L'occultamento
della Guerra
di
A. Lattanzio
In
questi giorni veniamo bombardati da notizie grevi e
importanti: il dramma di Al Bano e i successi delle
"gemelle Lecciso", i furti in parrocchia (in prima
pagina al TG5), le traversie del popolo fumoso di una
isola dei fumosi, (minuti e ore di trasmissioni
televisive dedicate a questa cruciale tematica). Ora,
i grandi strateghi dei mass media, per non farci
abbandonare solamente alle cose "leggere" della vita,
e farci riflettere sulle cose "serie", ha allestito lo
spettacolo delle false elezioni "truccate" in Ucraina.
Gli amorevoli padroni della nostra informazione,
sempre per farci ricordare le tragedie del mondo e
farci sentire impegnati, ha messo in primo piano la
"tragedia" di Jushenko e dei suoi mandanti che non
riescono a imporsi "democraticamente", ben inteso, sul
popolo ucraino. Ma di questo parlerò più
avanti.
Dopo
aver strombettato la gloriosa vittoria, a Falluja,
delle eroiche truppe democratiche degli USA, i
liberaldemocratici e liberalliberisti mass media e,
soprattutto, i liberi e democratici telegiornali
italiani hanno steso un velo nero. Non si sa
più nulla e niente si deve sapere. L'ultima
immagine da Falluja, e dall'Iraq, riguarda degli
eroici marines, che mentre cercano di entrare in una
casa di Falluja, alle grida di Allah u Aqbar se la
danno a gambe, per poi tornare con un blindato e
seppellire vivi i resistenti, i partigiani iracheni;
immagini trasmesse dal TG Sisde-Sismi (alias
Tg2).
A
queste immagini, si sono sostituite immagini
più prosaiche, così casualmente, al
posto dei marines combattenti della libertà e
della pace, i beati costruttori di democrazia, abbiamo
il piagnisteo del figlio degenere di un componente
degenere di un degenere gruppo da "music pop"
degenerata. All'immagine di città irachene in
fiamme, (poche) abbiamo le prodezze e le eleganti
evoluzioni delle "gemelle" Lecciso (troppe). Alle
testimonianze delle atrocità, commesse dai
soldati statunitensi, a Falluja, che abbondano su
internet (la demoniaca rete fatta di pedofili e
terroristi...), vengono contrapposte i drammi dei
pervertiti, interni ed esterni, della casa del grande
fratello, oppure le oscenità graffite in certi
vespasiani televisivi. E non dimentichiamoci
dell'elevazione a santa crociata, di marca vaticana,
effettuata nei confronti della spedizione militare
congiunta Italia-ENI in Iraq.
Ovvio
tutto ciò, il potere si basa sull'ignoranza,
sulla menzogna, sull'oblio, il volgare e il
superfluo.
A
Falluja, quando se ne parlava, i combattimenti si sono
risolti in pochi giorni; la città veniva
occupata (pardon liberata!) dalle truppe della
coalizione democratica a uno; il primo giorno avevano
preso il 20% della città, il secondo giorno il
40%, il terzo il 60% più un ospedale e il
cimitero, e così via. Ancora oggi stanno
combattendo per occupare una data percentuale della
città...
Cialtroneria
senza limiti.
E
i caduti? Tranquilli! Gli eroici soldatoni-marines
della coalizione democratica hanno inflitto al nemico
600-1200-1600 morti, e questo a fronte di 18(?) 38(?)
51(?) soldati morti e di 275(?) gravemente feriti (?).
Il giornalista anglo-statunitense Greg Palast si
è posto una domanda amletica: se il comando USA
parlava di 275 feriti in combattimento, e di questi
275 feriti, 419 sono stati ricoverati in Germania per
ferite; quanti soldati statunitensi sono stati uccisi
e feriti mentre attaccavano la Repubblica Federale
Tedesca?
Cialtroneria
senza limiti.
600-1200-1600
morti, ovviamente tutti terroristi suicidi, contano
meno di niente, per i giornali democratico-bombardieri
occidentali e occidentalizzati, come il nobile
quotidiano dell'ala sinistra della Wind "il
riformista". Per gli scribacchini di D'Alema, infatti,
i morti a Falluja sono 51, tutti "americani". Gli
altri non contano...non sono esseri umani. Ma di
questa sinistra italiota parlerò, in breve,
dopo.
Dicevamo
1600 morti, queste le cifre asettiche del comando USA
in Iraq. Poi qualcuno deve aver fatto una domanda
imbarazzante, se ci sono 1600 morti, quanti feriti e
quanti prigionieri avete fatto tra il nemico? Silenzio
imbarazzato e imbarazzante; 48 ore dopo vengono
trovati i "prigionieri": sono 400. (A una cifra piena
e tonda di morti - 1600, ovviamente corrisponde una
cifra piena e tonda di prigionieri - 400, appunto).
Ecco la matemagia di cui parlava il corrotto agente
dell'intelligence USA Walt Disney.
Cialtroneria
senza limiti.
Testimonianze
raccolte tra i sopravvissuti a Falluja:
Armi
non convenzionali Usate a Fallujah
Fonti:
http://www.keralanext.com/news/?id=68749
e
anche:
http://www.dawn.com/2004/11/26/int1.htm
BAGHDAD
I
militari U.S. hanno impiegato gas velenosi e altre
armi non-convenzionali contro i civili a Fallujah,
affermano testimoni.
"Gas
velenosi sono stati usati a Fallujah" afferma un
commerciante di 35 anni di Fallujah, Abu Hammad, a
IPS. "Usano ogni cosa - tank, artiglieria, fanteria,
gas velenosi. Fallujah è stata rasa al
suolo."
Hammad
è del distretto Julan di Fallujah dove si sono
svolti i combattimenti più pesanti. Altri
residenti dell'area affermano l'uso di armi
illegali.
"Usano
queste strane bombe che emettono fumo con nubi a forma
di fungo", afferma Abu Sabah, altro profugo da
Fallujah dell'area di Julan, a IPS. "Allora piccoli
pezzi cadono dal cielo con una lunga coda di fumo
dietro."
Ha
visto frammenti di tali bombe provocare ampie ustioni
che bruciano la pelle anche se l'acqua viene gettata
sulle ustioni. Armi al fosforo come il napalm sono
noti causare tali effetti. "La gente soffre molto per
questo" dice.
Il
macabro conto dell'assassinio di civili emerge dal
cordone delle forze U.S. che sono attorno
Fallujah.
"I
Dottori di Fallujah mi hanno detto che vi sono
pazienti nell'ospedale di qui che sono stati cacciati
dagli statunitensi", afferma Mehdi Abdulla, un autista
di ambulanze di 33 anni a Baghdad. "Alcuni medici mi
hanno detto che avevano una grande operazione in
corso, ma i soldati hanno portato via i medici e
lasciato morire i degenti."
Kassem
Mohammed Ahmed che è fuggito da Fallujah meno
di una settimana fa, dice a IPS che ha visto
commettere molte atrocità da parte dei soldati
U.S. nella città.
"Ho
visto nelle strade i tank schiacciare i feriti" ha
detto. "Ciò è accaduto molte
volte."
Abdul
Razaq Ismail che è fuggito da Fallujah due
settimane dopo, dice che i soldati hanno usato i tanks
per portare i corpi nello stadio di calcio e
seppellirli. "Ho visto dei cadaveri a terra e nessuno
poteva seppellirli a causa dei cecchini Usa". "Gli
statunitensi gettavano i corpi sull'Eufrate presso
Fallujah."
Abu
Hammad ha visto la gente cercare di guadare l'Eufrate
per sfuggire all'assedio. "Gli statunitensi gli
sparavano con i fucili dalla sponda". "Perfino anche
se portavano una bandiera bianca e avevano le mani
alzate per mostrare che non erano dei combattenti,
sono stati tutti uccisi..."
Hammad
dice che ha visto una anziana donna sventolare una
bandiera bianca uccisa dai soldati Usa. "Perfino i
feriti erano uccisi. Gli statunitensi affermano che la
gente deve andare in una moschea se vogliono lasciare
Fallujah, e anche se le persone avevano la bandiera
bianca, venivano uccise."
Un
altro residente di Fallujah, Khalil (40 anni), dice a
IPS che ha visto civili uccisi mentre portavano
bandiere bianche. "Uccidono donne e vecchi nelle
strade". "Quindi sparano su chiunque cerchi di portare
via i loro corpi... Fallujah soffre tremendamente, e
ancora adesso è così."
I
rifugiati sono in un altro tipo di miseria adesso,
afferma. "E' un disastro vivere qui in tali campi"
dice Khalil. "Viviamo come cani e i bambini non hanno
vestiti a sufficienza."
Il
portavoce della Mezzaluna Rossa irachena a Baghdad,
Abdel Hamid Salim, dice a IPS che a nessuno dei loro
soccorsi è stato permesso di giungere a
Fallujah, e che i militari hanno detto che dovrebbero
passare almeno altre due settimane prima che i
rifugiati abbiano il permesso di tornare in
città.
"Vi
sono ancora pesanti combattimenti a Fallujah" dice
Salim. "E gli statunitensi non ci lasciano aiutare
queste persone."
In
molti campi attorno Fallujah e a Baghdad, i rifugiati
vivono senza cibo a sufficienza, abiti e ripari. I
soccorsi stimano che ci siano almeno 15.000 famiglie
di profughi in shelters temporanei fuori Fallujah.
I
morti a Falluja, quelli iracheni, sono migliaia, ma
non sapremo mai la cifra esatta, come non sappiamo,
ancora oggi, il numero dei morti per la repressione
del "Non Si Parte!" del ragusano nel 1944, per
esempio.
Una
ultima notizia che non si trova nei TG, Televideo,
Giornali (Repubblica), giornaletti (liberazione) e
pornogiornalini (il riformista):
A
Falluja, confortati dall'assistenza di almeno 37
rabbini armati, combattono, ovviamente dal lato
giusto, 1000 soldati, sottufficiali e ufficiali di
Tsahal, Shin Bet e Mossad. Gli israeliani sono
già nella sesta guerra
arabo-israeliana.
I
marinai della flotta del Mar Nero
La
"festa della democrazia" in Ucraina, di cui va
cianciando il solito pacifinto della solita ONG
arruolata, è il prodromo della nuova guerra
civile che si va preparando nel cuore
dell'Europa.
Squadra
vincente non si cambia. E così i soliti vecchi
e sporchi trucchi della CIA e società collegate
(da Soros a ICS), vengono ripresi a Kiev, dopo essere
stati utilizzati a Lubjana, Zagabria, Sarajevo, Sofia,
Belgrado, Tbilissi e, al momento, anche a Bucarest.
Il
popolo dei picchiatori festanti, colorati e
teleguidati, addestrati dalla CIA-NED-UE-ONG di turno,
vuole imporre la "democrazia", che è quella
cosa dove vince solo il cagnetto scodinzolante o la
scimmia ammaestrata dai potenti d'occidente.
Altrimenti, come insegnano le Ong-quinte colonne
imperialiste, se alle urne vince il nemico, allora
è solo dittatura e broglio
elettorale.
Imparata
tale massima, la si applica scrupolosamente, dal
Venezuela all'Ucraina.
L'Ucraina,
sarà, però, l'ultima goccia: dopo la
fine fatta dai serbi di Krajna e Kossovo è
dubbio che i russi delle regioni orientali, quelle
economicamente produttive e politicamente socialiste,
vogliano finire nello zoo-bordello frequentato solo da
narco-magnaccia, mercenari pedofili e strapagati
"volontari" delle ONG/ONU. Come nel caso del
"pacificato" Kossovo.
Il
Kossovo, crimine degli USA, ma anche della Germania,
ma anche della Francia (Costa d'Avorio, cosa non si fa
per il tuo cioccolato!)
La
Pseudo Europa antimperialista imperialista e pacifinta
guerrafondaia ha le mani lorde di sangue quanto quella
degli USA; appunto il Kosovo e la Costa d'Avorio ne
sono un esempio.
Le
regioni orientali dell'Ucraina, quindi, potranno
divenire l'oggetto del contendere della prossima
guerra fredda tra Mosca e Washington. E gli
antimperialisti con chi dovranno
schierarsi?
Sì
schierarsi, poiché il Né-Né lo
dobbiamo lasciare ai pacifinti dei servizi e dei
ministeri. I fan di Cap Anamur stiano con i Bevtinotti
e i Water Veltroni.
Terra
e Liberazione si schiera con i popoli, con la
volontà popolare, e il popolo ucraino russofono
ha il diritto di secedere da una Ucraina eventualmente
vampirizzata dall'impero USA e dai suoi fantocci
dell'UE, NATO, ONG. Una Ucraina venduta a criminali
quali Soros o Solana, o preda del partito della
crociata e della guerra che comanda in
Vaticano.
L'esercito,
l'aviazione e la flotta sono formati da russofoni. La
Flotta del Mar Nero, quella della Corazzata Potjomkin,
insultata dall'arribattuto Paolo Villaggio,
probabilmente si solleverà contro la
"democrazia" importata da Jushenko e altri scagnozzi
del FMI. E in quel momento noi saremo con il vero
popolo in rivolta. E saremo per la riunificazione
delle regioni russofone con la Madrepatria, come siamo
per la riunificazione e indipendenza del Popolo Basco
aldilà delle frontiere di Spagna e Francia, o
per la riunificazione degli Irlandesi.
Quando
l'Unione Europea e i suoi gerarchi parlano dei diritti
a casa altrui, prima pensino ai diritti che negano a
casa propria. Vale lo stesso per ONG e sinistrume
vario.
Sinistra
putrefatta
Parlando
di cose leggere ma ripugnanti, vorrei dedicare alcune
parole a "ciò che ci circonda", politicamente
parlando.
Abbiamo
sostenuto e continuiamo a sostenere la resistenza
irachena, che affronta tutti gli invasori dell'Iraq.
Alcuni ci hanno rimproverato e criticato per questo
sostegno. La resistenza, affermano costoro, non ha un
programma. Ignoranza o malafede? Ci sono o ci fanno?
La
resistenza il programma ce l'ha, eccome. Ma per alcuni
il programma è il girotondo con i nani moretti,
è la manifestazione generale a comando,
l'organizzazione di asfittici "Social Forum" o
è la sfilata a sostegno dei capi supremi:
Bevtinotti, D'Alema cicciobombardiere e Prodi
"sceriffo di Nottingham".
Sono
giochetti che non ci interessano.
A
noi interessa il vero internazionalismo, il sostegno
alla resistenza irachena, come a quella nepalese o
come a quella colombiana, indipendentemente da quale
parte provenga. L'internazionalismo alla Mantovani non
è cosa nostra.
Infine
un pensierino dedicato agli psicopoliziotti del
"comunismo virtuale".
Chi
ha firmato la petizione di sostegno alla resistenza
irachena, tralasciando coloro che sono stati
arrestati, ed è magari tuttora detenuto,
è stato attaccato e insultato da questi
simpatici "preservativi osservatori" del dogma
Bertinotally correct. Siamo anche stati definiti
fascisti, poiché alcuni esponenti, ex e
attuali, di estrema destra hanno firmato il medesimo
documento. Io personalmente vengo indicato in certe
black list di Indymedia quale Noto Fascista. Forse per
una equivocata omonimia.
Ma
visto che siamo caduti in basso, e visto che si usano
tali tipi di argomentazioni à la Magdi Allam,
vorrei ricordare che il loro supremo capo e mentore
Bevtinotti, appunto, è solito frequentare il
salotto buono di un certo Principe Ruspoli. Vorrei
ricordare, a chi non lo sapesse, che il principe
Ruspoli è un noto sostenitore e finanziatore di
Forza Nuova. La cosa però non da fastidio al
Capo Supremo, si sa ai grandi timonieri certe
libertà sono concesse. Ma alle concessioni al
Gran Capo si dovrebbero aggiungere quelle date ai
capetti; nessuno ha spiegato a Casarini e Co. dei "new
Global" chi era quel simpatico principotto nero e
"filozapatista" che ogni tanto sfila con
loro?
Lasciandovi
a tale quesito superfluo, voglio ricordarvi che quando
l'impero viene colpito nei suoi "affetti" più
cari (l'ideologia dell'imperialismo, p.e.) non
tralascia alcuna arma, dalle bombe ai neutroni alla
diffamazione a mezzo indymedia. Esso sa che la
resistenza di ogni tipo, armata in Iraq, morale a casa
nostra, potrà sfociare in un solo risultato: il
suo abbattimento.
Alessandro
Lattanzio
Catania
4/12/2004
Missione
umanitaria?
Il
contingente italiano non ha invaso il paese, non
è andato lì a fare la guerra, non fa
parte delle truppe doccupazione. Siamo lì
per portare la pace, perché gli iracheni ce lo
chiedono, per aiutarli a costruire la democrazia. La
nostra è una missione umanitaria. Questo ci
dicono.
Niente
di più falso. Ecco alcuni fatti che ci dicono
che lItalia partecipa a pieno titolo
allaggressione imperialista allIraq, senza
risparmio di mezzi, e con piena partecipazione alle
nefandezze in atto contro la popolazione che resiste.
Le truppe italiane sono asserragliate fuori
città a protezione della zona petrolifera
dinteresse dellEni e da lì partono
per le loro incursioni in una città e contro
una popolazione ostili e pronte a ricacciarne indietro
la presenza e la pretesa di controllo sul
territorio.
Battaglia
dei ponti: i soldati italiani sparano sui
manifestanti. 6 aprile 2004: da tre giorni, i
combattenti iracheni hanno preso possesso dei ponti di
accesso a Nassiriya. Centinaia di persone si radunano
sui ponti, manifestando contro le truppe di
occupazione. I soldati italiani aprono il fuoco sulla
folla: è un massacro. Dieci ore di battaglia in
cui vengono impiegati gli autoblindo Centauro (veri e
propri carri armati su ruote che montano un cannone da
105 mm) e vengono sparati fra trentamila e centomila
colpi, quattro missili anticarro e quindici razzi del
tipo «panzerfaust», in grado di scagliare
proiettili calibro 110 mm a una distanza che varia dai
18 ai 400 metri. Le autorità militari italiane
sostengono che i morti iracheni sono quindici, fra cui
donne e bambini che i combattenti avrebbero usato come
scudo. Dopo 50 giorni viene fuori che la verità
è unaltra: le vittime irachene sono fra
le 150 e le 300, e le donne e i bambini sono morti
perché i cannoni dei nostri ragazzi
hanno sparato sulla case per sloggiare i combattenti
iracheni e per terrorizzare la gente. Ai giornalisti
viene impedito di raccogliere informazioni.
Linviato di Repubblica Attilio Bolzoni viene
interrogato e denunciato dalle autorità
militari per aver chiesto copia del rapporto di quanto
accaduto.
Ma
lItalia non è in guerra
«In Iraq l'Italia non sta combattendo
alcuna guerra. Chi parla di coinvolgimento dei nostri
militari in una guerra stravolge la
verità». Parola di Antonio Martino,
ministro della difesa, durante un intervento al Senato
davanti alle commissioni Difesa e Esteri (Il
Resto del Carlino, 7 aprile 2004).
La
battaglia di maggio nel sud dellIraq e a
Nassiriya: 14-17 maggio 2004. I carri armati americani
entrano nel cimitero di Najaf, la città santa
sciita. Divampa la battaglia. I combattenti iracheni
si difendono a Najaf e attaccano Nassiriya, assaltando
la sede del governo fantoccio iracheno, una stazione
di polizia e il carcere dove erano torturati i
detenuti. La sede della Cpa viene posta sotto assedio,
mentre la battaglia si sviluppa in diverse parti della
città. Il contingente italiano conta un morto e
16 feriti. Ufficialmente i morti iracheni sono 9,
imprecisato il numero di feriti. Una bomba di mortaio
colpisce il mercato nel centro della città: una
ventina di feriti. Le televisioni arabe la
attribuiscono ai soldati italiani ma il generale
Chiarini nega: «Non abbiamo usato mortai».
La versione ufficiale è che i i miliziani
sparano dall'ospedale (
) e i soldati italiani
non possono replicare per non correre il rischio di
colpire i pazienti. (
) (Repubblica, 17
maggio 2004). Frattini: Sono vicino a tutti i
militari italiani impegnati (
) in una coraggiosa
difesa contro gli attacchi di miliziani che hanno
occupato l'ospedale e che si fanno scudo con civili
innocenti, malati, donne e bambini
(dichiarazione del 17 maggio 2004). Di Paola, capo
delle Forze Armate: (
) gli avversari si
barricano all'interno dell'ospedale e da lì
sparano e si fanno scudo dei malati e del personale
ospedaliero (Corriere della Sera, 17 maggio
2004). Due settimane dopo, il capitano di vascello
Francesco Marino, comandante degli incursori del San
Marco in Iraq, smentisce questa versione: «Ma
quale ospedale? Nessuno sparava dall'ospedale (
)
mai nessuno dall'ospedale ha sparato un solo colpo
(
) L'ospedale lo vedevo benissimo. Ce l'avevo
proprio davanti e lo tenevo sotto controllo. Se
qualcuno si azzardava a far fuoco da lì dentro
era morto, perché noi avevamo fucili di
precisione micidiali.» Se non c'era la
paura di colpire l'ospedale, cosa vi impediva di
rispondere agli attacchi dei ribelli? domanda
lintervistatore. «Nulla. Infatti abbiamo
reagito ripetutamente (
). Se però dovessi
fare il conto delle vittime non saprei che dire
(
)». Si è detto che si proteggevano
dietro i civili. «Anche questa è una
favola.» (Corriere della Sera, 31 maggio 2004).
I
soldati italiani sparano su unambulanza. 6
agosto 2004. A Nassiriya è in corso una
battaglia. Unambulanza con 7 persone a bordo
attraversa a gran velocità uno dei ponti
daccesso alla città: porta in ospedale
una donna che sta per partorire. I militari italiani
sparano e lambulanza prende fuoco: 4 morti, fra
cui la donna incinta. Lepisodio viene filmato
dal reporter americano Micah Garen, temporaneamente
ospite della base militare italiana. Il video,
contenente le immagini dellambulanza bruciata e
unintervista allautista sopravvissuto,
viene trasmesso dal Tg3 e dal Tg2. Immediatamente,
scattano le contromisure: la versione
ufficiale è che i militari hanno sparato contro
un mezzo che aveva aperto il fuoco contro di
loro (oppure unautobomba, o
ancora un veicolo che nella notte procedeva a
fari spenti senza fermarsi agli alt). Nel
frattempo, Garen viene interrogato e minacciato per 6
ore dalla polizia militare italiana, e infine cacciato
dal campo (Per ripicca, sottolinea il
direttore del museo di archeologia di Nassiriya, Abdel
Amir al Hamdani). Come riferisce lo stesso Garen in
alcune e-mail: «Dopo la messa in onda (del video,
n.) siamo stati chiamati dalla polizia militare
italiana per essere interrogati. Io sono stato
trattenuto fino alle 5 del mattina. (
) Ci hanno
interrogati come criminali, me e quelli della Rai.
(
) A quel punto ho lasciato il campo. (
)
Ho paura che continuino a perseguitarmi in qualche
modo, visto che hanno aperto un'inchiesta
militare» (LUnità, 18 agosto 2004).
Garen dice anche che il ministero della Difesa aveva
chiamato la Rai «per ringraziarla, ma in pratica
per chiedere di tacere». Allontanatosi dal campo
italiano, il 13 agosto Garen viene rapito. Qualche
giorno dopo, la tv satellitare Al Jazeera trasmette un
video in cui Micah Garen legge un messaggio:
«Sono un giornalista americano e mi è
stato chiesto di riferire un messaggio degli Squadroni
dei Martiri che vogliono che il popolo americano si
adoperi per fermare il massacro di Najaf». Il 22
agosto viene liberato: il responsabile
dell'ufficio dell'imam sciita Moqtada Sadr a
Nassiriya, Aws al Khafaji, ha detto oggi alla tv
qatariota al Jazeera che il giornalista americano
è stato liberato anche perché aveva
aiutato a fare luce su un controverso episodio
avvenuto nelle scorse settimane a Nassiriya, in cui
erano implicati soldati italiani (lepisodio
dellambulanza, n.) (
) il gruppo d'azione
segreto dell'esercito del Mahdi (il gruppo di Al Sadr
che resiste all'assedio americano a Najaf, ndr) aveva
preannunciato il suo rilascio motivandolo con il fatto
che Garen è contrario alle politiche americane
in Iraq (Repubblica, 22 agosto 2004). A
proposito di cecità della resistenza
irachena!
Arrivano
gli aiuti umanitari: carri armati, cannoni,
lanciarazzi.
Liberazione,
primo giugno 2004: È ufficiale la notizia
che l'Italia sta trasferendo in Iraq un potenziale
bellico che preannuncia una micidiale escalation dei
mezzi offensivi: i «Dardo», veloci veicoli
corazzati da combattimento muniti di cannoncini e
lanciarazzi e i pesanti carri armati Ariete (48
tonnellate) con i potenti cannoni da 120. È
stata chiesta agli americani anche l'autorizzazione a
inviare gli elicotteri da battaglia 129
Mangusta.
Ansa-Nassiriya,
20 giugno 2004. Il carro armato Ariete e il blindato
Dardo stanno arrivando a Nassiriya, mentre
per lelicottero dattacco Mangusta bisogna
attendere. Il gen. Fraticelli ha spiegato che per il
Mangusta è in corso lapprontamento
agli effetti della protezione e
delloperatività in questa zona.
Lintervento sui Mangusta per aumentare la
blindatura terminerà a settembre e solo
allora - ha detto il generale - decideremo se è
il caso di inviarli in Iraq.
Panorama,
26 agosto 2004. Rispetto alle quattro brigate
che lhanno preceduta in Iraq, i soldati guidati
dal brigadier generale Enzo Stefanini dispongono di
equipaggiamenti individuali di primordine e pari
agli standard anglo-americani: nuove mimetiche, armi
per il combattimento urbano, visori notturni, gps e
sistemi di trasmissione satellitare distribuiti
capillarmente. La minaccia a Nassiriya e dintorni
resta alta (
) resta incomprensibile, almeno sul
piano militare, la decisione di non inviare in Iraq
gli elicotteri Mangusta. Una scelta che sembra avere
solo un significato di politica interna e tesa a non
far apparire troppo bellicosa una missione definita
di pace mentre già due mesi or sono
si dovette correre ai ripari inviando di rinforzo i
carri armati Ariete e i blindati Dardo inizialmente
negati al contingente.
Allora
siamo proprio in guerra! DallIraq si scappa:
niente più tangenti. Uomini
dellesercito e delle strutture
«territoriali» dei carabinieri parlano di un
sistema di «raccomandazioni» con vere e
proprie «tangenti», richieste da
sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per
poter partire. Tangenti per ottenere una
raccomandazione. (
)«Ho sentito di colleghi
che hanno pagato un mese di missione per andare in
Iraq: vuol dire quattromila e cento euro,
l'equivalente di una diaria di 133 per trenta
giorni» (
) «Fino alla strage di
Nassiriya era proprio così, ci si scannava per
andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece,
alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in
Iraq c'è chi vuole scappare o si fa mettere in
osservazione medica per non mettere il naso fuori
dalla base. Hanno paura» (Il Manifesto, 29
luglio 2004).
LENI
e Nassiriya.
La
guerra non è ancora scoppiata, ma già si
pensa ai pozzi iracheni
«Eni,
si apre la via ai pozzi iracheni (...) il pieno
sostegno del Governo Berlusconi alle posizioni degli
Usa e della Gran Bretagna sulla guerra in Iraq (...)
potrebbe generare importanti ricadute economiche a
favore dellENI (...) se la guerra si dovesse
fare, si porrebbero le condizioni per lingresso
del cane a sei zampe in territorio iracheno..»
(Il Sole 24 Ore, 8 febbraio 2003).
Il
23 febbraio 2003, un mese prima dell'invasione,
l'agenzia Ansa dà notizia dell'esistenza di un
dossier circa gli affari italiani in Iraq.
«L'Italia, che e' già presente con le
iniziative dell'Eni ad Halfaya e Nassiriya, può
giocare anch'essa un ruolo». Ecco cosa dice
l'amministratore delegato dell'Eni, un mese dopo la
caduta di Saddam. «L'amministratore delegato
dell'Eni Vittorio Mincato ricorda agli azionisti come
già nel passato il gruppo aveva messo gli occhi
sull'area irachena di Nassiriya».
Il
15 aprile 2003 il parlamento italiano autorizza la
missione italiana in Iraq:
«I
militari italiani presidieranno probabilmente il sud
del Paese, a Bassora» (LArena, 23 aprile
2003).
«I
soldati italiani verranno inviati a fine giugno nella
zona di Bassora» (Corriere della Sera, 4 maggio
2003).
«Il
Ministro della Difesa, Antonio Martino, conferma che
gli uomini impiegati saranno 3000 e che larea
delle operazioni sarà quella di Bassora»
(La Repubblica, 15 maggio 2003).
«LENI
è molto interessata alla possibilità di
entrare in Iraq (
) la situazione è in
divenire, ma la seguiamo giorno per giorno».
Parola di Vittorio Mincato, numero uno del gruppo,
rispondendo alla domanda degli azionisti
sullinteresse della società per il
petrolio iracheno. (Adnkronos, 30 maggio
2003).
«I
soldati italiani in Iraq hanno sostituito i marines
del 25esimo Reggimento nella provincia di Dhi Qar, nel
governatorato di Nassirya» (Istituto Affari
Internazionali, 23 luglio 2003).
La
foglia di fico.
Già
in euro è una cifra che fa effetto:
726.452.888. Se la convertissimo in lire, il risultato
sarebbe impressionante: 1406.608.933.447,
millequattrocento miliardi e rotti. Tanto ci
costerà fino alla fine di quest'anno
«Antica Babilonia», la missione
«umanitaria» italiana in Iraq (
) I
pochi milioni dell'assistenza umanitaria sono solo la
foglia di fico di una missione di guerra che si sta
insabbiando inesorabilmente nel deserto di Nassiriya.
(
) Solo il contingente dellesercito, quasi
duemila uomini, dispone di 1095 mezzi tra cingolati e
a ruote (in un anno sono raddoppiati: erano 509 con la
prima missione), tra cui 9 carri armati Ariete,
quindici blindo Centauro, cinque cingolati Dardo, 98
blindati per trasporto truppe, 85 cingolati M 113, sei
cingolati lanciamissili ed il resto un mix di vetture,
scavatori, rimorchi. Senza parlare degli elicotteri:
HH-3F dellAeronautica, CH 47 e AB 412
dellEsercito, SH 3D della Marina. Limpiego
di questi mezzi è cresciuto di pari passo
allaumento della minaccia. E così, se per
la prima missione la relazione tecnica che
accompagnava il decreto considerava un impiego medio
di quattro ore al giorno per otto blindo Centauro, il
budget della terza missione ipotizza sei ore di
movimento medie al giorno per quindici mezzi.
Unora di uso della Centauro costa, secondo i
documenti ufficiali, 289,97 euro: ogni giorno
spendiamo 26 mila euro contro i 9200 di un anno fa
solo per far muovere otto dei mille e più
veicoli in dotazione. Il ragionamento si potrebbe
ripetere: unora di moto del carro Ariete costa
555 euro, unora di volo di un elicottero CH 47
viene 11.370 euro (sì, sarebbero quasi 23
milioni detti in lire), eccetera, eccetera. Sabato, la
brigata «Pozzuolo del Friuli», che sta
concludendo il suo turno di presenza in Iraq, ha
pubblicato un bilancio delle attività
umanitarie realizzate. (
) In tutto, 3 milioni di
euro appena. Nello stesso trimestre la missione
militare è costata 142 milioni di euro
(LUnità, 22 agosto 2004).
12
settembre 2004
cfr.
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