Di nascente zolfoLa Lingua siciliana nella Cummedia coloniale
"La Sicilia" dell'11-3-2004 ci informa della pubblicazione d'una traduzione in siciliano della "Divina Commedia". E' quella del padre domenicano Canalella da Mussomeli. In realtà fu già pubblicata dallo stesso, negli anni sessanta, in una edizione "ciclostilata in proprio". La presentazione giornalistica dell'evento rileva che trattasi della "prima traduzione al mondo in siciliano del poema sacro dantesco". In realtà se ne conoscono almeno una mezza dozzina, a partire da quella, difficilmente superabile in qualità e coerenza, elaborata dal prof. Tommaso Cannizzaro (pubblicata a Messina nel 1906). Resta il fatto che quella Siciliana, malgrado tutto, è una Lingua, ricca e colta: impossibile sarebbe altrimenti traslarvi la Commedia dantesca.
Basterebbe poco a impedire che la nostra Lingua antica, fonte di identità radicata, venga travolta dalla dragunara dello Spettacolo neocoloniale. La nostra è l'unica lingua storica delle regioni europee a non avere alcuna tutela istituzionale: esclusi -per il mutismo dei deputati "siciliani"- dalla legge statale di tutela delle lingua regionali, autoesclusi -per insensibilità cronica- per l'assenza di una qualunque legge regionale di valorizzazione del nostro patrimonio linguistico, è solo grazie al lavoro serio e silente di gruppi come "Terra e LiberAzione" se la nostra Lingua è stata inserita in vari "censimenti europei". (Ridicole sono in proposito le circolarine squattrinate che un assessore regionale di buona volontà emana ogni anno per inserire un quarto d'ora di "dialetto" in qualche decina di scuole. Perfino nelle Marche o in Emilia fanno di più pur avendo, come patrimonio linguistico, molto meno. La Legge di Tutela è assolutamente un'altra cosa: dal Friuli alla Sardegna...basterebbe copiare! Ma all'ARS non sanno manco copiare!).
Una modesta proposta: perchè non mettere online -in un sito specifico che costerebbe alla Regione "autonoma" quattro soldi- l'intero imponente Vocabolario Siciliano (VS) appena ultimato (con ingenti finanziamenti pubblici) e una decina di opere, tra cui la Cummedia dantesca e la Carestia di Domenico Tempio?.
Ci vuole poco, non è molto, ma è una cosa. La Trinakria millenaria caligante di nascente zolfo, per dirla con Dante, se lo merita. Mancano i soldi o la volontà?. Presto mancherà anche la Lingua.
Mario Di Mauro
(articolo pubblicato anche sul settimanale Centonove 12-3-2004)