Le Regole della Casa dell’Idro

Lo “spettacolo della sete” e la piratizzazione dell’acqua siciliana. Atto primo.

Catania, estate 2003. Che Iddio e i Santi Siculi ce la mandino buona!. Almeno l’acqua nei rubinetti. L’annuncio di Cuffaro ha toni epocali: ”Finalmente parte Siciliacque, tra le poche società pubbliche a maggioranza di capitale privato in Italia che fornirà per 40 anni acqua potabile a due milioni di Siciliani”. La maggioranza privata della Siciliacque è una società denominata Idrosicilia e costituita dalla corporation ENEL e dalla multinazionale francese Vivendi. Vedremo nell’atto secondo di questa indagine chi sono e cosa fanno nel Mondo.

Intanto va a conclusione una campagna di privatizzazione (e cessione della sovranità del Popolo Siciliano sulla sua acqua) avviata nel 1999 con una legge del governo Capodicasa (centrosinistra, con Cuffaro “coltivatore diretto”) e amplificata con lo “spettacolo della sete” andato in onda due anni fa a reti unificate: “la Sicilia senz’acqua, le navi-botte per salvarla: dall’arsura e (ovviamanente) dalla mafia che ruba l’acqua”. Vasellina-bipartisan per profitti lunghi 40 anni. Rinnovabili.

L’acqua è l’affare del secolo XXI: nessuno ne può fare a meno, dunque, chi vuol controllare un popolo, una famiglia, un contadino...e cavarne un profitto deve fare più o meno quello che faceva la mafia dei pozzari nella piana di Catania quand’ero segretario della sezione Peppino Impastato di “Democrazia Proletaria” a Ramacca, 1978. Ma su scala globale. Ovviamente parto dal principio che l’acqua è bene inalienabile della collettività (ora e qui: “Popolo Siciliano”) e non può essere comprata e venduta come una automobile o un paio di occhiali. Punti di vista. Le bollette saranno salate e, a manu di kisti, prima o poi anche l’acqua. Acqua e sale.

Se il Popolo Siciliano fosse addhitta direbbe volentieri ad Enel, Vivendi e compagnia: acqua davanti e ventu d’arreri...Ma la Storia, a noi Siciliani, ci condanna a far la guardia al bidone. Lo Zolfo dell’Ottocento che “muoveva il Mondo” dall’Inghilterra, qui diventava una maledizione che ci portò alfine Garibaldi, massone arruolato nell’invasione anglopiemontese...Il Petrolio del Novecento, che “muoveva il Mondo” dall’America e dalla Russia, qui diventava petrolchimica colonialista con Enrico Mattei, futuro santo, il quale “si vantava spesso di aver violato per ottomila volte leggi, decreti, ordinanze, perchè l’Agip potesse svolgere i propri lavori senza rispetto per i suoli e per i centri abitati” (Nico Perrone, suo biografo ufficiale: “Enrico Mattei”, il Mulino 2001). Il bidone del Ponte, nell’epoca del volo aereo a costi d’autobus e delle autostrade del mare: basterebbe un tunnel ferroviario, meno ideologico e politicamente più “impegnativo”... Siamo le cavie per gli esperimenti dei Potenti di turno. E per convincerci spendono lape di quattrini: vuol dire che proprio idioti non siamo.

Ma raccontiamola tutta, sine ira e senza perdere il buon umore. Malgrado tutto.

 

La grande madre Demeter, Nostra Signora del Melograno, frutto della conoscenza nel Giardino del Bene e del Male, dopo nove giorni di ricerche, ritrovava la figlia Kore, rapita per amore dal Dio degli Inferi e, a conclusione della “fujtina”, si stabiliva che questa passasse nella casa materna, la Natura Generatrice, almeno un periodo dell’anno: la bella stagione, ma i fiumi, in cambio, sarebbero andati in secca fino al ritorno di Kore nel regno sotterraneo. Il mito è situato in Sicilia e il suo nucleo originario risale al Regno delle Madri, attraversò la Resistenza delle Amazzoni dai capelli rosso-hennè che danzavano intorno all’Albero Sacro di Nyssa, si trasmise, riplasmato, nel mondo sikano e infine in quello sikeliota.

Il sacrificio, il sacrum facere di Kore, bellezza che fiorisce a primavera, è collegato dunque al ciclo naturale dell’acqua: la stessa acqua che Empedocle, venticinque secoli fa, vedeva tra i quattro fondamenti della Vita, quell’acqua sulla quale, un paio di secoli dopo Archimede camminava teorizzando e ponendo le basi della scienza idraulica nella sua Siracusa, pentapoli metropolitana di un milione di abitanti, capitale del Mediterraneo a 9 giorni di nave da Alessandria e 3 da Atene.

 

Non v’era fonte d’acqua, nella Sicilia antica, che non fosse sacralizzata da un culto: ninfe e munacheddhe popolavano queste regioni teologiche.

Ovviamente tali memorie che altrove produrrebbero il bene più prezioso insieme all’acqua, cioè l’identità di un Popolo, non hanno qui istituzioni, scuole, università, massmedia ... che le trasmettino nella loro luce autentica.

Noi siamo i baluba terroni, magari non più i “mafiosi” di un tempo, ma pur sempre un po puzzoni visto che non tengono l’acqua per lavarsi...

L’abisso della palude di uno Spettacolo neocoloniale inghiotte i millenari depositi memoriali del Popolo Siciliano, oltre a un fiume immenso di petrolio, gas e acqua di cui la Sicilia è ricca: il 50 per cento dell’acqua siciliana è bruciata dall’idrovora dei poli petrolchimici delle multinazionali: altro che “crisi idrica”! L’acqua c’è...e non se la beve la mafia.

 

Cosa pensa stasera della Sicilia l’italiano medio che sta nella sua città e a casa sua? Ovviamente pensa, più o meno, quello che vede in Tv...e la mente è come una pellicola: si impressiona... E, a dirla tutta, anche una buona metà degli abitanti della Sicilia s’è fatta una idea di Sicilia coincidente con quella prodotta dal palinsesto... il palinsesto di uno Spettacolo neocoloniale che ci viene offerto a reti unificate ogni santo giorno... un palinsesto fabbricato intorno a “timide verità ben mescolate ad audaci menzogne”, come avrebbe detto oggi un sardo del secolo scorso, ormai demodé: Antonio Gramsci.

Ed eccoci allo spot dell’estate siciliana 2002, che prepara il terreno alla “privatizzazione”: va in scena “il dramma della sete”.

L’Acqua compare e scompare dal palinsesto dello Spettacolo neocoloniale con la stessa regolarità con la quale scompare e ricompare nei rubinetti di casa di alcune decine di città e paesi di un’Isola che sull’acqua, di fatto, ci galleggia.

 

Certo, ci sono alcune decine di comuni e borghi siciliani (su circa 400, dunque un 10-15 per cento) che hanno problemi idrici seri e questo non è più tollerabile...

Ma c’è anche una verità nascosta: in Sicilia non c’è e non c’è mai stata alcuna penuria naturale di acqua...

I Siqilly, i siciliani islamici di mille anni fa, avevano elaborato un sistema di gestione razionale delle acque a dir poco efficace: costruendo diverse centinaia di kilometri di kanat, di canali, e migliaia di gebbie, vasche di raccolta, nonchè magnifiche oasi-giardino palaziali...e, a proposito di presunta penuria, va detto che fino a non molti decenni fa tre quarti dei 40.000 ettari della Piana di Catania erano regolarmente sommersi dalle esondazioni dei fiumi Simeto, Dittaino e Gornalunga... i quali, peraltro, al tempo dei Sikani, dei Sikuli e dei Sikelioti, erano fiumi navigabili e navigati...

Si pensi infine che nel sottosuolo sul quale sorge l’immensa distesa industriale cancerogena del polo petrolchimico siracusano, a poche decine di metri, esiste uno dei più grandi laghi sommersi di acqua dolce del Mondo... gli antichi Sikani, Sikuli e Sikelioti...in breve: i Siciliani, lo conoscevano bene, infatti anche per questo vi costruirono sopra città come Thapsos, Megara Hyblea e Siracusa. Altra storia ammucciata (e con quanto spreco di cervelli “greci” e lape di quattrini!).

 

Nel teatrino neocoloniale e pirandelliano tutto si tiene: dal tempo che fa al governo ladro... Il prof. Domenico Pumo -docente di irrigazione e drenaggio presso la facoltà di Agraria di Palermo- ci ricorda che dalla media degli ultimi trenta anni risulta che in Sicilia cadono ogni anno circa 720 millimetri di pioggia, pari a 18.500 milioni di metri cubi; un quarto, 4.600 milioni di metri cubi, confluiscono nei corsi d’acqua superficiali e circa un decimo, 1.700 milioni, si infiltrano nel sottosuolo ad alimentare le falde, le sorgenti ed i pozzi. Considerato che per usi civili domestici, per l’agricoltura e l’industria ne occorrono in Sicilia ogni anno in media 2.165 milioni di metri cubi, è ovvio che l’Isola avrebbe acqua in quantità TRIPLA rispetto al fabbisogno. E’ noto che i palermitani, con 170 litri pro capite al giorno, hanno più acqua dei berlinesi...

Dichiara il prof. Pumo: “In queste condizioni parlare di carenze idriche francamente è fuori luogo. Semmai il problema, vecchio da decenni, è che c’è stata una cattiva gestione delle risorse”. Se consideriamo infine che circa il 50 per cento di queste acque, per decenni, è stato bruciato dall’idrovora neocolonialista dei poli petrolchimici, ne risulta che l’Isola dei Siciliani è una delle regioni mediterraneee più ricche di acqua. Che dire?.

In Sicilia, dunque, l’acqua c’è. E non meno che negli altri bacini dell'Europa mediterranea, come accertato dai nostri Perrone ed Eredia oltre un secolo fa: a tal proposito mi pare giusto ricordare che la moderna scienza meteorologica è nata, udite udite, proprio a Catania (ma ci crederà qualcuno?!) sulla base delle rilevazioni dei tre osservatori meteo catanesi: quello dell'Università, quello dell'Osservatorio astrofisico e quello che Boggiolera fece collocare presso la Scuola Enologica.

L’acqua c’era e c’è...sebbene in un "regime pluviometrico a forte variabilità" e spesso catastrofico a causa del dissesto forestale (causato dal colonialismo feroce che i boschi siciliani hanno dovuto subire per millenni!) e dal conseguente "disordine idraulico".

Dunque, l'attuale "crisi idrica" non è figlia del Cielo, quanto piuttosto di un vecchio Spettacolo neocolo niale, cominciato -o continuato- nel 1860 con l’invasione anglo-savoiarda e garibaldina, chè per combattere la resistenza siciliana gli “italiani” bruciarono i boschi e, nel settembre del 1866, bombardarono Palermo dal mare, facendo migliaia di morti.

Alla svolta del Novecento la questione idrica divenne oggetto di un lungo conflitto politico-sociale impulsato dai grandi gruppi elettrobancari e chimici, che mobilitò, oltre a geologi, fisici, geografi, ingegneri, medici... anche ampi settori della società siciliana, in una ipotesi di sviluppo centrata sul binomio forza motrice-irrigazione...

La retorica della storiografia ufficiale imputa di norma alle resistenze dei soliti agrari la responsabilità dell'insuccesso, quanto alle magnifiche sorti del movimento contadino i pochi successi: dicendo, come al solito, una piccola verità a legittimazione di “errori strategici” tanto colossali quanto, per diverse ragioni, inevitabili.

In realtà con l'ipotesi Omodeo-Vismara-Carnazza, nella prima metà del Novecento, falliva un dirigismo statalista incapace di darsi una base sociale dove essa doveva essere data: tra le popolazioni di quell'agrotown catanese, che, nella seconda metà del secolo, davano poi l’ultimo assalto contadino al latifondo al grido di "la terra a chi la lavora!".

 

Nei giorni di calura e siccità -se non c’è niente di meglio: un omicidio eccellente, un corvo al palazzo di giustizia, un terremoto- lo Spettacolo neocoloniale mette in scena una nuova puntata del “dramma della sete”. La gente sa che la Sicilia galleggia sull’acqua... Il sistema Sicilia ha una trentina di dighe, costruite soprattutto nell’ultimo trentennio sulla spinta di un movimento contadino, ormai archiviato, ma anche della lobbyes petrolchimiche neocoloniali, che in archivio hanno riposto invece il diritto alla salute e alla giustizia fiscale...

Tant’è, le dighe furono progettate e costruite: un fiume di miliardi pubblici (dunque di tutti, non ce lo scordiamo), montagne di terra “movimentate”, affari a tinkitè tanto per la grande impresa del nord, che per i cavalieri nostrani e, ovviamente, per chi il territorio lo controlla con serietà terrificante: Cosa Nostra e parenti.

Queste dighe, si dice, avrebbero oggi la capacità di contenere circa un miliardo di metri cubi d’acqua. Senonchè nessuna di esse è collaudata per la sua totale capacità: roba da matti! Quando si arriva al 50 per cento è un miracolo, e l’acqua in eccedenza, quando c’è, deve essere buttata... per evitare altri Vajont.

Se dighe imponenti come la Pozzillo e l’Ogliastro, con capienze superiori a 100 milioni di metri cubi, sono piene al dieci per cento, la diga di Rosamarina, per dirne un’altra, la cui costruzione è stata avviata nel 1972, avrebbe anche lei una capacità di circa 100 milioni di metri cubi, ma con una autorizzazione che vale solo per 10 milioni di metri cubi, per cui “l’eccedenza”, quando c’è, deve essere buttata. Cosiccome ci sono almeno una dozzina di dighe che potrebbero “produrre” di più malgrado il 50 per cento delle acque siciliane, un fiume come il Simeto di 3000 anni fa, per decenni sia stato bruciato dall’idrovora delle multinazionali petrolchimiche: nessuno lo dice, perchè sono tutti... ”sponsorizzati” da chi rapina petrolio gas e gettito fiscale ai Siciliani e gli regala il record europeo di morti per cancro industriale: alla faccia della Sicilia sottosviluppata, con le pecore, gli scecchi e le vecchine con lo scialle nero (che comunque a me piacciono).

Intanto, mentre a Palermo si privatizza l’Ente Acquedotti Siciliani invece di riformarlo radicalmente, a Roma c’è un governo di benefattori che annuncia, in piena estate, 515 milioni per l’emergenza acqua. Forse la cifra è questa perchè gli “suona meglio”...una cifra fatta di quattrosoldi nostri, di tutti, che verrà spalmata su 6 o 7 regioni: ma alla fine, in Sicilia, avremmo raccolto di più con una lotteria regionale!

 

La "campagna d'estate" del 2002 tace sull'idrovora dei petrolchimici che bruciano metà dell'acqua siciliana, e porta acqua alla privatizzazione dell’Ente Acquedotti Siciliani (E.A.S.).

Determinando artificialmente un “quadro emergenziale” permette anche di affrontarlo attraverso l’uso della “trattativa privata” , cioè, in breve, il “politico” sceglie direttamente le “imprese” per i lavori pubblici; e crea il “clima” adatto per spacciare come miracolose le soluzioni più ovvie.

 

La privatizzazione dell’EAS, un'Ente dell'Autonomia tradita, è stata lanciata, ruscelletto siccagnu nel fiume in piena del neoliberismo globale, dai governi di centrosinistra (Capodicasa, legge regionale n.10 del 1999); viene condotta, dall’estate 2002, dal governatore neocentrista Totò Cuffaro, che, dopo essere stato assessore all’Agricoltura per 5 anni e in 5 governi d’ogni “colore”, è ora pure “commissario straordinario per l’emergenza idrica”: e non perchè ne avesse bisogno (lo Statuto di Autonomia, conquistato nel 1945 dai martiri dell’ EVIS e tradito poi dalla Palude politicante, gli conferisce ben altri poteri!) quanto per “bruciare” l’intralcio mediatico, sebbene imbelle, di eventuali altri generali in pensione...Dettagli.

Come dettaglio è il fatto che la legge nazionale Galli (36/‘94), che fino all’altro ieri - in Sicilia, come altrove - non era ancora stata recepita, ribadisce, volendolo, il carattere pubblico della risorsa idrica, istituendo gli A.T.O., Ambiti Territoriali Ottimali nel cui quadro razionalizzarne l’uso.

A tal proposito va detto che questi Ambiti Ottimali in Sicilia, secondo studi scientifici, sarebbero 5; diventano però 9 quante le province con una alchimia dello Spettacolo neocoloniale che sottraendo la verità geografica moltiplica le cariche di sottogoverno (e le tasse sull’utenza).

 

Lo Spettacolo neocoloniale, a volte scoprendo l’acqua calda altre coprendosi di ridicolo, mette in scena lo spot sulla “mafia che ruba l’acqua...e fa deragliare i treni”: sono quegli stessi giornali secondo cui, per decenni, la mafia non esisteva, e che poi, caduto anche sulle loro teste qualche mattone del Muro di Berlino, seguirono il “consiglio” del Papa che scese ad Agrigento per scomunicare la Cosa dopo decenni di ecumeniche e indicibili “convergenze parallele”, cavalcando anch’essi, come se nulla fosse, nel più geniale e collaudato trasformismo gattopardesco, la stagione di Mani Pulite e delle Vacche Magre.

Certo, c’è stata e c’è una “mafia dei pozzari”: ma per quanto grande sia il danno che gli hanno lasciato produrre, in cambio di voti e tangenti, è poca cosa rispetto alla tragedia neocoloniale causata dalle multinazionali petrolchimiche. Il senso delle proporzioni è necessario alla Verità.

Ora la tendenza che si impone -con relative ideologie e lavaggi del cervello- è quella neoliberista.

Tutto ciò che è “pubblico” non funziona, e deve dunque essere privatizzato o meglio: piratizzato.

E’ un mistero della fede: ma la politica politicante segue la corrente generale dell’imperialismo globale e si adatta come un camaleonte alla nuova “moda”.

L’acqua dei Siciliani, che è stata già “privatizzata” dalle multinazionali petrolchimiche e dalle mafie democristiane per cinquant’anni, verrà ora “ceduta” del tutto a multinazionali assatanate di profitti.

L’E.A.S. viene sbaraccato, al suo posto ci mettono una società nuova di zecca, la “Siciliacque”, che controllerà il 75% delle risorse idriche siciliane.

La Regione manterrà il 25% di “Siciliacque”, il resto è sul mercato: ci sono l’ENEL e la multinazionale francese Vivendi...La Casa dell’Idro.

 

Ma è a Catania che si gioca l’affare più grosso. Qui non c’è l’EAS. Qui operano 4 gestori: Sidra, che è comunale, Acoset, che consorzia 20 comuni etnei, l’Ama di Paternò e Sintesi, che raggruppa società minori. E c’è una faida “trasversale” in cui il centrosinistra di Bianco va a braccetto col principe Bonaccorsi presidente della “Acque di Casalotto” e debitore di decine di miliardi al Comune (e a noi tutti): se si togliesse un po di polvere dalle carte si scoprirebbe subito che -in cambio di niente?- questi debiti sono andati in prescrizione!. Ma questa è la Realtà: uno “scrittore politico” deve solo descriverla. Un cittadino disarmato deve solo decidere: prendere o lasciare?. Benvenuti nella “democrazia imperialista”. Andiamo avanti.

 

Quello catanese è un bacino che “produce” 216 milioni di metri cubi d’acqua potabile all’anno, sebbene con dispersione al 44% e sistema fognario da terzomondo: copre solo il 32% delle abitazioni!.

L’Ato catanese (controllato dal genio dell’on.Firrarello) suppongo fisserà un aumento del 60% delle tariffe e definirà le regole per l’assalto: “in linea coi principi stabiliti dall’Unione Europea”. Il verbo rivelato.

L’acqua è un bene sociale. Anzi, era un bene sociale. Ma, paradossalmente, i “filtri sociali” che pone il centrodestra (vedi Milano che NON HA PRIVATIZZATO avendo ridislocato la gestione delle acque nella holding MM-Metropolitana Milanese!) appaiono meno deleteri di quelli apposti dal centrosinistra: sebbene, sia chiaro, in forma di diverso dosaggio di un’unica politica di sottrazione della sovranità popolare su un bene pubblico come l’acqua.

Ad altro mistero della fede va ricondotto il fatto che il 70% degli investimenti previsti per ammodernare il sistema idrico isolano saranno danari pubblici, cioè nostri. Si tratta di 1,1 miliardi di euro, programmati nell’ambito del Por.

Certo, ci diranno perfino che ce li ha “regalati l’Europa”: altra balla di un colonialismo che cambierà pelle ma non perderà i suoi vizi: l’UE, attraverso l’Obiettivo 1, canalizza verso la Sicilia meno di un quarto di quanto la fiscalità reale complessiva del Sistema Italia Integrato gli sottrae.

E la nostra contabilità parla la lingua della realtà, non quella biforcuta dello Spettacolo neocoloniale.

Quanto perdiamo con l’emigrazione di 50.000 giovani -cresciuti e formati- ogni anno? E’ come se una città, diciamo Paternò o Caltagirone o 5 Ramacche, scomparissero nel nulla: ogni anno. Sono così “invisibili” che li calcolano in nero nelle statistiche sulla “disoccupazione siciliana che cala”, ultima pillola scaduta che gli spacciatori berlusconiani piazzano nelle loro tante tv (e pure nelle altre).

Il Popolo Siciliano ha diritto ad esercitare la piena sovranità sulla propria Terra e sulle sue risorse materiali e umane: a partire dall’acqua, l’oro blu, che sarà ciò che furono lo zolfo nell’Ottocento e il petrolio nel Novecento. E’ troppo?.

Al di là del menopeggismo, un “Ponte” in Trinakria ci vorrebbe: tra l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del “General Intellect”: il cervello politico del Sistema-Sicilia. Sotto questo “Ponte” scorrerebbe almeno “Acqua Nostra”. Fine Primo Atto.

 

@ 2004. Mario Di Mauro - www.terraeliberazione.org