L’inno di una colonia

Questo nostro intervento è stato pubblicato, con ampio risalto, da "La Sicilia" del 18-6-2003.

In pompa magna al teatro antico di Taormina e con tanto di diretta Rai il 14 giugno 2003 è stato presentato l’inno ufficiale della Regione Siciliana. Che la Regione abbia un inno è giusto -e presto lo avranno, ovviamente, tutte le regioni italiane (altro che “specialità” dello Statuto siciliano!)-. L’abbiamo ascoltato, sorvoliamo sul valore musicale (comunque è meglio di “Mameli”), rileviamo con dispiacere l’ennesima totale cancellazione della Lingua del Popolo Siciliano da quello che dovrebbe essere -e non sarà mai- un suo Inno; e andiamo al contenuto dove, tra verità trinakriesche e chincaglierie esotiche per turisti (terra di dei...ma unni su? se ne sono andati via o se ne stanno ammucciati sapiddh’unni?!) arriva la firma politica del testo consistente nell’esaltazione dell’invasione anglopiemontese e massonico-garibaldina della Sicilia: è ovvio che pochi conoscono la vera Storia della Sicilia, ma sia Spampinato, autore dell’inno, che i commentatori dei giornali certe cose le sanno, fanno solo finta di non saperle e forse campano di questa finta. Addirittura ci spacciano ora la pillola scaduta che i “fratelli d’Italia” nacquero in Sicilia e, scrivono nei commenti dei quotidiani regionali, che i siciliani furono i primi a sventolare la bandiera dell’unità italiana: non so dove finisce l’autolesionismo del colonizzato e dove comincia l’ipocrisia della falsificazione storica...In breve. Bandiere ne furono sventolate tre: una nel 1837 era gialla con la Trinakria (ed è quella ripresa oggi da “Terra e LiberAzione”). Una nel 1848, venne anche ufficializzata per legge, era tricolore con la Trinakria al centro ed era espressione di una Costituzione che prescriveva: “La Sicilia sarà sempre stato indipendente” sebbene (e giustamente) disponibile a una confederazione coi popoli italiani. La terza bandiera che i Siciliani hanno sventolato era gialla e rossa sempre con la Trinakria, ed era quella del Movimento per l’Indipendenza degli anni quaranta del secolo scorso: quello di Finocchiaro Aprile, Canepa, Castro- giovanni...che conquistò lo Statuto di Autonomia. Tre bandiere indipendentiste (in realtà una sola Bannera ideale) che niente hanno a che vedere con i massacri, le violenze e lo sfruttamento neocoloniale di una annessione truffaldina a quell’Italia sabauda che svuotò le casse ricchissime del Banco di Sicilia (in cambio di carta senza valore), e mise le mani sui porti, sulla ricca agricoltura e sugli zolfi siciliani, insomma sul commercio mediterraneo e sul petrolio dell’epoca, mentre gli inglesi controllavano tutto nell’ombra, provvedendo a rimpinzare di piastre turche, moneta franca del tempo, tanto i corrotti ministri e ufficiali delle Due Sicilie che tradirono il loro Paese, quanto gli stessi “Mille” e i Ventimila piemontesi di cui nessuno parla: altro che Garibaldi fu ferito...morire doveva!. Fin quando la memoria non venne del tutto cancellata, i Siciliani, davanti a una scena di distruzione, dicevano: “e chi ci passau Casa Savoja?!”. Certo è passato del tempo, ma è veramente cambiata la condizione di colonia della Sicilia? Altro che inno alla Sicilia: questo è un inno all’autolesionismo costato 100.000 euro. Con l’aggravante che è opera di persona colta e pure autore di una “canzone clandestina” che inneggia all’indipendenza della Sicilia (lo sappiamo in pochi forse, ma è ammucciata nta suddha dell’album Kokalos.3). No Spampinato, potevi non scriverlo questo inno!. Comunque auguri. Il Popolo Siciliano ha diecimila inni e canti: sarebbe ora di “riorganizzare la miniera”!. A ciascuno il suo.

15-6-2003. Mario Di Mauro