Catania: le mani sulla citta'. Ci risiamo. Il nuovo "Piano Regolatore" di Catania -basato su una curva demografica truccata- apre la via al saccheggio speculativo e a un nuovo stupro della nostra identità urbana. Dietro la cortina fumogena della "Copacabana capitale del Mediterraneo" rispunta il "partito del cemento". Dieci associazioni di Catania, con una conferenza stampa e altre iniziative, denunciano il trucco e aprono il fronte di una battaglia civile decisiva per l'avvenire della città.
Dal Giornale di Sicilia: "In una sala delle Ciminiere...Mario Di Mauro (Terra e LiberAzione), Salvatore Emmanuele (Cittadinanzattiva), Grazia Giurato (Città Libera), Giuseppe Rannisi (LIPU), Angela Guardo (WWF), Riccardo Raneri (Città Felice), Giorgio Sciotto (Babilonia) e ancora Cittàinsieme, Siciliani per la Legalità, Manitese...". E' uno schieramento ampio e in crescita, capace di fare inchiesta e dire cose assennate in una città distratta governata con presunzione.
Le previsioni di popolazione per l'area metropolitana sono state enormemente gonfiate fino a stimare 945.000 abitanti fra vent'anni, mentre il modesto tasso attuale di crescita (il 2% negli ultimi 10 anni) fa ragionevolmente prevedere che fra vent'anni l'area metropolitana avrà non più di 750.000 abitanti (nel 2001 l'Istat ha censito 716.000 abitanti). Sulla base di questo dato irragionevole, considerando il ricorso al meccanismo della perequazione che consente di acquisire gratuitamente aree per servizi in cambio di possibilità edificatorie, viene previsto di urbanizzare ben 500 ettari di aree libere interne ed esterne alla città, anche per colmare il deficit pregresso di servizi pubblici, mentre ragionando sui dati reali sarebbero sufficienti 290 ettari. Inoltre questo numero potrebbe notevolmente diminuire considerando che molte aree libere adatte alla realizzazione dei servizi sono già di proprietà comunale, ed ulteriori diminuzioni si potrebbero ottenere destinando a servizi edifici esistenti di proprietà comunale, come molti ex conventi.
Ecco il testo integrale del comunicato-stampa e della garbata Lettera inviata al sig. Commissario per il Piano Regolatore Generale della città di Catania, dott. Pietro Scaffidi Abbate. Una sintesi è stata diffusa dai quotidiani e dalle tv locali presenti alla conferenza-stampa che abbiamo tenuto alle Ciminiere il 31 marzo 2004.
(Terra e LiberAzione)
COMUNICATO STAMPA SUL PRG DI CATANIA
Le sottoscritte Associazioni sono estremamente allarmate dal contenuto del documento redatto dai progettisti del Piano Regolatore "PRG di Catania: verifica sul dimensionamento", ed hanno ritenuto opportuno inviare al Commissario per il PRG una lettera per contestare le considerazioni ivi contenute.
Il documento contiene una serie di dati e di affermazioni costruite a partire da ipotesi non realistiche e basate su una visione del futuro assetto urbanistico della città non orientato alla riqualificazione ed al miglioramento della qualità della vita, ma ad un'espansione dell'edificato ed ad una sostanziale banalizzazione del tessuto urbano, con perdita dell'identità culturale e storica della città. Ciò è contrario agli interessi della città e sembra piuttosto orientato a soddisfare gli interessi di chi vuole costruire a tutti i costi e dappertutto.
Ecco i punti in cui il disaccordo con i progettisti del PRG è più rilevante:
-Le previsioni di popolazione per l'area metropolitana sono state enormemente gonfiate fino a stimare 945.000 abitanti fra vent'anni, mentre il modesto tasso attuale di crescita (il 2% negli ultimi 10 anni) fa ragionevolmente prevedere che fra vent'anni l'area metropolitana avrà non più di 750.000 abitanti (nel 2001 l'Istat ha censito 716.000 abitanti).
-Sulla base di questo dato irragionevole, considerando il ricorso al meccanismo della perequazione che consente di acquisire gratuitamente aree per servizi in cambio di possibilità edificatorie, viene previsto di urbanizzare ben 500 ettari di aree libere interne ed esterne alla città, anche per colmare il deficit pregresso di servizi pubblici, mentre ragionando sui dati reali sarebbero sufficienti 290 ettari. Inoltre questo numero potrebbe notevolmente diminuire considerando che molte aree libere adatte alla realizzazione dei servizi sono già di proprietà comunale, ed ulteriori diminuzioni si potrebbero ottenere destinando a servizi edifici esistenti di proprietà comunale, come molti ex conventi.
La ragionevole previsione di nuovo edificato, cioè un massimo di 25.000 vani, di uno schema di massima di PRG già approvato dal Consiglio comunale, che metteva la riqualificazione alla base del futuro urbanistico della città, viene sostituita da considerazioni tutte tendenti a privilegiare le nuove costruzioni dentro e fuori l'area urbana, considerando, inoltre, tutte uguali le aree non edificate della città. Si nega così la peculiarità e la storia stessa della città ed in definitiva la si banalizza rendendola uguale a qualsiasi periferia di una grande città. Una corretta progettazione urbanistica non può permetterlo.
Ci sono infatti diverse aree, come le lave di Nesima e del Rotolo, o le masserie in disuso con le aree agricole circostanti, che sono importanti elementi di identità urbana da salvaguardare e valorizzare adeguatamente, rifiutando l'idea che possano avere un significato soltanto se ci si può costruire sopra.
Insomma, la sensazione che si ha è che il documento dei progettisti del PRG inventi fantasiose stime di popolazione, e usi metodi discutibili per valutare il deficit pregresso di servizi, solo per giustificare l'edificazione a tappeto sulle ultime aree libere della città ed intorno ad essa. Cosa che forse non ha nulla a che fare con l'interesse generale della città e dei cittadini, ma potrebbe invece nascondere interessi diversi, legati alla valorizzazione economica dei terreni.
Continueremo a vigilare affinché la progettazione del PRG non sia solamente un'occasione per consentire arricchimenti facili, contro gli interessi generali della città, e sia rispettato l'articolo 1 della legge urbanistica regionale che per i piani regolatori impone "la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale e dell'ambiente, nonché la piena e razionale utilizzazione delle risorse valorizzando e potenziando il patrimonio insediativo e infrastrutturale esistente, evitando immotivati usi del suolo".
LETTERA AL COMMISSARIO REGIONALE AD ACTA PER IL PRG DI CATANIA
Abbiamo letto il documento prot. 61287 del 16/12/2003, dal titolo "PRG di Catania: verifica sul dimensionamento" inviatoLe dai responsabili del progetto di Piano Regolatore, e desideriamo esporLe alcune perplessità al riguardo.
Il documento individua la necessità di prevedere un numero di nuovi vani da costruire maggiore rispetto a quello individuato dal Consiglio comunale nello schema di massima, e ciò sulla base di due diversi tipi di considerazioni.
Riguardo all'analisi dei fabbisogni, viene ritenuta attendibile la previsione di sviluppo della popolazione dell'area metropolitana per il prossimo ventennio, effettuata dalla Provincia nello schema di massima del Piano Provinciale. Sulla base della popolazione prevista nell'area metropolitana per il 2021, che viene valutata in 945.000 abitanti circa, il fabbisogno nel comune di Catania viene calcolato sottraendo la popolazione prevista in tutti gli strumenti urbanistici dei restanti comuni, che è di circa 550.000 abitanti. Si ottiene quindi per Catania una previsione di 395.000 abitanti fra vent'anni.
Ma i risultati dei censimenti Istat dal 1961 al 2001 ci dicono che la popolazione dell'area metropolitana, pur continuando a crescere, aumenta con un tasso di crescita sempre minore (nell'ultimo decennio la popolazione è cresciuta del 2%, arrivando a 716.000 abitanti nel 2001). Semplici calcoli statistici rivelano che nel 2021 la popolazione dell'area metropolitana sarà sicuramente inferiore a 750.000 abitanti. Quindi è improponibile adottare come dato di base la previsione contenuta nello schema di massima del Piano Provinciale, che prevede 945.000 abitanti (195.000 in più di quelli ragionevolmente prevedibili!).
In alternativa a questo criterio, il documento valuta i fabbisogni partendo dalla necessità di dotare la città di uno standard soddisfacente di servizi pubblici, che per legge è pari a 18 mq di aree destinate a servizi per ogni abitante, e propone di colmare il deficit pregresso ricorrendo ai meccanismi perequativi che consentirebbero al Comune di ottenere l'acquisizione gratuita di aree in cambio delle edificabilità consentite dal Piano sui terreni liberi della città.
Le analisi effettuate nel documento valutano il deficit pregresso di servizi in rapporto ad una popolazione della città, insediata e insediabile, stimata in 346.000 abitanti. Dalle tabelle C di pag. 52 e 53, che tengono conto dei servizi esistenti o già in programma, risulta esserci un deficit soltanto per verde pubblico e scuole che, in rapporto a questa popolazione, è di 1.776.000 mq, cioè quasi 180 ettari.
Ma il deficit pregresso non si può calcolare in rapporto alla popolazione insediata e insediabile, perché si riferisce ai servizi non realizzati fino ad oggi, e quindi va calcolato rispetto alla sola popolazione oggi residente. E, sempre secondo i censimenti Istat, la popolazione della città è in continua diminuzione fin dal 1971, fino a toccare i 306.000 abitanti nel 2001. Anche supponendo che accorte politiche di riqualificazione possano fermare l'esodo verso i comuni vicini, nella più ottimistica delle ipotesi la popolazione della città nel 2021 non supererà quella attuale, e per una popolazione di 306.000 abitanti il deficit pregresso di aree per servizi risulta di 123 ettari, anziché 180 (il dato si ottiene semplicemente sostituendo i 346.484 abitanti delle tabelle C1 e C2 con il dato reale di 306.000 abitanti).
Supponendo di non superare i fabbisogni stimati nello schema di massima approvato dal Consiglio comunale nel 1998, cioè un massimo di 25.000 vani comprendenti anche l'edilizia pubblica, e supponendo di adottare una densità media di 150 vani per ettaro (densità che include anche spazi per servizi sovrabbondanti rispetto agli standard di legge), per edificare questi 25.000 nuovi vani occorrono 167 ettari (sufficienti anche per realizzare i servizi relativi) che, sommati ai 123 ettari necessari per eliminare il deficit pregresso, danno un fabbisogno complessivo di 290 ettari di terreni da assoggettare ai meccanismi perequativi che prevedono la cessione gratuita di una parte dell'area. Quindi, se si stabilisce su tutti i 290 ettari un coefficiente di cessione al Comune del 54% dell'area interessata dalle trasformazioni si possono ottenere gratuitamente 156,6 ettari di aree che risultano più che sufficienti per soddisfare il deficit pregresso di servizi ed il fabbisogno relativo ai nuovi abitanti da insediare.
Ma allora, perché nel documento dei progettisti del PRG, dove si prevede un coefficiente di cessione variabile tra il 49 e il 54%, cioè analogo a quello da noi utilizzato per ottenere un risultato di 290 ettari, si parla invece di utilizzare aree libere per un totale di 500 ettari?
E comunque, se dobbiamo considerarci costretti ad urbanizzare aree libere per ottenere in cambio aree da destinare a servizi per colmare un deficit, quei 290 ettari che abbiamo calcolato possono ancora diminuire perché si deve tenere conto che diverse aree proficuamente utilizzabili per servizi nell'ambito della città sono già comunali, come pure sono comunali molti ex conventi oggi utilizzati impropriamente che invece potrebbero essere destinati a servizi pubblici.
Tenendo conto di questo, può anche darsi che risultino sufficienti i comparti-risorsa da assoggettare a criteri perequativi che nel 1998 erano stati approvati dal Consiglio comunale assieme allo schema di massima, e che avevano un'estensione complessiva di 200 ettari circa.
Insomma, abbiamo la netta sensazione che in questo documento si dia credito alle fantasiose stime di popolazione della Provincia, o si inventino metodi molto discutibili per soddisfare il deficit pregresso di servizi, al solo scopo di giustificare l'edificazione dappertutto, occupando tutte le aree libere della città ed intorno alla città. Cosa che forse non ha nulla a che fare con l'interesse generale della città e dei cittadini, ma potrebbe invece nascondere interessi diversi, legati alla valorizzazione economica dei terreni interessati.
E siamo rafforzati in questa sensazione dalla stessa lettura del documento che, a pag. 42, dice: "Rispetto alla produzione di nuova edilizia, questa dovrebbe interessare tutte le aree inedificate o sottoutilizzate interne al centro abitato e, se necessario, essere estesa alle aree esterne più o meno contigue all'edificato esistente". E più avanti, a pag. 45, si legge: "Per questi motivi sembra raccomandabile estendere la pratica delle aree risorsa a tutte le aree inedificate interne al centro abitato (e, se necessario, a quelle limitrofe) e comunque a tutte quelle coinvolte a qualsiasi titolo allo sviluppo urbano, anche per garantire una uniformità di criteri di trattamento dei diversi operatori, almeno per tutte le aree di dimensione adeguata. In questo senso può essere considerata desiderabile l'estensione dei criteri adottati per le aree risorsa a tutte le aree locali di dimensione superiore ai due ettari".
Proprio questa logica secondo cui bisogna occupare inesorabilmente tutte le aree libere nella città ed intorno ad essa ci sembra particolarmente perversa, perché considera tutte uguali le zone inedificate e attribuisce loro un significato ed un'importanza soltanto se ci si può costruire sopra. Ma le aree inedificate non sono affatto uguali fra loro.
Ad esempio le lave di Nesima, che costituiscono una testimonianza consistente della colata che raggiunse la città nel 1669, o quelle del Rotolo che testimoniano della colata che nel 1381 colmò il golfo di Ulisse, non possono essere spianate per costruirci sopra, ma devono essere usate come "parchi lavici", perché costituiscono il principale elemento di peculiarità della città, unica in Europa proprio per lo stretto ed evidente rapporto città-mare-vulcano.
Ed anche le aree agricole ormai in abbandono sia dentro che attorno alla città, a Cibali, Cerza, S. Giovanni Galermo, Monte Po, assieme alle loro tipiche masserie, costituiscono unità ambientali di grande valore che vanno mantenute nella loro unitarietà, potendo essere riutilizzate per varie funzioni urbane, come servizi pubblici con annessi spazi verdi, orti urbani per gli anziani e per l'agricoltura biologica, ecc.
Insomma, ci spaventa l'idea che la città debba perdere tutte le sue caratteristiche peculiari per diventare un'unica grande periferia, dappertutto uguale. Ed una corretta progettazione urbanistica non può permetterlo.
Quindi, sig. Commissario, Le sottoponiamo queste nostre perplessità affinché Lei possa avere piena consapevolezza che il documento che Le è stato sottoposto contiene macroscopiche incongruenze e considerazioni tendenziose, e possa quindi svolgere il suo ruolo ad occhi bene aperti, vigilando adeguatamente affinché gli interessi privati non prevalgano su quelli della città.
E vorremmo anche ricordarLe un passaggio delle direttive generali approvate all'unanimità dal Consiglio Comunale che nella relazione non viene menzionato (anche qui ci sembra di intravedere un atteggiamento tendenzioso) ma che riteniamo di fondamentale importanza e che, comunque, ha improntato la progettazione fino all'approvazione dello schema di massima. Quando si parla di recupero della qualità urbana, le direttive generali dicono: "Assumere l'obiettivo della qualità urbana per la rielaborazione del PRG significa avere la consapevolezza che la risorsa territorio non è né inesauribile né rinnovabile, per cui alla infausta cultura della espansione è necessario si sostituisca la cultura della trasformazione, ossia che gli spazi per nuove funzioni ed esigenze possano e debbano ritrovarsi all'interno della razionalizzazione del sistema urbano" (N.B. : Le direttive non dicono "all'interno del sistema urbano", la qual cosa autorizzerebbe ad occupare indiscriminatamente gli spazi vuoti della città, bensì "della razionalizzazione del sistema urbano", che è cosa ben diversa).
Comunque, siamo certi che il Suo ruolo istituzionale La porterà a stroncare qualsiasi tentativo di asservire il PRG ad interessi speculativi, anche nel rispetto dei contenuti di quell'articolo 1 della legge urbanistica regionale che Lei certamente conosce, che tra le finalità dell'urbanistica in Sicilia individua "la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale e dell'ambiente, nonché la piena e razionale utilizzazione delle risorse valorizzando e potenziando il patrimonio insediativo e infrastrutturale esistente, evitando immotivati usi del suolo".
Le associazioni che sottoscrivono questa lettera, per parte loro, continueranno a vigilare affinché la progettazione del PRG non sia solamente un'occasione per consentire arricchimenti facili, contro gli interessi generali della città.
P.S. - Per maggiore precisione, alleghiamo un prospetto che riassume i dati dei censimenti Istat della popolazione degli ultimi decenni e i dati pubblicati dall'Istat relativi alla popolazione residente in tutti i comuni della Provincia di Catania.