ITALIANI BRAVA GENTE? Lezioni da Nassiriya. Sangue e petrolio nel secolo infinito degli imperialismi e delle guerre
Sabato 20 dicembre 2003 si è tenuta a Catania, nella nostra Casa Trinakria, un'affollata Conferenza di "Terra e LiberAzione" sul tema: Lezioni da Nassiriya. Sangue e petrolio nel secolo infinito degli imperialismi e delle guerre. Quattro relatori hanno affrontato in modo articolato e coordinato il tema dell'incontro, la discussione è continuata in modo ordinato fino a tarda ora. Ecco gli Atti.
"L'Irak è stato invaso, non liberato...A Nassiriya non c'era e non c'è alcun ospedale italiano da proteggere. Ci sono però i contratti petroliferi dell'ENI in guerra con i francesi di TotalElfFina... Il nemico è a casa nostra!. I Carabinieri italiani (siciliani in primis) sono stati mandati al macello per far sedere il Governo di Roma al tavolo della spartizione?. Se due più due fa quattro: Berlusconi in Irak come Cavour in Crimea...".
INDICE 1- Sicilia, Mondo.
(Mario Di Mauro)
2- Italiani brava gente? Fatti a-nnomina e vo kukkiti!
(P.Altimari)
3- Il petrolio come arma politica nella contesa imperialista.
(A.Lattanzio)
4- La tradizione italiana dell'ipocrisia coloniale
(S.Marconi)
APPENDICE
1-Lezioni da Nassiriya. Documento di "Terra e LiberAzione"
2-Dopo Nassiriya. Che cosa è cambiato. (Costanzo Preve)
3-Italiani brava gente? (Angelo Del Boca)
***
Sicilia, Mondo.
di Mario Di Mauro
Assabenadica!
La Pace? Stando così le cose è bene non nutrire alcuna illusione al suo riguardo. La guerra? Profitti, solo profitti, scannamento per il potere, è il demonio che la agisce!. Dal punto di vista metafisico -e del buon senso- è inutile aspettarsi che una società egoistica e misera di Spirito possa darsi una Pace giusta.
La Pace fra gli esseri umani è il risultato della pace con se stessi e con la natura, lapprodo di un Cammino che abbia superato nella conoscenza autentica ogni pregiudizio verso lAltro.
Non ci sarà Pace fin quando sulle macerie dellImpero dello Spettacolo, delle guerre, degli sprechi... non sorgerà una inedita civiltà materiale dello Spirito, una Civiltà dell'Amore fondata sullautogoverno comunitario dei Popoli e sulla pianificazione solidale delle forze e risorse produttive fondamentali, che ponga fine al saccheggio capitalistico delle risorse materiali e umane del Pianeta.
Una Civiltà di individui sociali pacificati, radicati nella Vita attraverso la Cura della Salute propria e della propria Terra. Una Terra assoluta, cosmica e concreta che è quella sulla quale cammini.
Con la "privatizzazione imperiale" del Mondo, lo sviluppo diseguale, lo sradicamento e il disordine demografico...e con lemergere, dallEuropa allAsia, di "nuove potenze" che non tarderanno ad armarsi fino ai denti, il Mondo va da tuttaltra parte.
La R/esistenza coincide con un nuovo-antico modo di essere e di esserci con competenza, sobrietà, coraggio. Spartaco, simbolo dell'uomo che non rinuncia alla libertà autentica, alla solidarietà umana, alla "Terra promessa", non è mai morto!. E se, dopo duemila anni, diciamo ancora "Viva Spartaco!" è perchè ne va della Salute, dell'Intelletto, dell'Avvenire.
La prima vittima della guerra, la prima vittima del Potere, è sempre la Verità. Ricostruire questa Verità è, ogni giorno, il primo passo pratico del Cammino verso un Mondo più giusto, più assennato. La Civiltà dellAmore resterà magari un sogno, ma questo sogno servirà a renderci più liberi, più saggi.
Ci costringono a vivere dentro una Grande Bugia, benedetta dallo Spettacolo. Noi non siamo più quello che siamo, ma quello che ci dicono di essere. E una tragedia dellessere.
Un amico ci ha criticati perchè Terra e LiberAzione non parla solo della Sicilia. Siano benvenute le critiche, se servono a chiarirci. Ma è delle tante Sicilie colonizzate del Mondo che parliamo noi, e la nostra Sicilia è metafora del Mondo-Sicilia!.
I nostri Tre Punti Fermi, i Tre Pilastri dello spartachismo siciliano: Indipendenza, Internazionalismo, Socializzazione, non sono vuote formule ma potenza concettuale che si dispiega nella Realtà configurando una pratica politica autonoma, un originale Cammino umano per la libbirtà ri sprixioni...: forse molti non hanno ancora compreso, e forse non siamo stati chiari abbastanza, ma Terra e LiberAzione, sul piano delle minoranze organizzate, è al momento lunica Porta aperta che i Siciliani hanno per uscire dalla Grande Bugia, per essere ed esserci con competenza in questo luogo del Mondo, in questa Sicilia che è Mondo. E questa è una responsabilità che necessita maggiore condivisione, assimilazione, partecipazione. Torniamo al tema di oggi, che è la Verità, torniamoci con alcuni esempi tratti dalla nostra lunga Storia ammucciata. Una sola avvertenza: quando parlerò dello zolfo siciliano pensate al petrolio irakeno, quando dirò della repressione italiana contro i Siciliani pensate alle guerre coloniali europee e americane...tutto si tiene, tutto ci educa alla Verità.
1837. E ricordato come lanno del colera. Altri due fatti vengono tenuti ammucciati: il primo è che lIsola diventa il primo esportatore mondiale di zolfo, il petrolio dellepoca, grazie al quale si muovono le macchine dellindustria inglese e francese: 415 miniere, export 146.000 tonnellate (1837-38). Il secondo è che a Catania, allinizio di agosto, i Fratelli Siciliani, giurando in piazza Duomo (Chianu di SantAjita) sulla Bandiera gialla con la Trinakria, proclamano lIndipendenza dellIsola. Popolo in festa. Reazione dei napoletanoidi: decine di fucilazioni, rastrellamenti nei quartieri, centinaia di processi.
1848. Gennaio. Rapida e travolgente una nuova Rivoluzione Siciliana riesce a proclamare lIndipendenza, convocare elezioni, formare un Parlamento, promulgare una Costituzione, cominciare a costruire uno Stato sovrano. Presidente eletto Ruggero Settimo.
Dalla Costituzione: La Sicilia sarà sempre Stato indipendente...La sovranità risiede nella universalità dei cittadini siciliani.
Da un kuntu popolare: Lu dudici jnnaru Quarantottu/ spinciu la testa ddu Populu afflittu/ misi focu a la mina e fici bottu/ ccu gloria vinnicau lu so Dirittu.
Dopo quella siciliana scoppiano Rivoluzioni liberalpopolari in tutta Europa. Verranno tutte represse nel sangue dai santalleati.
Palermo resiste fino alla primavera del 1849 grazie alle Maestranze, ai Lavoratori in armi!.
1860. E lanno della Catastrofe. Garibaldi invade la Sicilia... -protetto dalla flotta inglese, avanguardia di un corpo di spedizione segreto di 20.000 piemontesi e altri stranieri (ungheresi, zuavi...), che giungono su una trentina di navi dell'armatore genovese Rubbettino- distribuisce in corruzione mirata nellapparato borbonico ben due casse di piastre doro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo). Solo pochi illusi e molti malavitosi si aggregano alle sue bande. Promette terra ai contadini, assemblea costituente al Popolo, e pure autonomia bancaria. Avranno invece fucilazioni sommarie, un Plebiscito truccato, il saccheggio del loro ricchissimo Banco e degli zolfi. Il Piemonte pagherà i suoi debiti, per la Sicilia comincia una Catastrofe infinita. Prima la leva obbligatoria (che trasforma la miglior gioventù siciliana in carne da cannone per la prima linea delle guerre italiane), poi l'emigrazione imposta scientificamente che svuota di energie un Popolo intero...Per un secolo davanti a una malanova, a una disgrazia, i Siciliani esclameranno: pari ca ci passò casa savoja!. Poi lo Spettacolo neocoloniale ha sradicato memoria e verità.
1866. Settembre nero. Da Palermo scoppia la prima Grande Rivolta antitaliana. I circa 40.000 insorti in armi tennero in scacco i migliori reparti del regio esercito, battendoli ripetutamente, per sette giorni e mezzo in città e per dodici giorni nel circondario. Lesercito arrivò ad impegnare più di 40.000 uomini agli ordini del generale Cadorna il macellaio, oltre ad ingenti forze di polizia e gran parte della marina da guerra, che bombardò a più riprese la città. La stessa flotta vigliacca che il 20 luglio aveva perso lo scontro di Lissa con lAustria.
Lo Spettacolo neocoloniale, facendo cartefalse, lha bollata come una insurrezione mafiosa-separatista: inventando un clichè ancora in voga per deprimere lIdentità Siciliana. La mafia, in realtà, nasce con lUnità dItalia e si alimenta dellassenza di uno Stato: quello del Popolo Siciliano, libero, indipendente, sovrano.
1869. Inaugurato il Canale di Suez. La Sicilia ritorna sulla via dei conflitti dellavvenire. La costruzione del Canale e lormai prossimo taglio dellistmo di Suez, non meno della questione degli zolfi, fu una delle cause della spedizione anglopiemontese finalizzata alla distruzione del Regno delle Due Sicilie, che, al rating dellExpò internazionale di Parigi del 1857, era stato classificato come terza potenza economica dEuropa, forte peraltro di una flotta commerciale imponente, che avrebbe certamente fatto da volano per la sua proiezione mediterranea e oceanica: cerano tutte le condizioni, troppe condizioni, per non scatenare la più subdola delle guerre neocoloniali!. Il Piemonte pagò i suoi debiti. Lalleanza sperimentata in Crimea...
1888. Costituito a Messina il primo Fascio dei Lavoratori Siciliani. Il suo presidente viene subito arrestato e lassociazione sciolta. Ma la questione sociale cova nei campi, nelle miniere, nelle aree industriali dello zolfo...Diritti dei lavoratori e diritti civili del Popolo si fanno Coscienza.
1891. Nascono i Fasci, come perle dun rosario, a Catania, Niscemi, Paternò, Palermo, Corleone, Siracusa, Bronte, Lentini, Scordia...E un movimento di popolo senza precedenti: La Terra a chi la Lavora!.
1894. La feroce repressione romana, diretta dal rinnegato Crispi, stronca i Fasci con lo stato dassedio (3-1-1894), lunico stato che i Siciliani hanno conosciuto dal tempo dellinvasione anglopiemontese. Lesercito italiano spara sulla gente: a Caltavuturo, il giorno di San Sebastiano, fu una strage. I dirigenti finiscono in galera. Tra essi Giuseppe De Felice, che evase grazie al voto dei Siciliani che lo elessero al Parlamento; fu anche lunico Sindaco buono che Catania abbia mai avuto.
Era nata, sul sangue dei Fasci, la Questione Siciliana, come problema dellautodetermi- nazione del Popolo Siciliano sulla sua Terra di appartenenza e di vita.
1895. Litalietta savojarda-imperialista aggredisce lEtiopia e viene sconfitta allAmba Alagi. Tre mesi dopo, l1 marzo, dopo aver arruolato migliaia di mercenari Ascari, ritenta linvasione e viene fatta a pezzi da 120.000 guerrieri delle tribù abissine, ad Adua.
1911. Litalietta democratica-imperialista invade la Libia e trova la sua quarta sponda. Litalietta fascista-imperialista, negli anni trenta, completa lopera nelle colonie: campi di concentramento, bombardamenti coi gas di iprite, impiccaggioni di massa: italiani brava gente?. Libia (Cirenaica) 1930: per reprimere la ribellione capeggiata da Omar el-Mukhtàr, litalietta brava gente deportava 100mila civili dalla Marmarica e dal Gebel el-Ackdar ai campi di concentramento della Sirtica, dove 40mila libici, uomini, donne, bambini, vennero sterminati. In Etiopia la resistenza patriottica veniva bombardata coi gas...Perfino un monastero venne incendiato, quello di Debrà Libanòs, e i suoi 449 monaci copti, che vi vivevano in preghiera, vennero fucilati: ma su quali libri ci hanno fatto studiare a scuola?
Negli anni trenta, in pieno Ventennio fascista, il Prefetto Mori venne inviato in Sicilia con la scusa della lotta alla mafia: in realtà dovevano piegare al Regime quei quartieri popolari e soprattutto quelle comunità di montagna che non ne volevano sapere!. Ho letto i discorsi e le cronache del tempo: basta soffiare sopra lo strato di polvere retorica, che la Verità vien fuori da sola.
Tra il 1943 e il 1946 si sviluppò in Sicilia un vasto e popolare movimento per lIndipendenza: ne avete mai sentito parlare in termini positivi? Non chiedevano nulla per se e tutto per il Popolo Siciliano, conquistarono lAutonomia Speciale, poi svuotata dallo Spettacolo neocoloniale, dai suoi pupi e pupari...Ma a chi diede anche la Vita per una Idea di Libertà è oggi vietato, di fatto, dedicare perfino una scuola o un pezzo di strada: però abbiamo monumenti, e vie, e scuole dedicate a quel truffatore di Garibaldi, ai criminali Re che bombardarono i Siciliani...Viviamo dentro una Grande Bugia. Non cè Pace, non cè Giustizia possibile se non ci liberiamo, se non ci disintossichiamo dalla Grande Bugia.
Nel 1960, in un clima miracolistico, la Sicilia finiva nella trappola petrolifera: lENI, Enrico Mattei...unaltro che per poco non hanno fatto santo. Sapete di cosa si vantava Mattei coi suoi amici del Consiglio dAmministrazione dellENI? Si vantava di aver violato per ottomila volte leggi, decreti, ordinanze, perchè lAgip potesse svolgere i propri lavori senza rispetto per i suoli e per i centri abitati (lo riferisce il suo biografo, Nico Perrone in Enrico Mattei, il Mulino 2001).
Come non pensare ai recenti Fatti di Nassiriya? La teledittatura ha messo in scena uno Spettacolo ipocrita e miserabile: ore e ore di strazio della Verità e nessuno che dicesse, molto semplicemente: a Nassiriya non cera nessun ospedale italiano da proteggere, ma solo gli interessi petroliferi dellENI: lha detto, senza peli sulla lingua, il capo della multinazionale italiana, dott. Mincato. Altro che guerre umanitarie e missioni di pace, altro che omelie del cardinale Ruini!.
Più che mai abbiamo il dovere di cercare la Verità e di comunicarla. Noi ci proviamo, ne vale della nostra Salute e forse tantikkia anche della Civiltà.
@ dicembre 2003. (traccia dell'intervento, che è stato svolto a braccio)
Italiani brava gente?
Fatti a-nnomina e vo kukkiti!
di Placido Altimari
Leffetto più comico della Jihad è quello daver provocato un delirio narcisista nel Fronte Occidentale. Lo cantava Bennato: noi discendiamo dagli antichi Romani, noi abbiamo sempre ragione. E tutti in fila per tre, schierati in arme in difesa della Laica Civiltà Cristiana (?), e come allo Zecchino dOro a cantar la filastrocca: Italiani brava gente!. A Beirut, negli anni ottanta, addestrati negli equilibrismi craxiani, dipinsero le autoblindo di bianco candore. In Iraq, in pieno squilibrio berlusconiano, le marchiarono della scritta ITALIA. Perché limportante è distinguersi. Mica siamo come gli altri, noi! Italiani brava gente. Soldati, si. Ma soldati di pace!
Credo che anche le truppe sovietiche in Ungheria, Cecoslovacchia ed in Afganistan si considerassero tali. Ed anche quelle Americane in Corea, Vietnam, o a Panama. Come quelle Romane in Numidia, in Ponto ed in Mesopotamia. Furono loro a coniare la Pax Romana, no? Perché, anche allora, erano Italiani brava gente.
La Jihad islamica non ha nulla da insegnare: la guerre sono sempre sante! E le proprie sono sempre più sante. A questultima missione italiana (e sottolineo missione) è però venuto meno il crisma dellONU. E perdippiù il Papa lha stigmatizzata col suo anatema: Dovrete rendere conto a Dio e alla Storia. Come dire: Vi mando allInferno!, che è poi la sua specializzazione, ed è lunico che può farlo con debita autorizzazione. Ma gli Italiani brava gente sono profondamente laici, democratici e progressisti, e come sulla breccia di Porta Pia se la sono santificata da loro. In questo sono maestri: Italia una, Dio lo vuole. Ma chi glielo aveva detto a Mazzini, langelo Gabriele?
Il misticismo italiano è da sempre sfrenato. Popolo di Santi e poeti navigati- hanno elevato sugli altari anche Garibaldi: E me lha detto una monaca pia: Egli è fratello di Santa Rosalia! La Santa gli ha donato un talismano, tessuto in cielo con la sua propria mano: questo ti guiderà su lalto mare ( ) e quando lo vedrai sul fronte, squilla la tromba, che la vittoria è certa!.
Popolo di poeti, gli Italiani brava gente non hanno mai lesinato in fantasia. Altro che immaginazione al potere! Il Regno delle Due Sicilie, terza potenza industriale dEuropa allesposizione internazionale di Parigi del 1857, è la causa prima ed assoluta della miseria pregressa della provincie meridionali. Come nella scuola Diaz di Genova cerano le armi dei blekblòk.
Al potere dellimmaginazione, allideologia delle classi dominanti, allo Spettacolo delle teledittature democratiche, va contrapposta la forza della Verità. Che è intrinseca nei fatti. Basta scrostarne il sedimento retorico che li avvolge.
Lapologia della civiltà europea, esaltata come epigono della storia umana e modello universale, è giustificazione allodierna e pregressa pretesa esportazione/imposizione del suo sistema politico ed economico.
Ma in cosa consta questa civiltà europea di cui Berlusconi si fa orgoglioso araldo? Già Esopo ha illustrato con dovizia le inconfutabili ragioni del lupo contro le flebili obiezioni dellagnello. Je na scasciuni si throva sempri. Specie se si è lupi brava gente.
Non so quale scusa sostenga la recentissima necessità dellacquisto, da parte delle autorità italiane, di gas Sarin, iprite e fattore arancio: proprio le armi che ancora cercano nei deserti irakeni. Ma si sa: u Re corna nunni fa! Certo che, alla faccia della moratoria internazionale sulluso delle armi chimiche dallItalia sottoscritta a Ginevra il 17 Giugno 1925, furono da essa allegramente usate per ridurre allimpotenza la Resistenza libica, contro la tribù dei Mogarba er Raedàt nel 1928, e contro loasi di Taizerbo nel 1930. E ancor di più durante la conquista dEtiopia e la successiva grande pulizia coloniale, lavando lonta di Adua col gas smacchiatore C.500-T, ristabilendo lOrdine violato dalla impugnazione del trattato di Ucialli (1889) da parte di Ras Hayle Sellasiè, e principalmente- liberando il Popolo abissino dal peso della schiavitù, lì legalmente esercitata.
A noi terroni, per liberarci, ci hanno preso a fucilate per decenni, ci hanno deportato nei campi di concentramento cisalpini, e di tanto in tanto non hanno lesinato a bombardarci molto fraternamente, come a Palermo nel Settembre Nero del 1866.
A loro, a seguito dellattentato del 19 febbraio 1937 al viceré Graziani, la rappresaglia condotta citando il giornalista Ciro Poggiali- fulmineamente, coi sistemi del più autentico squadrismo fascista lasciò inanime, per le strade di Addis Abeba, 1.000 vittime (dato italiano), 6.000 (secondo testimoni stranieri), 30.000 (secondo gli Etiopi). 1.000 nabbastunu.
Dalla relazione del colonnello Azolino Hazon si apprende che la Benemerita arma dei Carabinieri (a stissa di Nassariya, va!) passò per le armi 2.509 indigeni in meno di quattro mesi. Mentre il generale Pietro Maletti, per punire la sospetta ospitalità ai due esecutori materiali dellattentato, assaltò eroicamente la città conventuale di Debrà Libanòs, fucilando 449 fra pericolosissimi monaci e diaconi. E che poi fossero invece 1.423 o 2.033, come da recenti ricerche universitarie accertato, è solo un dettaglio di quanto si evince dal dispaccio di Graziani a commento della strage:È titolo di giusto orgoglio per me laver avuto la forza danimo di applicare un provvedimento che fece tremare le viscere di tutto il clero, dallAbuna allultimo prete, o monaco.
Di questo caratteristico zelo ci documenta anche Sandro Sandri, inviato de Il Regime Fascista, sul quale riferì nel Febbraio del 1930- dellattacco aereo sui Mujahidin libici in fuga verso il confine algerino, gregge umano composto, oltre che di armati, da una moltitudine di donne e bambini, per due giorni eroicamente bombardato e mitragliato.
Questa diligente opera di civilizzazione veniva altresì corredata dalluso oculato di campi di concentramento, che in virtù di italica efficienza si trasformavano in autentici campi di sterminio.
In Cirenaica, per tagliare i legami fra glinsorti di Omar el -Mukhtar e la popolazione indigena, si disponeva la deportazione di 100.000 civili dalla Marmarica e da Gebel el-Ackdar agli Accampamenti (così eufemisticamente furono chiamati!) fatti costruire nella Sirtica, una delle regioni più inospitali del Nord Africa. Fra il 1930 e il 1933, data della loro chiusura, 40.000 deportati morirono: durante le marce di trasferimento, per i viveri insufficienti e spesso avariati, per linadeguata assistenza igenico-sanitaria, per le epidemie conseguenti, per le violenze dei guardiani, per le esecuzioni sommarie ai tentativi di fuga.
Altre Colonie estive furono insediate nellisola di Nocra in Eritrea- (dove i detenuti erano costretti ai lavori forzati nelle cave di pietra con temperature che toccavano i 50°, e falcidiati dalla malaria, dalla dissenteria e dalla insolazioni), e a Danane in Somalia- dove, su informazione di Micael Tesemma, alto funzionario del Ministero degli Esteri dellEtiopia, durante i tre anni e mezzo che vi fu recluso, tra il 1936 ed il 41, dei 6.500 etiopi e somali che si avvicendarono nella detenzione 3.171 vi persero la vita. (I dati sono stati estratti dalla ricerca dello storico Del Boca, vedi il sito www.terraeliberazione.org).
Lesaltazione di una boria scatenata è priva di discrezione: gli Italiani brava gente amavano farsi ritrarre in posa dinanzi alle forche, o reggendo per capelli le teste mozzate delle loro vittime. Tratta dagli Organi giudiziari italiani, o più semplicemente dai portafogli degli italiani finiti prigionieri alla caduta dellImpero, la macabra documentazione è visibile negli Archivi storici di Addis Abeba. E riportano immediatamente ad altra documentazione fotografica, dove con medesima arroganza si ostentavano le vittime dello zelo patriottico italiano abbattutosi sulla Resistenza Duosiciliana.
Di questa efferata ferocia come dellaltra- non cè traccia nei manuali di storia, stretti da una ferrea autocensura ed informati alla metodica omertà, tutti infarciti della retorica del buon colonizzatore, costruttore di strade, ferrovie, città, e fertili campi. Evitando di soffermarsi che quei campi venivano espropriati a qualche precedente proprietario indigeno. E sorvolando sul fatto che dalla italica civiltà le popolazioni autoctone venivano escluse, impedendone laccesso agli studi più elevati, e tollerandone lesercizio delle mansioni più umili, salvo lincorporazione nelle prestigiose truppe ascare.
Come non si soffermano sulla italianizzazione forzata delle popolazioni slovene e croate della Venezia Giulia, sulla censura delle lingue autoctone che arrivava al punto di edulcorare i cognomi con una forzata ed ufficiale italianizzazione...I campi di concentramento dove doveva estinguersi la Resistenza spianarono poi la via alle Foibe titine.
Questo rapido excursus sotto il vello candido della Belva italiana consente a pieno titolo allItalia lattributo di Potenza europea, associandola a pieno merito agli Spagnoli, ai Portoghesi, ai Belgi, agli Olandesi, ai Tedeschi, ai Russi, ai Turchi, ai Francesi, agli Inglesi, agli Statunitensi , Popoli la cui grandezza poggia sulla rapina e sul genocidio sistematicamente praticati.
Questa è lEuropa. LEuropa della Coalizione, lEuropa della nuova Costituzione, lEuropa dellEuro.Europa che non potrà mai riconoscersi nelle unitarie origini cristiane, perché fondata al di là di qualunque valore che non sia traducibile in valuta.
È lEuropa imperialista che millanta i principi solidaristici dellingerenza umanitaria e "si fa carico di tutti i mali del mondo" per continuare il suo secolare doppiogiochismo. Ma di questo ne riparleremo.
Dal Petrolio al Petrolio di Alessandro Lattanzio
Il caso Khodorkhovsky
Con l'arresto di Khodorkhovsky, magnate dell'industria petrolifera russa, si sono alzate tante voci di deprecazione nei confronti di Putin e delle Federazione Russa. I media del regime europeista hanno accusato Putin di attentare alla libertà politica e di parola. Dato il disinteresse dell'Europa per le condizioni del controllo "democratico" dei mezzi di comunicazione di massa in Russia; della situazione dei sindacati e delle lotte condotte dagli operai contro le privatizzazioni, volute proprio da soggetti come Khodorkovskij; dato il disprezzo mostrato da Prodi, e quindi dalla Comunità Europea, per le realtà politiche sociali che si oppongono alla devastazione delle proprie nazioni; occorre domandarsi: quale è la verità che riposa dietro tale interesse?
Un mattino, alle 5, in un aeroporto siberiano, poliziotti arrestano Mikhail Khodorkovskij, l'uomo più ricco di Russia. La giustizia lo accusa di frodi su vasta scala. Perché?
Il controllo del petrolio. Putin è nervoso. Le privatizzazioni hanno rovinato i lavoratori russi, che detestano i capitalisti, soprattutto i proprietari dei grandi monopoli. Nel corso di un sondaggio d'opinione, il 35% arriva a dichiarare che l'incarcerazione di Khodorkovskij è un "gran momento".
Il partito di Putin, "Russia Unitaria", ospita una coalizione di interessi capitalistici: difensori del capitale americano ed europeo, ma anche del capitale nazionale russo. Il capitale straniero si è appropriato solo della crosta russa. Quindi per trasformare la Russia in colonia economica e politica, c'è bisogno del sostegno dei grandi e piccoli capitalisti russi. Tra cui Mikhail Khodorkovskij.
La progettata fusione con Sibneft farebbe della sua società, la "Yukos", il primo gigante del petrolio russo.
Khodorkovskij ha finanziato due partiti di opposizione apertamente filoamericani, l' "Unione delle forze di destra" e "Jabloko".
Mentre Khodorkovskij suggeriva di presentarsi contro Putin, alle prossime elezioni, la sua "Yukos" annunciava di voler vendere il 25% della sua quota al gigante americano Exxon-Mobil. Gli Stati Uniti erano dunque sul punto di effettuare un'ascesa politica ed economica, con Khodorkovskij. E soprattutto di bloccare l'accordo sull'oleodotto russo-cinese. Per il quale era stato già stipulato un accordo. Tale mossa minacciava, chiaramente, gli interessi geoeconomici di Washington; così gli statunitensi hanno fatto ricorso all'opzione azionaria. Putin ha risposto con una contromossa giudiziaria e elettorale...
La borghesia nazionale e la popolazione non erano d'accordo, dato l'andamento delle cose, con Khodorkovskij (cioè gli USA), che avrebbero ottenuto il controllo del petrolio e del gas, e quindi, il controllo della redistribuzione di quei profitti verso gli altri settori dell'economia. Si tratta di un conflitto tra i rappresentanti della borghesia straniera, da una parte, e la borghesia nazionale, dall'altra.
Con l'estromissione di Mikhail Khodorkovskij, Putin pone alla testa della "Yukos" Simon Koukes; cittadino americano. Koukes cercherà di trattare con riguardo la borghesia nazionale russa, per acquisirne i favori, senza tuttavia abbandonare gli americani. Exxon non molla e sa bene a quale porta bussare, dichiarando che "Exxon, Shell e Chevron, oggi, vogliono poter entrare facilmente in Russia.
Da Mosca a Baghdad
Il 10 dicembre, gli USA decidono di escludere dai contratti per la ricostruzione dell'Iraq i Paesi contrari alla guerra, come Francia, Germania e Russia.
La decisione viene giustificata perché: "è necessario, per la protezione degli interessi essenziali di sicurezza degli Stati Uniti, limitare la competizione per i contratti primari a società americane, dell'Iraq e dei partner della coalizione".
Alla ricostruzione potranno invece partecipare 63 Paesi che a vario titolo hanno fatto parte della coalizione con in testa Gran Bretagna, Italia e Spagna.
I contratti prevedono interventi di ricostruzione nel settore dell'elettricità, in quello delle acque e dei lavori pubblici, della salute, dei trasporti, dell'edilizia, delle comunicazioni e delle infrastrutture petrolifere.
Come si vede la battaglia per il petrolio, se non centrale, é cruciale nella politica di confronto interimperialistico. Al contrario di quanto vanno dicendo tanti presunti "esperti".
La risorsa petrolio, con il passare degli anni e il progressivo esaurimento dei giacimenti, sarà sempre più al centro delle contese imperialiste; e sarà causa di futuri prossimi conflitti.
Come lo è stato per la recente guerra all'Iraq. Guerra sbandierata, all'inizio, come attacco preventivo contro uno "stato-canaglia" in possesso di armi di distruzione di massa. Giustificazione, riportata con belante acriticità dai media e dai politicanti italioti, che è stata abbandonata, appena venuta fuori la spiacevole verità che l'Iraq non aveva armi di distruzione di massa (un peccato che è permesso solo a USA e Israele).
Allora, è stata tirata fuori la vecchia panzana mitologica. Fallacemente ci si è messi a raccontare la favola della guerra "giusta": come gli USA sono entrati in guerra contro il nazismo, per portare le caramelle ai bambini e abbattere la dittatura di Hitler e Mussolini, così si è aggredito l'Iraq per abbattere il dittatore, per qualche mese imprendibile,
Saddam (Hussein). Compito atteso dai marines USA; mentre le caramelle le portavano i carabinieri a Nassiriya.
Nassiriya dove non vi è ombra di italico ospedale, ma di una più concreta concessione petrolifera ottenuta a discapito dei franco-belgi di Total-Elf-Fina.
Da Baghdad all'italietta
I carabinieri morti a Nassiriya, lo sono stati non per l'irriconoscenza degli iracheni, ma per l'avidità codina e servile dell'ENI, ente dello stato italico, vassallo dell'imperatore Bush II. Giova ricordare come il governo italiano, riconoscente verso un meridione, che ha fornito la quasi totalità delle vittime di Nassiriya, abbia colto l'occasione per cercare di piazzare in Basilicata un deposito di scorie nucleare.
Mal gliene incolse, ci aveva provato in Sardegna, ci ha provato in Lucania, e la prossima volta con chi ci proverà?
Tra l'altro ci si dovrebbe porre qualche domanda su tali scorie nucleari, sono solo un problema di salute e igiene, o fanno parte del programma di armi di distruzione di massa che cerca di mettere sù la felice italietta berluscoprodiana?
Forse che quelle scorie provengono dalla centrale atomica fantasma di Camp Darby, dove vengono stoccati e lavorati i proiettili radioattivi all'uranio sparati dalla NATO durante le guerre definite "umanitarie"?
Il nome CISAM (Centro Interforze Sviluppo Applicazioni Militari), compare in documenti del Governo e dell'ENEA, gestisce un reattore nucleare di ricerca (il "Galilei"), su cui è stata distesa una cappa di segretezza.
Il rapporto sullo "Stato della radioprotezione in Italia", compilato dall'ENEA, prima che la gestione passasse alla SOGIN (del ministero del Tesoro), considera l'impianto del CISAM tra quelli da mettere in sicurezza, considerata la pericolosità del combustibile (plutonio) usato prima dello spegnimento e dei rifiuti radioattivi prodotti.
Tra l'altro, la cappa di silenzio massmediatico, è scesa anche sul programma di armi di distruzione di massa, portata avanti dalla felice italietta postcattocomunista.
Se non fosse stata per la Gazzetta Ufficiale, che mai avrebbe saputo dell'acquisto da parte italica di gas mortali quali il Sarin e il Tabun? E nessuno si domanda a che cosa mai serviranno? A portare la democrazia presso i barbari paesi d'oriente e del mezzogiorno? Come afferma il nano di Arcore. Oppure a metterle nei siti iracheni, infruttuosamente spiati dalla CIA e soci dell'ONU per almeno dodici anni? O forse per bombardare categorie sociali pericolose come ferro-tramvieri e pensionati? Ricordiamoci che a Genova si è stabilito un precedente.
La "pace" di Washington a Baghdad
Ma vediamo come la "democrazia e la libertà" si consolidano, sotto il vessillo di Washington, nella barbarica terra degli infedeli maomettani: Israele aiuta attivamente gli Stati Uniti nella repressione in Iraq con servizi di intelligence, tecnologia e tattica militare, "anche sulla base dell'esperienza nel contrastare la resistenza palestinese".
Washington usa le tattiche impiegate dagli israeliani contro i palestinesi: distruzione di edifici dove suppostamene si acquartierano i partigiani iracheni, l'arresto di familiari, particolarmente donne, anche di sospetti fiancheggiatori, sequestrate "per fare pressioni sugli uomini"; la distruzione di orti e terreni coltivati di famiglie o di interi villaggi, e ciò se non si ottiene "collaborazione" nella "caccia" ai resistenti; l'accerchiamento di villaggi e città che si ritengono focolai della guerriglia; ecc.
Senza citare, inoltre l'assistenza di commandos ed unità dei servizi israeliani alle forze speciali USA in Iraq, dove Washington e Tel Aviv hanno deciso di mantenere segreta la loro cooperazione "per evitare una reazione da parte araba".
Già! Ecco il volto della democrazia yankee in Mesopotamia, ne valeva la pena per fare la guerra...salvo poi domandarsi come mai vi sia una guerriglia efficiente e attiva, che di certo, non si fermerà con la "cattura" di Saddam (Hussein), il quale, a giudicare dalle immagini, non sembra proprio un comandante partigiano. Gli statunitensi hanno grandi idee per il futuro dell'Iraq.
Gli statunitensi stanno pensando di spezzare l'unità territoriale e statuale dell'Iraq. Vogliono creare tre bantustan: un territorio Sunnita, uno Sciita e uno Curdo. (come il Sudafrica dell'apartheid e l'Israele dell'antisemitismo, e come nelle mene immaginifiche di Brzezinsky, consigliere per la sicurezza di Carter, che sogna, da sempre, la distruzione della Russia).
Senza trascurare il condimento formato da qualche regione autonoma da... Baghdad: territori "restituiti" a ebrei fuggiti decenni prima, una operazione, in realtà, destinata a vendicare la cattività babilonese!
La riesumazione dei popoli della palude, oggi poche migliaia di individui, ma che, in futuro, potrebbero servire come riconoscente quinta colonna; pezzettini di terra da offrire a Turcomanni e cristiani caldei, come contentino per i soci minoritari di Istanbul e del Vaticano.
Davanti a servi come l'"iracheno" Chalabi, a venduti come i traditori dell'8 aprile, a invasori come gli ignoranti ufficiali statunitensi e la loro carne da cannone importata (sapevate che gli ufficiali statunitensi vanno nei campus universitari e nei barrios messicani a cercare reclute fresche?), a occupanti come i vendicativi sionisti e i guerrafondai veterotestamentari nordamericani, giunti lì a occupare la mente del popolo iracheno, mentre Cheney, e i suoi codini come Mincato, ne occupano suolo e sottosuolo, davanti a avventurieri e mercenari, davanti a finti pacifisti e veri guerrafondai, cosa dovrebbero fare gli iracheni, se non lottare con tutti i mezzi?
Alessandro Lattanzio
La Tradizione italiana dell'ipocrisia coloniale di Silvio Marconi
Quasi tutti i Paesi Europei (incluse Svezia e Danimarca, che invece si sono sapute creare una immagine pulita) hanno partecipato, in particolare nel secolo XIX e prima metà del XX secolo, ai crimini coloniali, sia in termini di sfruttamento, rapina di risorse e di identità, sia alle azioni di aggressione militare, conquista, occupazione armata, strage, costruzione di regimi fantoccio finalizzate a garantire quello sfruttamento e quelle rapine.
LItalia non è stata affatto da meno degli altri, in termini qualitativi, ossia criminali, anche se in termini quantitativi non ha potuto partecipare alla spartizione del bottino alla pari con potenze quali la Francia e la Gran Bretagna perché il suo ritardato processo di unificazione nazionale (peraltro esso stesso condotto con metodi coloniali dai Savoia) le ha lasciato solo occasioni nellAfrica Orientale ed in Libia.
Però lItalia ha fatto di questa debolezza storica la base per ledificazione di una leggenda ipocrita sulla sua diversità dai colonialismi inglese, francese, tedesco, belga, portoghese, olandese (i maggiori) ed è nata la falsa idea del colonialismo italiano benevolo, degli Italiani brava gente.
Ciò è servito, in effetti, a raggiungere tre obiettivi convergenti. Il primo è stato di evitare la sottolineatura della continuità, appunto, fra carattere coloniale dello stesso processo di unificazione nazionale italiano, soprattutto ai danni delle popolazioni meridionali, e colonialismo italiano fuori dEuropa, ossia impedendo di criticare alla radice i due processi, che hanno, nel caso italiano, la specificità di essere figli delle strategie di una borghesia nata come asfittica, permeata da residui feudali e dipendente (economicamente,culturalmente ed ideologicamente) da quelle francese e britannica.
Su tutto ciò, lelaborazione di Antonio Gramsci relativa al Risorgimento resta tanto insuperabile quanto misconosciuta e non si tratterebbe di fare altro che abbeverarsi nuovamente ad essa, alla luce anche dei contributi storiografici (pochi ed isolati) successivi, come quelli pregevoli di Del Boca. Basti ricordare che è esistita una continuità quando non addirittura una coincidenza fra alcuni protagonisti del colonialismo risorgimentale (cioè del processo di unificazione sabauda della Penisola) e quelli del colonialismo in aree extraeuropee. Ad esempio, il garibaldino fucilatore dei braccianti dellarea etnea Nino Bixio fu tra i principali sostenitori della necessità dellespansionismo coloniale italiano in Africa Orientale, mentre il Presidente del Consiglio che portò lItalia alla sconfitta di Adua contro lesercito etiopico fu lex-garibaldino Crispi e la compagnia che giocò un ruolo essenziale nelle trame sabaude per lavvio della presenza italiana in Africa Orientale fu quella stessa Rubattino che aveva svolto un ruolo altrettanto decisivo nel trasporto dei Mille dalla Liguria alla Sicilia nel 1860.
Il secondo obiettivo è stato quello di nascondere il fatto che il colonialismo italiano fuori dEuropa, esattamente come quello sabaudo nella Penisola e nelle Isole, per le ragioni storiche a cui si è fatto cenno prima, non si configuravano neppure nei termini in cui la retorica patriottarda e nazionalista dellepoca (simile per forme e spesso anche per contenuti anche a quella, certo più organica, del fascismo, ma anche a quella delle ritrovate unità clerico-nazionali dei giorni dei funerali dei morti di Nassiryia) li presentava orgogliosamente, ossia come prodotto diretto e primario degli interessi della borghesia nazionale (ed attraverso di essa della Patria tutta), ma più prosaicamente come riflesso della subalternità di quella borghesia nazionale italiana (sostanzialmente piemontese, ligure e lombarda) e della sua rappresentanza politico-istituzionale in alleanza con Casa Savoia alle borghesie francese e soprattutto britannica ed alle loro rappresentanze politico-istituzionali.
Infatti, come la distruzione del Regno delle Due Sicilie era stata voluta ed appoggiata (anche con armi, finanziamenti e protezione della flotta inglese allo sbarco garibaldino a Marsala) dalla Gran Bretagna, per motivi strategici ed economici, lintervento italiano in Africa Orientale fu esso stesso auspicato dalla Gran Bretagna, preoccupata dei fermenti anticoloniali in quellarea e perfino nella fase fascista le potenze democratiche europee (in primo luogo la stessa Gran Bretagna) si opposero solo a parole allaggressione mussoliniana allEtiopia.
La Società delle Nazioni non estese mai le sanzioni economiche approvate in tale occasione contro lItalia fascista ai prodotti davvero essenziali per la conduzione dellaggressione armata contro lEtiopia, ossia in particolare ai carburanti, né la Gran Bretagna operò per chiudere il Canale di Suez alle navi di trasporto truppe e rifornimenti italiani verso i porti eritrei e perfino gli aiuti militari delle potenze democratiche allEtiopia furono del tutto simbolici, tanto che quelli proporzionalmente più consistenti vennero ad essa paradossalmente dal regime hitleriano.
Il terzo obiettivo è stato quello di garantire una fittizia legittimità a prova di cambiamento a settori specifici delle Istituzioni italiane, quali le Forze Armate e quel Ministero delle Colonia confluito (col suo personale, i suoi dirigenti, i suoi esperti e le sue logiche) dopo la Seconda Guerra Mondiale nel Ministero degli Affari esteri, cosicché non vi fu praticamente nessuna frattura fra Italia pre-unitaria, Italia Crispina, Italia giolittiana, Italia fascista ed Italia post-fascista.
Ad esempio, fra gli ufficiali al comando degli aggressori coloniali italiani sconfitti ad Adua figurano sia ex-ufficiali piemontesi, sia ex-garibaldini, sia ex-ufficiali trentini che avevano militato nellesercito austro-ungarico, mentre il grande criminale di guerra Graziani ed il sottosegretario agli Affari Esteri Contarini mantennero senza scosse i loro rispettivi ruoli nella politica coloniale col passaggio dai governi dellItalia giolittiana a quelli dellItalia fascista, così come lantropologo e criminale di guerra (per il suo ruolo nei massacri di cantori e terapeuti tradizionali e preti copti in Etiopia e come responsabile dellHarrar) Cerulli mantenne un ruolo essenziale nellItalia post-fascista e fu fra gli autori della nuova Costituzione della Somalia.
In questo senso, la favola degli Italiani brava gente, estesa anche al comportamento delle nostre truppe ed autorità istituzionali durante loccupazione della Yugoslavia (dove invece fummo responsabili di pulizie etniche, massacri e deportazioni che fra laltro seminarono lodio anti-italiano che sfociò nel 1945 anche in specifiche violenze ritorsive), serviva a coprire il fatto che in Italia non ci fu mai rottura effettiva e sostanziale con un sistema di potere ed unideologia precedente, né con un Risorgimento che non produsse né laicità, né repubblica, né crollo dei privilegi aristocratici alla francese, né con una finta rivoluzione fascista (in realtà una passeggiata assecondata dalla monarchia) che non colpì mai gli ambienti monarchici, né con un antifascismo che fin dalla farsa badogliana del dopo 25 luglio 1943 garantì la continuità istituzionale, ma anche in larga misura di carriera, proprio nei gangli più delicati del Paese (Interni, Esteri, Forze Armate, Servizi Segreti), rafforzandola con lepurazione anti-partigiana ed anticomunista degli anni 50 ed in specie in quelli collegati alle azioni armate ed alla proiezione dellItalia nel Mondo.
Ciò nonostante che, semmai, il colonialismo italiano sia stato quello inventore dei mitragliamenti e bombardamenti aerei di civili (in Libia nel 1911), della creazione di lager per la detenzione in condizioni subumane delle famiglie allargate dei patrioti (sempre in Libia, negli anni 30), delluso dei gas contro i civili (Etiopia, 1935-1937), dei massacri selettivi di intellettuali tradizionali e sacerdoti (Etiopia, 1937) e di molte altre pratiche atroci.
E che, inoltre, si sia caratterizzato per un livello di corruzione di funzionari e militari, di conflitto di interessi, di inefficienza nelle forniture e nella gestione amministrativa e militare, di comportamenti pedofili e violenze sessuali di gran lunga superiore a quello di altre potenze coloniali, oltre che per la forte dicotomia fra azioni e proclamazioni, che portò, ad esempio, il governo sabaudo a mascherare lavvio della politica coloniale in Africa Orientale come impresa privata della compagnia Ribattino, mentre in realtà lintero finanziamento proveniva da fondi statali, cosa che non ha precedenti nella storia coloniale europea.
Questa ipocrisia, questa menzogna eretta a sistema e diffusa attraverso mobilitazioni di giornalisti, sistema educativo, intellettuali di grido fin dalla seconda metà dellOttocento ha permeato in modo indissolubile il nostro Paese e continuerà a produrre i suoi effetti fino a quando non si cambierà non solo la politica fattuale, ma anche la storiografia, linsegnamento, la gestione del sistema informativo, il meccanismo di produzione del ceto intellettuale, perché impedendo una radicale critica ai mostri del passato consente e consentirà che essi si ripresentino in forme neppure tanto nuove nel presente e nel futuro, inquinando la vita istituzionale, democratica, sociale, culturale del Paese, esattamente come fece lintreccio fra violenza coloniale, aggressione ai diritti, nazionalismo sfrenato e falsità nellItalia giolittiana, che contribuì largamente a porre le basi per laffermazione dello stesso fascismo.
E sulla base di questa ipocrisia e non solo su quella di contingenze politiche che lItalia ha dovuto accettare la teorizzazione dello guerra senza stato di guerra dellepoca del primo conflitto del Golfo (1991), quella di DAlema sulla guerra umanitaria nel caso di Kossovo e Serbia, quella della finta missione umanitaria dei soldati italiani a Nassiryiaoggi e del loro permanere in Iraq come parte integrante di un esercito occupante guidato dagli angloamericani ed incapaci anche di difendere se stessi, tanto meno di proteggere gli interventi sanitari (di una Croce Rossa Italiana criticata dal Comitato Internazionale di Ginevra per la sua collusione con le Forze Armate) come proclamato.
E sulla base di questa ipocrisia che si sono impantanate le inchieste sulle violenze attribuite ai soldati italiani nella missione in Somalia e che si è creato il muro di omertà delle alte gerarchie dellAereonautica Militare italiana circa la vicenda di Ustica, come in passato si sono nascosti i crimini compiuti in Slovenia, in Libia, in Etiopia, negandoli spudoratamente per decenni e cancellandoli dagli schermi televisivi (si ricordi la censura al filmIl Leone del Deserto, coproduzione libico-statunitense sul patriota anticoloniale libico Omar Al Mukhtar, con lattore italiano Franco Nero), dalla toponomastica, dai manuali scolastici, mentre ancora la piazza più ampia di Roma (dinanzi alla Stazione Termini) è intitolata ai 500, che sono i soldati italiani uccisi in battaglia a Dogali, nellaggressione allAbissinia. Del resto è sintomatico che a Roma si voglia erigere un monumento ai caduti di Nassiryia nel luogo da cui si sta togliendo lobelisco rapinato dal fascismo ad Axum (Etiopia), con un ritardo di 56 anni su quanto stipulato nel Trattato di Pace del 1947.
Tutto ciò rende, paradossalmente, il colonialismo straccione più organicamente ed indiscutibilmente coloniale che mai , ieri in Africa Orientale, oggi in Iraq (sebbene in questo caso con un ruolo simile a quello degli ascari, rispetto al padrone angloamericano), come laltroieri coi bersaglieri piemontesi in Sicilia e nelle Calabrie, perché il mascherare laggressione e la rapina dietro falsi pretesti civilizzatori èstata proprio la caratteristica ideologica principale del colonialismo.
A questo scopo si possono indifferentemente usare argomenti come la liberazione dal giogo borbonico nel Sud dItalia, la lotta alla tratta schiavista in Africa Orientale, la salvezza dei Kossovari nei Balcani, leliminazione della tirannia di Saddam in Iraq, la protezione degli interventi umanitari ovunque, ma più onesto e moderno (anche se non meno criminale) sarebbe fare come Bush e teorizzare apertamente il diritto dellImpero USA e dei suoi maggiordomi europei ad intervenire come e quando vogliono in tutto il Mondo in nome dei loro interessi specifici (e spesso di quelli privati di un Cheneey, di un Bush, di una Condoleeza Rice, di un Berlusconi), perché a questo punto sarebbe più chiaro chi sia il vero pericolo per lUmanità ed il vero Signore del terrore.
In preparazione dell'incontro pubblichiamo un Documento di "Terra e LiberAzione" e, a seguire, un saggio del filosofo Costanzo Preve. Lezioni da Nassiriya
Onorare per Ricordare, ma nella Verità. Sono stati mandati al macello per difendere i contratti petroliferi dell'ENI! Altro che "missione di pace"! Il nemico è a casa nostra!
LIrak è stato invaso, non liberato. La guerra è guerra, e non ha nulla di umanitario. LIrak è stato invaso per il suo petrolio e per la sua posizione geostrategica proiettata verso il cuore dellAsia. Non centrano nulla la libertà e la democrazia nè altre amenità che non possono essere imposte a nessuno con le guerre infinite dellImpero nè con dieci anni di embargo ONU (un milione di morti! a chi li lasciamo?). Le missioni di pace sono quelle dei volontari civili che aiutano la popolazione, delle ONG, della Crocerossa e della Mezzalunarossa. I soldati italiani (e soprattutto siciliani) sono stati mandati al macello per permettere al governo di Roma di sedersi al tavolo geopolitico della spartizione, che segue puntualmente tutte le invasioni neocoloniali. Con le Parole non si gioca!. Guerra e Pace sono concetti opposti, e guerre umanitarie non ce nè!.
LItalia, violando la sua Costituzione, si è rimorchiata agli angloamericani e alla Setta di pseudo-cristiani fondamentalisti e filosionisti che ha attuato un colpo di stato negli USA e sta impedendo perfino lapertura di una vera inchiesta sull11 Settembre (chissà perchè!). Onorare i nostri Caduti è possibile solo dicendo la Verità. Non erano in Mesopotamia per distribuire viveri (altri italiani lo stanno facendo, tra mille difficoltà). L' omelia del cardinale Ruini è espressione dell'egemonia politica del Vaticano, potenza dell'imperialismo multipolare, su un'Italia priva di identità nazionale. La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, ha occupato il centro della scena nell'elaborazione del lutto, portando a compimento il lavorio multitentacolare avviato dopo lo scioglimento della DC. Non c'è tema sul quale la CEI non "pontifichi" e non imponga le sue tesi: svolgendo un ruolo di supplenza all'incosistenza e al malandrinismo arruffone del ceto politico, e cementando quel "partito eurovaticano trasversale" che rappresenta la spina dorsale dell'imperialismo italiano. L'esperienza secolare, per non dire millenaria, gli permette di benedire o scomunicare guerre e paci in una logica di potenza finalizzata al rafforzamento di una gerontocrazia patriarcale e misogina che, a detta di molti, nulla ha che fare con Gesù l'Esseno e con una qualunque sana concezione del Sacro.
Lidea di Patria -qualunque essa sia- deve alimentarsi di valori civili e laici e non di immorali carneficine e di guerre costituenti. Ecco, ricordare e onorare i Caduti si fa dicendo, per esempio, che il governo italiano ha appena acquistato tonnellate di armi chimiche e di distruzione di massa (quelle che in Irak nessuno ha mai trovato!): incluso lagente arancio che ha devastato il popolo vietnamita nella nota guerra umanitaria di un lupo amerikano che perde il pelo ma non il vizio. Ricordare e onorare nella Verità i giovani siciliani caduti a Nassiriya (e tutti i Caduti di quella sporca guerra) è possibile se sai che, 150 anni fa, dopo la guerra di Crimea, al fianco dellInghilterra contro la Russia che cercava uno sbocco sul Mediterraneo, il Piemonte di Cavour ottenne da Londra il via libera allinvasione della Sicilia, alla predazione del suo banco, dei suoi zolfi, dei suoi porti, delle sue braccia...La Storia si ripete, ad altre latitudini, lumanità non impara nulla. Ricordare e onorare non è possibile senza il custodire una Memoria lunga, storica, critica. No, non ci arruoliamo per diventare carne da macello nelle Crimee dei governi di Roma!. E le nostre lacrime sono più amare di quanto non si possa credere.
*** A Nassiriya non c'è alcun "ospedale italiano" da "proteggere". Ci sono però i contratti petroliferi dell'ENI in "guerra" con i francesi di TotalElfFina.
I Carabinieri italiani (siciliani in primis) sono stati mandati al macello per far sedere il Governo di Roma al tavolo della spartizione?. Se due più due fa quattro: Berlusconi in Irak come Cavour in Crimea.
Lo dicano chiaramente, se hanno un grammo della dignità testimoniata dai giovani carabinieri in questi giorni. I buffoni italiani dell'imperatore stanno ingannando milioni di persone, mentre ogni voce critica viene espulsa dalle televisioni, che sono controllate... indovina da chi?.
Intanto Vittorio Mincato, il capo dell'ENI -(il colosso petrolifero responsabile anche del saccheggio della Sicilia, delloccultazione criminale di tonnellate di scorie, di migliaia di morti per cancro e nascite di bambini deformi!)- ammette senza imbarazzo l'interesse del gruppo energetico italiano verso la zona di Nassiriyah. "I colloqui - fa sapere Mincato - sono in corso".
Caso vuole che proprio Nassiriyah sia la zona dove sono stati stanziati i militari italiani per proteggere l'ospedale. L'unico ospedale italiano in questo momento si trova a Bagdad, a centinaia di kilometri...
Domanda: i carabinieri italiani sono stati mandati al macello per "portare la pace" o per strappare alla TotalELfFina (in affari con Saddam prima della guerra) una quota nei contratti di sfruttamento petroliferi nei campi di Nassiriya?
Ormai in gioco non cè solo il diritto del popolo irakeno allIndipendenza (ad affermarlo ci penseranno i centomila partigiani irakeni, come sa chi conosce la Realtà e non si beve le balle della CiaNN). In gioco è la libertà nostra, ora e qui, mentre i programmi televisivi scorrono senza interruzione negli spot pubblicitari, evitando discussioni, sedandoci come un tranquillante elettronico. (Jacobson and Mazur, Marketing Madness, Westview Press, 1995, pp.43-44).
*** Qual'è ora il prossimo paese da "democratizzare"? Eccolo! E' la Guinea Equatoriale, in Africa, dove un dittatore da operetta firma contratti su contratti con le oil company americane, godendo dell'assistenza militare Usa. Eppure è la stessa Cia che nel suo rapporto annuale (molto "istruttivo") lo descrive come un paese gestito da "dirigenti fuorilegge che hanno saccheggiato l'economia nazionale". Due terzi delle concessioni petrolifere sono già stati assegnati ad operatori americani legati all'amministrazione Bush (lo scrive la rivista Nigrizia pubblicata da quei "sovversivi" dei missionari cattolici comboniani!). La città di Malabo è oggi collegata direttamente a Houston dalla compagnia aerea Jarvis International Freight, che lavora prioritariamente con la Halliburton (guidata fino al 1999 dal vicepresidente Dick Cheney). Servizio completo!.
Il terrorismo? Cè, è un orrore, ma è un fenomeno provocato dallOccidente, come dice Franco Battiato. Il problema è il nostro imperialismo, la sua fame di profitti, le sue guerre infinite. Il nemico, direbbe Lenin, è a casa nostra.
@ Novembre 2003. A Conca di "Terra e LiberAzione"
Dopo Nassiryia. Che cosa è cambiato
di Costanzo Preve
1. I fatti di Nassiryia hanno provocato in Italia molta emozione e poca riflessione. Questa è stata anche la precisa volontà del circolo mediatico-politico: provocare molta emozione e poca riflessione. Si è cominciato, ovviamente, da una mistificazione linguistica alla Orwell: una legittima operazione di resistenza di un popolo aggredito ed occupato contro truppe straniere di occupazione è stata battezzata vile attentato terroristico.
La repubblica italiana non si basa più sulla resistenza, che a suo tempo fu una legittima operazione di un popolo occupato contro truppe straniere di occupazione, ma su Orwell, o meglio sulla cosiddetta neolingua orwelliana, in cui la Guerra è chiamata Pace.
La prima operazione sta dunque nel ristabilimento del significato razionale ed autentico delle parole.
2. In primo luogo, è bene sapere che ogni impero impone la sua Lingua, non solo nel senso di lingua parlata (greco, latino, francese, russo, inglese, eccetera) ma nel senso di Sistema di Significati. Uno storico romano notò che dove gli antichi romani avevano fatto un Deserto, lo chiamavano Pace. Da allora non è cambiato nulla, se non la forza del capillare apparato mediatico.
Oggi la Neolingua imperiale passa attraverso due termini chiave:
(I) Il far la guerra (Warmaking) chiamato mantenere la pace (Peacekeepers). Questo permette di battezzare le truppe di aggressione e di occupazione, e cioè i Warmakers, in termini di mantenitori e garanti della pace (Peacekeepers).
(II) Il distruggere gli stati indipendenti (Statedestroying) è chiamato ora costruire le nazioni (Nationbuilding). Questo permette di ribattezzare le migliaia di funzionari e pagliacci delle organizzazioni internazionali coinvolte, e cioè gli Statedestroyers, in termini di ricostruttori di nazioni nuove, e cioè Nationbuilders.
E bene che tutti si impadroniscano di queste due abbiette trasformazioni semantiche. Si fa la guerra, e si dichiara che si sta garantendo la pace. Si distruggono gli stati indipendenti preesistenti, e si dichiara che si stanno costruendo nuove nazioni.
Questa situazione pienamente kafkiana e orwelliana è relativamente nuova nella storia mondiale per la sua incredibile e surreale ipocrisia. Faccio lipotesi che questo avvenga per una ragione che quasi cinquanta anni fa Gunther Anders comprese già molto bene. Oggi con la televisione non è più necessarioammassare fisicamente la gente per massificarla, come dovevano ancora fare Mussolini, Hitler, eccetera. Oggi la massificazione è possibile con la decentralizzazione spaziale televisiva, in cui si è massificati ormai in piena solitudine spaziale.
Per suffragare la mia ipotesi, faccio lesempio dei sette canali televisivi spazzatura italiani (i tre statali, i tre mediaste ed infine La Sette). Nel giorno di Nassiryia e nei giorni successivi si sono tutti unificati di fatto nello slogan vile atto terroristico e nella cancellazione del termine e del concetto di resistenza.
Miracoli del pluralismo.
3. In secondo luogo, occorre ricordare che la guerra degli USA (non nomino qui i suoi fantocci, da Blair alla spazzatura ex comunista di Polonia ed Ungheria, eccetera) contro lIrak è cominciata il 20 marzo 2003, ma da allora non è mai finita. Laggressore Bush può infatti annunziarne linizio, ma non è in suo potere annunziarne la fine.
Capire questo è decisivo. Non siamo infatti in una situazione di dopoguerra da ricostruire. Siamo dentro una guerra che non è ancora finita, e che presumibilmente non finirà se non quando gli occupanti stranieri non se ne saranno andati. E possibile ovviamente sperare questo in nome di Dio, in nome di Allah, in nome del materialismo storico, in nome del diritto naturale dei popoli, in nome della pace e della non violenza, eccetera. E però secondario.
Questa guerra, che è una guerra ancora in corso, è una guerra che qualcuno vincerà e qualcuno perderà.
Da che parte stiamo, allora?
4. Noi abbiamo fatto la nostra scelta. Noi stiamo dalla parte del popolo iracheno che resiste. E lo diciamo ancora una volta: non tocca a noi scegliere liracheno buono e liracheno cattivo, quello laico e quello religioso, quello di sinistra e quello di destra, eccetera. Questo sarebbe paternalismo e colonialismo culturale, sia pure con tutte le migliori intenzioni del mondo. La nazione irachena è stata aggredita ed occupata in modo illegale (perché in ogni caso lONU non lo ha consentito, e nessuna risoluzione 1511 può legittimare un atto illegittimo), in base a pretesti palesemente falsi e non dimostrati (appoggio all11 settembre 2001, armi di distruzione di massa, eccetera). Questo è il punto centrale da capire. Di fronte alla caduta del pretesto scatenante (le armi di distruzione di massa che minacciavano i vicini, in unarea geografica in cui le sole armi di distruzione di massa le ha lo stato sionista di Israele) si è passati alla teoria della esportazione della democrazia sulla base della guerra preventiva.
La carta ONU non prevede, ovviamente, né la guerra preventiva né lesportazione della democrazia. Siamo in pieno incubo orwelliano, in presenza di un tradimento epocale della stragrande maggioranza dei ceti politici ed intellettuali dellOccidente, che non è neppure più occidentale, ma pienamente post-occidentale, nel significato dato da Desmond Fennel, in cui cioè la vergogna di Auschwitz fu giustamente condannata, ma la sua gemella vergogna di Hiroshima (questa Auschwitz istantanea, secondo lazzeccata definizione di un fisico americano) fu assolta.
5. Chiediamoci ora: i fatti di Nassiryia, e la guerra ideologica che hanno scatenato in Italia, cambiano le cose per noi che continuiamo a volere una manifestazione in sostegno della resistenza irachena, oppure lasciano le cose come prima?
A mio avviso cambiano le cose. E dirò perché. In una prima fase, abbiamo dovuto perdere tempo (ed altro sicuramente ne perderemo) con chi ci accusava di lasciare infiltrare i fascisti eterni, di voler fare un fronte rosso-bruno, eccetera. Non è vero, naturalmente, ed abbiamo risposto, senza poter evitare, purtroppo, di cadere in superflue logomachie personalistiche. Ora però la fase è cambiata. Oggi bisogna rispondere ad una nuova domanda, che sintetizzerò più o meno così: cari amici e compagni, non è sbagliato fare una cosa così estremistica e psicologicamente provocatoria come una manifestazione in sostegno della resistenza armata irachena, specie dopo i fatti di Nassiryia, e non è più opportuno limitarsi ad una manifestazione genericamente per la pace, per il multilateralismo, per il ritorno dellONU o al massimo per il ritiro immediato dei soldati italiani dallIrak?
Questa è la nuova domanda cui bisogna saper rispondere. Siamo dunque ormai oltre Grimaldi, Huambo e le ridicole logomachie in cui costoro ci hanno tenuti fermi per un mese. Ci stiamo invece avvicinando al vero cuore del problema, e questo è un bene e non un male. E dunque affrontiamolo esplicitamente ed in modo esauriente e razionale.
6. La risposta è si, e cioè è giusto manifestare in favore della resistenza irachena, perché il capire che il popolo e la nazione irachena hanno il diritto di resistere è preliminare, e non posteriore, al capire che è giusto chiedere la pace ed il ritiro delle truppe doccupazione dallIrak occupato. Se, infatti, gli iracheni stessero solo facendo del terrorismo, sarebbe difficile rispondere a chi afferma che per impedire che il terrorismo arrivi anche da noi bisogna schiacciarlo la dove si origina e da dove può diffondersi.
Questa è la debolezza non solo del dilettante irresponsabile Bertinotti (su questo mille volte meglio il più colto Diliberto) ma di gran parte del movimento pacifista, che vive dentro una contraddizione logica infantile, e cioè da un lato accetta la terminologia imperiale orwelliana (chi resiste è un terrorista, chi distrugge gli stati indipendenti costruisce nuove nazioni, eccetera), e poi in modo del tutto irrazionale vuole rovesciare in pratica ciò che accetta in teoria.
Era già successo nel 1999: da un lato si accettava che Milosevic fosse un dittatore genocida, un Hitlerovic, e dunque si consentiva che in Kosovo ci fosse un genocidio o perlomeno una pulizia etnica, e poi, in modo del tutto incongruo si sosteneva che non bisognava comunque fare la guerra, eccetera.
Chi semina confusione raccoglie tempesta.
7. Scendiamo ora nei particolari. Parlerò ora di Ciampi, e del perché il suo comportamento sia stato a mio avviso vergognoso. Passerò poi a Berlusconi, e mi chiederò fino a che punto sia strategico, e non solo tattico, il suo ripugnante allineamento a Bush ed alla sua banda criminale. Passerò infine a DAlema ed allUlivo, e dirò perché a mio avviso non sono degli alleati neppure tattici (come pensano molti no-global, i bertinottiani, i cossuttiani, gli ernestiani, eccetera) dal momento che è stato DAlema nel 1999 a scoperchiare la pentola del diavolo della legittimazione della guerra, per la prima volta dal 1945.
Infine, anche se questo può scontentare o impazientire molti amici e compagni, concluderò sulla questione della bandiera nazionale. Anche in questo caso, infatti, ritengo che Nassiryia abbia cambiato molte cose.
8. In Italia ci si vanta di godere di libertà dopinione e despressione, ma poi non se ne fa uso. La cosiddetta opinione pubblica è composta da duecento persone arroganti e strapagate, che nei momenti emergenziali ( i soli significativi nella storia) dicono tutte la stessa cosa. Se ci fosse una vera opinione pubblica, il comportamento di Ciampi avrebbe dovuto essere duramente sanzionato. Nella finzione istituzionale, Ciampi dovrebbe rappresentare lunità spirituale (non lunità politica, che in una democrazia è una contraddizione in termini) della nazione. Certo, tutti sappiamo che questa unità spirituale non esiste, è una finzione, ma accade come quando nei funerali i preti ci dicono che in quel momento i nostri cari defunti ci stanno guardando dallal di là. Tutti sappiamo che non è vero, ma ci fa piacere fingere di crederlo. Ebbene, la stessa cosa, anche se mille volte meno importante, avviene per la cosiddetta unità spirituale della nazione.
A mio avviso, Ciampi lha violata (consapevolmente o meno) in modo addirittura intollerabile. Se avesse detto che gli italiani erano uniti nel cordoglio e nel dolore per le vittime, sarebbe stato bene. Ma no, il nostro banchiere ha voluto andare oltre, e parlare di vile attentato terroristico.
Ebbene, caro presidente, non è così. Metà degli italiani pensano che si sia trattato di terrorismo, e metà di resistenza. Certo, lo fanno in piena confusione terminologica e filosofica, ma è così, e persino i sondaggi lo dicono. E allora lei ha solo espresso il suo (per me, italiano come lei, inaccettabile) punto di vista, non lunità spirituale degli italiani.
9. Il comportamento di Ciampi ha rispecchiato lo stato di sonnambulismo, o meglio lo stato confusionale, in cui da mesi gli italiani sono stati tenuti. Basti in proposito sfogliare i giornali-spazzatura, e la schizofrenia che essi hanno comunicato.
Da un lato, nelle pagine dedicate ai commenti politici e militari seri, la maggioranza dei commentatori ha detto qualcosa di simile alla verità. I fatti di Nassiryia, sono fatti di guerra, basta con la finzione ipocrita delle truppe di pace, in Irak cè una guerra in corso, lo scopo politico dellattentato è stato quello logicissimo di indebolire la coesione della coalizione dei servi di Bush, eccetera. Interrogato sulla natura di Nassiryia lesperto militare americano Farrar (cfr. Repubblica, 14.11.03) ha detto: E un atto di guerra portato a termine con modalità che normalmente qualificano atti terroristici e che noi definiamo di guerra asimmetrica. La guerra asimmetrica è quella in cui si supplisce alla sproporzione delle forze convenzionali in campo con il ricorso alle tecniche della guerriglia. Un breve commento. Non si poteva dire meglio. La stessa resistenza italiana è stata appunto una guerra asimmetrica, e qualcuno dovrebbe dirlo a Ciampi ed alla sua signora, fra una scolaresca festante ed unaltra.
Dallaltro, in piena schizofrenia, le pagine dei giornali-spazzatura accanto ai commenti politici più o meno realistici portano montagne di servizi strappalacrime ispirati al motto: Eravamo in missione di pace, eravamo buoni ed amati da tutti, ed i pazzi terroristi ci hanno colpito lo stesso.
Come spiegare questa schizofrenia?
10. Si spiega, si spiega. Per dirla con il poeta, cè una logica in questa follia. E la logica è appunto lunione sacra bipartisan di cui Ciampi è appunto il gran sacerdote.
Questa logica bipartisan poloulivo e ulivopolo si compone di solo due elementi. Indichiamoli.
(I) Dopo la rapida vittoria della democrazia contro la dittatura gli italiani si divisero democraticamente fra chi pensava che bisognava mandare le truppe e chi pensava che bisognava fare come Francia e Germania che invece non le mandarono. Un vero esempio di democrazia.
(II) Ora però si tratta di non darla vinta a Saddam e Bin Laden, e dunque non bisogna comunque ritirarci, ma spingere sul multilateralismo come mezzo migliore per sconfiggere Saddam.
Come si vede, lunità nazionale viene fatta sulla base dei fatti compiuti, e la conclusione pratica è la stessa. Chi è ancora capace di ragionare deve riflettere sul fatto che solo la piena legittimità della resistenza irachena, con le necessarie tecniche di guerra asimmetrica che questo comporta, fra cui i patrioti suicidi (patrioti, non terroristi, e si lavino la bocca quelli che usano questa parola!), può rompere questa logica totalitaria bipartisan.
11. Passiamo a riflettere un poco su Berlusconi. E sotto gli occhi di tutti che questo sciagurato paperone ha rotto con la linea ragionevole di politica estera di Andreotti, ed ha allineato lItalia non solo con limpero americano ed il sionismo,, ma con le loro varianti fondamentaliste di destra (Bush e Sharon). Berlusconi merita allora linvettiva apocalittica del profeta Toni Negri (cfr. La Stampa, 14.11.03) :Maledetti, maledetti, maledetti. Bravo Negri, questa invettiva vale tutto il tuo libro sullImpero e quelli che verranno, che non potranno certo essere migliori.
Se si parla di Berlusconi, bisogna disporre di un concetto storico razionale di Berlusconi, e rompere dunque con le follie dei girotondini partorite dallo snobismo romanesco dei salotti di sinistra, la cui attendibilità è molto minore di quella delle opere filosofiche complete del deputato di AN battezzato Er Pecora. In breve, Berlusconi, è un prodotto fisiologico, ma anche largamente casuale, cioè aleatorio, della reazione al colpo di stato giudiziario denominato Mani Pulite, che con la scusa della corruzione (nota da decenni nei più piccoli particolari) ha fatto fuori la classe politica proporzionalista e statalista della prima repubblica. Le levatrici storiche di Berlusconi sono state dunque Di Pietro e Violante, e fra qualche decennio ciò che appare oggi ancora come un bizzarro e scandaloso sproposito sarà un dato assodato dagli storici.
Se questo è vero, allora possiamo fare due osservazioni su Berlusconi che riguardano il nostro impegno per lappoggio alla resistenza irachena.
12. In primo luogo, dato il carattere fortemente aleatorio del fenomeno berlusconiano, bisogna capire che il Berlusca, in quanto dilettante politico (ed in questo secondo solo a Bertinotti), naviga a vista, non ha un vero interesse per la politica estera, e non ha senso dedurre qualcosa di più grosso, come ad esempio la spaccatura epocale delle oligarchie capitalistiche italiane in due tronconi, filoamericano (Berlusconi e Fini) e filoeuropeo (DAlema e Amato). So che alcuni compagni ed amici pensano questo, ma a me sembra puro riduzionismo economicistico. Tutta loligarchia italiana, in questo pienamente bipartisan, è unita nel servilismo strategico verso limpero americano, e questo in base ad una sobria valutazione dei rapporti di forza militari e geopolitici.
Il Berlusca ha unirresistibile affinità con gli USA nello stesso modo in cui i cossuttiani hanno una irresistibile affinità con la Russia (non con il comunismo, ovviamente, ma proprio con la Russia). Si tratta di un fattore largamente extraeconomico e fortemente viscerale. Nel mondo paperonesco del Berlusca, mondo ridotto ad azienda ed impresa, gli USA sono per il Berlusca la stessa cosa che per la base del vecchio PCI era l URSS, luogo onirico di ciminiere, di trattori e di festose sfilate proletarie.
13. In secondo luogo, e di conseguenza, la domanda diventa questa: riusciranno il Berlusca ed il neoconvertito sionista Fini a modificare radicalmente il senso comune maggioritario italiano di massa, largamente cattocomunista anche dopo la fine della prima repubblica? Non è facile infatti trasformare un senso comune di massa dalle invocazioni generiche alla pace alla mentalità sionista della guerra preventiva e dellesportazione armata della democrazia nella crociata contro il terrorismo.
Farò qui unipotesi. In Italia mi sembra che la sensibilità genericamente pacifista sia buona, mentre la coscienza antimperialista sia molto minoritaria, e non riesca ad espandersi. Questo fatto permette ovviamente il facile riassorbimento dei movimenti pacifisti, ed anche la loro manipolazione diretta ( e pensiamo a tutti i pacifisti arruolati in ambigue organizzazioni non governative i cui vertici sono apertamente collaborativi con le truppe di occupazione, dal Kosovo allIrak).
Se questo è vero, e questo mi pare assodato, allora risulterà ancora più chiaro che non ha senso portare frigoriferi in Alaska e stufe in Senegal, ma è necessario intervenire proprio dove sono i punti deboli e dove bisogna coprire le maggiori mancanze. Ed il punto più debole è proprio la coscienza antimperialista. Qui bisogna lavorare, e se ci si lavora si vede subito che il polverone sollevato dai Grimaldi e dagli Huambo è solo un fattore di ritardo e di confusione.
14. Bisogna dunque tornare al punto essenziale, non darne mai per scontata la consapevolezza, e non smettere mai di segnalarlo: in Italia si sta cambiando la costituzione materiale del paese, proponendo il passaggio della sua identità dal binomio lavoro e resistenza al binomio impresa e lotta contro il terrorismo internazionale. Si tratta del fenomeno storico più importante dopo il 1945. Chi se la prende con il cosiddetto revisionismo storico, con Pansa ed il suo libro sui crimini del dopoguerra, eccetera, mostra di non capire assolutamente niente. Pansa ha fatto benissimo a colmare una lacuna che la tribù opportunista ed ipocrita degli storici accademici aveva lasciata aperta per mezzo secolo, e questo non toglie assolutamente nulla alle ragioni storiche, politiche e spirituali della superiorità della resistenza italiana sul collaborazionismo con i tedeschi dopo il 1943. Ma, appunto, il problema non è Pansa.
Per capire dove sta il problema, bisogna innanzitutto capire che il binomio Berlusconi Fini insieme con i loro intellettuali cortigiani, in massima parte ex comunisti (Adornato, eccetera), non è in grado di riconvertire gli italiani dal binomio lavoro-resistenza al binomio impresa-lotta globale al terrorismo. Nel linguaggio di Antonio Gramsci, non sarebbero mai capaci di una simile operazione di egemonia. Questa operazione di riconversione può solo essere fatta da un gruppo intellettuale ben più consistente e radicato nella società, e cioè il gruppo Ulivo- DS- Margherita.
15. In questa valutazione sta la radice del nostro dissenso con i cossuttiani, i bertinottiani, gli ernestiani ed in generale con la maggioranza dei gruppi intellettuali e politici italiani. Tutto il polverone polemico e le logomachie nascondono questo centro del problema. E tuttavia, se pensiamo questo, non è perché siamo estremisti. Tutto al contrario. Fra noi vi sono persone caratterialmente estremiste, e persone che non lo sono. Ma questo è solo folklore politico. Ad esempio Casarini è un estremista verbale ed un moderato politico, perché assume la teoria negriana della globalizzazione come bussola di orientamento. Bertinotti è un esempio addirittura caricaturale di estremismo verbale e di moderatismo politico. Cossutta almeno, come tutti coloro che hanno veramente perso la fede precedente, è un moderato sia verbale che politico.
Ripetiamo. Solo i DS ed il loro circo culturale possono veramente egemonizzare questo passaggio, anche se per fortuna penso che non ce la faranno. Farò qui solo lesempio di Piero Fassino e di Massimo DAlema.
16. Il 15.11.03 Fassino era invitato al programma di Lerner LInfedele della rete ideologica sionista Sette. Con le mie orecchie lho sentito dire che bisogna lottare sia contro lantisemitismo che contro lantisionismo. Chi non ci crede senta una registrazione della trasmissione. Questo merita un commento.
Inutile dirci tra noi ciò che tutti noi pensiamo, e che cioè gli attentati contro le sinagoghe ed in generale contro i luoghi di culto sono odiosi e del tutto inaccettabili. Nessuna strategia giustificazionista deve essere accettata e scusata. Chi attacca le sinagoghe, le chiese e le moschee è un criminale politico. Ma giocare con lequazione ebraismo-sionismo ed antisemitismo-antisionismo è giocare con il fuoco, e dirò perché.
Il vecchio antisemitismo, pressoché scomparso dopo il 1945-1948, si basava su questa (falsa) equazione: ebraismo = diaspora dissolvitrice delle culture e delle identità nazionali. Il nuovo antisemitismo del periodo posteriore al 1948 conserva ovviamente tracce di quello precedente, ma si basa su di una nuova equazione: ebraismo = sionismo. In questo senso i sionisti sono il principale fattore ideologico del nuovo antisemitismo.
Fassino gioca dunque con il fuoco. Che se ne renda conto oppure che lo faccia solo per opportunismo è importante, ma non decisivo. Noi dobbiamo invece tener fermo su due punti. No allantisemitismo, vecchio e nuovo. Sì allantisionismo. La formula è semplice, anche se il contesto ideologico e polemico è complesso e pieno di trappole.
17. Veniamo ora al caso DAlema, un signore che non delude mai chi ha maturato lopinione che si tratti di una delle figure più spregevoli della storia dellItalia contemporanea. Sempre nel giorno 15.11.03 lho visto berciare ed agitarsi sul palco DS-Ulivo per far passare la linea della permanenza delle truppe italiane in Irak senza neppure farla mettere ai voti. Ma questi sono solo dettagli lombrosiani.
DAlema è stato colui che si è storicamente assunto la responsabilità di rilegittimare la GUERRA in Italia per la prima volta dopo il 1945. Si