid Abrika in una manifestazione
di strada. AI: Voi dite sempre:
Nessun perdono, ma ci sarà un giorno
questo perdono e a quali condizioni? BA: Il perdono
è la piattaforma di El Kseur, poiché nella
piattaforma uno dei primi punti prevede il processo e la
condanna agli assassini e dei loro mandanti. Una volta
che ci sarà stata una vera inchiesta e che avremo
definito tutte le responsabilità e tutti i
mandanti e gli esecutori, la giustizia deve fare il suo
lavoro. Ecco come può esserci il perdono. Non
possiamo perdonare il sangue sparso, non è stato
un incidente, è stata una guerra dichiarata a un
popolo che si è espresso attraverso una lotta
pacifica a mani nude. Una volta che la piattaforma di El
Kseur sarà soddisfatta possiamo dire che questo
slogan (Nessun perdono!)
sparirà
. ASAKA-ITALIA
@
2002
Intervista
a Belaid Abrika
Noi, rappresentanti delle province (wilaya) di Tizi-Ouzou, Bgayet, Bouira, Boumerdes, Sétif, Bordj Bouareridj, Algeri e del Comitato collettivo delle Università di Algeri, riuniti addì 11 giugno 2001 alla casa dei giovani Mouloud FERAOUN di El Kseur (Bgayet), abbiamo adottato la seguente piattaforma comune di rivendicazioni : |
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