Atti del Settimu Cuncùmiu di "Terra e LiberAzione"
Catania, 18 giugno 2005. Sessione conclusiva. Dopo la commemorazione dei Caduti dell’EVIS, nel 60° anniversario della strage di Randazzo, tenuta dal segretario A.Lattanzio con l'intervento dello storico G.Ciriacono (autore del libro "Le stragi dimenticate"), è stato presentato, discusso e approvato l'aggiornamento del Programma d'Azione di "Terra e LiberAzione".

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Risoluzione del Settimu Cuncùmiu di "Terra e LiberAzione"

Unire i Siciliani per collegarli al Mondo!

"La Katabba è antico suono di campane siciliane , che chiama a raccolta, a Cuncùmiu...La Katabba è un appello". (Mario Di Mauro)

Semu Siciliani che chiamano le cose col loro nome e non temono nessuno. Convinti che ci vuole la Forza, quella di uomini e donne che decidono di Essere Siciliani per davvero, per liberarci dalla violenza di chi ha massacrato il popolo siciliano con cancro coloniale, emigrazione imposta, arruolamenti per fame, mafie pilotate, scemenze televisivizzate, politicanti venduti e puperìa varia.

La Sicilia profonda deve transitare dalla Civiltà del Silenzio alla Civiltà della Parola. Alzando uno sguardo solidale sul Mondo, dalla Cima dell’Etna, quotazero della nostra Anima.

Realizzare l'Autonomia solidale di ogni Uomo, di ogni Donna, di ogni Famiglia, di un Popolo intero, è l’unica cosa sensata per cui valga la pena non restarsene chiusi a casa o andarsene maledicendo tutti.

Malgrado tutto, l’Isola di Trinakria è una Terra Benedetta e troppo bella e ricca per lasciarla in mano agli sciacalli e agli spacciatori di pillole scadute. Per quanto ci riguarda la Repubblica Siciliana, libera e indipendente, c’è già.

Vive nella nostra lotta quotidiana, nel nostro Sintimentu, sicula concrezione di Cuore e Cervello. Non ce la possono rubare.

Vive nel lavoro, negli sforzi, nella sofferenza, nelle feste...di milioni di persone.

Noi vinceremo sui morti, perchè l’Idea di cui siamo umano veicolo esiste da diecimila anni. Diecimila anni di Storia ammucciata. Dai Cyclopi a stamattina. (...)

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L’area euromediterranea è destinata, per qualche tempo, alla condizione neocoloniale di corridoio delle corporation globaliste, poi vedrà l’ascesa turca, libica e catalana. Lo spazio mediterraneo potrà essere agevolmente ridisegnato sul modello della Lega anseatica.

Lo Stato-Nazione degli italiENI, disarticolato da “Mani Pulite” a dalla Massoneria "inglese", giocata la carta postmoderna del fascismo mediatico nel quadro del liberismo vendipatria bipartisan, declina sulla materialità dei suoi nodi irrisolti, delle sue tare genetiche, dei suoi “dualismi”: nato nel 1860 da un “complotto” dell’Alma Mater delle Logge inglesi, la sua “sovranità” residuale è già ipotecata dai “poteri forti” globali. Se l’Europa è nata vecchia, come la pecora Dolly, e la sola Germania unificata mantiene solidità industriale, l’Italia appare una espressione geografica, tenuta in piedi con overdose televisive e pallonare, e con un milione di militari pronti all’uso. E se ruba Tanzi, la Parmalat viene salvata coi soldi dei terroni, ma qui non lo sa nessuno.

La crisi siciliana, che è crisi di identità e di ruolo, nasce da una secolare e malcelata colonizzazione. Può trovare soluzione civile e condivisa solo sulla via dell’Indipendenza, che coincide oggi con la sovranità monetaria. Questa via non passa dal Palazzo, ma scorre sulle strade. Le strade siciliane, le strade del Mondo.

Su queste strade il Sicilianu Novu deve camminare: facendo domande, ascoltando, pregando. Suonando la katabba dalla Cima dell’Etna, quotazero della nostra Anima, inedito Monastero.

Che fare? Camminare sulle strade, con la nostra bannera. La nostra Bandiera è rossa come la lava e gialla come lo zolfo, il miele, le ginestre... Gialla come le striscie di stoffa che gli ebrei sefarditi siciliani erano costretti a portare, gialla come i drappi issati dalle navi in quarantena per il “cholera” nel porto di Catania, anno 1837. Gialla e rossa con la Trinakria millenaria al centro, simbolon della Scienza Sacra che racconta la fondazione dei Mondi, spirale che ci contiene e ci svela.

Nell’estate del 1837, a Catania, fu con questa bannera gialla che il Popolo Siciliano dichiarò una delle sue indipendenze poi sconfitte. A guidare la resistenza erano i “Fratelli Siciliani”... Oggi l’intera Sicilia è una nave in quarantena e quella bannera, la nostra, parla ancora di identità, libertà, fraternità: parole che acquistano Realtà solo se declinate nella lingua beatopaolina dell’Indipendenza. Parole al futuro.

In questa prospettiva, Essere Siciliani, nella fertilità purificata di una memoria condivisa, diventa condizione necessaria per poter Essere del Mondo.

La Sicilia è un Santuario nel cuore di zolfo del Mar Bianco Centrale, il Mediterraneo. Restituirla al Mondo nella sua Bellezza sarà la nostra Domenica delle Api. Nello Spirito dell’Alveare, per dirla con Maeterlink, la sciamatura del Popolo Siciliano non la vediamo più verso l’emigrazione (che al momento continua rubando all’Isola un’altra generazione, con relativo peggioramento “genetico”). Nè ronzante su improbabili “piattini di marmellata”, per dirla alla Rino Nicolosi, l’Ultimo Vicere, sebbene si ricicli la rivendicazione di briciole all’eurobanchetto ormai alla frutta. La Realtà prenderà tutti a calci nel sedere.

La vicenda bancaria, soprattutto quella della Cassa Depositi e Prestiti, ne è formidabile cartina di tornasole. Solo "Terra e LiberAzione" ha provato a sollevarla...Poca cosa, ma almeno l'abbiamo capita. Che fare?.

"Terra e LiberAzione" -operante in Sicilia dal 1984- ripropone oggi il suo Programma d'Azione, minimo, essenziale, fondamentale.

Il programma è nato dalla lotta pratica, in questi anni, non ce lo siamo inventato: è la Realtà coloniale che lo ha inventato. Eccolo:

Premesso il nostro impegno quotidiano in Difesa Attiva della Vita e della Terra, e il nostro NO assoluto alle guerre dell'Imperialismo multipolare, dei suoi Stati e delle sue Corporation.

Ribadito che il nostro programma minimo è fare come Malta, che è Repubblica indipendente, è membro dell’UE, mantiene la propria sovranità monetaria, bancaria e fiscale. Fare come Malta, per restare vivi. Chi vuol capire capisca, chè il Secolo è appena iniziato.

1) Possono anche continuare a bruciarlo, ma lo Statuto di Autonomia del 1945, conquistato dall’EVIS e dal movimento indipendentista, l'hanno pugnalato alle spalle fin dal 1959 (quando venne disinnescata l’Alta Corte Paritetica). Ora lo stanno seppellendo nel quadro della “devolution”, rinunciando non solo a inserire la nozione di “Popolo Siicliano” nel preambolo del testo riformato, ma rinunciando perfino alla potestà legislativa concorrenziale in materia creditizia e bancaria. Occorre impedire questo crimine. Lo Statuto del 1945 -per ora- non si tocca. Mancu na virgola!.

2) Dichiarare l'intero territorio siciliano "Zona Franca Regolamentata", sul modello delle Isole Canarie, tutelando la qualità dell'ambiente e del lavoro. I settori economici strategici saranno semidefiscalizzati per ventanni: porti, agricoltura tipicizzata, turismo identitario...e quantaltro, con corsie preferenziali per le imprese siciliane. Lo sviluppo orientato e qualificato delle forze produttive è condizione necessaria all'esistenza materiale e spirituale del nostro Popolo. Un popolo che non produce, non esiste.

3) Istituire il Reddito Sociale di Cittadinanza inclusivo di bonus sanitari, bonus scolastici, bonus carburanti, bonus trasporti, bonus alimentari...E' un passo verso la demonetizzazione della Vita e verso il sostegno concreto al valore della Famiglia. Le risorse ci sono anche oggi. Basta sbaraccare e rendere sobria ed efficente la fannullopoli del pubblico impiego. E basta far pagare le tasse in Sicilia ai vampiri della petrolchimica colonialista.

4) Riconvertire i poli della morte petrolchimica colonialista sul modello tedesco (Rurh): produzioni eco-compatibili e centri di ricerca.

5) Costruire una linea ferroviaria Maglev a sospensione magnetica che colleghi a 400 all’ora Messina - Catania/Fontanarossa - Palermo/Punta Raisi, unendo la Sicilia e i Siciliani, e realizzando di fatto l'hub aeroportuale di cui abbiamo bisogno. A quel punto si porrà il problema del tunnell ferroviario SOTTO il Canale di Messina. Ammesso che ne avremo bisogno.

6) La mafia, quella vera, è una società di servizi sul mercato globale. Parassitaria e radicata, è nata con l’Unità d’Italia. La Questione Mafiosa è solo un alibi e uno strumento dello Spettacolo neocoloniale. Cosa Nostra, in Sicilia, conta il 3%. Siamo per la Soluzione politica e per l’Amnistia (ad eccezione di chi ha ucciso). Solo il Popolo Siciliano è capace di risolvere definitivamente la Questione.

7) E' la Sicilia a fare i Siciliani. Isola-Nazione nel cuore di zolfo del Mediterraneo, luogo di accumulo della potenza marittima, calamita della Storia. A dirlo sono la Lingua nostra in tutte le sue stratificazioni, quanto la cenere solidificata delle generazioni che in diecimila anni di Storia ammucciata, dai Cyclopi ad oggi, hanno prodotto l'attuale composito etnico. E' nel valore dell’insularità mediterranea, nella coerenza identitaria dello sguardo sul paesaggio e dei modelli urbani e abitativi, nella qualità del cibo, nella rivitalizzazione dei 13.000 kunti e canti popolari d’amuri, di lotta, di spartenza...nella diffusione della Paranza antica arte marziale dei pastori dell’Etna, chè la “Sicilia” , “Isola del Fico” può ricominciare a produrre i Siciliani. Per rielaborare i dati della contemporaneità alzando uno sguardo siciliano e solidale sulle cose della Vita e del Mondo. O diventiamo zombies.

Dalle conclusioni:

"Non dobbiamo raccogliere i resti, ma seminare per il nuovo indipendentismo. Sinceramente non siamo interessati ad operazioni nostalgiche. L'Indipendenza è il Futuro. Teniamo duro, qualcosa accadrà. Avanti verso la Repubblica Siciliana: Unita, Indipendente, Socialista e Internazionalista! (...)

Ci auguriamo, infine, che, nel Cammino difficile, chi ci ha voluto bene fino ad oggi, continuerà ad accompagnarci. Soprattutto Sant'Agata, la Madonna del Fico e le Anime di quanti hanno lottato per l'Indipendenza del Popolo Siciliano, negli ultimi diecimila anni".

Bonu Studiu! Bona Cura! Bona Vigghjia! Assabenadica!.

Catania, 18-6-2005.


 

L'introduzione dei lavori tenuta dal segretario organizzativo Lorenzo Daniele.

Assabenadica!

A nome della Conca, la direzione di "Terra e LiberAzione", vi do il benvenuto alla sessione conclusiva del VII Cuncumiu di Terra e Liberazione, che si tiene in forma raccolta. Il Settimu Cuncumiu ha coinvolto -nelle sue varie sessioni- un centinaio di Siciliani riflessivi. Ognuno ha dato un contributo, ha detto, ha raccontato, ha testimoniato un impegno. Abbiamo parlato e ascoltato, costruito relazioni che evolvono: da Messina a Noto...

“Unire i Siciliani per collegarli al Mondo”: è questo il filo conduttore del lavoro sviluppato in questa stagione politica, che troverà sintesi in questa sessione conclusiva.

Fare un bilancio del lavoro sviluppato non è semplice. Ma ricordiamo le presenze attive di "Terra e LiberAzione" in diversi coordinamenti e manifestazioni: da Messina contro il Ponte ad Augusta contro il colonialismo dei veleni petrolchimici fino a Noto contro le trivellazioni. Abbiamo consolidato, con pazienza, una rete di relazioni con persone-chiave della resistenza reale.

Fare bilanci non è mai facile, soprattutto quando si parla di un Movimento, come il nostro, che è nato e continua ad essere Indipendentista e Indipendente. Tuttavia, quella trascorsa, è stata una stagione promettente per l’Indipendentismo Siciliano: si!, INDIPENDENTISMO, una parola e una Ideologia che sembravano bandite dal nostro dizionario, oggi tornano ad essere di “moda”, tornano a riempire i quotidiani nazionali, tornano ad infuocare gli Animi dei Siciliani, riemergono dal nostro DNA.

Vent’anni fa, era il 1984, nasceva Terra e Liberazione come Organizzazione Attiva nel Movimento reale per la ricostruzione Spirituale e scientifica del General Intellect del Popolo Siciliano. Essere Siciliani, radicati e solidali, in movimento per la Liberazione della nostra Terra, è il nostro modo di essere nel mondo. TeL promuove i metodi della cittadinanza attiva, della democrazia diretta e della sovranità popolare; i valori della Terra e della biodiversità; i principi dell’ indipendenza, della socializzazione e dell’Internazionalismo.

E a proposito di internazionalismo, esattamente un anno fa, si rafforzavano i nostri rapporti con il Popolo Libico. Un reciproco scambio di visite, ha messo a punto un sodalizio importante con le Forze democratico-direttiste della Jamahiria Libica.

Stiamo superando problemi non indifferenti nello sviluppo di questa relazione. Non solo gli ostacoli "romani", ma anche quelli interni alla stessa Libia. Abbiamo respinto l'offerta di cooptazione di "Terra e LiberAzione" nella rete organica di Tripoli: non ci interessa. Piuttosto che prendere scorciatoie preferiamo continuare a "morire di fame". Diversità di Storia, Cultura, Politica, Religione, tra quello e il nostro Popolo hanno un riflesso su questa relazione: le affronteremo a viso aperto nel prossimo viaggio ufficiale. Non ci interessa fare gli agitprop di Tripoli: noi siamo indipendentisti siciliani, chi vuole avere a che fare con noi tratta con noi alla pari, o niente. E questo vale per tutti. Forse siamo presuntuosi, ma certamente l'ambiguità non alberga nella nostra Organizzazione. Con nostra sorpresa abbiamo saputo che la questione del rapporto con noi è arrivata a livelli molto alti, a Tripoli: per quanto ci riguarda restiamo fermi sulle nostre posizioni. Noi pratichiamo la democrazia diretta da 22 anni: non ci servono lezioni. Si adeguino, oppure si tengano altri interlocutori e arrampicatori vari: la cosa non ci interessa.

TeL ha mantenuto vivi i rapporti con le associazioni libere di questa città, con le quali abbiamo partecipato a lotte importanti, come il movimento popolare contro la devastazione della Villa Bellini. Di questa vicenda faremo un bilancio quando finirà: al momento vanno praticate la sospensione di ogni giudizio e la vigilanza.

Ma vogliamo porre, davanti a noi, anche qualche obiettivo per l’anno prossimo:

Le Tre Priorità sono:

1) Rafforzare il nostro movimento attraverso una crescita politica e spirituale personale e collettiva: lavorare su noi stessi, migliorare la qualità del nostro Essere e del nostro Esserci.

2) Costi economici del consolidamento e dello sviluppo. Noi siamo allo stremo delle forze. Sopravviveremo, ma è tempo di mettere in campo una serie attività di autofinanziamento. Noi non abbiamo costi di gestione eccessivi, perchè la militanza fa con poche migliaia di euro al mese quello che altri possono fare solo spendendone decine di migliaia (magari rubati).

3) Raccogliere non i resti, ma i germogli di un nuovo e maturo indipendentismo. Sinceramente non siamo interessati ad operazioni nostalgiche. L'Indipendenza è il Futuro, qualunque altro "discorso" non ci interessa. E proviamo pena per chi ci attacca etichette "estremiste": noi non siamo estremisti, ma Realisti. Ci temono, ci censurano...anche questo è un problema che non ci riguarda: li guardiamo dalla Cima dell'Etna.

...

Ci auguriamo che, nel cammino difficile, chi ci ha voluto bene fino ad oggi, continuerà ad accompagnarci. Soprattutto Sant'Agata, la Madonna del Fico e le Anime di quanti hanno lottato per l'Indipendenza del Popolo Siciliano, negli ultimi "diecimila anni".

Ora interverranno Alessandro Lattanzio, segretario politico di "Terra e LiberAzione", che, insieme a un ospite di valore che ci presenterà, terrà la nostra annuale Commemorazione di Antonio Canepa e dei martiri dell'EVIS nel 60° anniversario della Strage di Randazzo, in cui persero la vita*. (...)

Buon Cuncumiu!.

* Il testo della Commemorazione uscirà sulla nostra rivista. 

Ecco uno dei molti messaggi inviati al cuncumiu da emigrati siciliani. Ringraziamo tutti, siete fonte di coraggio e di sostegno indispensabile.

"A l'amici di Terra e LiberAzione

mannu la me participazioni a chistu anniversariu a ricordu di Antoniu Canepa e autri ca mureri ppi vuliri l'indipendenza di la Sicilia.

A chisti ca nun si scantaru di dari l'esempiu a la ggiuvintù di tannu, pirchì cu li paroli nun si rinchìa la panza, ca sulu cu lu travagghiu e l'azioni sulidali si duna sustanza a la nostra esistenza.

Sulu la 'sulidarietà' ci fa arresistiri a tutti sti mafii di lu munnu ca nni vonnu farici arre' schiavi, e comu all'epica ccu Euno e accussì ora n'arribellamu ppi l'esistenza ca unn'è costrizioni ma è creazioni.

Aieri 17 di giugnu era puru l'anniversariu di quannu Asad al-Furat, Liuni d'Eufrati, vinni n-Zicilia ccu li ggenti d'Africa e di l'Asia a dari novu sangu a chista terra sfruttata.

Unn'hamu a scurdari ca chista terra ha statu sempri un paradisu d'unni stari, ma sulu si ci semu nuatri siciliani a fari lu nostru beni, e no di chiddi ca cogghiunu li voti p'accumpariri ca sunnu mpurtanti sulu ppi putiri manciari ciossa'.

A 'ssa bbinirica a tutti li me frati e soru ca stannu n-Zicilia

Rrusariu ca sta a Milanu

ca nasciu nni lu feudu di la famigghia di Rruggeru Settimu, urtimu Prisidenti ddu Regnu di Sicilia nto 1848, e ca ni lu stissu feudu ficiru adunanza nto 1519 ccu Ggiuvanni Sguarcilupu, ppi fari la Repubblica Siciliana e mannari fora da Sicilia li spagnoli.

www.terraeliberazione.org

 

Settimu Cuncùmiu di “Terra e LiberAzione”

prima sessione - 14 marzo 2005

Unire i Siciliani per collegarli al Mondo.

E’ tempo di democrazia diretta!

Pubblichiamo qui di seguito - dopo l'indirizzo di saluto di Lorenzo Daniele, segretario di "Terra e LiberAzione"- la relazione introduttiva di Mario Di Mauro - presidente di “Terra e LiberAzione”.

E’ la traccia scritta, l’intervento è stato tenuto a braccio, e tutti i temi affrontati nella versione scritta sono stati trattati nell’attenzione generale e ripresi in tutti gli interventi dei nostri militanti ma anche degli ospiti: da Anna Giordano a Micio Stimolo, da Girolamo Giardina a Lucio Pani, da Juan Miano a Rino Baeli...

Quattro ore di lavori, diversi incontri collaterali, hanno rinsaldato la nostra comunità politica e umana aprendola a nuove relazioni che nascono e si alimentano nello sviluppo della nostra Azione: da Messina a Siracusa, da Catania a Gela...fino al mondo dell’emigrazione siciliana che ci sta offrendo un sostegno commovente e ormai decisivo per il nostro stesso sviluppo pratico.

Il Cuncùmiu ha consolidato la scelta strategica della nostra indipendenza politica e il metodo della democrazia diretta applicato al funzionamento interno dell’Organizzazione. Grazie a tutti e a tutte. Arrivederci alla seconda sessione del settimu cuncùmiu, molto presto.

 

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Assabenadica!

Benvenuti al VII Cuncumiu di Terra e Liberazione!

E’ un saluto che rivolgiamo anche ai tanti amici che hanno inviato un messaggio di sostegno: dal Canada (Francesca Schembri, scrittrice: “sono con voi nello spirito”) all’Umbria (Moreno Pasquinelli, portavoce di Leggittima Difesa: “il vostro percorso così originale sta aprendo nuovi sentieri di resistenza”), alla Francia (Marcell Maufront, presidente Federazione Europea Case dei Popoli: “la coscienza della vostra insularità mediterranea vi apre al Mondo in modo sano, andrete lontano”). E poi dalla Germania, da Marsiglia, da Bruxelles, da Milano (ricordiamo Rosario che sta lavorando insieme a noi a uno studio sui Sikani). E poi da Tripoli, una lunga telefonata di sostegno e un arrivederci a fra pochi giorni.

“Restituire la Sicilia ai Siciliani, unire i Siciliani per restituirli al Mondo”: è questo il filo conduttore che unisce i nostri primi sei cuncumii: ogni volta abbiamo approfondito un aspetto della “Questione Siciliana”, dalla lingua all’insularità alla verità sui diecimila anni di Storia siciliana; dalla dipendenza neocoloniale all’automutilazione come sua conseguenza; dall’indipendenza come modello di sviluppo alla socializzazione come contenuto di questo modello. Alzando sempre uno sguardo siciliano sul mondo, aprendo finestre sul mondo: dall’Europa all’Asia all’Africa all’America latina: contro la guerra imperialista, per la libertà e l’indipendenza di tutti i popoli. L’acquisizione del concetto di imperialismo multipolare ha proiettato la nostra pratica internazionalista al di là di ogni nostra aspettativa.

In questo settimu Cuncumiu approfondiremo il tema della sovranità popolare, collegato alla democrazia diretta come forma attuale della sovranità. In Sicilia e nel Mondo. E non è un caso se la finestra sul mondo che apriremo in questo Cuncumiu, mercoledì 23 marzo alle h.19 -salvo altri imprevisti- darà voce al movimento jamahiriano per la democrazia diretta della Libia: ospiteremo, ascolteremo, discuteremo con una delegazione autorevolissima che verrà a restituirci la visita ufficiale che abbiamo vissuto intensamente l’estate scorsa in Libia.

Il settimu Cuncumiu avrà poi una terza sessione conclusiva, a giugno, molto importante perchè -dopo aver incontrato, anche in forma bilaterale- tutte le associazioni con cui siamo in relazione, da Messina a Mazara a Palermo a Siracusa a Gela..., faremo una proposta politica molto precisa, di carattere programmatico e operativo, su alcuni temi decisivi per l’evoluzione sociale e culturale dell’intero “quadro siciliano”. Noi ce la mettiamo tutta. E’ tempo di democrazia diretta, è tempo di tornare sulle strade.

Parlare della Sicilia e dei doveri di tutti i siciliani non è mai troppo; e TeL lo fa dal 1984 come organizzazione attiva nel movimento reale per la ricostruzione spirituale e scientifica del General Intellect del Popolo Siciliano e della Civiltà Umana. Ciò che accade in Sicilia accade nel Mondo. Essere Siciliani, radicati e solidali, in movimento per la liberazione della nostra Terra, è il nostro modo di essere nel mondo.

Un modo di essere fatto di cultura, di modestia, di passi pratici quotidiani. Per esempio, abbiamo incontrato sul Cammino persone animate dai nostri stessi valori, ricordiamo Micio Stimolo, Anna Giordano e i tanti altri impegnati in diverse associazioni libere, con le quali abbiamo partecipato a lotte importanti, come quella che si sviluppa a Catania contro l’elettrosmog,, come il movimento popolare contro la devastazione della Villa Bellini, o come la manifestazione di Messina dell’8 dic. contro il ponte che, inevitabilmente, ci vedrà nel prossimo futuro, ancora schierati contro una idea assurda, priva di ogni logica, economica, culturale, ambientalista: un ponte inutile, un ponte che i Siciliani, quelli veri, non possono sostenere. Un ponte insostenibile. Ma è tempo di lanciare la controffensiva sul tema decisivo della mobilità in Sicilia. L’idea strategica l’abbiamo anticipata con un intervento sul settimanale 109.

La sfida sulla questione decisiva della mobilità in Sicilia passa per l’opposizione intransigente contro il ponte, un mostro ideologico antisiciliano, oltrechè antieconomico, e per la realizzazione di una linea maglev ferroviaria che unisca Catania-Fontanarossa a Palermo e Punta Raisi: due aeroporti medi diventeranno quasi un hub euroafromediterraneo, tre Sicilie saranno unificate, finalmente. Su questo “Terra e LiberAzione” darà battaglia a tutto campo.

Tra le cose positive che registriamo nell’ultimo anno c’è sicuramente la nascita della LISA, (Liberi Imprenditori Siciliani Associati), una nuova e intelligente realtà nel panorama economico di questa Sicilia, realtà con la quale ci troviamo solidali e partecipi. Nella nostra analisi strategica, fin dagli anni ottanta, era un fatto previsto e auspicato. E quando certi fatti accadono è perchè persone di valore li fanno accadere. Da siciliani liberi rendiamo omaggio ad Erasmo Vecchio.

Continueremo a lavorare, con la nostra logica del piccolo passo, che ci porterà lontani, con la moderazione rivoluzionaria che ci caratterizza da ventanni, verso il nostro unico e solo obiettivo: restituire la Sicilia ai Siciliani, e le nostre Vite a una dimensione di libertà, serenità, evoluzione spirituale alimentata dall’Amore concreto per la Terra in cui viviamo, quest’Isola Benedetta.

Buon Cuncùmiu!. Lorenzo Daniele

 

Relazione di Mario Di Mauro

“Brutti, sporchi e cattivi”. ll vecchio Giorgio Bocca, sui Siciliani, dice quello che pensa. Non conosce molte cose, e non conosce i Siciliani. Non è la Bocca della Verità, ma fa il suo mestiere e pure bene (e sapeste cosa scrive dei suoi compaesani di Cuneo!). La Sicilia non è un inferno, ma potrebbe essere un paradiso. E questo dipende dai Siciliani, dalla loro capacità di darsi una mossa e di liberarsi da colonialismi e autolesionismi più o meno indotti.

Nella parte dei giudici, ma spesso anche dei boia, magari ai vertici dell'industria editoriale, non è difficile trovare dei siciliani illustri: la vetta, nell'hit parade dell'ascarismo d'altobordo, è occupata certamente da Elio Vittorini, quando, introducendo per la rivista Menabò e di vera malavoglia, "I giorni della fera" di Stefano D'Arrigo (nucleo narrativo dell'Horcynus Orca, il più grande capolavoro letterario del Novecento siciliano) non esitava a sentenziare: "Io non ho nessuna simpatia nè pazienza per i dialetti meridionali, poichè sono tutti legati a una civiltà contadina, rassegnata, inerte, corrotta, cinica. I dialetti da promuovere sono quelli padani che già risentono della civiltà industriale".

Era il 1960, e in tutta Italia imperversavano le celebrazioni del centenario della cosiddetta “Unità”, cioè della nostra Catastrofe. In un clima miracolistico, laddove una Madonnina tuttora incompresa aveva pianto, l’ENI di Enrico Mattei colonizzava la Sicilia e fondava a Gela la sua “capitale” imponendo un “modello di sviluppo” neocoloniale a tutta la Sicilia orientale. E benchè poco ci mancò acchè il Mattei venisse elevato agli altari della santità, la verità, anche stavolta, riaffiora dalle nebbie dei sofismi neocoloniali e dalle contraddizioni della lingua biforcuta dei visipallidi invasori: nel mare color del mercurio.

Guai ai vinti?. I giovani siciliani e terroni deportati a Torino sui “treni del sole”, perchè è lì che la Fiat li voleva, erano figli di contadini e zolfatari che mai si arresero all’oppressione neocoloniale. Piazza Statuto venne incendiata dagli operai terroni, tra lo stupore denigratorio dei vari Asor Rosa. I loro figli, traditi da tutti, votano per Bossi.

 

General Intellect

 

Di nemesi in nemesi il popolo siciliano brucia le proprie generazioni nell’incapacità di generare un suo General Intellect, un suo Sintimentu, sicula concrezione di cuore e cervello.

La Realtà è chiara: qui c’è una strana dittatura neocoloniale. Il dominio neocoloniale è totale e semplificante, sconnette in modo spettacolare l’esistenza del popolo sottomesso, ne nega la Realtà identitaria e “produce la massima pressione per indurre il colonizzato a confessare l’inferiorità della sua Cultura, che viene trasformata in comportamenti istintivi e barbarici” (Fanon). La psicopolizia dello Spettacolo neocoloniale sradica un intero popolo dalla sua Verità.

Cosa fare?. Se non conosci la tua Terra non puoi amarla. Se non la ami con tutto il Sintimentu, sicula concrezione di Cuore e Cervello, non puoi viverne la Bellezza. Se non ne vivi la Bellezza non puoi averne Cura. Se non ne condividi con altri la Cura, non saprai cosa fare quando sarà necessario difenderla.

E se hai la sfortuna di essere intelligente scopri infine di non essere un uomo libero, ma un colonizzato, suddito, cliente.

Un uomo dimezzato: un menzu-homu.Malgrado tutto, esistono però migliaia di uomini e donne capaci di alzare uno sguardo siciliano sul Mondo, di rimuovere le nostre macerie interiori facendo leva sulla Bellezza dell’Isola di Trinakria. Non si conoscono. Farli conoscere, camminare e agire insieme, per costruire le connessioni di un inedito General Intellect, un “Cervello Collettivo” per restituire ai Siciliani la coscienza e le ragioni della loro Forza.

Chissà quanti Mozart e Raffaello non si sono potuti esprimere fin qui perchè li hanno stupidamente “esiliati in patria” a svolgere un’altra mansione...o fatti “emigrare”.E “Sancio-Stirner dovrebbe sapere che un altro, e non Mozart, ha composto e steso materialmente la maggior parte del Requiem di Mozart, e che Raffaello ha eseguito personalmente la minor parte della sue opere...” (A.Bordiga, N+1.).

Ovviamente non chiunque può sviluppare l’intuizione di Mozart o di Raffaello, cosiccome l’Intuizione è il prodotto intellettuale di un Contesto sociale che genera, a date condizioni, un proprio General Intellect, un proprio Cervello Sociale frutto dell’interconnessione dialettica di migliaia di cervelli individuali e di Regole di Iniziazione che dialogano col Tempo. Il motore storico di un Popolo. Archimede era il nucleo intuitivo del Cervello collettivo dell’organizzazione sociale della Pentapoli siracusana, ventidue secoli fa, quando i Sikelioti, i Siciliani, si stancarono di governare il Mediterraneo. Oggi, più modestamente, si tratta di governare le nostre vite, di camminare coi nostri piedi, sulle nostre strade..

 

Sulle strade

 

La democrazia che vogliamo vive sulle strade, è fatta di cittadini attenti e svegli, di comitati popolari che discutono, di quartieri e città che si autogovernano, di movimenti civici che stimolano, di progettazione collettiva, di consultazioni e referendum su tutte le questioni importanti. Di Regole condivise e semplici. Di tecnologia informatica -già del tutto esistente- posta al servizio della partecipazione attiva...

La governance della “democrazia matura” deve capovolgere il principio di sussidiarietà e restituire la Sovranità al Popolo.

Il veleno peggiore è l’illusione di poter DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI UMANI FONDAMENTALI scrivendo un nome su una scheda elettorale una volta ogni cinque anni.

Se le elezioni servissero a cambiare le cose le avrebbero già abolite. L’elettoralismo è la peste politica della nostra epoca, carnevale di lobbyes e vanità. Confondono i polmoni con la polmonite, il processo elettorale con la politica ridotta a carnevale di maschere. Questo sistema è al capolinea, si trascinerà come gli zombies senza testa in certi b-movies dell’horror. Il mercato della politica è una fiera delle vacche. Occorre cambiare la domanda per modificare l’offerta?. E’ tempo perso. Il Potere è altrove diceva Sciascia. Di conseguenza anche la sovranità popolare, cioè la Democrazia, vive altrove. Sulle strade.

Una città come Catania o Palermo può essere amministrata da un citymanager, a capo di una macchina-municipio snella e qualificata. E governata invece direttamente dai Comitati Popolari di Zona, aperti a tutti...Che si voti sul waterfront, sul modello di mobilità, sulla gestione specifica del patrimonio pubblico, sulle proposte che vengono dalla gente: liberandoci tutti dall’incultura e dalla passività, costruendo l’unica democrazia coerente, quella esercitata direttamente.

Invece accade che il “pubblico” viene privatizzato (maldestramente), e la “politica” è sequestrata da personaggi che spesso non hanno neanche frequentato un corso di pubblica amministrazione. Sembra difficile ma, in verità, la “democrazia”, il “potere del popolo”, è tale solo se nasce sulle strade. E tutto questo è possibile.

 

L’aver inculcato l’idea falsa che siamo sempre stati dominati e che il parrari sicilianu è zaurdu, volgare, rozzo... l’aver falsificato diecimila anni di Storia siciliana, è funzionale all’esproprio della sovranità popolare, ma anche, per esempio, alla devastazione petrolchimica, alla logica del “ponte” che distrugge la nostra insularità mediterranea, allo sbranamento del nostro sistema bancario, al rastrellamento elettorale (ma il 40% dei Siciliani non votano e qualcosa vorrà dire!), alla mutilazione dell’Autonomia -uno Statuto scritto col sangue dei Martiri indipendentisti-, che andrebbe riformulato ormai con l’Unione Europea, cioè con chi legifera al posto nostro.

Ma queste cose le possono fare solo gli Stati sovrani: come le Isole-Nazione di Malta e Irlanda. O perlomeno un Popolo addhitta, capace di camminare sulle sue strade. Altro che “riforma dello Statuto”!.Fanno ridere, se non ci fosse da piangere!. Non c’è nessun partito, sindacato, università, banca, chiesa, televisione... che pongano al centro del loro agire il diritto dei Siciliani all’Identità e alla Libertà che ne deriva.

Se una legalità condivisa, fondata sulla partecipazione quotidiana, sulla democrazia diretta, vedrà la luce, accadrà sulle strade.

”Quello che urge sottolineare è che la vera soluzione del problema si trova, in tutti i casi, fuori dal parlamento, sulla strada”(Zinovev,1919).

La crisi siciliana, che è crisi di identità e di ruolo, può trovare soluzione civile e condivisa solo sulle strade. Le strade siciliane, le strade del Mondo.

Il chè non vuol dire che rinunciamo a farci qualche altra scampagnata elettorale. Col nostro programma, la nostra bandiera, i nostri nomi: è troppo divertente per rinunciarci.Ma il toro va preso per le corna.

 

Questa Sicilia è al capolinea. E a salvarla non potranno essere la politica politicante nè le consorterie della borghesia nostrana, una classe acefala perduta nella Palude dei suoi intrallazzi, che vuole il “Ponte” e paga il pizzo. Incapace di individuare una via d’uscita che non sia quella dei figli avvocati e dutturi. La repressione neocoloniale della gioventù siciliana -sradicata dalla Terra, dalla Lingua, dalla Storia- e l’emigrazione dei cervelli, agiscono come una selezione genetica al contrario. E ogni due anni perdiamo nell’emigrazione l’equivalente di una città come Paternò: tutta di ventenni. Usando i parametri Undp, il programma delle Nazioni unite sullo sviluppo umano, se ne possono ricavare anche i costi sociali in miliardi di dollari.

Sebbene il “dominio dei mediocri” -in Sicilia “metafora del Mondo”- sia il prodotto di strutture mentali che hanno secoli di vita: dopo la morte del Gran Giustiziere Artale Alagona, il più nobile e brillante dei Siciliani moderni, tutto accade dentro uno schema autolesionista consolidato e irriformabile. Se ieri si bruciavano i boschi e le “streghe” per recidere le radici del popolo nella Terra, oggi si mediatizzano culi, tette e retate di pecorai mafiosi per non parlare delle cose serie.

 

L’ipotesi Maglev

 

Nell’epoca del volo aereo a costi d’autobus e delle autostrade del mare, quando decisivo è unire i Siciliani e collegarli al Mondo, quando fondamentale è la riscoperta del valore culturale ed economico della nostra insularità mediterranea, ci vogliono rifilare un Ponte ideologico, devastante, inutile, ottocentesco. Tecnicamente improbabile. Che vorrebbero finanziare con una tassa sui biglietti ferroviari: finanza creativa.

Un mostro neocoloniale. Un ponte sul nulla, che sospende ogni “regola democratica” attraverso la “Legge Obiettivo”, che espropria ogni sovranità, violenta ogni sussidiarietà: è la dittatura postmoderna del capitale. Nuda e cruda.

Contro il delirio pontista, lanciamo l’idea strategica di una nuova linea ferroviaria a sospensione magnetica Maglev che unisca a trecento all’ora Catania (Fontanarossa) a Palermo e Punta Raisi: due aeroporti diventeranno uno, Tre Sicilie saranno finalmente unificate e collegate al Mondo.

Anche questa è una grande opera, ma risponde ai bisogni reali del sistema Sicilia . Costa assai meno, non presenta alcuna difficoltà, è un moltiplicatore di sviluppo, ha un valore culturale immenso. Quattro buone ragioni per non farla?.

 

La prima domanda sensata che ci rivolgono è: chi dovrebbe costruirla?.

La risposta è semplice: tutti tranne le FF.SS. che hanno dimostrato, in un secolo, di considerare la Sicila una colonia. Che se ne vadano.

L’ultima è che su 20 locomotive cargo disponibili nell’Isola solo 9 funzionano, di cui 2 sono usate per il trasporto del bestiame umano: 11.000 tonnellate di merce al mese restano infognate in questo modello gestionale imposto da RFI-FF.SS., mentre perfino la direzione cargo è stata trasferita da Roma a Milano: è tutto chiaro.

Mentre gli investimenti su Catania sono collegati a una futura devastante speculazione immobiliare sul waterfront!.

Sarà l’ultima messinscena dello Spettacolo neocoloniale e dei suoi ascari locali?. E’ una operazione da duemila miliardi di vecchie lire: e non se ne parla.

Il mercato ferroviario è globale, la gara d’appalto per la progettazione e la realizzazione della linea Maglev deve guardare al Mondo. Pochi sanno che, per effetto collaterale di una privatizzazione scellerata, nella sola Italia ci sono però già sessanta soggetti abilitati all’esercizio ferroviario.

Non si capisce perchè la Regione Siciliana abbia appena acquistato dei treni cedendoli a Trenitalia, mentre impazza la retorica “intermodale” del “piano regionale dei trasporti” (Sintesi: licenziamento di 284 autisti “interinali” dell’AST e soppressione di decine di linee interne: ci provano!).

Ma questi non hanno limiti. Infatti propongono anche la privatizzazione delle autostrade siciliane, un mare di illusioni sul porto di Catania (che saranno spazzate via dai maltesi di Marxallok), mentre spacciano la pillola scaduta del superamento del binario unico come soluzione dei mali delle ferrovie in Sicilia...

In breve: a parte la nostra proposta “Maglev”, la cui realizzazione cambierebbe perfino l’immaginario dei Siciliani, ma il resto della rete potrebbe anche rimanere a binario unico assumendo però il modello svizzero di sicurezza e di gestione.

Di cosa stiamo parlando?. Di una cosa semplice: la rete elvetica è tutta a binario unico...e muove 130 treni al giorno con precisione... svizzera.

Il problema nostro è nel ritardo: che non riguarda solo i treni, ma il cervello delle nostre classi “dirigenti”.

 

Una nuova dinamica politica

 

“Unire i Siciliani per collegarli al Mondo” non è uno slogan elettoralistico: ma il tracciato di un Cammino che si fa con le Azioni.

Studiando, comunicando, costruendo consenso, traducendolo anche in leggi di iniziativa popolare: che tutelino l’identità siciliana, come diritto ad evolversi sulle proprie radici e a percepirsi nella Verità storica; che rilancino una economia siciliana perchè un popolo senza economia propulsiva nel mondo di oggi semplicemente non può esistere; ma soprattutto generando un modo diverso di concepire il nostro essere ed il nostro esserci in quest’Isola Benedetta, alzando uno sguardo siciliano sul Mondo. Separatista è lo Spettacolo neocoloniale che ci isola dal Mondo. Separatista è questo “statuto di autonomia” ridotto ormai a un marchingegno reazionario di cui chiediamo l’abrogazione: occasione irrimediabilmente bruciata fin dal 1959, dopo il 1989 questo Statuto è anche storicamente seppellito: le leggi, le direttive, i modelli di spesa... li produce Bruxelles: se una Nuova Autonomia prenderà forma giuridica sarà solo attraverso una Assemblea Costituente del Popolo Siciliano.

E le Assemblee Costituenti nascono, guarda caso, solo sulle strade. Non sappiamo se e quando accadrà: sappiamo però che ci attende una battaglia di chiarificazione scientifica che non va rivolta al Palazzo, ma direttamente alla gente, sulle strade. Poi ciò che deve accadere accadrà.

Fuori da questo realismo c’è solo Spettacolo neocoloniale, magari dipinto di retorica sicilianista.

Vogliamo restare “soli”?. Certo: soli con la nostra gente, soli con milioni di Siciliani. Soli come i diecimila che abbiamo sfidato a Messina la logica pontista...Soli come i 50.000 che firmeranno le nostre leggi di inizativa popolare...Poi vediamo chi è solo.

Sulle strade, camminando, troveremo tutto quello di cui abbiamo bisogno, perchè la nostra gente è generosa e sa riconoscere chi dice cose vere. E non mancano segnali positivi per un nostro più rapido sviluppo organizzativo. C’è da camminare.

Mario Di Mauro

www.terraeliberazione.org