Essere Siciliani per essere del Mondo!
Mai più colonia di nessuno!
La sala conferenze di Casa Trinakria -Catania ancora una volta piena. Di vecchi militanti e soprattutto di ragazzi e ragazze, molti in coppia, che sono la nostra gioia più grande.
La relazione introduttiva, tenuta da Mario Di Mauro a nome della Conca di "Terra e LiberAzione", è stata seguita con attenzione. Molti gli intervenuti.
Realismo e Passione: ecco quel che ci ha uniti tutti e tutte nellAmore per la Vita e per il nostro Paese, lIsola di Trinakria.
Non sono mancati spunti critici e autocritici. Rileviamo un avvio di riflessione sul tipo di modello turistico che si vuole imporre al sistema-Sicilia. Altro tema sul quale si va spostando lattenzione è la precarizzazione e lemigrazione giovanile. Mentre evidente è la maturazione collettiva su un nodo strategico del nostro Cammino: la rinascita dal basso del Popolo Siciliano passa per la ridefinizione degli stessi rapporti tra le classi sociali allinterno della società siciliana: la lumpenborghesia, la sottoborghesia presuntusosa e incolta che ha impaludato lintera Sicilia, la grande madre di tutti gli alibi del nostro sottosviluppo neocoloniale, viene svelata nella sua miseria politica, sebbene ricordandosi sempre che combattiamo lerrore, riconoscendo lumanità di chi lo commette.
Sta nascendo una Comunità che discute, che agisce, che cè, ora e qui, in un altro modo. Il Cammino è tracciato, il metodo è indicato: partire dal se, essere migliori, relazionarsi meglio tra di Noi, riconnettersi, come radice viva, alla nostra Terra. Nessuna velleità, nessuna rabbia: solo ricerca della Verità e della Bellezza, perchè la Sicilia di domani sia quel che già in passato è stata: unIsola Giardino nel cuore antico del Mediterraneo.
Pubblichiamo qui di seguito la relazione introduttiva. Il Sestu Cuncùmiu ha avuto una seconda sessione il 24 ottobre, nella quale abbiamo ascoltato i molti invitati e fatto tesoro di quel che hanno detto. Tra i presenti anche persone molto autorevoli con storie importanti nel mondo sindacale, imprenditoriale, istituzionale. Ma anche i tanti giovani che stanno costituendo la nuova leva di "Terra e LiberAzione". Ed è stato bello, come "gruppo dirigente", restarcene quasi zitti, ad ascoltare. C'è stata infine una terza sessione, il 4 dicembre. Abbiamo aperto una finestra sul Mondo dando una tribuna siciliana direttamente a un portavoce della Resistenza irakena. E' stato un incontro molto importante sul piano umano e politico, e molto partecipato. Grazie a tutti e a tutte. Il Sestu Cuncùmiu ha segnato una tappa decisiva nel Cammino di "Terra e LiberAzione".
*Il resoconto dell'incontro del 4 dicembre è pubblicato a parte sotto il titolo "La Civiltà Siciliana è contro la guerra". Qui di seguito la relazione di apertura del 28 marzo 2004. Il dibattito l'ha modificata, arricchita, chiarita...La pubblichiamo nella sua prima versione, lasciandola sempre aperta al contributo degli altri, nello spirito e nel metodo che animano il nostro lavoro. Tutto confluirà, come un parto collettivo, nei successivi elaborati, offrendo spunto all'Azione e alla Riflessione del nostro movimento.
Assabenadica!
Cè una Scuola di Pensiero alla quale, da anni, abbiamo guardato con Attenzione. Ad animarla sono sopratutto donne e loro la definiscono pensiero della differenza: attingono a diversi filosofi e filosofe, da Simone Weil a Martin Heideger a Maria Zambrano. Si chiamano Luisa Muraro, Lia Cigarini...pubblicano la rivista Via Doganae a Catania cè un nodo della loro Rete, lassociazione Città Felice, ci sono Anna, Vivien, Mirella... La prima lezione di metodo di questa Scuola dice: partire dal se, dal proprio essere, dal proprio esserci: chi sono e che ci sto a fare in questo posto?. La seconda lezione dice: occorre far vivere la differenza positivamente, nelle relazioni con gli altri, nellAzione collettiva. La terza lezione indica i Luoghi dellAzione, il vicinato, il quartiere, la città, nel nostro caso lIsola...perchè è attraverso il prendersi Cura di questi Luoghi, lesserci con Amore, che si accede al Mondo e allUmanità. Ci pare un buon punto di partenza per la riflessione di oggi.
Quando ho cominciato a ricercare la mia identità radicata venivo dal Pensiero dellEguaglianza, che non ho mai abbandonato, perchè eguali in dignità e diritti nascono gli uomini e le donne, i popoli, le Civiltà...
Ma leguaglianza, per la quale non si smetterà mai di lottare, non è certo lomologazione, il conformismo, la serialità industriale, che si occulta anche sotto le vesti di una diversità indotta a colpi di marketing e veline dalla società dello Spettacolo Totale, che è quella in cui viviamo.
LEguaglianza in Dignità non può prescindere dal diritto alla Differenza, anzi la valorizzazione dialettica della Differenza, sessuale e culturale, oggi, è lessenza della Ricerca dellEguaglianza.
La Cerca dellIdentità, lapprendimento del mestiere dellEssere Siciliano, per me che ho scavato ventanni dentro le viscere di zolfo della nostra Terra e respirato iodio mediterraneo da quando vi sono nato, lEsserci in questIsola di Trinakria...ecco, è la cosa più bella che mi potesse capitare: malgrado le ferite e le spine e i chiodi che la trafiggono sulla croce della Storia e del suo Spettacolo neocoloniale. Ma non basta essere nati in un luogo per essere di quel luogo, per esserci, per starci come ci sta un Indios, sopratutto quando la vita di quel luogo è colonizzata da Poteri Forti che la plagiano sul piano politico, culturale, spirituale, economico.
Che la Sicilia sia una colonia del sistema-Italia, del sistema-Europa, del sistema-Nato, del sistema-WTO, per noi è evidente.
Che questa colonizzazione, come tutte le colonizzazioni, poggia anche su un preciso ceto sociale interno, che la scienza sociale chiama borghesia compradora, mediatori della dipendenza o brokers per noi è altrettanto evidente: esistono da quattro secoli, dal tempo dei Vicerè, li studiamo da ventanni, sappiamo quasi tutto di loro, delle maschere politiche che indossano (ma su sempri iddhi!), della psicologia carrierista, del familismo amorale, del parassitismo del subappalto che si fanno ideologia, dellattenzione al lucido delle scarpe e perfino della recita dellimpegno civico con cui operano un perfetto mimetismo. Questa classe sociale, che io chiamo lumpenborghesia, anima la Grande Palude in cui la società siciliana è impantanata. Ma non è dei vendipatria che parliamo oggi. Oggi parliamo di noi, di quello che siamo, di quello che vogliamo, di come lo vogliamo, di come, alla fine, lavremo. Lavremo per noi e per gli altri e per quelli che verranno e forse anche per i tanti che nellattimo delle generazioni e nel tempo lungo dei secoli hanno lottato per averlo. E di una libertà autentica che stiamo parlando, libbirtà ri sprixioni, libbirtà di impresa, libbirtà dal bisogno, dal ricatto, dallincultura. Libbirtà condivisa nelle relazioni tra di noi. Libertà dallo Spettacolo neocoloniale che ha instaurato in Sicilia una vera e propria dittatura che impone miseria, non solo economica.
*** Cosa intendiamo per Spettacolo neocoloniale?. E importante essere chiari e compresi, perchè da questa chiarezza e da questa comprensione, deriva gran parte del nostro Discorso. Vi prego di porvi in ascolto, di spegnere i pensieri e di praticare lAttenzione. Lo Spettacolo, tra le sue varie funzioni, ha quella di distrarre, di cancellare la Realtà, la Storia, la Lingua, lIdentità...dei Siciliani e di rappresentare una Grande Bugia dentro la quale ci costringono a vivere: come il programma-Smith di Matrix. Questo per noi è chiaro, lo studiamo da ventanni, sappiamo quasi tutto di lui, lui il Predatore di energie, di intelligenze, di risorse naturali e umane...Conosciamo le sue rispettabili Tane, i suoi trucchi, il suo copione. Prevediamo le sue reazioni. E una Bestia, solo una Bestia. Ovviamente non mi prendete alla lettera, quella del Predatore è una immagine forte, letteraria, che serve a chiarire lordine delle cose. La Bestia rapina il petrolio, il gas, lacqua, le braccia...dei Siciliani. Si prende lAnima non meno della terra sulla quale costruisce poli petrolchimici, basi militari, città brutte, monumenti falsi...
Il Predatore muove tanti pupi nel teatrino della politica cattiva, quella dominata dal daimòn dellaffarismo e del carrierismo, quella non concepita come servizio civile; nel teatrino delleconomia cattiva, quella che simula lo sviluppo (teleguidato), piratizza le risorse e non vede oltre il profitto di pochi; nel teatrino della cultura cattiva, quella che propone una lettura manipolata della Storia siciliana: noi Siciliani, per dirne una, siamo eredi ed eredità di millenni di Storia Nostra, altro che 13 o 14 dominazioni: fino al 1860, anno della Grande Catastrofe, solo lImpero romano e il Papato erano stati malsopportati dominatori per un lungo periodo.
Se i Sikani erano autoctoni e matriarcali, i Siculi erano guerrieri e Popolo del Mare che mise in Trinakria le sue radici più profonde, non cè mai stata nessuna dominazione greca, quelli erano Sikelioti, Siciliani, formatisi nella koinè dialettica di uno straordinario mosaico di culture che, attraverso lEpikrateia siracusana si proiettò come potenza marittima dallAdriatico al Tirreno!. La Luce dellOriente (questo vuol dire Siracusa e non è nome greco!!!) al tempo di Gelone era greca come New York è oggi olandese!!! .
E non ci fu mai alcuna dominazione araba, quelli erano Sikilli, Siciliani, e mille anni fa la Sicilia era risorta come Civiltà dellAlbero e dei Fiumi, straordinario hub commerciale, una Manchester ante litteram nel cuore del Mar Bianco Centrale, il Mediterraneo.
E se Siciliani al 100% furono i Phenix di Mozia 2500 anni fa, e se Siciliani al 100% furono gli Ebrei di Palermo, Corleone, Siracusa, Catania...fino a 500 anni fa quando la Spagna cattolica li cacciò sfigurando per sempre lIdentità Siciliana, non furono certo dominatori, semmai innesto provvidenziale i 300-400 cavalieri normanni che nel secolo XII-XIII, giunti qui a piedi, assimilarono in tutto e per tutto e la cultura siciliana costruendo il nostro Regnum libero e indipendente che proietto la sua potenza sul Mediterraneo. Nè fu dominatore Federico Imperatore, il più grande siciliano della Storia, figlio della regina Costanza. Nè furono dominatori gli alleati del Popolo del Vespro, quel popolo che insorse contro loppressione franco-angioina e italo-papalina (guelfa) e costruì la libera Communitas delle città siciliane. I cosiddetti re aragonesi erano quasi tutti siciliani e fecero perfino guerre contro lAragona per difendere lindipendenza della Sicilia: e il più grande siciliano di questo periodo, che non fu neanche un re ma un Gran Giustiziere, si chiamava Artale Alagona, e stava a Catania.
La terza dominazione storica è quella ibero-cattolica, che ricordiamo per lInquisizione, per i suoi roghi di streghe ed autodafè degli eretici: essa bruciò Sapienza delle Donne e Cultura del Popolo. Si prolungò in versione napolitana, nellOttocento. Ma la r/esistenza siciliana fu sempre forte: ricordiamo i Beati Paoli e Francesco Paolo Di Blasi, e le Rivoluzioni indipendentiste dellintero 800: culminate nel 1848 nella costituzione dello Stato Siciliano Sovrano: durò un anno e mezzo e venne soffocato dalla Santa Alleanza dei reazionari di tutta Europa. Altro che Siciliani rassegnati!.
Quando poi la Sicilia, con linganno e la violenza, venne invasa dagli anglo-piemontesi coi soldi della massoneria, nel 1860, si produsse una vera Catastrofe, di cui stiamo ancora pagando il conto. Si presero la cassa del nostro Banco per pagare i loro debiti, si presero la nostra insularità per dominare il nostro mare, e i nostri zolfi, che erano il petrolio dellepoca, chè con essi si muovevano le industrie europee, inglesi sopratutto, e si armavano le cannoniere di Sua Maestà britannica. Lannessione violenta della Sicilia venne decisa nellambito della ristrutturazione mediterranea che derivava dallapertura del Canale di Suez. Altro che Garibaldi liberatore: fu una truffa e tutti questi monumenti al Truffatore vanno abbattuti: altri sono gli Eroi del Popolo Siciliano, non si possono tollerare monumenti ai Truffatori!. Ma i Siciliani, fin quando hanno potuto, si sono sempre ribellati: nel 1866 Palermo in rivolta per lIndipendenza venne bombaradata dal mare dagli italiani...
Alla fine dellOttocento si costituirono i Fasci dei Lavoratori, che furono, insieme al movimento Cartista inglese, il più straordinario movimento per i diritti civili della Storia dEuropa fino a quel momento. E poi, nella crisi di metà Novecento, ci fu un vasto movimento popolare per lIndipendenza che ottenne una Autonomia ben presto svuotata e ridotta a un bidone vuoto...Cosa non hanno detto per infangare quel Movimento!. Oggi lo insultano anche usando fondi regionali! Stiamo tenendo il conto!.
In ogni caso questa Autonomia, più o meno riformata, fin dal 1957, è un bidone vuoto: lo è a maggior ragione oggi, chè le forze di produzione giuridica operano attraverso le direttive comunitarie dellU.E., le fonti del diritto sono altre rispetto alla precedente fase storica: lo Statuto è figlio abortito di una fase storica conclusa col crollo del Muro di Berlino, laccelerazione dellunificazione europea e la ristrutturazione federalista italiana in funzione del modello padano. Quando i nani dellARS tracchiggiano per la riforma dello Statuto, noi, nella nostra disarmata umiltà, ne chiediamo labrogazione secca: fine dellequivoco, fine della discussione, chi vuol capire capisca. Dal 1984 lo dico con chiarezza: non siamo autonomisti, non siamo centralisti, non siamo federalisti, non siamo separatisti: siamo, vogliamo essere solo Siciliani al 100% per essere del Mondo al 100%. E pensiamo che il Popolo Siciliano esiste ed abbia diritto alla libbirtà di sprixioni e di impresa che solo un modello di sviluppo indipendente può affermare. Siamo Logici, terribilmente Logici. Logici e Parte Attiva della soluzione e non del problema. Punto.
Una Nuova Autonomia andrà prima o poi formulata, lesigenza di una Grande Riforma del rapporto tra la Sicilia e i Nuovi Centri del Potere va posta con chiarezza. A farlo potrà essere solo un movimento di base animato da Siciliani al 100%. Al momento può sembrare ed è velleitario, ma ogni altra possibilità però è solo illusoria.
Ci hanno piegati con lemigrazione programmata e con uno Spettacolo neocoloniale finalizzato, ogni giorno, a dimostrare lincapacità dei Siciliani che necessitano dunque di tutela romana e di salvatori che scendono da sopra: ecco il fumo spacciato ogni giorno dallinformazione cattiva, quella che cancella la Realtà e promuove la politica cattiva, leconomia cattiva, la cultura cattiva... confinando, alla fascista o alla stalinista, fate voi, il dissenso, il pensiero critico: Catania è lunica metropoli dun milione di abitanti ad avere solo un giornale quotidiano: un giornale espressione della borghesia compradora, un amplificatore dello Spettacolo neocoloniale, la sintesi politica quotidiana di tutto quello che la nostra Anima non è.
Questo giornale monopolista -quando ha capito che non siamo recuperabili in chiave folkloristica nello Spettacolo neocoloniale, ha deciso di confinarci, alla fascista o alla stalinista o alla cretina, fate voi. Siamo onorati di questo e risponderemo molto presto con una azione gandhiana.
La sfida dellin/formazione va assunta, come è stata assunta quella dellautonomia logistica: il Laboratorio Trinakria è una Realtà, che deve crescere, certo, ma può crescere perchè è realtà autonoma dallo Spettacolo neocoloniale, dalla Palude, è realtà sana, può impulsare un Movimento dOpinione per la rifondazione dal basso, a partire dalla Vita, dalle città, dellantica Nazione Siciliana.
Nel nostro Manifesto abbiamo scritto con sintetica chiarezza: In ogni fase storica la Nazione Siciliana ha assunto una forma specifica. Ovviamente la definizione di "Nazione" -in generale- serve a semplificare la comprensione della Storia, della "lunga durata". Questo concetto assume contenuto sociale e forme istituzionali differenti nelle diverse epoche: non potrebbe che essere così. E differente è la percezione di sè che i Siciliani hanno elaborato nel corso di una vicenda plurimillenaria, complessa, che presenta però delle invarianti, delle costanti: una di esse è la tendenza, mai del tutto annichilita, all'Indipendenza.
La Nazione Siciliana aristocratica ha scritto, a suo tempo, pagine gloriose. Ma i suoi Re ed i suoi Eroi sono tutti morti, mentre quel che restava del suo essere si è disintegrato nella palude dei gattopardi.
La Nazione Siciliana borghese ha scritto pagine gloriose. Ma le sue Rivoluzioni ed i suoi Eroi sono tutti svaniti. Quel che ne restava si è disintegrato nella palude degli sciacalli.
La Nazione Siciliana dellavvenire appartiene, in primo luogo, a quel proletariato siciliano che paga oggi i costi più pesanti dello Spettacolo neocoloniale: precarietà della vita ed emigrazione infinita, sradicamento e confusione ideale, prigioniero di una palude sociale marchiata da svuotamento culturale ed alta ricattabilità clientelare.
Torneremo su questo tema decisivo a fine maggio, col Sestu Cuncumiu di Terra e LiberAzione, e comunicheremo anche alcune scoperte storiografiche.
In ventanni abbiamo elaborato strumenti scientifici di analisi sociale della Realtà Siciliana. Sebbene poveri in canna sappiamo che la nostra Forza, il nostro Potere, ci permette di sottrarci allo Spettacolo neocoloniale: libbirtà ri sprixioni, libbirtà dimpresa, libbirtà dal bisogno, dal ricatto, dallincultura...non sono più misteri della fede, ma programma di lotta, stile di vita, conquista quotidiana. Essere umili, come monaci francescani, costruire il nostro Monastero, la nostra Casa, il nostro Laboratorio, il nostro Movimento dOpinione, la nostra Comunicazione...il fatto stesso di porre la Questione della libbirtà in questi termini, di coinvolgere Uomini e Donne diversi in un Cammino di Libbirtà significa che siamo a metà strada, che siamo in nostro Potere. Solo dallo sviluppo di relazioni solidali sulla base di un Pensiero radicato nella nostra Storia la Libbirtà smette di essere una parola vuota per riempirsi di Vita e narrarsi nella Lingua dellIdentità.
Nuatri nnama ajutari rintra e fora di cca.
Mille Siciliani al 100%, mille Indios, sarebbero già un piccolo Popolo risorto: lo Spettacolo neocoloniale funziona fin quando la Grande Bugia può rappresentarsi come Verità assoluta, Pensiero Unico, nella Lingua del Potere. Se gli sottraiamo i nostri corpi, i nostri cervelli, le nostre relazioni, la nostra Lingua...tutto cambia. Non è facile. Essere Siciliani, in queste condizioni, non è un incidente, nè un hobbye. Piuttosto è un mestiere. Essere Siciliani è un esperimento con la Verità.
Alzare uno sguardo siciliano sul Mondo è possibile solo attingendo lacqua dellEssere e dellEsserci dal fiume carsico di una Trinakria millenaria, perchè la Verità non è lontana, è appena sotto la Terra sulla quale camminiamo. Per dirla con Proust ci mancano solo gli occhi nuovi per vedere. Il Fiume è regolarità e movimento, ad esso lAlbero dellIdentità attinge unacqua speciale, che ha il sapore della santità delle prime cose (Dino Campana).
I depositi memoriali del nostro Popolo e della nostra Terra contengono un tesoro; e una smisurata eredità di libertà ci giunge da uomini e donne che spesso non ci hanno lasciato neanche il loro nome e quando l'hanno fatto c'è sempre stato, c'è, un Potere che ha provveduto e provvede a cancellarlo. Un Potere che inscena uno Spettacolo neocoloniale e ci costringe a vivere dentro una Grande Bugia, come un invisibile Predatore dalle mille maschere che alimenta la passività sociale e l'egoismo competitivo, sradicandoci dalla nostra Terra Sacra, dalla nostra Lingua antica, dal nostro diritto di essere e di esserci con competenza e con Amore, dalla possibilità di restituire la nostra Sicilia al suo destino di Isola-Giardino.
Non cè partito parlamentare, sindacato, scuola, università, chiesa, televisione... che ponga al centro del suo agire il diritto dei Siciliani alla libertà autentica, allevoluzione spirituale, allIndipendenza.
Anzi: ogni istanza di liberazione delle nostre energie viene ostacolata da una ostinata produzione industriale di bugie, sofismi, distrazioni.
Le correnti marine, descritte da Predrag Matvejevic, fluiscono come immensi fiumi: ostinate e silenziose, non determinabili nè contenibili.
Nel gioco delle grandi correnti della Storia queste nostre Isole siciliane "oppresse di secoli e di stelle" appaiono immense navi di pietra sospinte alla deriva ora da Scirocco, ora da Grecale, quasi travolte da una vicenda storica pervenuta ad uno stadio terminale di insensatezza. Ma, sebbene nesos -la parola greca che nomina l'isola- pare equivalga al dire "quel che naviga", essa è pur sempre ancorata al Centro della Terra come le verticali di Archimede che vi convergono. E il cuore di zolfo di Trinakria, il suo pulsare di vita al centro del Mar Bianco, fa di quest'lsola un "luogo di accumulo della potenza marittima" (Schmitt).
La Sicilia, 25.460 kmq di terra emersa che si manifesta in contrastanti paesaggi, per un quinto di montagna, "questo mondo in riassunto" (Shakespeare), configurando svariate bioregioni, si distende sotto lo sguardo di Aitna, a Muntagna, il Vulcano che ne costituisce il perno mentale e l'Asse ontologico, fucina d'Armi per gli Dei e Motore inquieto. La Sicilia è la più grande Isola del Mar Bianco Centrale, l'al Bahr al Abyad al Mutawassat, il Mediterraneo. L'Etna è la Cima di questo Mare di Luce meridiana.
Il celebre architetto Antonio Gaudì, scriveva un mio compianto amico, rende quest'idea in maniera semplice e chiara, quando dice che la virtù sta nel punto medio. "Mediterraneo vuol dire in mezzo alle terre. Lungo le sue rive la luce media è a 45 gradi ed è la luce che meglio definisce i corpi e mostra le forme. Non è un caso, dunque, se proprio qui sono fiorite grandi culture artistiche: al loro formarsi non è stato certamente estraneo questo particolare equilibrio di luce. Né molta, né poca. Perché, sia l'una che l'altra accecano e i ciechi non vedono. Nel Mediterraneo si impone la visione concreta delle cose, nella quale si mostra l'arte autentica. La nostra forza plastica è costituita da un particolare equilibrio fra la logica e il sentimento". (Franco Nocella, Terra e Liberazione, 1993).
In lingua siciliana la Ragione si chiama u Sintimentu, chè il cervello e il cuore fanno l'amore nella sera dei miracoli.
La Sicilia è la sua Geografia, il suo Mare. Il Mare è il suo elemento quanto l'inquietudine geologica è la sua fluida condizione d'esistenza...E il Mondo è di chi impara a camminare sulle acque, a dare forma all'informe Caos. L'Isola, grande Nave di Pietra, "luogo di accumulo" per la potenza marittima, punto fermo nella dialettica degli spazi immensi, è il suo Mare. Nel Mare, pianura dacqua e sale, è il suo Destino.
Grandi Montagne, sommerse dal Tempo. Altipiani di pietre e vento sul tetto degli abissi, solo le Isole hanno un cuore nel cuore di questo corpo celeste. Un cuore come un nodo di Nervi e di Storia. Se muoiono le Isole muore il Mondo. Un Mondo al quale l'isolano è legato in modo speciale.
La Sicilia è la sua Lingua, le sue decine di dialetti, che custodiscono inudite la Memoria materna di una Storia complessa, originale, che produce un Popolo. Lo storico francese Henri Bresc ha definito la Sicilia mosaico di culture e nazione ribelle. E una bella definizione.
Solo il Siciliano al 100%, solo il Siciliano radicato in questa Terra con lAmore che nasce dalla Conoscenza, può vivere questo splendore, malgrado lo Spettacolo neocoloniale che lo oscura.
Ricostruzione della Verità storica, riscoperta del valore culturale dellInsularità mediterranea e della Lingua nostra, sono il fondamento per la rifondazione della Nazione Siciliana. Questo Cammino, i suoi passi pratici, si realizzano a partire dal se, da ciascuno e ciascuna, dalle relazioni solidali che costruiamo, dalla capacità di costruire una Azione autonoma: autogestita, autofinanziata, autopropulsiva.
La ricerca della Verità come metodo e il riabitare Trinakria come stile di vita configurano un unico, potente Principio spirituale. La storia ci insegna che se una Azione Umana non vuole degenerare, deve radicarsi in un Principio spirituale.
A noi basta poter camminare cercando Verità e Bellezza sulla nostraTerra: non è forse questa una forma di Preghiera?. E cè Azione più sensata di questa Preghiera?.
Il Predatore che divora la nostra Energia e confonde i nostri cuori ci distrae dalla Terra, ci sradica dallidea stessa di Isola-Giardino.
L'eredità spirituale del Popolo Siciliano è un Albero antico di cinquemila anni, con molte radici e molti rami doro. Questa eredità spirituale non può essere ridotta ad una sola radice. E una eredità spirituale plurale che purtroppo, per ignoranza e fideismi malriposti, stentiamo tutti a riconoscere in noi stessi, preferendo spesso, alla ricerca faticosa della Verità e della Bellezza, le facili scorciatoie che al Nulla conducono. Raddrizzare il corso degli eventi per rifondare dal basso la società siciliana è possibile solo liberando noi stessi dallo Spettacolo neocoloniale. Fuori da questa possibilità non ci resta che la miseria (la quale non è una esclusiva dei poveri).
Proviamo dunque a riabitare Trinakria per diventare Siciliani al 100%, per riconquistare il nostro antico Cuore di Zolfo nella Luce meridiana del Mare dei Canti, il Mediterraneo, e accedere, attraverso questo Essere e questo Esserci, a cittadinanze più ampie.
Proviamo ad agire, con proposte e azioni coerenti, nella prospettiva pratica dun modello di sviluppo indipendente, perchè questa Azione è la condizione della nostra stessa apertura al Mondo, del nostro "essere-Mondo".
Le Parole che contano non sono molte: occorre usarle bene. Le ferite prodotte dalla dipendenza neocoloniale si curano con la medicina della Lotta per lIndipendenza spirituale, culturale, politica, monetaria, bancaria, ferroviaria, aeroportuale, diplomatica...Indipendenza solidale con tutti i popoli, a partire da chi sta peggio di noi, perchè non saremo del tutto liberi fin quando tutti i popoli non saranno del tutto liberi.
Oltre cento sofismi sono stati inventati dal Predatore per denigrare questo concetto e per convincerci che il salvatore arriva sempre da fuori. Trovo perfino divertente il riciclaggio di questo sofisma in versione turistica: il turismo è una grande opportunità per lavvenire delleconomia siciliana, su questo non ci piove. Ma lo sapete che oltre il 70% dellancora striminzito prodotto lordo turistico del sistema Sicilia in Sicilia non ci passa proprio?. Il turista che compra il suo pacchetto-vacanza per la Sicilia paga con carta di credito al suo paese...Le compagnie aeree sono straniere (ed è chiaro che il Ponte, per dirne una, è una offesa alla nostra Identità ma anche alla nostra Intelligenza: e non serve neanche per il turismo, uno che si parte dal Giappone o dalla Germania viene in aereo: non è fesso, cosiccome un imprenditore che deve spedire un container in Spagna lo imbarca su una nave, non su un Ponte ottocentesco e neocoloniale!). Ma anche i grandi tour-operators sono tutti stranieri, non siciliani. Ecco cosè un modello di sviluppo dipendente. Non entro nel merito, perchè il discorso è complesso e ci porterebbe lontani dal tema di oggi: ma quando parliamo di indipendenza è di un modello di sviluppo che stiamo parlando, del Lavoro Siciliano, della sua centralità. E della libertà che stiamo parlando!. Fuori da questa prospettiva pratica un Siciliano al 100% vede solo il deserto delle illusioni.
E sebbene sia solo da una ristrutturazione euromediterranea e dallemergere di un inedito socialismo mediterraneo che contrapponga alla piratizzazione oligarchica delle risorse la loro socializzazione democratica, che la Questione Siciliana potrà essere del tutto risolta e il Popolo Siciliano restituito infine alla sua Sovranità e alla Storia Umana, è decisivo che centinaia di Siciliani si alzino in piedi oggi, per essere e per esserci, in un altro modo. Tenere aperta una prospettiva di libbirtà è il più grande dono che possiamo consegnare alle generazioni future. E penso che, in tempi di egoismo competitivo e di incultura spaventosa, ci sia in questa Azione anche una piccola e laica luce di santità.
La Via che indichiamo è Pratica, parla della Vita Nuova nella Lingua dellIdentità ritrovata che sfida lo Spettacolo degli zombies e delle veline, della politica cattiva, delleconomia truccata, delle banche usuraie, dellincultura spettacolarizzata.
Aggregarsi, formarsi, mobilitarsi, creare luoghi e strumenti per farlo, ispirandosi alla lunga r/esistenza del nostro Popolo, dal Vespro 1282 ai Beati Paoli del Seicento ai Fasci dei Lavoratori dell'Ottocento, è il nostro che fare.
Ne va della Salute e della nostra Civiltà.
@mario di mauro - www.terraeliberazione.org
(bozze non corrette)