La prima MISSA in Lingua Siciliana

Un successo della Fede e della Cultura

 

Domenica 13 gennaio, nell’Anno del Signore Duemilaedue, alle ore 11, a Viagrande (Catania), sotto un palatenda gremito da centinaia di uomini e donne disposti in ampi cerchi che configurano una autentica grande rosa ‘n prijera, per la prima volta in duemila anni di storia del cristianesimo, non solo i canti o l’Omelia, ma il Credo, il Padre Nostro e, soprattutto, il Rito Eucaristico, risuonano in una antica Lingua di cultura, di vita, di prijera, di cui siamo orgogliosi: la Lingua Siciliana.

 

A CRISTU SIGNURI

Signùri caru, Signùri di tutti / Signùri santu, di ranni picciòtti, pruteggi li cori dè jànchi e dè mori, boni e malati, di li svinturati...

Mangiàmu lu Corpu ri Cristu Signùri /Vivèmu lu Sangu pi siti r’amùri./ Signùri amatu, Signùri putènti, gròlia rinnèmu a lu càlici lucènti.

Inni cantàmu a lu Pani vivènti/chi nn’addivau ‘n Orienti e Punènti...

Mangiàmu lu Corpu ri Cristu Signùri./Vivèmu lu Sangu pi siti r’amùri.

Signùri beddu, Signùri miu,/duci fratùzzu, ùnicu Diu, lu Pani nni dasti, pi donu e carìzza, purtànnu, ‘n atèrnu a lu munnu sarvìzza.

Mangiàmu lu Corpu ri Cristu Signùri./Vivèmu lu Sangu pi siti r’amùri.

Cantu da prima Missa ‘n Lingua Siciliana - Viagrande, duminica 13 jinnaru 2002. Testo di Antonella Fortuna - Musica di Carlo Muratori

 

Come diceva Sciascia, il peccato più grande dei Siciliani è stato ed è quello di non credere alle Idee, al fatto che le Idee muovono il Mondo. Ed è accuddhì che, sebbene in un affaccendarsi senza requie, qui si produce seriamente una sola merce in grado di distinguerci tra la moltitudine dei popoli: il sonno. Un sonno profondo, e senza sogni, per salvarsi dal quale non occorre suonare una sveglia quanto l’ imparare a sognare.

Noi abbiamo un sogno e, visto che poi non costano niente, ce lo siamo fabbricato bello e grande, che se riesce ci saranno fiumi di miele ibleo per tutti pari e aggratis. Certi comunque che i sicilianoidi troverebbero subito di che lamentarsi.

Il sogno nostro è che questa Sicilia, colonia sfardata, possa diventare un Giardino Paradiso nel cuore antico del suo Mare, l’al Bahr al Abyad al Mutawassat, Mar Bianco Centrale, o Mediterraneo che dir si voglia, sempre di acqua e sale è fatto. E di Storia.

Questo Sogno ha da lievitare nella Realtà, come Pane quotidiano della trasformazione sociale e personale verso una nuova Civiltà materiale dello Spirito. Essere all’altezza diquesto Sogno -lo ammettiamo- è per noi quasi impossibile. Ecco perchè rivendichiamo il diritto a suonare con metodo pirandelliano la nostra “corda pazza”. Chè “sani” e “normali”, qui, sono solo i carrieristi e i rassegnati. Gli altri possono solo essere emigranti o briganti. O “pazzi” come noi.

Quando la Provvidenza, nel suo linguaggio fatto di accadimenti e coincidenze che nessuna regia razionale sarebbe in grado di ordinare, ci ha “suggerito” che era tempo, dopo duemila anni, di dire una Missa in lingua siciliana... ci siamo messi subito all’opera, suonando a tutta forza la corda pazza: traduzioni conformi, musiche, inviti, comunicati, telefonate, sacerdote, fiori, ci vuole un coro vero, noi non siamo cosa: ed ecco che spuntano -liberi e volontari- i ragazzi e le ragazze della corale del Duomo di Catania. Tanta gente che si muove: Rosvita, Don Ninì, Antonella, Carlo, don Schillirò, Cristian e poi decine e decine di amici vecchi e nuovi. E’ un fatto di Fede, anche per chi cattolico non è; ed è un fatto di fiducia in se stessi e nella propria Lingua: ma ci riusciremo poi a prijari in sicilianu?.

La “Casa Trinakria” di Catania costruisce un “ombrello protettivo” a una iniziativa che finora non è riuscita a nessuno. Tra l’altro una intervista su due pagine pubblicata dal settimanale Centonove, nel suo stile, e una breve lettera ad alcuni giornalisti ci cautelano sia dal rischio che una cosa così bella resti del tutto “clandestina”, sia che una cosa così “non ortodossa” possa essere facilmente “bloccata dall’alto” come di solito accade, e dal punto di vista del diritto canonico e liturgico sarebbe fin troppo semplice (la lingua siciliana -a differenza per esempio del sardo e del friulano- non è riconosciuta neanche come lingua liturgica, ovviamente dalla Santa Sede; e quello che abbiamo fatto non è situabile nei limiti imposti dalla “Quinta Istruzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II”: ma non è colpa del Vaticano).

Domenica 13 gennaio, nell’Anno del Signore Duemilaedue, alle ore 11, a Viagrande (Catania), sotto un palatenda gremito da centinaia di uomini e donne disposti in ampi cerchi che configurano una autentica grande rosa ‘n prijera, per la prima volta in duemila anni di storia del cristianesimo, non solo i canti o l’Omelia, ma il Credo, il Padre Nostro e, soprattutto, il Rito Eucaristico, risuonano in una antica Lingua di cultura, di vita, di prijera, di cui siamo orgogliosi: la Lingua Siciliana.

Alla Missa è giunto chi l’ha saputo, grazie ai nostri non “potenti mezzi” e malgrado il previsto boicottaggio di giornali e televisioni locali: impegnati a diffondere veline e spazzatura da mane a sera. Fa eccezione, in parte, la RAI, non perchè sia venuta, ma perchè un noto giornalista della Tv pubblica mi ha telefonato la mattina della Missa per dirmi che stava provando a inserire lo straordinario evento nel palinsesto del telegiornale, dipende dal direttore ecc... Grazie Maenza, anche se non ci sei riuscito. E grazie ai ragazzi degli altri quotidiani e periodici che ci sono vicini. La gente non deve sapere, vecchia storia. Nel palinsesto dello Spettacolo neocoloniale non c’è posto per la Verità delle Cose, figuriamoci per la Prijera!. La Provvidenza ci ha indicato una strada, e noi la seguiremo: in fondo a questo cammino c’è la Grande Armonia del Giardino Paradiso nel quale regna l’Insegnamento di Gesù, il Re dei Santi Guerrieri. Ad esso conducono tutte le Vie autentiche -vediche, cristiane, musulmane...- dell’unica Religione dei “Tempi Ultimi”: la Religione della Vita, che parla tutte le Lingue, figlie del Verbo dal quale ogni cosa discende.

L’esperienza della Missa è stata per noi anche un duro banco di prova. Se la Provvidenza ce lo concede, la prossima Missa sarà meno “pionieristica”...

Grazie a quanti hanno collaborato. (MDM)

 

(articolo pubblicato sul settimanale "Centonove" dell'1-3-2002 e su "Terra e LiberAzione" primavera 2002)