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SICILIACONTROLAGUERRA

Editoriale

CARNE DA CANNONE. I GIOVANI SICILIANI E LA GUERRA

Documenti

Lezioni da Nassiriya. Sangue e petrolio nel secolo infinito degli imperialismi e delle guerre (Convegno "Terra e Liberazione" 2003)

"La Guerra, NO!" (Convegno "Terra e LiberAzione" 2002)

La Civiltà Siciliana è contro la Guerra!

Sabato 4 dicembre 2004 nella sede di "Terra e LiberAzione"-Catania si è svolto un affollato convegno pubblico con Sammi Alaà portavoce dell’Alleanza Patriottica Irakena. Eccone il documento di convocazione e -a seguire- la relazione introduttiva tenuta da A. Lattanzio, a nome di "Terra e LiberAzione", e una intervista a Sammi Alàa realizzata da N. Musarra.

La prima vittima della guerra è sempre la Verità. L’Irak è stato invaso per il petrolio che arma il dollaro e rilancia l’industria bellica americana in vista delle future guerre per il controllo dell’Asia, quanto la Sicilia venne invasa nel 1860 per i suoi zolfi che armavano la marina inglese a pochi anni dalla apertura del Canale di Suez...

La lunga guerra amerikanista per il petrolio irakeno ha mietuto un milione e seicentomila morti. La tv non lo dice.

Su una cosa gli irakeni sono tutti daccordo: nessuno vuole gli occupanti e chi può RESISTE con ogni mezzo necessario. La tv non lo dice.

L’economia di rapina, impugnata dalle ideologie, muove il Mondo e arma cannoniere, televisioni e monete.

Il dollaro senza il petrolio vale solo il Debito estero più grande del Mondo: quello USA. Esploderà come la sacca vulcanica di Yellowstone.

I Vampiri dell’Apocalisse amerikanista succhiano petrolio per armare il dollaro, ubriacare di paura il Midwest e ricattare il Mondo.

Hanno pilotato l’11 Settembre e scatenato la “guerra infinita” per “prendere tempo” e consolidare le rendite di posizione nella globalizzazione. E’ terrorismo globale.

I popoli “puntati” vengono denigrati, embarghizzati, invasi. Se resistono li chiamano “terroristi”...

A volte accade sotto i riflettori dello Spettacolo, più spesso in silenzio: manovre bancarie, corruzione, colpi di stato, mercenariato, destabilizzazione etnica e religiosa...

E l’Italietta stracciona dei “moderati”?

Roma bifronte si è arruolata nella crociata amerikanista -violando la sua Costituzione, ma con la “benedizione” del cardinale Ruini- per conto della Infrastrutture S.p.A. e dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, in guerra con i francesi di TotalElfFina sui futuri campi petroliferi di Nassiriya. Non c’è altro.

Mentre i “lupi” di centrosinistra che bombardarono la Jugoslavia (1999) si travestono ora da “agnelli”. Spacciatori di pillole scadute! .

Guerra e “Pace” sono armi politiche impugnate nella contesa globale. E il “pacifismo europeo” di oggi cova le guerre di domani.

Gli imperi finiscono tutti e da sempre in un solo modo: nelle rovine.

Senza un raddrizzamento di Civiltà non cambierà mai nulla. Che fare?.

In verità certi processi storici seguiranno il loro corso, spinti da un automatismo micidiale.

Coltivare la Vita con Amore e Sapienza verso la Terra in cui si vive, per farne un Giardino. Alzando uno sguardo solidale sul Mondo, dicendo la Verità.

Questo è essere parte attiva e serena del raddrizzamento di Civiltà contro barbarie, sradicamento, disamore... Militanti della Vita.

Novembre 2004. Terra e LiberAzione
 
L'occultamento della Guerra

di A. Lattanzio

In questi giorni veniamo bombardati da notizie grevi e importanti: il dramma di Al Bano e i successi delle "gemelle Lecciso", i furti in parrocchia (in prima pagina al TG5), le traversie del popolo fumoso di una isola dei fumosi, (minuti e ore di trasmissioni televisive dedicate a questa cruciale tematica). Ora, i grandi strateghi dei mass media, per non farci abbandonare solamente alle cose "leggere" della vita, e farci riflettere sulle cose "serie", ha allestito lo spettacolo delle false elezioni "truccate" in Ucraina. Gli amorevoli padroni della nostra informazione, sempre per farci ricordare le tragedie del mondo e farci sentire impegnati, ha messo in primo piano la "tragedia" di Jushenko e dei suoi mandanti che non riescono a imporsi "democraticamente", ben inteso, sul popolo ucraino. Ma di questo parlerò più avanti.

Dopo aver strombettato la gloriosa vittoria, a Falluja, delle eroiche truppe democratiche degli USA, i liberaldemocratici e liberalliberisti mass media e, soprattutto, i liberi e democratici telegiornali italiani hanno steso un velo nero. Non si sa più nulla e niente si deve sapere. L'ultima immagine da Falluja, e dall'Iraq, riguarda degli eroici marines, che mentre cercano di entrare in una casa di Falluja, alle grida di Allah u Aqbar se la danno a gambe, per poi tornare con un blindato e seppellire vivi i resistenti, i partigiani iracheni; immagini trasmesse dal TG Sisde-Sismi (alias Tg2).

A queste immagini, si sono sostituite immagini più prosaiche, così casualmente, al posto dei marines combattenti della libertà e della pace, i beati costruttori di democrazia, abbiamo il piagnisteo del figlio degenere di un componente degenere di un degenere gruppo da "music pop" degenerata. All'immagine di città irachene in fiamme, (poche) abbiamo le prodezze e le eleganti evoluzioni delle "gemelle" Lecciso (troppe). Alle testimonianze delle atrocità, commesse dai soldati statunitensi, a Falluja, che abbondano su internet (la demoniaca rete fatta di pedofili e terroristi...), vengono contrapposte i drammi dei pervertiti, interni ed esterni, della casa del grande fratello, oppure le oscenità graffite in certi vespasiani televisivi. E non dimentichiamoci dell'elevazione a santa crociata, di marca vaticana, effettuata nei confronti della spedizione militare congiunta Italia-ENI in Iraq.

Ovvio tutto ciò, il potere si basa sull'ignoranza, sulla menzogna, sull'oblio, il volgare e il superfluo.

A Falluja, quando se ne parlava, i combattimenti si sono risolti in pochi giorni; la città veniva occupata (pardon liberata!) dalle truppe della coalizione democratica a uno; il primo giorno avevano preso il 20% della città, il secondo giorno il 40%, il terzo il 60% più un ospedale e il cimitero, e così via. Ancora oggi stanno combattendo per occupare una data percentuale della città...

Cialtroneria senza limiti.

E i caduti? Tranquilli! Gli eroici soldatoni-marines della coalizione democratica hanno inflitto al nemico 600-1200-1600 morti, e questo a fronte di 18(?) 38(?) 51(?) soldati morti e di 275(?) gravemente feriti (?). Il giornalista anglo-statunitense Greg Palast si è posto una domanda amletica: se il comando USA parlava di 275 feriti in combattimento, e di questi 275 feriti, 419 sono stati ricoverati in Germania per ferite; quanti soldati statunitensi sono stati uccisi e feriti mentre attaccavano la Repubblica Federale Tedesca?

Cialtroneria senza limiti.

600-1200-1600 morti, ovviamente tutti terroristi suicidi, contano meno di niente, per i giornali democratico-bombardieri occidentali e occidentalizzati, come il nobile quotidiano dell'ala sinistra della Wind "il riformista". Per gli scribacchini di D'Alema, infatti, i morti a Falluja sono 51, tutti "americani". Gli altri non contano...non sono esseri umani. Ma di questa sinistra italiota parlerò, in breve, dopo.

Dicevamo 1600 morti, queste le cifre asettiche del comando USA in Iraq. Poi qualcuno deve aver fatto una domanda imbarazzante, se ci sono 1600 morti, quanti feriti e quanti prigionieri avete fatto tra il nemico? Silenzio imbarazzato e imbarazzante; 48 ore dopo vengono trovati i "prigionieri": sono 400. (A una cifra piena e tonda di morti - 1600, ovviamente corrisponde una cifra piena e tonda di prigionieri - 400, appunto). Ecco la matemagia di cui parlava il corrotto agente dell'intelligence USA Walt Disney.

Cialtroneria senza limiti.

Testimonianze raccolte tra i sopravvissuti a Falluja:

 

Armi non convenzionali Usate a Fallujah

Fonti: http://www.keralanext.com/news/?id=68749

e anche: http://www.dawn.com/2004/11/26/int1.htm

 

BAGHDAD

I militari U.S. hanno impiegato gas velenosi e altre armi non-convenzionali contro i civili a Fallujah, affermano testimoni.

"Gas velenosi sono stati usati a Fallujah" afferma un commerciante di 35 anni di Fallujah, Abu Hammad, a IPS. "Usano ogni cosa - tank, artiglieria, fanteria, gas velenosi. Fallujah è stata rasa al suolo."

Hammad è del distretto Julan di Fallujah dove si sono svolti i combattimenti più pesanti. Altri residenti dell'area affermano l'uso di armi illegali.

"Usano queste strane bombe che emettono fumo con nubi a forma di fungo", afferma Abu Sabah, altro profugo da Fallujah dell'area di Julan, a IPS. "Allora piccoli pezzi cadono dal cielo con una lunga coda di fumo dietro."

Ha visto frammenti di tali bombe provocare ampie ustioni che bruciano la pelle anche se l'acqua viene gettata sulle ustioni. Armi al fosforo come il napalm sono noti causare tali effetti. "La gente soffre molto per questo" dice.

Il macabro conto dell'assassinio di civili emerge dal cordone delle forze U.S. che sono attorno Fallujah.

"I Dottori di Fallujah mi hanno detto che vi sono pazienti nell'ospedale di qui che sono stati cacciati dagli statunitensi", afferma Mehdi Abdulla, un autista di ambulanze di 33 anni a Baghdad. "Alcuni medici mi hanno detto che avevano una grande operazione in corso, ma i soldati hanno portato via i medici e lasciato morire i degenti."

Kassem Mohammed Ahmed che è fuggito da Fallujah meno di una settimana fa, dice a IPS che ha visto commettere molte atrocità da parte dei soldati U.S. nella città.

"Ho visto nelle strade i tank schiacciare i feriti" ha detto. "Ciò è accaduto molte volte."

Abdul Razaq Ismail che è fuggito da Fallujah due settimane dopo, dice che i soldati hanno usato i tanks per portare i corpi nello stadio di calcio e seppellirli. "Ho visto dei cadaveri a terra e nessuno poteva seppellirli a causa dei cecchini Usa". "Gli statunitensi gettavano i corpi sull'Eufrate presso Fallujah."

Abu Hammad ha visto la gente cercare di guadare l'Eufrate per sfuggire all'assedio. "Gli statunitensi gli sparavano con i fucili dalla sponda". "Perfino anche se portavano una bandiera bianca e avevano le mani alzate per mostrare che non erano dei combattenti, sono stati tutti uccisi..."

Hammad dice che ha visto una anziana donna sventolare una bandiera bianca uccisa dai soldati Usa. "Perfino i feriti erano uccisi. Gli statunitensi affermano che la gente deve andare in una moschea se vogliono lasciare Fallujah, e anche se le persone avevano la bandiera bianca, venivano uccise."

Un altro residente di Fallujah, Khalil (40 anni), dice a IPS che ha visto civili uccisi mentre portavano bandiere bianche. "Uccidono donne e vecchi nelle strade". "Quindi sparano su chiunque cerchi di portare via i loro corpi... Fallujah soffre tremendamente, e ancora adesso è così."

I rifugiati sono in un altro tipo di miseria adesso, afferma. "E' un disastro vivere qui in tali campi" dice Khalil. "Viviamo come cani e i bambini non hanno vestiti a sufficienza."

Il portavoce della Mezzaluna Rossa irachena a Baghdad, Abdel Hamid Salim, dice a IPS che a nessuno dei loro soccorsi è stato permesso di giungere a Fallujah, e che i militari hanno detto che dovrebbero passare almeno altre due settimane prima che i rifugiati abbiano il permesso di tornare in città.

"Vi sono ancora pesanti combattimenti a Fallujah" dice Salim. "E gli statunitensi non ci lasciano aiutare queste persone."

In molti campi attorno Fallujah e a Baghdad, i rifugiati vivono senza cibo a sufficienza, abiti e ripari. I soccorsi stimano che ci siano almeno 15.000 famiglie di profughi in shelters temporanei fuori Fallujah.

I morti a Falluja, quelli iracheni, sono migliaia, ma non sapremo mai la cifra esatta, come non sappiamo, ancora oggi, il numero dei morti per la repressione del "Non Si Parte!" del ragusano nel 1944, per esempio.

Una ultima notizia che non si trova nei TG, Televideo, Giornali (Repubblica), giornaletti (liberazione) e pornogiornalini (il riformista):

A Falluja, confortati dall'assistenza di almeno 37 rabbini armati, combattono, ovviamente dal lato giusto, 1000 soldati, sottufficiali e ufficiali di Tsahal, Shin Bet e Mossad. Gli israeliani sono già nella sesta guerra arabo-israeliana.

I marinai della flotta del Mar Nero

La "festa della democrazia" in Ucraina, di cui va cianciando il solito pacifinto della solita ONG arruolata, è il prodromo della nuova guerra civile che si va preparando nel cuore dell'Europa.

Squadra vincente non si cambia. E così i soliti vecchi e sporchi trucchi della CIA e società collegate (da Soros a ICS), vengono ripresi a Kiev, dopo essere stati utilizzati a Lubjana, Zagabria, Sarajevo, Sofia, Belgrado, Tbilissi e, al momento, anche a Bucarest.

Il popolo dei picchiatori festanti, colorati e teleguidati, addestrati dalla CIA-NED-UE-ONG di turno, vuole imporre la "democrazia", che è quella cosa dove vince solo il cagnetto scodinzolante o la scimmia ammaestrata dai potenti d'occidente. Altrimenti, come insegnano le Ong-quinte colonne imperialiste, se alle urne vince il nemico, allora è solo dittatura e broglio elettorale.

Imparata tale massima, la si applica scrupolosamente, dal Venezuela all'Ucraina.

L'Ucraina, sarà, però, l'ultima goccia: dopo la fine fatta dai serbi di Krajna e Kossovo è dubbio che i russi delle regioni orientali, quelle economicamente produttive e politicamente socialiste, vogliano finire nello zoo-bordello frequentato solo da narco-magnaccia, mercenari pedofili e strapagati "volontari" delle ONG/ONU. Come nel caso del "pacificato" Kossovo.

Il Kossovo, crimine degli USA, ma anche della Germania, ma anche della Francia (Costa d'Avorio, cosa non si fa per il tuo cioccolato!)

La Pseudo Europa antimperialista imperialista e pacifinta guerrafondaia ha le mani lorde di sangue quanto quella degli USA; appunto il Kosovo e la Costa d'Avorio ne sono un esempio.

Le regioni orientali dell'Ucraina, quindi, potranno divenire l'oggetto del contendere della prossima guerra fredda tra Mosca e Washington. E gli antimperialisti con chi dovranno schierarsi?

Sì schierarsi, poiché il Né-Né lo dobbiamo lasciare ai pacifinti dei servizi e dei ministeri. I fan di Cap Anamur stiano con i Bevtinotti e i Water Veltroni.

Terra e Liberazione si schiera con i popoli, con la volontà popolare, e il popolo ucraino russofono ha il diritto di secedere da una Ucraina eventualmente vampirizzata dall'impero USA e dai suoi fantocci dell'UE, NATO, ONG. Una Ucraina venduta a criminali quali Soros o Solana, o preda del partito della crociata e della guerra che comanda in Vaticano.

L'esercito, l'aviazione e la flotta sono formati da russofoni. La Flotta del Mar Nero, quella della Corazzata Potjomkin, insultata dall'arribattuto Paolo Villaggio, probabilmente si solleverà contro la "democrazia" importata da Jushenko e altri scagnozzi del FMI. E in quel momento noi saremo con il vero popolo in rivolta. E saremo per la riunificazione delle regioni russofone con la Madrepatria, come siamo per la riunificazione e indipendenza del Popolo Basco aldilà delle frontiere di Spagna e Francia, o per la riunificazione degli Irlandesi.

Quando l'Unione Europea e i suoi gerarchi parlano dei diritti a casa altrui, prima pensino ai diritti che negano a casa propria. Vale lo stesso per ONG e sinistrume vario.

 

Sinistra putrefatta

Parlando di cose leggere ma ripugnanti, vorrei dedicare alcune parole a "ciò che ci circonda", politicamente parlando.

Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere la resistenza irachena, che affronta tutti gli invasori dell'Iraq. Alcuni ci hanno rimproverato e criticato per questo sostegno. La resistenza, affermano costoro, non ha un programma. Ignoranza o malafede? Ci sono o ci fanno?

La resistenza il programma ce l'ha, eccome. Ma per alcuni il programma è il girotondo con i nani moretti, è la manifestazione generale a comando, l'organizzazione di asfittici "Social Forum" o è la sfilata a sostegno dei capi supremi: Bevtinotti, D'Alema cicciobombardiere e Prodi "sceriffo di Nottingham".

Sono giochetti che non ci interessano.

A noi interessa il vero internazionalismo, il sostegno alla resistenza irachena, come a quella nepalese o come a quella colombiana, indipendentemente da quale parte provenga. L'internazionalismo alla Mantovani non è cosa nostra.

Infine un pensierino dedicato agli psicopoliziotti del "comunismo virtuale".

Chi ha firmato la petizione di sostegno alla resistenza irachena, tralasciando coloro che sono stati arrestati, ed è magari tuttora detenuto, è stato attaccato e insultato da questi simpatici "preservativi osservatori" del dogma Bertinotally correct. Siamo anche stati definiti fascisti, poiché alcuni esponenti, ex e attuali, di estrema destra hanno firmato il medesimo documento. Io personalmente vengo indicato in certe black list di Indymedia quale Noto Fascista. Forse per una equivocata omonimia.

Ma visto che siamo caduti in basso, e visto che si usano tali tipi di argomentazioni à la Magdi Allam, vorrei ricordare che il loro supremo capo e mentore Bevtinotti, appunto, è solito frequentare il salotto buono di un certo Principe Ruspoli. Vorrei ricordare, a chi non lo sapesse, che il principe Ruspoli è un noto sostenitore e finanziatore di Forza Nuova. La cosa però non da fastidio al Capo Supremo, si sa ai grandi timonieri certe libertà sono concesse. Ma alle concessioni al Gran Capo si dovrebbero aggiungere quelle date ai capetti; nessuno ha spiegato a Casarini e Co. dei "new Global" chi era quel simpatico principotto nero e "filozapatista" che ogni tanto sfila con loro?

Lasciandovi a tale quesito superfluo, voglio ricordarvi che quando l'impero viene colpito nei suoi "affetti" più cari (l'ideologia dell'imperialismo, p.e.) non tralascia alcuna arma, dalle bombe ai neutroni alla diffamazione a mezzo indymedia. Esso sa che la resistenza di ogni tipo, armata in Iraq, morale a casa nostra, potrà sfociare in un solo risultato: il suo abbattimento.

Alessandro Lattanzio

Catania 4/12/2004

 

Missione umanitaria?

Il contingente italiano non ha invaso il paese, non è andato lì a fare la guerra, non fa parte delle truppe d’occupazione. Siamo lì per portare la pace, perché gli iracheni ce lo chiedono, per aiutarli a costruire la democrazia. La nostra è una missione umanitaria. Questo ci dicono.

Niente di più falso. Ecco alcuni fatti che ci dicono che l’Italia partecipa a pieno titolo all’aggressione imperialista all’Iraq, senza risparmio di mezzi, e con piena partecipazione alle nefandezze in atto contro la popolazione che resiste. Le truppe italiane sono asserragliate fuori città a protezione della zona petrolifera d’interesse dell’Eni e da lì partono per le loro incursioni in una città e contro una popolazione ostili e pronte a ricacciarne indietro la presenza e la pretesa di controllo sul territorio.

Battaglia dei ponti: i soldati italiani sparano sui manifestanti. 6 aprile 2004: da tre giorni, i combattenti iracheni hanno preso possesso dei ponti di accesso a Nassiriya. Centinaia di persone si radunano sui ponti, manifestando contro le truppe di occupazione. I soldati italiani aprono il fuoco sulla folla: è un massacro. Dieci ore di battaglia in cui vengono impiegati gli autoblindo Centauro (veri e propri carri armati su ruote che montano un cannone da 105 mm) e vengono sparati fra trentamila e centomila colpi, quattro missili anticarro e quindici razzi del tipo «panzerfaust», in grado di scagliare proiettili calibro 110 mm a una distanza che varia dai 18 ai 400 metri. Le autorità militari italiane sostengono che i morti iracheni sono quindici, fra cui donne e bambini che i combattenti avrebbero usato come scudo. Dopo 50 giorni viene fuori che la verità è un’altra: le vittime irachene sono fra le 150 e le 300, e le donne e i bambini sono morti perché i cannoni dei “nostri ragazzi” hanno sparato sulla case per sloggiare i combattenti iracheni e per terrorizzare la gente. Ai giornalisti viene impedito di raccogliere informazioni. L’inviato di Repubblica Attilio Bolzoni viene interrogato e denunciato dalle autorità militari per aver chiesto copia del rapporto di quanto accaduto.

Ma l’Italia non è in guerra… “«In Iraq l'Italia non sta combattendo alcuna guerra. Chi parla di coinvolgimento dei nostri militari in una guerra stravolge la verità». Parola di Antonio Martino, ministro della difesa, durante un intervento al Senato davanti alle commissioni Difesa e Esteri” (Il Resto del Carlino, 7 aprile 2004).

La battaglia di maggio nel sud dell’Iraq e a Nassiriya: 14-17 maggio 2004. I carri armati americani entrano nel cimitero di Najaf, la città santa sciita. Divampa la battaglia. I combattenti iracheni si difendono a Najaf e attaccano Nassiriya, assaltando la sede del governo fantoccio iracheno, una stazione di polizia e il carcere dove erano torturati i detenuti. La sede della Cpa viene posta sotto assedio, mentre la battaglia si sviluppa in diverse parti della città. Il contingente italiano conta un morto e 16 feriti. Ufficialmente i morti iracheni sono 9, imprecisato il numero di feriti. Una bomba di mortaio colpisce il mercato nel centro della città: una ventina di feriti. Le televisioni arabe la attribuiscono ai soldati italiani ma il generale Chiarini nega: «Non abbiamo usato mortai». La versione ufficiale è che i “i miliziani sparano dall'ospedale (…) e i soldati italiani non possono replicare per non correre il rischio di colpire i pazienti. (…)” (Repubblica, 17 maggio 2004). Frattini: “Sono vicino a tutti i militari italiani impegnati (…) in una coraggiosa difesa contro gli attacchi di miliziani che hanno occupato l'ospedale e che si fanno scudo con civili innocenti, malati, donne e bambini” (dichiarazione del 17 maggio 2004). Di Paola, capo delle Forze Armate: “(…) gli avversari si barricano all'interno dell'ospedale e da lì sparano e si fanno scudo dei malati e del personale ospedaliero” (Corriere della Sera, 17 maggio 2004). Due settimane dopo, il capitano di vascello Francesco Marino, comandante degli incursori del San Marco in Iraq, smentisce questa versione: «Ma quale ospedale? Nessuno sparava dall'ospedale (…) mai nessuno dall'ospedale ha sparato un solo colpo (…) L'ospedale lo vedevo benissimo. Ce l'avevo proprio davanti e lo tenevo sotto controllo. Se qualcuno si azzardava a far fuoco da lì dentro era morto, perché noi avevamo fucili di precisione micidiali.» “Se non c'era la paura di colpire l'ospedale, cosa vi impediva di rispondere agli attacchi dei ribelli?” domanda l’intervistatore. «Nulla. Infatti abbiamo reagito ripetutamente (…). Se però dovessi fare il conto delle vittime non saprei che dire (…)». Si è detto che si proteggevano dietro i civili. «Anche questa è una favola.» (Corriere della Sera, 31 maggio 2004).

I soldati italiani sparano su un’ambulanza. 6 agosto 2004. A Nassiriya è in corso una battaglia. Un’ambulanza con 7 persone a bordo attraversa a gran velocità uno dei ponti d’accesso alla città: porta in ospedale una donna che sta per partorire. I militari italiani sparano e l’ambulanza prende fuoco: 4 morti, fra cui la donna incinta. L’episodio viene filmato dal reporter americano Micah Garen, temporaneamente ospite della base militare italiana. Il video, contenente le immagini dell’ambulanza bruciata e un’intervista all’autista sopravvissuto, viene trasmesso dal Tg3 e dal Tg2. Immediatamente, scattano le “contromisure”: la versione ufficiale è che i militari hanno sparato contro “un mezzo che aveva aperto il fuoco contro di loro” (oppure “un’autobomba”, o ancora “un veicolo che nella notte procedeva a fari spenti senza fermarsi agli alt”). Nel frattempo, Garen viene interrogato e minacciato per 6 ore dalla polizia militare italiana, e infine cacciato dal campo (“Per ripicca”, sottolinea il direttore del museo di archeologia di Nassiriya, Abdel Amir al Hamdani). Come riferisce lo stesso Garen in alcune e-mail: «Dopo la messa in onda (del video, n.) siamo stati chiamati dalla polizia militare italiana per essere interrogati. Io sono stato trattenuto fino alle 5 del mattina. (…) Ci hanno interrogati come criminali, me e quelli della Rai. (…) A quel punto ho lasciato il campo. (…) Ho paura che continuino a perseguitarmi in qualche modo, visto che hanno aperto un'inchiesta militare» (L’Unità, 18 agosto 2004). Garen dice anche che il ministero della Difesa aveva chiamato la Rai «per ringraziarla, ma in pratica per chiedere di tacere». Allontanatosi dal campo italiano, il 13 agosto Garen viene rapito. Qualche giorno dopo, la tv satellitare Al Jazeera trasmette un video in cui Micah Garen legge un messaggio: «Sono un giornalista americano e mi è stato chiesto di riferire un messaggio degli Squadroni dei Martiri che vogliono che il popolo americano si adoperi per fermare il massacro di Najaf». Il 22 agosto viene liberato: “il responsabile dell'ufficio dell'imam sciita Moqtada Sadr a Nassiriya, Aws al Khafaji, ha detto oggi alla tv qatariota al Jazeera che il giornalista americano è stato liberato anche perché aveva aiutato a fare luce su un controverso episodio avvenuto nelle scorse settimane a Nassiriya, in cui erano implicati soldati italiani (l’episodio dell’ambulanza, n.) (…) il gruppo d'azione segreto dell'esercito del Mahdi (il gruppo di Al Sadr che resiste all'assedio americano a Najaf, ndr) aveva preannunciato il suo rilascio motivandolo con il fatto che Garen è contrario alle politiche americane in Iraq” (Repubblica, 22 agosto 2004). A proposito di cecità della resistenza irachena!

 

Arrivano gli aiuti umanitari: carri armati, cannoni, lanciarazzi.

Liberazione, primo giugno 2004: “È ufficiale la notizia che l'Italia sta trasferendo in Iraq un potenziale bellico che preannuncia una micidiale escalation dei mezzi offensivi: i «Dardo», veloci veicoli corazzati da combattimento muniti di cannoncini e lanciarazzi e i pesanti carri armati Ariete (48 tonnellate) con i potenti cannoni da 120. È stata chiesta agli americani anche l'autorizzazione a inviare gli elicotteri da battaglia 129 Mangusta”.

Ansa-Nassiriya, 20 giugno 2004. Il carro armato Ariete e il blindato Dardo “stanno arrivando” a Nassiriya, mentre per l’elicottero d’attacco Mangusta bisogna attendere. Il gen. Fraticelli ha spiegato che per il Mangusta è in corso “l’approntamento agli effetti della protezione e dell’operatività in questa zona”. L’intervento sui Mangusta per aumentare la blindatura terminerà a settembre e “solo allora - ha detto il generale - decideremo se è il caso di inviarli in Iraq”.

Panorama, 26 agosto 2004. “Rispetto alle quattro brigate che l’hanno preceduta in Iraq, i soldati guidati dal brigadier generale Enzo Stefanini dispongono di equipaggiamenti individuali di prim’ordine e pari agli standard anglo-americani: nuove mimetiche, armi per il combattimento urbano, visori notturni, gps e sistemi di trasmissione satellitare distribuiti capillarmente. La minaccia a Nassiriya e dintorni resta alta (…) resta incomprensibile, almeno sul piano militare, la decisione di non inviare in Iraq gli elicotteri Mangusta. Una scelta che sembra avere solo un significato di politica interna e tesa a non far apparire troppo bellicosa una missione definita ‘di pace’ mentre già due mesi or sono si dovette correre ai ripari inviando di rinforzo i carri armati Ariete e i blindati Dardo inizialmente negati al contingente”.

Allora siamo proprio in guerra! Dall’Iraq si scappa: niente più tangenti. “Uomini dell’esercito e delle strutture «territoriali» dei carabinieri parlano di un sistema di «raccomandazioni» con vere e proprie «tangenti», richieste da sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per poter partire. Tangenti per ottenere una raccomandazione. (…)«Ho sentito di colleghi che hanno pagato un mese di missione per andare in Iraq: vuol dire quattromila e cento euro, l'equivalente di una diaria di 133 per trenta giorni» (…) «Fino alla strage di Nassiriya era proprio così, ci si scannava per andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece, alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in Iraq c'è chi vuole scappare o si fa mettere in osservazione medica per non mettere il naso fuori dalla base. Hanno paura»” (Il Manifesto, 29 luglio 2004).

 

L’ENI e Nassiriya.

La guerra non è ancora scoppiata, ma già si pensa ai pozzi iracheni…

«Eni, si apre la via ai pozzi iracheni (...) il pieno sostegno del Governo Berlusconi alle posizioni degli Usa e della Gran Bretagna sulla guerra in Iraq (...) potrebbe generare importanti ricadute economiche a favore dell’ENI (...) se la guerra si dovesse fare, si porrebbero le condizioni per l’ingresso del cane a sei zampe in territorio iracheno..» (Il Sole 24 Ore, 8 febbraio 2003).

“Il 23 febbraio 2003, un mese prima dell'invasione, l'agenzia Ansa dà notizia dell'esistenza di un dossier circa gli affari italiani in Iraq. «L'Italia, che e' già presente con le iniziative dell'Eni ad Halfaya e Nassiriya, può giocare anch'essa un ruolo». Ecco cosa dice l'amministratore delegato dell'Eni, un mese dopo la caduta di Saddam. «L'amministratore delegato dell'Eni Vittorio Mincato ricorda agli azionisti come già nel passato il gruppo aveva messo gli occhi sull'area irachena di Nassiriya».

Il 15 aprile 2003 il parlamento italiano autorizza la missione italiana in Iraq:

«I militari italiani presidieranno probabilmente il sud del Paese, a Bassora» (L’Arena, 23 aprile 2003).

«I soldati italiani verranno inviati a fine giugno nella zona di Bassora» (Corriere della Sera, 4 maggio 2003).

«Il Ministro della Difesa, Antonio Martino, conferma che gli uomini impiegati saranno 3000 e che l’area delle operazioni sarà quella di Bassora» (La Repubblica, 15 maggio 2003).

«L’ENI è molto interessata alla possibilità di entrare in Iraq (…) la situazione è in divenire, ma la seguiamo giorno per giorno». Parola di Vittorio Mincato, numero uno del gruppo, rispondendo alla domanda degli azionisti sull’interesse della società per il petrolio iracheno. (Adnkronos, 30 maggio 2003).

«I soldati italiani in Iraq hanno sostituito i marines del 25esimo Reggimento nella provincia di Dhi Qar, nel governatorato di Nassirya» (Istituto Affari Internazionali, 23 luglio 2003).

 

La foglia di fico.

“Già in euro è una cifra che fa effetto: 726.452.888. Se la convertissimo in lire, il risultato sarebbe impressionante: 1406.608.933.447, millequattrocento miliardi e rotti. Tanto ci costerà fino alla fine di quest'anno «Antica Babilonia», la missione «umanitaria» italiana in Iraq (…) I pochi milioni dell'assistenza umanitaria sono solo la foglia di fico di una missione di guerra che si sta insabbiando inesorabilmente nel deserto di Nassiriya. (…) Solo il contingente dell’esercito, quasi duemila uomini, dispone di 1095 mezzi tra cingolati e a ruote (in un anno sono raddoppiati: erano 509 con la prima missione), tra cui 9 carri armati Ariete, quindici blindo Centauro, cinque cingolati Dardo, 98 blindati per trasporto truppe, 85 cingolati M 113, sei cingolati lanciamissili ed il resto un mix di vetture, scavatori, rimorchi. Senza parlare degli elicotteri: HH-3F dell’Aeronautica, CH 47 e AB 412 dell’Esercito, SH 3D della Marina. L’impiego di questi mezzi è cresciuto di pari passo all’aumento della minaccia. E così, se per la prima missione la relazione tecnica che accompagnava il decreto considerava un impiego medio di quattro ore al giorno per otto blindo Centauro, il budget della terza missione ipotizza sei ore di movimento medie al giorno per quindici mezzi. Un’ora di uso della Centauro costa, secondo i documenti ufficiali, 289,97 euro: ogni giorno spendiamo 26 mila euro contro i 9200 di un anno fa solo per far muovere otto dei mille e più veicoli in dotazione. Il ragionamento si potrebbe ripetere: un’ora di moto del carro Ariete costa 555 euro, un’ora di volo di un elicottero CH 47 viene 11.370 euro (sì, sarebbero quasi 23 milioni detti in lire), eccetera, eccetera. Sabato, la brigata «Pozzuolo del Friuli», che sta concludendo il suo turno di presenza in Iraq, ha pubblicato un bilancio delle attività umanitarie realizzate. (…) In tutto, 3 milioni di euro appena. Nello stesso trimestre la missione militare è costata 142 milioni di euro” (L’Unità, 22 agosto 2004).

12 settembre 2004

cfr. www.chefare.org