Comunicato della Direzione Nazionale di "Terra e LiberAzione"
Riflessione.
Ciclo dei rifiuti. Altri veleni?
La Regione Siciliana si appresta a dare lautorizzazione definitiva allavvio dei lavori di costruzione di quattro termovalorizzatori, parte terminale del sistema integrato della gestione dei rifiuti.
I termovalorizzatori in questione sono inceneritori a recupero energetico in cui la frazione residuale del totale dei rifiuti prodotti viene bruciata ad alte temperature (da 1000°C in sù ), e col vapore ottenuto, che aziona una turbina, si produce energia elettrica, per un rendimento massimo del 27%. Ma, assieme allenergia, gli inceneritori rilasciano con i fumi esternalità negative nocive per lambiente e per luomo: le polveri sottili contenenti metalli pesanti, PM10 e PM25 con effetti cancerogeni, e le nanopolveri con possibili effetti mutageni; le famigerate diossine e i furani; acque di scarico e scorie contaminate Per questo occorre che il ricorso alla combustione dei rifiuti, ove venga previsto, sia il minore possibile e la via ultima da seguire, prima della discarica.
Nel nostro caso la politica dello smaltimento corre in direzione opposta visto che gli inceneritori vanno a bruciare più del 50% dei rifiuti siciliani, quando un sana gestione -e lo stesso flusso integrato dei rifiuti previsto dal Piano Regionale!- prevedono una termova-lorizzazione del 25% . (...)
Chi gestisce gli impianti? Sono società o consorzi di società private, ma troviamo anche aziende municipalizzate. A spingerli ad investire in unoperazione apparentemente diseconomica, visti gli ingenti costi di realizzazione e manutenzione degli impianti, sono la gratuità della materia prima, ossia il rifiuto, gli introiti derivanti dalla tassa comunale sui rifiuti e le sovvenzioni pubbliche. Ecco su chi gravano in definitiva i costi economici: gli ignari cittadini contribuenti. Questi, oltre ad essere avvelenati da un utilizzo scellerato degli inceneritori ed a pagare per il servizio, concorreranno allottenimento di un extra-profitto attraverso il meccanismo indiretto dellincentivo cip6 che consente al gestore di vendere lenergia prodotta ad un prezzo triplicato rispetto allenergia proveniente dagli idrocarburi. Insomma linceneritore tante cose brucia fuorché il denaro dei privati che anzi moltiplica, a danno del portafoglio e della salute dei cittadini. Nulla di nuovo.
Inoltre la massimizzazione del profitto, obiettivo del gestore privato, dipende in gran parte dallaumento dellincenerimento, il che si traduce in interesse allincremento del totale dei rifiuti prodotti ed a ostacolare la riduzione dei rifiuti e il decollo della raccolta differenziata con connessi riutilizzo e riciclaggio. Prova di tale palese contrasto sono clausole contrattuali blindate che prevedono una sovratassa a carico dei comuni serviti, in caso di minore conferimento di RSU, provenienti da frazione residua indifferenziata, rispetto ad un quantitativo annuo coincidente al pieno regime dellimpianto.
Eppure bastava un piccolo sondaggio sul mercato per scoprire termovalorizzatori alternativi allinceneritore che trattano termicamente i rifiuti con minore impatto devastante sullambiente e sulla salute: gassificatore e pirolizzatore. Entrambi infatti rinviano ad un secondo momento la combustione della massa conferita, prediligendo, come processo di smaltimento, la dissociazione molecolare da cui si ricava un gas di sintesi (syngas). Sarà questultimo ad essere bruciato in una caldaia per produrre calore, oppure in un motore a scoppio o turbina per ricavare elettricità. Lassenza di cloro nella sua composizione assicura che non si formi diossina mentre un processo di purificazione garantisce che si emettano meno polveri sottili rispetto alla combustione del metano. (...)
Il gassificatore - modello in esercizio ad Husavik in Islanda - rilascia diossine solo quando, in presenza di ossigeno, porta per 2 secondi la temperatura oltre quella di volatizzazione (da 400 a 800 °C ), mentre il pirolizzatore praticando la dissociazione molecolare a temperature fino a 500 °C evita la formazione di diossine poiché opera in assenza totale di ossigeno, non permettendo quindi la combustione di materiale organico in presenza di sostanze clorurate, causa originante il pericoloso inquinante. Questo può formarsi nella fase cosiddetta solida, successiva alla pirolisi e riguardante il 30% dei rifiuti introdotti che vengono vetrificati ad alte temperature: di sicuro però la quantità di diossina sarà minore a quella emessa dallincenerimento che brucia lintera massa immessa. Anche dal punto di vista delle emissioni di polveri sottili il pirolizzatore sembrerebbe migliore del gassificatore visti la combustione di minore materiale organico e il minore syngas ottenuto dal primo, ossia il 70% della massa immessa, mentre il secondo produce syngas pari al 97% del peso conferito.
Ribaltando la frittata, qualsiasi trattamento termico implicando prima o dopo combustione, emette sostanze tossiche come diossine e furani. Si potrebbe evitare del tutto la formazione di diossina o altri veleni dalla combustione dei rifiuti togliendo dalla circolazione i precursori, come clorurati contenuti nella plastica PVC (oggi la più usata) e sostituendoli con altri materiali con le medesime caratteristiche ma biodegradabili e inerti, come la bioplastica derivata da vegetali. Una corretta gestione integrata dei rifiuti deve puntare anzitutto sulla loro riduzione.
In vista della Conferenza dei Servizi della Regione Siciliana che dovrebbe, de facto, dare il via definitivo alla costruzione dei discussi 4 inceneritori in Sicilia, Terra e LiberAzione ha proposto una moratoria di un anno, invitando la Regione ad aderire al Percorso Rifiuti Zero per restituire la Sicilia alla sua storica vocazione di Isola-Giardino, fissando subito la quota di raccolta differenziata in misura minima del 50% e scegliendo con maggior assennatezza tra inceneritore, gassificatore e pirolizzatore.
@Novembre 2007. Luca Codullo.-www.terraeliberazione.org