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Invito diffuso da "Terra e LiberAzione" attraverso le frequenze di Radio Amore-Onda Blu (la più seguita dai Siciliani). IL 15 GIUGNO VOTA DUE SI PERCHE'... Assabenadica! Come sai domenica prossima sei chiamato a votare SI o NO a due referendum popolari. Votare è un diritto importante, anche se nessun vero cambiamento uscirà mai dalle urne, chè in questo caso le avrebbero già abolite. Votare SI, NO o anche scheda bianca è un diritto che va difeso nellunico modo possibile: esercitandolo. E questo vale per tutti gli altri diritti...Il diritto alla parola, alla comunicazione, alla libbirtà ri sprixioni in lingua siciliana, alla tutela del Lavoro in tutte le sue forme, alla difesa della Salute da tutti gli inquinamenti, ecc. Come sai domenica e lunedì milioni di cittadini italiani sono chiamati a dire SI o NO allestensione alle piccole imprese delle norme restruittive sui licenziamenti che lo Statuto dei Lavoratori impone alle sole aziende con più di 15 dipendenti. Io penso che unimpresa con tre addetti, lofficina di Angelo ai Cappuccini o il bar di Saro a Cibali, o la putìa di zio Pippo al Borgo, non possono essere equiparate non dico allST, ma neanche ad una azienda con poche decine di addetti che magari fattura milioni di euro allanno. Ma è anche vero che il diritto alla tranquillità del lavoratore dipendente non può essere ulteriormente massacrato per legge, flessibilizzato, precarizzato: altro che non faremo più precari come dice con piglio decisionista lon.Cuffaro riferendosi alla prima industria dellIsola: la Regione. Qui ormai saremo tutti precari e precarizzati: ecco perchè è giusto votare SI e rimandare, col peso di milioni di SI, la questione al Parlamento, dove i deboli di solito contano poco, pochissimo, niente. E ricordandosi comunque che se il mercato è mondiale, mondiali non sono i diritti, bene o male, acquisiti in Europa, e la concorrenza è feroce, per cui votare Si al referendum non è la soluzione, crederlo è da illusi. Ma votare No o non votare è ancora peggio. Per tutti. Le piccole imprese si difendono migliorando i servizi, alleggerendo la pressione fiscale, generando circuiti virtuosi. Cosa si aspetta a istituire in tutto il territorio siciliano una Zona Franca regolamentata, riducendo al minimo la pressione fiscale e il gap da periferizzazione sistemica per tutti e non solo per pochi colossi privilegiati e poche aziende raccomandate?. Il secondo quesito sul quale dovremo dire Si o No riguarda il tema dellelettrosmog, in particolare votando SI si chiede labrogazione dellobbligo di passaggio di elettrodotti, cioè di grandi linee elettriche, sul terreno privato, che diverrebbe dunque se non facoltativo certamente contrattabile. La legge del 1933 che subordinava linteresse privato allinteresse pubblico (consistente nel diritto alla luce elettrica ma anche allo sviluppo dellindustria idroelettrica e della cordata bancaria ad essa collegata) secondo me era ed è ancora una buona legge: che labbia fatta il fascismo, come si suol dire, o qualcun altro, poco importa: quando una cosa è giusta è giusta. Ciò malgrado questa legge viene oggi usata non per tutelare linteresse collettivo quanto piuttosto lo sviluppo parossistico della speculazione che dal settore idroelettrico è ampiamente debordata alla telefonia mobile -cellulari di ultima generazione- e alla finanza globalizzata. Troppi interessi forti stanno nascondendo la verità su un pericolo terrificante, amplificato da un recente decreto del Governo di Roma, il decreto Gasparri che AUTORIZZA LE MULTINAZIONALI DELLA TELEFONIA A PIANTARE OVUNQUE LE LORO ANTENNE GIGANTI... LELETTROSMOG SI DIFFONDE NELLARIA COME UN VELENO INVISIBILE, ALIMENTA IL CANCRO E MALESSERI DI CUI SI SA POCO...LOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha indicato che linquinamento elettromagnetico è uno dei 4 più gravi problemi mondiali sottolineando che si deve procedere allesposizione al minimo rischio possibile. Linterazione tra campi elettromagnetici e luomo può causare danni al sistema biologico (sistema nervoso, sistema immunitario, sistema visivo), nonché disturbi del sonno e creare danni anche irreversibili alla salute. Queste cose non è facile dirle in una televisione rimpinzata di miliardi della pubblicità dei colossi della telefonia. E non ci sorprende il fatto che il 90 per cento di chi dovrebbe addirittura votare su questo tema non sa ancora esattamente di cosa si tratti. Un altro motivo per votare SI e porre questo tema al centro della cosiddetta AGENDA POLITICA. Che almeno se ne parli! Domenica dunque voterò due SI, sebbene condividendo diverse ragioni del NO. Mario Di Mauro www.terraeliberazione.org |
UN DECRETO DEL GOVERNO DI ROMA AUTORIZZA LE MULTINAZIONALI DELLA TELEFONIA A PIANTARE OVUNQUE LE LORO ANTENNE GIGANTI... L'ELETTROSMOG SI DIFFONDE NELL'ARIA COME UN VELENO INVISIBILE, ALIMENTA IL CANCRO E MALESSERI DI CUI SI SA POCO... Pubblichiamo qui di seguito un nostro intervento critico uscito sul quotidiano "La Sicilia", l'8-12-2002; seguono un comunicato della Consulta per la Città di Catania e una nostra nota a sostegno di un esposto di CittadinanzAttiva. E un comunicato per il SI al referendum contro la servitù da elettrodotto che si terrà il 15 giugno 2003.
LELETTROSMOG E LE CAVIE DI SAN CRISTOFORO Grazie al cosiddetto Decreto Gasparri le multinazionali della telefonia potranno installare ovunque le loro antenne giganti, anche sopra il tetto di casa nostra e senza neanche chiedere il permesso a noi e ai nostri Comuni. Non sappiamo se abbiano pagato una maxitangente, come lasciava intendere il presidente della Regione Lombardia, ma sappiamo però che l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha indicato che l'inquinamento elettromagnetico è uno dei 4 più gravi problemi mondiali sottolineando che si deve procedere all'esposizione al minimo rischio possibile (art. 1 Costituzione OMS, art. 32 Costituzione Italiana). Da studi effettuati (Richard Doll 4 marzo 2001) è risultato che sussistono rischi di leucemia infantile (in prossimità di elettrodotti), tumori cerebrali ed altre patologie vivendo in prossimità dei campi magnetici e campi prodotti da radiofrequenza. Molte riviste specializzate e notiziari della "fondazione italiana per la ricerca sul cancro" hanno evidenziato un significativo incremento di tali malattie. L'interazione tra campi elettromagnetici e l'uomo può causare danni al sistema biologico (sistema nervoso, sistema immunitario, sistema visivo), nonché disturbi del sonno e creare danni anche irreversibili alla salute. Dal punto di vista scientifico ed epidemiologico hanno affermato che esiste la possibilità di rischio per la popolazione esposta cronicamente a questo tipo di radiazioni -SPECIE IN CASO DI SOMMATORIA DEI CAMPI, CIOE DI PIU ANTENNE...COME A CATANIA, A SAN CRISTOFORO, IN VIA JUVARA...- e per evitare un danno più rilevante sarebbe doveroso non accordare permessi d'installazione di antenne all'interno di quartieri residenziali, sulle case, nelle vicinanze di ospedali e scuole. Permessi, appunto: chi li sta rilasciando?. Grazie allo Statuto di Autonomia della Regione Siciliana sarebbe stato possibile opporsi con efficacia giuridica a questa aggressione contro la nostra Salute, contro il Diritto -come minimo lart.117 del titolo V della Costituzione riformata nel 2001- e perfino contro la proprietà privata. Non è stato fatto. Ci sono altre strade, molti Comuni, Province e Regioni le stanno percorrendo. Se il Comune e la Provincia di Catania vogliono dare seguito alle buone intenzioni manifestate negli incontri avuti con la Consulta per la Città, potrebbero seguirne lesempio. Con serietà, senza teatrini, perchè la cosa è terribilmente seria. Novembre 2002. Mario Di Mauro, direttore di Terra e LiberAzione.Org (aderente alla Consulta per la Città)
Come "Terra e LiberAzione" partecipiamo alla mobilitazione anti-elettrosmog promossa a Catania dalla Consulta per la Città, di cui siamo co-fondatori insieme ad altre 9 associazioni.
Consulta per la Città - Comunicato del 29-11-2002 Sono trascorsi 20 giorni dalla consegna all'Amministrazione Comunale ( Assessore Rosano) e Provinciale ( Presidente Musumeci) della petizione contenente ben 3500 firme di cittadini catanesi contro il Decreto Gasparri, riguardo i conseguenti rischi dell'elettrosmog. Nella petizione viene richiesto che le nostre due amministrazioni territoriali catanesi, oltre che l'Assemblea regionale, si pronunzino contro il Decreto legislativo n. 198 del 4/09/02, avviando gli Atti di richiesta di palese incostituzionalità - ai sensi dell'art.117 del titolo V della Costituzione riformata nel 2001-, parimenti come già avvenuto in molte Regioni, Province e Comuni, a difesa della salute, dell'autonomia degli Enti Locali e del diritto di tutela della proprietà privata. In Consiglio Provinciale, giorno 25 novembre, convocato in apposita riunione straordinaria a seguito di richiesta a firma di undici consiglieri, si è assistito ad una farsesca sceneggiata da parte della maggioranza, che, evidentemente, invece della tutela della salute dei cittadini, al di là del merito dei gravi problemi derivanti del Decreto, insegue e difende "strenuamente" le proprie bandiere di parte, sabotando di fatto l'assunzione di un chiaro e preciso impegno sostanziale contro il Decreto. Una consistente delegazione delle Associazioni della Consulta per la città constatato tale atto di chiaro sabotaggio si è allontanata sdegnata dalla sala del Consiglio Provinciale. Riguardo l'Amministrazione Comunale, per quanto sia stata presentata oltre una settimana addietro un'apposita richiesta di convocazione straordinaria del consiglio comunale a firma di un nutrito numero di consiglieri, fin'ora tranquillamente tutto tace. Nella nostra città sono già in atto le conseguenze nefaste di antenna selvaggia del Decreto Gasparri. Nel quartiere di S.Cristoforo, in Via Iuvara, in una zona fittamente popolata, nelle due ultime settimane sopra il tetto dell'ex mulino Acquaviva ( edificio pericolante, già dichiarato inagibile) a fianco di due antenne trasmittenti per il servizio radiomobile, già operative da tempo, sono state installate altre cinque antenne. Quindi, in poche decine di metri quadrati coesistono ben sette antenne, che contemporaneamente erogano venefici campi elettromagnetici. A nostro parere si impongono grandi preoccupazioni per la difesa della salute dei residenti in tutta l'area del quartiere. Tant'è che moltissimi abitanti sono già spontaneamente " insorti" contro tale gravissima situazione. Sorgono rilevanti interrogativi. Dalle preposte strutture comunali e sanitarie competenti sono stati fatti studi e verifiche preliminari riguardo l'impatto ambientale delle onde elettromagnetiche emesse? Dato che si determinerà, appena gli apparati delle altre cinque antenne entreranno in funzione, un drammatico effetto sommatorio delle emissioni di onde trasmesse. E' facile prevedere che saranno fortemente superati i limiti massimi previsti dalle normative di legge ( 6 Volt/metro)! Dato che trattasi di edificio visibilmente pericolante, CHI, preposto nel ruolo istituzionale di controllo territoriale, ha concesso l'autorizzazione alle installazioni? Dato che è in atto un grave rischio per tutti i residenti della zona, il Sindaco Scapagnini cosa intende urgentemente fare? La Consulta per la Città e le Associazioni che la compongono sono mobilitate a fianco dei cittadini di S. Cristoforo.
Un esposto di CittadinanzAttiva Grazie al cosiddetto Decreto Gasparri (e imbrogli successivi) le "multinazionali della telefonia" stanno installando ovunque le loro antenne giganti, anche sopra il tetto di casa nostra ...LOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha indicato che l'inquinamento elettromagnetico è uno dei 4 più gravi problemi mondiali sottolineando che si deve procedere all'esposizione al minimo rischio possibile. La Consulta per la Città, raggruppamento di 12 associazioni catanesi tra cui "Terra e LiberAzione", continua nella resistenza a questa "modernità dei cretini". Un documentato esposto è stato presentato a una ventina di "autorità competenti" dai "procuratori dei cittadini" del movimento CittadinanzAttiva sez."Antonio Farsaci", aderente alla Consulta per la Città. La fratellanza di "Terra e LiberAzione" ci tiene a sottolineare la propria adesione umana e politica a questo "esposto". Il delirio di antenne produce solo profitti per le "multinazionali" e qualche problemino di salute...La comunicazione tra le persone, che è un diritto, è unaltra cosa. In quale lingua dobbiamo dirlo? 15-3-2003
Comitato a sostegno del REFERENDUM contro la servitù coattiva da elettrodotto COMUNICATO STAMPA Si è costituito a Catania il Comitato a sostegno del Referendum contro la servitù coattiva da elettrodotto. Si vota il 15 giugno assieme allaltro referendum sullart.18 dello Statuto dei Lavoratori ( estensione in tutti i luoghi di lavoro). Aderiscono alliniziativa associazioni ambientaliste, della società civile e movimenti cittadini che intervengono sulla vivibilità della città e sullecosistema del territorio, con particolare attenzione ai problemi connessi allinquinamento elettromagnetico:
Comitato per la partecipazione e la democrazia Comitato per la pista ciclabile in Corso delle province LAV Procuratori dei cittadini di Cittadinanzattiva Terra e Liberazione WWF Il Referendum richiede labrogazione di una norma di legge che risale a 70 anni fa, art.1056 del codice civile, intitolato elettrodotto coattivo (decreto regio n°1775 del 1933), e dellart.119 del testo unico elettricità ed acqua - quando il nostro Paese era ancora ben lontano dallessere invaso dalla selva di tralicci che caratterizza il panorama italiano -. Entrambi gli articoli stabiliscono che i proprietari dei fondi, anche quelli ubicati nelle aree urbane, non si possono opporre al passaggio dellelettrodotto. Lobiettivo principale dei proponenti del Referendum è di determinare un diverso e più pulito sviluppo energetico, favorendo le energie alternative, specie quella solare, in un quadro indirizzato ad incrementare un modello eco-sostenibile. E necessario prefigurare un futuro, dove lenergia, invece di essere trasportata a lungo percorso, con le rilevanti conseguenze negative sulla salute dei cittadini prodotte dallinquinamento elettromagnetico irradiato negli ambienti circostanti dagli elettrodotti ad alta tensione, venga distribuita localmente, in quanto prodotta nella stessa area territoriale di consumo, eliminando, tra laltro, lattraversamento degli elettrodotti nelle aree urbane e nelle zone abitate in generale. Si tratta quindi di un referendum rivolto a valorizzare il diritto alla salute, rendendo operativa una vera attuazione del principio di precauzione nei confronti di un inquinamento potenzialmente cancerogeno, come detto anche dallOrganizzazione mondiale della Sanità, e di determinare una sostanziale innovazione nella ricerca e nella realizzazione di infrastrutture energetiche pulite ed alternative. |
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- CHI CONTROLLA LA BIODIVERSITA'
Per alcuni ecologisti sono i grandi predatori a modellare l'ambiente. Per altri tutto dipende dalle piante. Un nuovo studio in Venezuela sembra risolvere il dibattito
STEVE CONNOR, THE INDEPENDENT, GRAN BRETAGNA-INTERNAZIONALE 424,15 FEBBRAIO 2002
Nel dibattito sulla scomparsa della biodiversità, siamo in molti a ignorare una disputa che sta alle radici del problema. Ma non gli ecologisti, che sono divisi in due opposte fazioni. Secondo alcuni, le forme di vita situate all'inizio della catena alimentare (soprattutto le piante) determinano lo stato dell'ambiente. Altri invece sostengono che è la fine della catena, ossia i grandi predatori, a modellare l'ecosistema. Finora non è stato possibile stabilire chi avesse ragione. Ma dopo i primi risultati di uno studio eccezionale sul degrado dell'ambiente, pubblicato su Science, le cose stanno cambiando.
Tutto è cominciato nel 1986 in Venezuela, nell'ambito di un ambizioso progetto idroelettrico, con l'inondazione di molte valli. Una diga ha creato il lago Guri (lungo il fiume Caroni, un affluente dell'Orinoco), che ha una superficie di 4.300 chilometri quadrati, e ha trasformato in isole centinaia di colline. Molte delle specie che vivevano su queste isole hanno cominciato a scomparire - le isole più piccole ne hanno perse fino a tre quarti. E nell'arco di tre anni, sono scomparsi tutti i grandi predatori: il giaguaro,il puma e l'arpia (un rapace).
L' esperimento ideale
Per John Terborgh, del Center for Tropical Conservation dell'Università Duke a Durham, nella Carolina del Nord, era un'occasione da non perdere: un esperimento "naturale" sulle conseguenze della scomparsa dei grandi predatori. Con un'équipe internazionale ha cominciato a studiare questi ecosistemi isolati da 15 anni. Secondo il modello "dall'alto in basso" (dalla fine della catena alimentare verso l'inizio) ci dovrebbe essere stato un aumento delle popolazioni di consumatori intermedi, mentre il modello "dal basso in alto" (dall'inizio della catena verso la fine) prevederebbe pochi cambiamenti. Quello che è successo al lago Guri sembra dare ragione a chi pensa che siano i grandi predatori, che sono alla fine della catena, a modellare l'ecosistema.
Gli scienziati hanno classificato gli animali e le piante provenienti da una decina di isole in diverse categorie: piccoli, medi o grandi. In seguito, li hanno confrontati con le popolazioni naturali di due siti sulla terraferma. Si sono interessati ai diversi livelli "trofici", cioè hanno osservato quali animali si nutrissero di quali altri. Sulle isole piccole, ne esistono tre tipi: i mangiatori di invertebrati (come le lucertole, i ragni o gli uccelli); i granivori (piccoli roditori) e gli erbivori (scimmia urlatrice, iguana comune e formica tagliafoglie). Le isole di dimensioni maggiori ospitano anche animali più grandi, come gli armadilli, gli aguti (grandi roditori) e le scimmie cappuccine. Ma nessun'isola ospita grandi predatori. Si è visto che quest'assenza di pressione dall'alto si traduce quasi sempre in un'esplosione della popolazione di alcune specie. Quella degli erbivori risulta moltiplicata per dieci o addirittura per cento in alcune zone.
Secondo Jared Diamond, biologo dell'Università della California a Los Angeles, lo studio rivela il carattere aleatorio dell'evoluzione dell'ambiente. Su un'isola, un branco di capibara (grandi roditori) ha devastato la vegetazione bassa e spogliato il terreno, ricoprendolo con le sue deiezioni. Su un'altra, la popolazione di scimmie urlatrici è letteralmente esplosa. Su una terza, le scimmie cappuccine hanno decimato al 90 per cento la popolazione di uccelli. Conseguenza di quella che gli scienziati chiamano una "cascata trofica" (erbivori che diventano sovrabbondanti in assenza di predatori), la vegetazione comincia a cambiare e le piante commestibili vengono sostituite da specie non commestibili o tossiche. "Gli erbivori sovrabbondanti minacciano di ridurre le foreste ricche di specie diversificate in una collezione eteroclita di piante resistenti agli erbivori", sostengono gli autori dello studio.
Quest'esperimento condotto su un habitat frammentato ci dimostra anche che la divisione dell'ambiente naturale in particelle sempre più piccole - come avviene quando si costruiscono strade attraverso la forestatropicale - provocherà inevitabilmente un forte degrado dell'ambiente.
Turchia: BP, ENI e altre compagnie petrolifere colonizzano l'est del paese
Secondo quanto prevede un accordo siglato con il governo turco, le multinazionali del petrolio saranno libere di violare i diritti umani e distruggere l'ambiente per costruire un oleodotto nell'est del paese.
30 Agosto 2002. La British Petroleum (BP) e altre compagnie petrolifere hanno siglato con il governo turco un accordo che gli conferisce la liberta' di violare le leggi nazionali per costruire un oleodotto da loro proposto.
L'oleodotto proposto e' lungo 1760 km ed e' sponsorizzato da BP (Gran Bretagna), ENI (Italia), Unocal (USA), Statoil (Norvegia), Turkiye Petroleum (Turchia), TotalFinaElf (Francia), Itochu Oil (Giappone), Delta Hess (USA/Arabia Saudita) e la compagnia petrolifera statale dell'Azerbaijan.
Esso si estenderebbe dalla citta' di Baku sul Mar Caspio, attraversando Tiblisi in Georgia, per finire nella citta' turca di Ceyhan sulla costa mediterranea. L'oleodotto verrebbe completato entro il 2005 e sarebbe funzionante per 40 anni. L'accordo, conosciuto anche come HGA (Host Government Agreement), istituisce un corridoio che di fatto sarebbe al di fuori della giurisdizione nazionale turca per tutta la durata del progetto proposto.
L'HGA e' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Turchia il 10/09/2000, ma solo recentemente un gruppo di ONG lo ha ottenuto e analizzato. Esso esenta le multinazionali dagli obblighi delle attuali e future leggi turche che potrebbero ostacolare i profitti del progetto, comprese le leggi ambientali, sociali e a tutela dei diritti umani. L'unica legge non violabile e' la costituzione.L'accordo permette al consorzio che costruira' l'oleodotto di chiedere alle forze di sicurezza turche una protezione illimitata, senza nessuna garanzia a tutela dei diritti umani. Secondo le vaghe parole del testo, le unita' paramilitari potrebbero essere disposte lungo il percorso dell'oleodotto per prevenire "disturbi della popolazione civile" o attivita' "terroristiche".
Dato che l'oleodotto passera' nel bel mezzo di villaggi e delle proprieta' private, le persone potrebbero trovarsi separate dalle loro famiglie o terre e sarebbero costrette ad oltrepassare regolarmente la proprieta' delle multinazionali durante la loro vita quotidiana.
L'accordo prevede anche il libero accesso alle risorse idriche da parte delle multinazionali, senza tenere in considerazione le necessita' delle comunita' locali; inoltre il consorzio sarebbe esentato da ogni responsabilita' in caso di una fuoriuscita di greggio o in caso di altri danni causati dall'oleodotto. Il governo turco puo' intervenire solo temporaneamente in caso di minaccia "imminente" e "materiale" al pubblico, all'ambiente e alla sicurezza nazionale.
Ma il testo non specifica cosa costituirebbe una simile minaccia. Ne' chiarisce chi debba stabilire l'esistenza di tale minaccia. Sembra che alle comunita' locali e ai paesi confinanti non sia lasciata alcuna possiilita' di rivolgersi alle autorita' giudiziarie per gli eventuali danni subiti. Il percorso scelto per l'oleodotto e' uno dei piu' costosi possibili per le esportazioni di greggio del Caspio. Secondo la British petroleum, la sua profittabilita' dipendera' dalla disponibilita' di denaro pubblico, gran parte del quale dovrebbe venire dalla Banca Mondiale e dalle Agenzie di Credito all'Esportazione (ACE).
Le ONG hanno definito l'accordo con l'aggettivo "colonialista", e lo hanno paragonato al vecchio accordo MAI (Multilateral Agreement on Investment) dell'OSCE, che e' stato rifiutato nel 1998 da molti governi e dalla societa' civile perche' prevedeva ricompense alle aziende qualora i governi dei paesi in cui operavano avessero adottato leggi dannose per i loro profitti, senza tener conto degli interessi dei cittadini.
Energie rinnovabili
La quantità di energia che il Sole fornisce alla Terra è 10.000 volte più grande dell'energia consumata ogni anno dalle attività dell'uomo.
Ora consideriamo che l'efficienza media dei sistemi fotovoltaici attualmente utilizzati (comprensiva delle perdite di impianto) sia pari a 1%.
Per assurdo coprendo l'intera superficie del pianeta con pannelli fotovoltaici otterremmo una quantità di energia 100 superiore al consumo annuo totale.
Quindi possiamo stimare che utilizzando una superficie pari ad un centesimo della superficie terrestre saremmo in grado di raggiungere teoricamente l'autosufficienza energetica.
Si tratta comunque di una superficie molto vasta 600.000 kmq pari a circa 2 volte la superficie dell'Italia.
Questo utopistico calcolo ipotizza che i consumi energetici rimangano costanti. Su questo argomento l'establishment scientifico è abbastanza diviso:
c'è chi sostiene che i consumi energetici cresceranno a causa dell'aumento della popolazione e del raggiungimento di un livello di benessere generale più alto e chi invece ritiene che i consumi energetici diminuiranno in quanto tutti gli impianti tecnologici utilizzati dall'uomo tenderanno a migliorare molto la loro efficienza.
D'altro canto si è presa ad esempio come unica fonte rinnovabile il fotovoltaico che converte energia solare in energia elettrica, ma in molti casi è più conveniente convertire l'energia solare in calore con un'efficienza notevolmente più alta (per esempio quando si deve riscaldare l'aria o l'acqua che circolano negli edifici).
E' molto più conveniente utilizzare il sole anche per illuminare naturalmente gli ambienti in cui viviamo (ovviamente di giorno) invece di utilizzare l'energia elettrica per convertirla in luce con rendimenti
bassissimi.
L'energia solare è un energia diffusa a bassa intensità e sempre disponibile in tutto il pianeta anche se con intensità diverse : semplificando - poca ai poli - molta all'equatore.
Esistono poi altre fonti rinnovabili ma concentrate come l'idroelettrico, le biomasse, il geotermico che possono generare energia con efficienze molto elevate.
Se infine aggiungiamo lo sfruttamento del vento e delle maree possiamo capire che raggiungere l'autosufficienza energetica con fonti rinnovabili non è poi un'ipotesi così utopica.
Attualmente in Europa il 14.3% dell'energia prodotta proviene da fonti rinnovabili, di cui il 14.2% di tipo idroelettrico, mentre solo il restante 0.1 % è generato da fotovoltaico ed eolico.
Secondo recenti studi fatti da importanti istituti di ricerca, esiste in Europa la possibilità tecnica ed economica di raggiungere entro il 2005 il 50 % della produzione energetica attraverso fonti rinnovabili.
Gli ostacoli principali da superare per arrivare a questo traguardo, sono la poca determinazione dei vari Governi nell'attuare politiche efficaci a sostegno delle fonti rinnovabili, e l'ostruzionismo delle compagnie petrolifere che temono di perdere potere e mercato.
Non è un caso che le principali industrie produttrici di celle fotovoltaiche siano state acquistate proprio dalle multinazionali petrolifere.Il sole non è solo una sorgente rinnovabile e pulita, ma anche democratica, perché è di tutti, perché è gratis e nessuno può controllarne l'erogazione chiudendone il rubinetto se non paghiamo la bolletta.
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La terra non finira'...e il WWF spara balle!
Una notizia di oggi, 7 luglio 2002..."Rapporto sullo stato del nostro pianeta Stati Uniti sotto accusa.
Secondo il Wwf: "Record di sprechi fra 50 anni la Terra morirà. Per poter sopravvivere l'umanità dovrebbe spostarsi verso altri mondi..."
Carissimi,
quando ho letto ho pensato che i dirigenti mondiali del WWF sono "sbarcati" da un altro pianeta... Ma cosa vuol dire che l'umanita' finira' tra 50 anni?
E' un messaggio cosi' apocalittico che può creare solo più indifferenza verso le sorti del pianeta.
Credo sia molto più realistico e utile alla causa ambientalista dire che tra 50 anni, se non modifichiamo il modello di sviluppo e di consumi, vivremo molto peggio nella parte ricca del pianeta (sempre piu' ristretta). E continueranno a vivere di merda, se non anche loro molto peggio, nella parte povera del pianeta (sempre piu' estesa).
Penso che i nostri avversari si siano fatti una bella risata a leggere la notizia del wwf...Quanto poi alla necessita' di spostarsi su un altro pianeta.... si commenta da se. Anche nelle peggiori condizioni di inquinamento la buona vecchia terra rimane comunque piu' ospitale di tutti gli altri pianeti del sistema solare.... e chi c'ha voglia di viaggiare 20 anni alla velocita' della luce (??) per raggiungere un pianeta ora sconosciuto abitabile quanto la terra, fondato sull'elemento del carbonio e con una atmosfera a base di ossigeno e azoto?! E magari trovarci dei "marziani" che al nostro arrivo ci fanno un culo così!!!
Marcello
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Gli scarichi dei pozzi Agip e le 'acque geologiche'...è la miscela estratta assieme al metano dai giacimenti sottomarini e poi reimmessa nei pozzi. Agip sostiene che le 'acque di strato' non sono classificabili come rifiuti e quindi non richiedono autorizzazioni diverse da quelle del ministero dell'industria già in possesso della società. Ma i controlli di laboratorio avrebbero accertato nella 'miscela' la presenza di sostanze chimiche diverse da quelle originarie: potrebbe trattarsi di solventi o catalizzatori utilizzati durante la 'distillazione' del metano. In questo caso lo scarico avrebbe le caratteristiche del rifiuto industriale e sarebbe soggetto a un'istruttoria, con tanto di controlli e prescrizioni, da parte della Provincia...(Ravenna-8/6/2002).
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Andiamo a votare al supermercato
E' un'economia schizofrenica. Tutti dicono: più economia, meno Stato. Io dico: meno economia o un'economia più da normali. Perché quando, signora, lei vede in televisione che il marco va su e il dollaro va giù, cosa pensa? Quando sente tutte le sere "il dollaro è andato su", la sua vita cambia? Non mangia più? esce se non doveva uscire? Fa delle cose con suo marito? Cosa fa, cosa pensa? Niente. Perché " oscilla il marco? cosa me ne frega a me, non ho marchi; oscilla il dollaro? non ho più neanche dollari". E però, gli effetti? Sembra che noi non siamo collegati con quel mondo lì.
Invece siamo collegati tutti i giorni, tutte le mattine, quando lei va a fare la spesa e vota, vota, quando veramente va a votare e vota dentro un cestello al supermercato e allora lì vede l'anello che congiunge le borse, le finanze. Perché va lì e vede kiwi della Nuova Zelanda, patatine della Nuova Caledonia, mele del Cile. Come le mele del Cile? Ce l'abbiamo qua, delle mele strepitose che diamo ad una società perché le schiacci e la paghiamo anche. Fattura seimila miliardi per schiacciare pomodori e mele e noi abbiamo le mele del Cile.
Perchè? Chi l'ha deciso? Non l'ha deciso un agricoltore, lo ha deciso uno squilibrato coi brufoli che ha fatto si che il dollaro rispetto al pesos cileno e la lira renda più conveniente comprare una mela in Cile. La Danimarca esporta migliaia di tonnellate di biscotti per gli Stati Uniti, gli Stati Uniti esportano migliaia di tonnellate di biscotti in Danimarca. E uno dice "ma saranno diversi". Si, e allora? Perché non si scambiano la ricetta? E allora, un po' di buonsenso, questo questo vorrei vedere. Non c'è buonsenso. Quale par condicio. Dov'è la par condicio, sono una persona adulta io. Se parla dieci minuti di più Berlusconi che Bossi non dovrebbe cambiare il mio pensiero. Sono adulto non ho bisogno di leader. Par condicio, chi se ne frega sulla politica, la vorrei sull'economia la par condicio.
Allora la vera par condicio è quella lì. Spendiamo 10 mila miliardi sui prodotti e non sappiamo che prodotti sono. Lei sa smontare il motore di un'automobile? Signora, sì lei. Mi stava dicendo: sì tutti i giorni ne smonto uno? E lei sa cosa c'è dentro un televisore? Lei sa fare l'olio? E che cos'è un ciclero?. Spendiamo 10 mila miliardi sulle merci e non sappiamo niente sulle merci. La par condicio dov'è?
E' forse permettere che un'azienda prenda uno spazio televisivo radiofonico, sui giornali, e dica 100 volte al mese, 10 volte al giorno, dica "La vera sferzata di energia è la merendina del Mulino Bianco" che poi è una ciminiera nera.
Questa è la vera sferzata di energia, una merendina chimica, fasciata nella plastica, fatta un mese prima. La vera par condicio sarebbe mettere sull'altro canale un pediatra che dice "E' una stronzata. Una sferzata di energia per un bambino è una bella fetta di pane col miele". Dov'è la par condicio? Eccola dov'è.
Grillo
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FORESTE
Caro Direttore, complimenti per l'articolo "Dimenticare Gela" uscito su "Terra e LiberAzione" (primavera 2002)... Mi piacerebbe conoscere la tua opinione sulla seguente notizia (...). Saluti, Laura.
Una breve notizia...
"Roma, 19 aprile 2002- Clamorosa chiusura della Conferenza della Convenzione sulla biodiversita', oggi all'Aja. Fallisce il vertice dei ministri che doveva salvare le foreste primarie del pianeta. Era la prima volta in 10 anni, dal vertice sulla Terra di Rio, che i governi di tutto il mondo si incontravano per discutere il futuro delle foreste...Molti paesi europei, in particolare Francia, Germania, Italia si sono impegnati a sostenere le richieste di Greenpeace per fermare la deforestazione, ma Brasile, Canada e Malesia hanno bloccato ogni passo avanti concreto".
Un breve commento...
Che dire? L'imperialismo -multipolare e globale- è una trappola senza uscita interna: a favore di Greenpeace (si fa per dire) ci sono le potenze imperialiste che foreste non ne hanno, dunque che minkia gli costa farsi belli davanti alle telecamere di mezzo mondo? I mobili di tek però li vogliono, e dunque il due più due del mercato globale renderà ancora il quattro della deforestazione...E i malesi e i brasiliani, e non solo gli speculatori senza scrupoli, in qualche modo devono pure campare: è una trappola senza uscite interne, ma a volte facciamo finta di non capirlo.
Contro il mercato selvaggio di legno pregiato -e le sue note conseguenze disastrose- forse non possiamo fare molto. Ma contro l'autoinganno di lotte immaginarie e senza avvenire possiamo invece fare molto.
Sapersi ritirare per un periodo nella propria "foresta interiore", uscirne per radicarsi nella Terra attraverso la propria Terra, per farne un Giardino Paradiso...Migliorare se stessi e i luoghi in cui si vive, si può, si deve fare... (una "rasta" di Giardino Paradiso vale più di mille "lotte immaginarie"!). Cosiccome è urgente, sulla base del nostro radicamento reale, sostenere gli indios e gli ambientalisti che, in varie parti della Terra, resistono concretamente: con ogni mezzo necessario.
Io, che tempo fa ho firmato, accuddhì, una petizione per le foreste, cercherò di non firmare mai più alcuna petizione "per salvare il Mondo" : non darò il mio nome a nessun autoinganno...Non ci sono scorciatoie alla Lotta contro lo "Spettacolo", nella Realtà!. E se non lo vuoi fare, non lo puoi fare, non lo sai fare: non fare nulla, che è sempre meglio di prendersi per il culo, come quelli che si incazzano perchè gli USA non rispettano i "protocolli dei savi di Kioto": l'imperialismo non è "ecologista" e pretendere di farcelo diventare è da idioti... Se a questo aggiungiamo che anche applicando quei "protocolli dei savi di Kioto" non si risolverebbe un bel nulla... Insomma, le forze che abbiamo usiamole per fare cose sensate come cercare di godersi la vita e vendere cara la pelle.
un abbraccio e assabenadica. (MDM)
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Gela. Ok del Parlamento al decreto che legalizza l'inquinamento da Pet Coke
Roma, 23 aprile 2002. I deputati del Polo ma anche quelli della Margherita e dei Ds (che si sono astenuti o hanno addirittura votato a favore) ci hanno regalato il devastante provvedimento su Gela, un decreto legge che legalizza l'inquinamento e risolve i problemi giudiziari dell'Agip.
Questo decreto quintuplica il limite di emissioni degli ossidi di zolfo e apre la possibilità di utilizzo del pet-coke ad altre località produttive. Il rappresentante per la Margherita per questo provvedimento era, udite udite, l'on. Realacci, che è ancora presidente di Legambiente, il quale ha "lasciato libertà di voto ai suoi parlamentar". La stessa Legambiente che prende tangenti legalizzate da Montedison e soci (sponsor di Goletta Verde, di Salvalarte ecc.). Apriamo un dibattito?
Francesco
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Negli USA è proibito criticare la produzione alimentare funzionante secondo il modello centralizzato sovietico
Tratto dal libro Fast Food Nation di Eric Schlosser - Marco Tropea Editore 384 pag. 16,60 euro
[...] Avendo centralizzato l'agricoltura americana, le grandi imprese dell'agribusiness stanno cercando come i vecchi commissari sovietici di soffocare le critiche. Negli ultimi 10 anni le cosiddette "vegggie libel laws" sostenute dall'agribusiness, sono state approvate in tredici stati. In base a queste leggi criticare pubblicamente derrate agricole senza prove scientifiche "ragionevoli" è un reato. Probabilmente l'intero concetto di diffamazione delle derrate agricole è incostituzionale; ciò non toglie che queste leggi siano in vigore. Oprah Winfrey, tra gli altri, ebbe una querela per avere fatto osservazioni denigratorie su alcuni prodotti alimentari. In Texas, un uomo fu citato da una società che produceva tappeti erbosi per avere criticato la qualità dei suoi prati. In Georgia e in Albana le "veggie libel laws" sono state strutturate a imitazione della legge britannica sulla diffamazione, ponendo al convenuto l'onere di prova. In Colorado, la violazione della legge "veggie libel laws" oggi è un reato penale, non civile. Criticare il macinato di manzo prodotto nel macello di Greeley potrebbe portarvi dietro le sbarre.
[...]
pag. 299-300
Libro da non perdere per chi desidera comprendere l'evoluzione secondo il modello di sviluppo definito "globalizzazione liberista" di tutto il ciclo riguardante la produzione alimentare dall'agricoltura, la trasformazione nell'industria e la distribuzione delle derrate alimentari da parte delle catene di ristorazione come i McDonald's, le conseguenze che comportano sulle condizioni di lavoro dei lavoratori e sulla qualità delle derrate alimentare per i consumatori con le conseguenze sulla loro salute.
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SMOG E TRAFFICI
La Fiat e lUniversità di Catania
verso linvenzione del quadriciclo!
...per ultimo, non in ordine di importanza, mi piacerebbe che si ricominciasse a parlare di piedi, di gambe, di corpo umano, di biomeccanica, di pedali e di mezzi pubblici, quando si parla di mobilità, e di come risolverne i problemi. I nostri arti inferiori, restano ancora, il più remoto ed efficiente mezzo di locomozione, senza il rischio di diventare arcaici o superati...
Qualche anno fa, più esattamente nel 95, usciva BARNUM- Cronache dal Grande Show, una raccolta di articoli scritti da Baricco negli anni precedenti per il quotidiano della Fiat, La Stampa. Sarà solo un caso, e lo credo, sicuramente avrebbe scritto le stesse cose anche su Repubblica, o sul Messaggero, però limbarazzo che dice di provare a dover dire quel che racconta si sente tutto. E strano, come vadano le cose certe volte, tu leggi e rileggi i suoi libri, le sue piéce teatrali, e te limmagini diverso, molto diverso da come tappare quando poi ti capita Barnum per le mani... Un elegante porgitore di cultura, per chi non può afferrare le creature e i luoghi e le opere delle sue citazioni. Io mi ricordavo dei suoi romanzi dove cera il Mare, soprattutto lOceano Mare, oppure la nave, ma pur sempre in mare, o al massimo, lo ricordo, per lostinata invenzione del treno, e della locomotiva, e della ferrovia.
Poi, a leggere quellarticolo, che come articolo de La Stampa può starci tutto, anche scritto da Baricco, ma come pagina di un libro no, ti viene un po il magone, i dubbi cominciano a corroderti, e altra memoria ti viene a galla. Soprattutto ti torna che anche lui è stato sparato, per così dire, catodicamente, dalla televisione...
Credo che anche Scapagnini (mirabolante Sindaco di Catania), anchegli dedito ad acrobazie da circo (per la cronaca: Barnum è il nome del più grande impresario circense della seconda metà dellottocento) abbia letto quel volumetto, magari allombra di qualche palma brasiliana. E se nè talmente entusiasmato che in libreria, anzi, a fera, permette di andarci a tutti i catanesi, tranquillamente in auto. Probabilmente, come Alessandro Baricco, è convinto che qualità della vita significhi anche potersene arrivare in centro, posteggiare, e andarmi a comprare un libro senza metterci unora. Testuali parole, non una di più. Spero Alessandro, che tu possa leggere, una volta o laltra, queste parole, e insieme i dati delle ASL, e delle migliaia e migliaia di tonnellate di petrolio che ogni anno si bruciano inutilmente, solo perché non si vuole riconoscere il problema nella sua reale gravità, e perché esistono persone come te, come Scapagnini, come il Vostro attuale Sindaco e come tanti altri, magari rimbecilliti dal piombo, dal benzene e dalle polveri fini, e chissà da quantaltro non riusciamo a vedere o a misurare. Baricco a parte, forse, al problema del traffico e dello smog delle città penseranno la Fiat (quella di Torino) e il Dipartimento di Ingegneria meccanica dellUniversità di Catania, che danno vita a un nuovo Polo, scientifico suppongo, come annunciato da una sorta di comunicato stampa, un piccolo capolavoro di cripticità, uscito di recente su La Sicilia. Riusciranno a partorire (modestamente) come dicono, il... quadriciclo? Non si parla, nellarticolo, e neanche nel sito del dipartimento di Ingegneria, ne di quanti soldi privati e pubblici (dei contribuenti) siano stati investiti, ne soprattutto, si fa riferimento a qualsivoglia straccio di progetto, di abbozzo, di traccia. Si tratterà, già, di segreto industriale?
Questi geniacci dellauto a tutti i costi non hanno ben capito che la soluzione primaria per labbattimento dello smog e del traffico, consiste nel ridurre drasticamente il traffico. E non devo certo essere io a suggerire le soluzioni, perché si conoscono bene, esistono, e in alcune città (soprattutto del centro e nord Europa) sono ampiamente diffuse e collaudate. E, se qualcosa di nuovo deve essere adottato, che si cominci a tirar fuori i progetti dai cassetti leggasi: auto ad aria compressa, carburanti alternativi: olio di colza e di girasole, ecc. tanto per citare.
Per ultimo, non in ordine di importanza, mi piacerebbe che si ricominciasse a parlare di piedi, di gambe, di corpo umano, di biomeccanica, di pedali e di mezzi pubblici, quando si parla di mobilità, e di come risolverne i problemi. I nostri arti inferiori, restano ancora, il più remoto ed efficiente mezzo di locomozione, senza il rischio di diventare arcaici o superati...Non possiamo riscoprire le potenzialità del nostro organismo solo dentro a una palestra o a una piscina. Possiamo e dobbiamo farlo, riprendendoci le nostre strade e le piazze e le panchine e le fioriere e laria, checché ne dicano Baricco o Scapagnini, e ricordandoci, nel nostro piccolo, che il problema dello smog nelle città, è anche il problema globale- delleffetto serra, del buco nellozono, del surriscaldamento del pianeta...
Una osservazione finale: cosa centra la Fiat col quadriciclo? Non potevano stipulare un accordo con la Bianchi, o con la Legnano o con la bicicletta Graziella?
MaDa
da Terra e LiberAzione, Primavera 2002
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IL DIRITTO ALLA BELLEZZA
Cosa pensate della sanatoria edilizia per le coste che il governo regionale (e non solo lui), recependo la legge nazionale, sta promuovendo? (...)
Giovanni
Grazie per la domanda. La nostra risposta è semplice: è necessario usare lo Statuto di Autonomia della Regione Siciliana per restituire le coste, le spiagge, questo mare incantato al Popolo Siciliano e a una idea di Bellezza che sia all'altezza della Storia migliore dell'Isola di Trinakria. Occorre demolire le villette abusive costruite sulle coste siciliane, anche se la legge italiana -che l'ARS intende recepire- le vorrebbe "sanate". Demolire non è tecnicamente difficile, come la disinformazione pilotata vuol far credere. Per buttare giú un ecomostriciattolo abusivo ci vogliono pochi ettogrammi di esplosivo e cinque minuti di lavoro. Per rimuovere le macerie -che potrebbero anche essere riciclate- si mandi pure l'Esercito: che valga da esercitazione.
Non si può spacciare per "risanamento e riordino delle coste" quella che è una sanatoria dell'abuso. Dopo le spiagge si vogliono agghiacciare abusivamente anche il Vocabolario? Siamo alla farsa.
La maggioranza dei Siciliani è contro l'abusivismo di piacere e contro chi lo protegge: il mare è di tutti. Mentre qui si vuole privatizzarlo, ora sanando villette, domani regalandolo alle multinazionali del turismo, in cambio di qualche posto di cameriere. Quella siciliana è l'unica "regione autonoma" d'Europa i cui cittadini non possono indire referendum, nè promuovere leggi... In compenso possono farsi la villa sulla spiaggia.
Per il Diritto all'Identità. Per il Diritto alla Bellezza.
@Terra e LiberAzione 2001.
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Giufà e le sementi sterili
Caro direttore, mi ricordo quando negli anni ottanta ci dicevi che con questa storia del controllo delle multinazionali sulle sementi sarebbe finita male. Certo era solo una intuzione, fatto sta che sta veramente finendo male. Non siamo più "padroni" di niente, neanche delle terre di cui abbiamo formalmente l'atto. Comu voli Diu?.
Antonio
(...) La Piana di Catania, che era il cuore della campagna produttiva siciliana, è un mezzo deserto: tante sono le cause, riconducibili in parte all'azione implacabile delle forze esterne di un mercato che è globale (da secoli!), alla devastazione di interi territori da parte delle multinazionali petrolchimiche, autentiche idrovore che hanno bruciato il 50% dell'acqua siciliana, ma anche alla mancanza di autonomia e cultura dei soggetti sociali che avrebbero dovuto operare altre scelte per salvare e rilanciare le nostre campagne produttive. Della politica agricola dei governi romani è appena il caso di ricordare un fatto, altamente simbolico: dei 140 miliardi destinati a tutto il settore agroalimentare del Sistema Italia dal decreto 173 dell'ultimo governo di centrosinistra (nel silenzio dell'allora opposizione di centrodestra) ben 112 (80%!) sono stati assegnati a due sole multinazionali: Parmalat e Citterio. Dei 260 progetti proposti al finanziamento ne sono stati ammessi 62 e solo 8 hanno ricevuto realmente i danari (5/8/2000).
Questo bell'esempio di liberismo all'italiana è piú "educativo" di un intero corso di laurea in Scienze Politiche. Parmalat e Citterio, padane doc, hanno una grande forza di «persuasione» su parlamentari che valgono quanto costano: poco.
Se vivere di agricoltura e restare radicati anche economicamente alla Terra è sempre piú difficile lo è anche in conseguenza di queste scelte politiche. Occorre combatterne la logica, il daimòn dello sradicamento.
Seguo, quando mi capita, le vicende della campagna produttiva toscana e umbra. In Sicilia siamo all'anno zero e non vedo in campo un vero soggetto sociale collettivo in grado di riprogettare la campagna produttiva siciliana: quel poco che resiste è tenuto in vita da sovvenzioni varie, fatta eccezione per nicchie pregiate come la floricoltura ad Acate, o il pomodorino di Pachino, o poche altre...Mentre un discorso a parte meriterebbe la serricoltura di Vittoria.
Ma il grosso della campagna produttiva siciliana tutto è tranne che veramente produttiva. Non siamo ancora alla "Terra desolata", ma poco ci manca: siamo, da almeno dieci anni, in pieno "Spoon River". Credo vada studiata bene la disgregazione sociale in quella che fu l'Orange Belt, la cintura urbana delle arance. Per quanto riguarda la questione delle sementi sterili mi pare proprio che essa sia la sintesi simbolica della "dipendenza" del contadino (ma ce n'è ancora, nella Piana di Catania? quanti sono in realtà?).
US 5723765 - EP 775212. Sono i codici di protocollo, in USA e nell'Unione Europea, con i quali la multinazionale Monsanto, leader nel campo della produzione e commercializzazione di sementi transgeniche, ha brevettato una micidiale tecnica di modificazione genetica che viene utilizzata per rendere sterili le sementi, bloccandone cosí il ciclo riproduttivo. Si obbligano pertanto i contadini ad acquistare ogni volta le sementi, al prezzo che la Monsanto stabilisce, rendendoli dipendenti dalla "Grande Macchina"...Il neocolonialismo alimenta lo sradicamento di interi Popoli e tutto il resto sono belle chiacchiere...
Torniamo alla Monsanto (contro cui nessuno Stato si permette di alzare la voce). Le sementi transgeniche, oltre a impoverire gli uomini, distruggono l'ecospecificità dei terreni e delle acque necessarie per irrigarli, poichè le piante transgeniche contagiano la sterilità anche alle altre colture circostanti; non credo sia un caso che venga negata la certificazione per le produzioni biologiche qualora queste insistono in terreni vicini a coltivazioni transgeniche.
Infine, alimentarsi con cibi transgenici -è stato verificato in ricerche il cui costoso approfondimento nessuno ora vuole finanziare- abbassa le difese immunitarie dell'essere umano.
A salvarsi è il solito Giufà, il quale non si è accorto di niente e continua a conservare ogni anno le sementi per l'anno successivo. Non lo sa, ma sta violando un centinaio di leggi, regolamenti, protocolli...globali. Non lo sa ma è un guerriero dell'umanità. Ce ne vorrebbero di più. Conserviamo il seme...!
@2000. Mario Di Mauro
APPENDICE:
DOMANDA: Uno degli argomenti delle compagnie biotech è che i contadini hanno storicamente incrociato semi per anni e inventato nuove specie. Quindi ciò che oggi le stesse compagnie stanno facendo non sarebbe altro che un'accelerazione di processi avvenuti nei secoli. Lei, VANDANA SHIVA, cosa risponde?
Che è uno stupido parallelo. Nessun contadino ha mai messo batteri nella propria coltivazione e nessun agricoltore al mondo ha trasformato i propri semi per renderli più sterili. L'allevamento tradizionale non è mai stato transgenico. L'obiettivo dei contadini era diverso da quello delle multinazionali: incrociavano i semi per ottenere più raccolto, mentre le aziende biotech vogliono aumentare il loro controllo e la dipendenza degli agricoltori. Bisogna fermare questo inquinamento economico e naturale. La vita non è una miniera da cui si attinge senza scrupoli, rubando conoscenza e geni. Un furto alla base dello sfruttamento che porterà alla disgregazione della società.
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La Sicilia e le Alpujarras
Riceviamo da Rais Dhib
Pampaneira e Capileira sono due piccoli villaggi, ciascuno di poche centinaia di abitanti, posati sulla regione montuosa delle Alpujarras presso Granada in Andalusia (Stato spagnolo).
Fino a quando la Spagna fu soggetta al centralismo settario e illibertario del dittatore Franco, questa regione è stata -assieme alla Estremadura e ad altre- una delle aree a piú basso reddito e piú alto tasso di emigrazione, peggio di quanto avveniva a Ramacca o Niscemi in Sicilia negli anni '50-'60.
Mille anni prima, tanto le realtà delle Alpujarras granadine quanto quelle siciliane, condividevano, con lo splendore economico, la vivacità culturale, la centralità politica, l'appartenenza allo spazio di civilizzazione islamico. Tanto le Alpujarras che la Sicilia subirono poi secoli di colonialismo etnocida ed emigrazioni coatte, imposte dai dominatori del Nord e dai loro eredi ibero-cattolici. Lo sradicamento di ogni possibilità di autonomo sviluppo identitario ha accomunato queste due regioni d'Europa fino a pochi anni fa...
E veniamo al dunque. Oggi, Pampaneira e Capileira sono paesini che di simpatico non hanno solo il nome; infatti tutte le case sono colorate di bianco e adornate da vasi di gerani, e le vie alternano botteghe artigiane e forni di pietra, negozi e centri culturali che propongono a un fiume di visitatori e turisti provenienti da tutto il Mondo proprio quei prodotti figli di quella etnostoria che un colonialismo settario ha tentato di distruggere e di cui ora quelle popolazioni si stanno riappropriando.
Quanti paesi siciliani, dalle Madonie agli Iblei, potrebbero seguire saggiamente questa strada se solo un gruppo di amministratori, professionisti e giovani volenterosi si mettessero in testa la cosa giusta?.
maggio 2001.
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ETNA/ ERUZIONE E BUON SENSO
Ormai è come se ci fosse il copione. Ad ogni eruzione dell'Etna si mettono in moto i teatrini della cosiddetta protezione civile, gli inviati delle tv di mezzo mondo che presentano una Sicilia sommersa dalla lava....ma la cosa che più mi da fastidio è quella specie di criminalizzazione della Muntagna. Scusa lo sfogo. Che ve ne pare?
Antonio D.
Anche la recente eruzione dell'Etna, come accade dal 1983, ha visto la messa in scena, costosa e improbabile, della "guerra contro la lava". Bombardamenti d'acqua coi Canadair non solo contro la lava ma contro le leggi della fisica tecnica, erezione di argini che per fortuna non hanno deviato il corso naturale delle cose; per non dire delle stucchevoli passerelle di presidenti e vicepresidenti vari con la scusa di tranquillizzare le già tranquille "genti dell'Etna" che con la Muntagna ci convivono da sempre. Assistiamo ora a uno scontro tra interessi di tipo ricostruttivo-invasivo e, ci pare, una sana difesa dell'ambiente condotta dall'Ente Parco e dal CTS.
Su tutti si erge a Muntagna, che ora tace: imponente, magnifica, sacra. Ombelico di Trinakria e del Mar Mediterraneo. Stai tranquillo, l'Etna si difende da sola e i cretini sono solo cretini.
@ Terra e LiberAzione, Estate 2001.
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Giufà e il panino globale
Sono Anna, madre di un bimbo di dieci anni che frequenta una scuola media in un paese della provincia di Catania. La scorsa settimana c'è stata una gita in città. Li hanno portati da Mac Donald. Non so che pensare! Saluti.
Cara Anna, consolati!, i panini di macdonald fanno cosí schifo che per venderli hanno bisogno di spendere migliaia di miliardi in lavaggio del cervello: spot e telefilm. E' squallido che le "scuole medie" del catanese organizzino perfino gite culturali da...Mac Donald. E' proprio vero che non tutti possono essere all'altezza dello splendore della propria Terra e apprezzarne colori profumi sapori come se fosse una grande Opera d'Arte, ma che, con la loro coglionaggine, debbano contagiare pure i bambini (piú di quanto non lo siano già)... non è troppo?. Hanno portato il cervello all'ammasso o la Multinazionale del panino, facendo bene il suo mestiere, ha distribuito "tangentine al ketchup" (o come si scrive...). Tertium non datur.
E la "pubblicità", con la quale riescono a occultare il fatto che il "panino globale" produce, oltre al colesterolo, anche la distruzione della foresta amazzonica (e dei suoi abitanti), non risparmia nessuno, tranne forse chi non la capisce del tutto.
Ecco, continuando cosí, tranquillamente, passo dopo passo, "spot" dopo "spot", come topi dietro il Pifferaio, solo Giufà, lo Scemo del Villaggio, avrà qualche possibilità di salvare l'anima.
©Marzo 2000