Questa Sicilia è al Capolinea. Che fare?Intervista a Mario Di Mauro, direttore di "Terra e LiberAzione"
Cosa vuol dire "Essere Siciliani"?Essere Siciliani è come un mestiere... che va appreso, raffinato, attualizzato, trasmesso. Non si "nasce" Siciliani, è la Sicilia a fare i Siciliani. Se non la conosci come va conosciuta e non la vivi come va vissuta...in breve, se non hai radici autentiche ti riducono a una larva...Radicarsi nell'Isola di Trinakria, per me, è l'unico modo di Essere del Mondo, di alzare uno sguardo autentico sul Mondo.
Non ho bisogno di accendere la TV per vedere un albero che cresce, un fiume che scorre, una Montagna che toglie la parola di quant'è bella... Il mio Tibet è qui. La "modernità" ha diffuso come un virus quel cosmopolitismo apolide che non si traduce in Amore verso gli altri Popoli: semmai in rapina e sradicamento fisico e culturale.
Si dirà, il Mondo va così...Ed è vero. E forse, nel profondo, agisce perfino un lato oscuro della "modernità", che finirà per negarla e per dischiudere altri orizzonti, di riconciliazione tra Tecnica e Natura...La specie umana potrebbe anche non esserci, il Mondo andrebbe avanti lo stesso; ma non mi piacciono certi "animalisti" e "naturalisti" che teorizzano questa cosa: l'Umanità non è poi così cattiva, e forse a qualcosa può ancora servire. Ma questo è un altro discorso.
Ecco, "Terra e LiberAzione" serve a elaborare e trasmettere una Verità Siciliana. A radicare la propria Vita in questa Verità. A EsserCi con radici, con cultura. Per essere del Mondo.
Perchè?
Per conquistare una più autentica Salute spirituale e politica. "Terra e LiberAzione" è strumento operante di Santità, una Santità essenziale, radicale...
E come?
Essere radicati in una Terra assoluta, cosmica, concreta. Riabitarla con l'Amore che nasce dalla Conoscenza, che è Essenza delle cose, della vita, di quel che conta veramente.
R/esistere agendo allo sradicamento spettacolare dalla nostra Storia (ammucciata), a un neocolonialismo ormai introiettato al limite dell'autolesionismo.
Essere radicati vuol dire coltivare il valore delle radici insulari e mediterranee, per alimentare gli alberi del Bosco di Trinakria i cui rami si orientano metaforicamente verso quella galassia M33, che i Grandi antichi chiamarono "Trinakria".
Cosmisti?
Si. Tra Terra e Cielo, l'Uomo è il medium. Il maestro sufi Renè Guenon parlava di Grande Triade: Terra-Uomo-Cielo. La Triskeles Danzante, simbolo universale identificato però con la Sicilia, è, nella sua potenza spirituale, anche imagine della Grande Triade.
Cos'è "Trinakria"?
L'Isola di Trinakria è la Sicilia degli olivi, delle palme, dei melograni, dei fichi...Dell'Etna e dei Mari, dello zolfo e dello iodio, delle Montagne sikane e dei Fiumi ch'erano navigati...Sicilia vuol dire "isola del fico". E' la Terra fatta della cenere solidificata di 333 generazioni... Non sono i "Siciliani" a fare la "Sicilia", è la Sicilia a fare i Siciliani. Sempre che questi vogliano e sappiano capire Trinakria, assimilarne la Bellezza.
In che senso?
La nostra Bellezza si genera nell'efferfescenza vulcanica e nell'insularità mediterranea, che la nostra Lingua e il nostro DNA custodiscono non meno della geografia...Isola è bello, essere insulari è bello...
Essere Siciliani non è un incidente, nè un hobbye. Piuttosto è un mestiere. Essere Siciliani è un esperimento con la Verità (Gandhi).
Alzare uno sguardo siciliano sul Mondo è possibile solo attingendo lacqua dellEssere e dellEsserci dal fiume carsico di una Trinakria millenaria, perchè la Verità non è lontana, è appena sotto la Terra sulla quale camminiamo. Per dirla con Proust ci mancano solo gli occhi nuovi per vedere. Per vedere l'Isola-Giardino...
L'Isola, l'isolamento...?
Lo Spettacolo neocoloniale -con le sue scuole e i suoi massmedia- ha spacciato anche la pillola scaduta dell'insularità mediterranea capovolta in isolamento, arretratezza, disvalore...L'insularità ha un valore simbolico: simbolon, in greco, indica "ciò che unisce". Per dividerci, sradicarci, dalla nostra Realtà insulare, hanno falsificato la geografia, o meglio la sua percezione...Perchè l'Isola di Trinakria, alla faccia loro, non la possono spostare d'unni si trova...Ecco: simbolon, unisce. E diabolon è "ciò che divide". C'è una radice diabolica, satanica, nello Spettacolo neocoloniale...Ma di questo preferisco non parlare.
L'insularità sta all'isolamento, come i polmoni stanno alla polmonite. L'isola è il luogo d'accumulo della potenza marittima: che può essere impugnata dal popolo che la abita, oppure dalle forze esterne che -in varie forme- la colonizzano.
L'Inghilterra è un'Isola, anzi: meno di un'isola, chè ci sono anche la Scozia, il Galles...E gli Inglesi, popolo di pecorai che svendevano lana alle Fiandre, divennero marinai e scienziati. Hanno dominato il Mondo per due secoli: dalle pecore, alle navi corsare, alla produzione industriale e, infine, ai "riciclaggi finanziari". La Gran Bretagna non è nell'Euro, ma regala lezioni a tutti. C'è da imparare, dalle altre Isole!.
Anche Malta è un'isola, anzi un Arcipelago. Ed è uno Stato libero e indipendente. Come il Giappone, che però è molto più grande.
Anche la Sicilia è un'Isola, anzi più di un'Isola, un Arcipelago. Un'Isola carica di storia incompresa, oppressa di secoli e di stelle. La Sicilia confina con se stessa.
Anche questo è. Anche: macari, puru e videmma. Tre modi per dirlo, tre isoglosse, Tre Sicilie. Tre Valli: da wilayah, regioni. Un Arcipelago "dialettico", di zolfo e sale, che gravita intorno a un "perno ontologico" di fuoco e neve, l'Etna; un'Isola-Nazione articolata in tre regioni storiche, unite dall'insularità, dalla prossimità, da una appartenenza comune che necessita una decisa valorizzazione.
Tre Sicilie?
...Parliamo di calcio. Tre squadre in serie "A", non sono la Sicilia in serie "A". Neanche dal punto di vista banalmente calcistico. Le tifoserie "siciliane" vivono fin troppo di rivalità e odii reciproci alimentati ad arte. Se il calcio -e fior di scrittori lo testimoniano- è metafora della Realtà, la nostra realtà calcistica non parra sicilianu. Il Galles non ha un suo campionato, ma tiene la sua "nazionale". La Sicilia non ha un suo campionato e mancu una "nazionale". Se il Catania "vince lo scudetto", a Messina ci sarà il lutto cittadino: e viceversa. Io stesso, catanese, non trovo la forza per scriverla al contrario. No problem. Neanche quella brasiliana è una "nazionale": la Selecao è una Selezione tra campionati di diversi Stati, oltrechè, come si sa, di "stelle globali" sradicate e spesso stralunate.
Due parole sul Ponte?
Se linsularità mediterranea della nostra Sicilia è un Valore fondante del nostro Essere Siciliani, occorre derivare matematicamente da questo Valore un modello di sviluppo coerente e vincolante.
A partire dallunificazione dellIsola e dal suo collegamento al Mondo. Come?. Sul piano culturale è un lavoro lungo e passa per una riforma radicale del sistema formativo e massmediale siciliano; ma sul piano strutturale è semplice.
Costruendo un "ponte ferroviario" TAV a levitazione magnetica che unisca a 400 allora Catania-Fontanarossa a Palermo-Punta Raisi. Li costruisce la tedesca Maglev...
Questa grande opera produrrebbe, con l'unificazione di fatto dei due aeroporti in un unico sistema logistico, l'unificazione delle Tre Sicilie e dei Siciliani nel loro concreto collegamento al Mondo.
Con una sola opera strategica si doterebbe il Lavoro Siciliano dell'infrastruttura necessaria ed indispensabile per scavalcare -non il mare!- ma lo stivale italiano, unico vero ostacolo alla espansione della economia siciliana. Altro che Ponte sullo Stretto per andare non a Berlino, ma a Villa San Giovanni!.
Ci serve un Ponte per unire le Tre Sicilie. Ci serve un Ponte per fare i Siciliani. Un Ponte per unire i Siciliani e collegarli al Mondo. Questo Ponte non porta a Villa San Giovanni e alla sorella Calabria. Anche quello -se serve veramente, ma, in sè e per sè, non serve: lo sanno tutti!- ma diciamolo pure, può esser perfino costruito: e poi?.
In verità sarebbe assai più utile, sobrio, fattibile, antideologico un normale Tunnel ferroviario di 4 kilometri collegato alla rete Maglev siciliana a sospensione magnetica...Ad ogni modo a Berlino ci si va in aereo, possibilmente con la "nostra" Wind Jet, che potrebbe indossare la casacca della nazionale siciliana con la Trinakria millenaria e diventare quello che merita di diventare: una grande compagnia globale low coast, alla faccia della "insularità come menomazione"!-.
Io sono siciliano, insulare, mediterraneo. E non sono menomato. A menomarmi sono i ritardi spaventosi del sistema Sicilia. I ritardi spaventosi: questa è la ragione vera, profonda, che anima un certo consenso diffuso, passivo, da bar... a favore del Ponte sul Canale di Messina. Non lo disprezziamo, anzi lo comprendiamo: pur non condividendolo.
Canale?
Basta guardarlo su una carta geografica o dall'alto di Ddinnammare...Non è uno "stretto": nessun geografo serio lo definirebbe accuddhì...Ma qui è colonizzata anche la "geografia"!.
Cosa ne pensi del "consenso popolare" favorevole al Ponte?
Mettiamola diversamente. La Sicilia parla come può, con le voci che ha. Tutti parlano come possono, con le voci che hanno. E dietro le parole ci sono spesso altri interessi, più o meno leggittimi. Ma queste voci devono essere ascoltate: tutte. Nella convinzione che c'è modo e modo di farlo o di non farlo questo Ponte che divide. E il modo che si è imposto, tanto tra i favorevoli che tra i contrari, è neocolonialista e antisiciliano.
Che dire di Berlusconi che vuole il Ponte per civilizzarci, per farci diventare "finalmente italiani al 100%"?. Per me, che conosco un bel po di cose, è tutto un incubo.
Comunque non credo sia un caso se in trentanni di "Società Stretto di Messina", malgrado le centinaia di miliardi divorati da questa slot-machine, non abbiano avuto la faccia tosta di elaborare un progetto esecutivo dell'opera!. Gli ingegneri -e molti hanno detto e scritto sull'argomento- conoscono le difficoltà tecniche relative alla costruzione di un ponte a campata unica lungo quanto è alta l'Etna e le ragioni dell'impatto ambientale e sociale (che però paiono non valere un fico secco nei poli petrolchimici che nostro malgrado "ospitiamo"). Ma i problemi tecnici, forse, potrebbero essere risolti. Ciò malgrado quel Ponte sarebbe bloccato dai venti per un centinaio di giorni all'anno: e il vento non è un problema tecnico, il vento eoliano è. E basta. Che poi l'attuale governo sia "antisiciliano", su questo non ci piove. Come lo era quello precedente, e come lo sarà il prossimo...Senza scordarci che il nemico principale della Sicilia è a casa nostra, è l'ascarismo... Ma la finiamo di prenderci in giro?. Siamo una colonia, una fottutissima riserva indiana, senza "Democrazia", senza "Libertà"...E speriamo comunque che a nessuno venga in mente di venircele a portare da fuori!.
Tu differenzi gli abitanti della Sicilia in "Siciliani" e "Sicilianoidi"...
Se al Popolo Siciliano gli togli il valore culturale e spirituale, nonchè economico e geopolitico, della sua insularità mediterranea, se gli togli l'identità comunicativa -che non è solo la lingua...-, se gli impedisci di avere una propria Economia, magari con la scusa della Mafia (che è una struttura dello Stato reale, una lurida agenzia di servizi, servizi in tutti i sensi...)...ecco che ti ritrovi una massa omologata nell'ignoranza e nello sradicamento, quelli che io chiamo i "sicilianoidi". Una specie di zombies...
Non mi interessa aggiungere che "la gente non ha colpa": certo che non ha colpa, ma io ho il dovere di proteggere il mio Cammino spirituale dagli zombies, senza ipocrisie. Io, quando posso, cammino sull'Etna; gli zombies, anche se non hanno nulla da comprare, passeggiano a Etnapolis...Forse sono migliori di quelli come me, ciò non toglie che siamo due "razze" diverse. Ne prendo atto e cerco di non soffrirne, anche se mi riesce difficile.
Cos'è la "democrazia"?
Un'altra invenzione greca, fondata sul lavoro degli schiavi, sull'espulsione delle donne dallo spazio pubblico, e sulla guerra di conquista. Ovviamente può essere anche "il potere della maggioranza". Ecco, prendiamola per buona. Non sta scritto in nessuna legge che per essere qualcuno o qualcosa si debba chiedere il permesso alla "maggioranza". Anzi, della "dittatura della maggioranza" ne abbiamo le scatole piene: fosse per la "maggioranza" l'Umanità sarebbe ancora sugli alberi a mangiare banane. La Storia la fanno ristrette comunità politiche, culturali, scientifiche...
La "democrazia" è un mito, una ipocrisia...Dietro questa mascherata si muovono corporation e logge da "medioevo perenne": tutte degenerate. Ma è il segno dei tempi, meglio non farsi illusioni su niente e concentrarsi sulla Vita, cercando nella Pratica i propri simili.
E' vero che quando "Terra e LiberAzione", ormai un trentennio fa, parlava dello Statuto di Autonomia vi prendevano anche in giro?
Se faccio l'elenco dei cretini questa discussione estiva finisce a Natale...Lo Statuto di Autonomia fu conquistato dal Movimento per l'Indipendenza, nel 1945, come strumento giuridico per la costruzione di una Sicilia autogovernata, ricca e consapevole della propria Identità nell'ambito di uno Stato italiano condiviso. In realtà fu "concesso" per liquidare l'indipendentismo. Il governo romano fece quello che il governo statunitense aveva fatto con gli indiani.
La lumpenborghesia siciliana degli intrallazzi, in mezzo secolo, ha vanificato il vecchio Statuto, mentre la sinistra delle illusioni "legalitarie" e della retorica antimafiosa, incapace di comprendere la Realtà della Sicilia profonda, si conferma estranea alla sofferenza mai esibita del nostro popolo, chiusa nel gergo e nei riti di quattro salotti, subalterna alle multinazionali che saccheggiano la nostra Isola, tentacoli della Piovra Globale. A partire da certi "ambientalisti" che campano con le mazzette legalizzate delle multinazionali petrolchimiche: lo dico da ventanni.
E ora?
Il vecchio Statuto di Autonomia è entrato nella camera mortuaria delle Riforme "federaliste". Il primo tentativo è fallito per lo scioglimento del Parlamento romano che avrebbe dovuto ratificare il testo partorito dall'Assemblea regionale...Lo sai che a Palermo sono riusciti a cancellare perfino la potestà legislativa regionale in materia di credito?. Io penso che: o sono cretini, o se li sono comprati. Ora si ricomincia daccapo. La nostra posizione è quella proposta già, dal sottoscritto, nel 1994: l'unica riforma sensata del vecchio Statuto deve prevedere il riconoscimento della sovranità del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. Sul modello catalano. Se non c'è questo -e tutto quel che ne deriva- è solo tempo perso...
Una nuova e vera Autonomia sarebbe il cantiere storico della futura Repubblica Siciliana, che è il nostro obiettivo.
Che differenza c'è tra indipendentisti e autonomisti?
Gli indipendentisti -anche in pochi- siamo la "Fortezza" dell'autonomismo. Quando ci siamo noi l'Autonomia avanza, quando ci fanno fuori va tutto a puttane.
In ogni caso, lo dico da trentanni, il "separatismo", l'"autonomismo", il "federalismo", l'"unitarismo" sono tutte e solo forme istituzionali definite, grosso modo, dalla relazione con un centro esterno.
Il vero nodo strategico è nello spezzare del tutto la dipendenza subalterna da qualsiasi "centro esterno". E a farlo non sarà la "borghesia siciliana", ammesso che ne esista una degna di questo nome.
I problemi reali coi quali le "forme istituzionali" si devono confrontare dalla parte della soluzione, dovrebbero essere altri. Ne dico uno: l'emigrazione dei migliori dalla Sicilia appare inarrestabile, e mezzo milione di giovani, tantissimi ormai i trentenni, vivono sostanzialmente in povertà...Ma l'attuale "Regione", l'attuale "Stato"...vanno collocati dalla parte del problema e non della soluzione. Sono Mostri parassitari che divorano il corpo vivo della Società. E costano certo assai più di quanto producono. Se fossero aziende private sarebbero fallite da un pezzo.
Ma il peggio accade sul piano spirituale: diecimila anni di Trinakria valgono meno di una puntata del "grande fratello" o di una passeggiata all'ipermercato.
E la scuola?
Le scuole siciliane, pubbliche e private, in un certo senso, potrebbero essere chiuse tutte: il livello culturale generale non ne risentirebbe più di tanto.
Si dovrebbe ripartire dalle scuole elementari e dal superamento della divisione tra lavoro-formazione manuale e intellettuale, umanistico e scientifico: tutte distinzioni diaboliche. (...)
Tu dici che c'è un nesso tra svuotamento spirituale e mancanza di scelte politiche indipendenti: dall'agricoltura, al commercio, al turismo...
Ripartiamo dalla Realtà?. In piena globalizzazione serve una buona politica estera siciliana: e siamo di nuovo, subito, al punto di partenza. Senza Indipendenza quel che resta di "Economia produttiva" in Sicilia sarà spazzato via in meno di un decennio.
Solo la prospettiva di una Indipendenza fondata sul Lavoro produttivo e sull'Identità mediterranea del Popolo Siciliano ha, oggettivamente, i crismi dell'attualità, della contemporaneità. Tutto il resto è retorica: di destra, di centro e di sinistra, varianti dell'Ideologia italiana leggittimata da 145 anni di menzogne legalizzate.
Ricordiamo la prima...che nel 1860, dietro il paravento della dittatura garibaldina, in un solo colpo gli anglo-piemontesi distrussero l'imponente flotta commerciale delle Due Sicilie, rapinarono le nostre banche, e si presero il controllo sugli zolfi, il petrolio del tempo, che muoveva flotte e industrie, quando l'Isola di Trinakria era già la miniera del mondo.
Nel Mediterraneo dell'Ottocento perfino i limoni siciliani, s'erano rivelati una "arma politica". Sembra incredibile: ma gli inglesi vinsero a Trafalgar, "spezzando le reni" al disegno di Napoleone, grazie alle proprietà mediche dei nostri limoni: unico rimedio allo scorbuto, che paralizzava invece gli equipaggi francesi...E ora li buttiamo!.
Due parole sul concetto di Autonomia...
Autonomia è parola greca, vuol dire vivere secondo le proprie leggi, farsele in funzione del proprio modo di vivere. L'Autonomia culturale e territoriale "speciale", diciamo un grande PACS collettivo, dovrebbe essere rivendicata da tutte le minoranze organizzate: comunità culturali e/o territoriali.
Il "contratto sociale" è finito: che ciascuno sia messo in condizioni di camminare sulle proprie gambe...
Dalla dialettica e dalla federazione, a geometria variabile, tra queste mille Autonomie Speciali si genererà un nuovo Spazio Pubblico.
Non si tratta di "secedere" da uno stato centralista: è l'attuale tipo di Stato che "secede" dalla "società" e la vampirizza. Anche se l'esito non è scontato, la tendenza storica -nel bene e nel male- procede verso l'estinzione degli Stati-Nazione nati sulle ceneri delle guerre di religione europee e della rapina coloniale del "Nuovo Mondo", negli ultimi quattro secoli...
Che al loro posto sorgano super-stati continentali di struttura e fisiologia analoghe è un'altra illusione: piuttosto si ripensi l'idea stessa di "impero", che sta all'imperialismo quanto i polmoni stanno alla polmonite...
L'Unione Europea sarà tuttalppiù la maschera di un centinaio di colossi industrial-finanziari pronti a scannarsi alla prima occasione. O a farci scannare. Se l'eredità degli stati-nazione è il morto che trascina i vivi, la verità è che il Capitale non ha Patria e non ha più neanche Padrone: è una Macchina, una specie di Golem fuori controllo. Che poi in cabina di regia ci possano anche essere delle vere e proprie "Spectre", come la Goldman Sachs (vero governo ombra del nostro "Bel Paese") non cambia di una virgola il carattere "automatico" dei processi in corso. E' l'epoca dell'imperialismo multipolare e delle sue tante frazioni "autonome"...L'unica "autonomia" che fa ridere, comunque, è quella del "Politico": non è mai esistita, neanche i più feroci dittatori hanno mai governato a proprio piacimento...Si immagini questi quattro imbecilli "romani"...Fortuna che qualche funzionario con la testa sulle spalle ci stia ancora...
Una guerra globale?
Attiene alla fisiologia del capitalismo. L'epicentro di accumulo delle contraddizioni è sull'Oceano Pacifico, ma l'onda lunga attraversa la Via della Seta fino al Mediterraneo. Guarderei con attenzione a quel collo di imbuto che è lo Stretto di Malacca...ci passano quasi tutto il petrolio e il gas per lo sviluppo cinese.
Gli scenari della conflagrazione sono già pianificati dai comandi militari, a meno che il pilastro americano dell'imperialismo multipolare non imploda, come accaduto al capitalismo burocratico russo. Comunque vada, il XXI secolo non sarà un "secolo americano", e se la Bestia declinante proverà ad attaccare il Dragone in ascesa, gli staccheranno il collo in una settimana.
Ma torniamo al lato attivo del mutamento globale, alle sue potenzialità di generare un ordine nuovo, più saggio. Partiamo da una riflessione radicale sul concetto di Autonomia.
Su questi temi fu assai fertile l'elaborazione dell'austromarxismo agli inizi del Novecento e le stesse tematiche sono state riprese alla grande dai movimenti indigeni delle Due Americhe con venature cosmiste che condividiamo al 100%. Le frontiere statali, gli stessi Stati, perlomeno nelle forme attuali, finiranno per estinguersi, e certo non ci metteremo a lutto...La Storia cammina, e il secolo asiatico è appena agli inizi. La carta geopolitica del Mondo, fra 50 anni, sarà più stravolta di quanto non lo sia quella attuale rispetto alla carta del secolo XV. Le linee di faglia si stanno muovendo...
Si, ma ora che si fa, aspettiamo?
E che fai?. A livello geopolitico si deve aspettare: ma l'attesa è operosa. Ricostruiamo una Verità Siciliana, facciamola vivere nella Vita, verifichiamola criticamente, in breve diventiamo Siciliani Nuovi e colleghiamoci al lato attivo del mutamento globale che più ci corrisponde, per ripolarizzare la Realtà Siciliana.
Il Mondo cammina...Dobbiamo camminare anche noi, ma con le nostre gambe, col nostro Lavoro. La qualità del Lavoro, la liberazione del Lavoro dall'alienazione, la restituzione del Lavoro alla sua essenza spirituale e sociale: è su questa prospettiva che ci si deve misurare. Il resto è un orrore. A questo serve rivendicare l'Indipendenza in Sicilia: per ritornare dentro la Storia.
Dove si trova questa Verità Siciliana?
I depositi memoriali del nostro Popolo e della nostra Terra contengono un tesoro; e una smisurata eredità di libertà ci giunge da uomini e donne che spesso non ci hanno lasciato neanche il loro nome e quando l'hanno fatto c'è sempre stato, c'è, un Potere che ha provveduto e provvede a cancellarlo. Un Potere che inscena uno Spettacolo neocoloniale e ci costringe a vivere dentro una Grande Bugia, come un invisibile Predatore dalle mille maschere che alimenta la passività sociale e l'egoismo competitivo, sradicandoci dalla nostra Terra Sacra, dalla nostra Lingua antica, dal nostro diritto di essere e di esserci con competenza e con Amore, dalla possibilità di restituire la nostra Sicilia al suo destino di Isola-Giardino.
Ricapitolando, come direbbe Castaneda...
Restaurare una Verità Siciliana sulla Realtà e sulla Vita è possibile solo coltivando nello studio e nella vita l'Amore per la nostra Terra, l'Albero di Trinakria che nasce dalla Conoscenza e ch'è disseccato dall'azione devastante e quotidiana dello Spettacolo neocoloniale, delle sue scuole, dei suoi massmedia, della sua politica cattiva...che ci priva d'un passato glorioso, d'un presente dignitoso, d'un avvenire sereno, e della possibilità stessa d'alzare uno sguardo siciliano sul Mondo.
Il Popolo Siciliano, liberandosi dalle sue scorie, deve prendere il Potere sulla sua Terra e affermare la propria indivisibile e inalienabile Sovranità!. Perchè nessuno debba più affruntarsi dessiri sicilianu, perchè nessuno debba più patire un sottosviluppo imposto, sbattersi per un lavoro dignitoso, emigrare in cerca di salvezza civile, vedere frustrata la propria originalità, disseccate le proprie radici, scoraggiate le proprie speranze. Semu un Populu anticu, stamu nta na Terra ricca. Che il Sapere e la Ricchezza vengano socializzati!. Ce nè per tutti.
Semu simenza. Simenza che non deve essere sprecata. Il Cammino è tracciato, i suoi passi pratici sono militanza quotidiana concepita sul Tempo storico. Stile di Vita.
Come cambieranno le cose, se cambieranno?
Intanto cambiando noi stessi...Ad ogni modo la democrazia che vogliamo vive sulle strade, è fatta di cittadini attenti e svegli, di comitati popolari che discutono, di quartieri che si autogovernano, di movimenti civici che stimolano, di progettazione collettiva, di consultazioni e referendum su tutte le questioni importanti. Di Regole condivise e semplici. Di tecnologia informatica -già del tutto esistente- posta al servizio della partecipazione attiva...La governance della democrazia matura deve capovolgere il principio di sussidiarietà e restituire la Sovranità al Popolo.
E le elezioni?
Il veleno peggiore è lillusione di poter "DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI" scrivendo un nome su una scheda elettorale una volta ogni cinque anni. Se le elezioni servissero a cambiare le cose le avrebbero già abolite. Ciò non vuol dire non partecipare ai processi elettorali e alla governance: troppo comodo!. La dialettica della trasformazione culturale della società siciliana ha bisogno ANCHE di riferimenti istituzionali: è la gente che ne ha bisogno, ogni giorno. In Sicilia -e su questo ero assai apprezzato da padre Pintacuda- c'è un problema di qualità delle classi dirigenti. Non ci sono i buoni e i cattivi, e poi noi non siamo nessuno per poter giudicare. Ci sono problemi, assai seri: possono essere individuati, studiati e via via risolti. E' un lavoro lungo, pragmatico e finalizzato, anche, alla formazione di una classe dirigente radicata e intelligente...
In che senso?
Quella attuale ha la fantasia di uno scarafaggio.
Ma prendiamola alla radice...L'attuale "classe dirigente" (non solo "politica") è stata selezionata per NON servire il Popolo Siciliano, sempre che sia corretto parlare ancora di un Popolo Siciliano.
Laver inculcato lidea falsa che siamo sempre stati dominati e che il parrari sicilianu è zaurdu, volgare, rozzo... Laver falsificato diecimila anni di Storia siciliana...
E' tutto funzionale alla devastazione petrolchimica, alla logica del ponte che distrugge la nostra insularità mediterranea, allo sbranamento del nostro sistema bancario, al rastrellamento elettorale (ma il 40% dei Siciliani non votano!), alla mutilazione dellAutonomia -uno Statuto scritto col sangue dei Martiri indipendentisti-, che andrebbe riformulato ormai con lUnione Europea, cioè con chi legifera al posto nostro.
La Sicilia ha bisogno di politiche indipendenti, ma certe cose le possono fare solo gli Stati sovrani: come le Isole-Nazione di Malta e Irlanda...
Eppoi, non cè nessun partito, sindacato, università, banca, chiesa, televisione... che pongano al centro del loro agire il diritto dei Siciliani allIdentità e alla Libertà che ne deriva. Se qualcosa può cambiare a deciderlo saranno le piazze.
La Sicilia che vogliamo nascerà sulle strade. Ma questo non vuol dire che accadrà per miracolo: ci vuole una politica siciliana che orienti questa trasformazione culturale radicale della società siciliana. Dunque ben vengano partiti, sindacati, scuole, banche...capaci di parlare la lingua della Realtà siciliana. Per quanto mi riguarda mi "abbono" a tutti: macari a banca!.
Come sarà "la Sicilia che vogliamo"?
Siamo certi che "la Sicilia di domani sarà libera, pacifica, senza sfruttatori..." (Canepa, 1943). O sarà un inquieto cimitero, mi viene in mente un quadro di Arnold Bocklin, dipinto intorno al 1880: "L'isola dei morti". Lenin ne aveva una stampa e se la portò sempre appresso, anche negli anni dell'esilio...
Lenin?
Si, Vladimir Ilic Lenin. Studiare Lenin (Saggio popolare sull'Imperialismo), ma anche Guenon (La Grande Triade), Junger (Trattato del ribelle), Simone Weill (La prima radice)...Senza restarne "prigionieri". I libri sono Vita, dobbiamo difendere i grandi libri...Leggendoli. Prima che li brucino...
@2006. Mario Di Mauro
*Grazie a quanti, negli ultimi mesi di attività seminariale, mi hanno rivolto queste e altre domande, che ho riordinato in forma di intervista. Ovviamente le risposte esprimono il mio pensiero, anche nel piccolo ambito dell'Istituto "Terra e LiberAzione". Chiedo scusa a quanti non ho potuto rispondere, lo farò non appena possibile.
www.terraeliberazione.org