Quintu Cuncumiu di "Terra e LiberAzione" RIABITARE TRINAKRIA
Si è aperto domenica 30 marzo 2003, nella sala convegni della nostra Casa Trinakria, a Catania, il Quintu Cuncumiu di "Terra e LiberAzione" sul tema "In Cammino per riabitare Trinakria". Una relazione di Mario Di Mauro -pubblicata qui di seguito- e una lunga serie di interventi, quattro ore di dibattito, una sala incontri piena come non mai. Dalla nostra sorella Anna Di Salvo, della "Città Felice", che è stata invitata alla presidenza del Cuncumiu, a Vezzana della Città delle Arti, al nostro fratello Mufid, imam della Moschea di Catania, dal fratello Rino Baeli, direttore della Multigraf di Messina, al maestro Juan Mario Miano autore del magnifico quadro sulla Rivoluzione Siciliana del Vespro 1282 che ha fatto da sfondo alla sala del Cuncumiu, a Micio Stimolo col quale condividiamo lazione della Consulta per la Città di Catania, a Totò Morana di Bagheria che ha portato testimonianza di una presenza identitaria nella Sicilia occidentale, a Riccardo Raneri che scopre la nostra Sicilia girandola in bici...Una ricchezza di spunti, testimonianze...E a quanti altri sono pronti a intervenire nelle prossime sessioni del Cuncumiu che è rimasto aperto...Da rilevare, con una sottolineatura particolare, gli altri due interventi ufficiali della direzione di "Terra e LiberAzione": quello di Alessandro Lattanzio, che ribadisce lancoraggio antimperialista della nostra organizzazione e quello di Placido Altimari, al quale è stato affidato il compito di tentare, a fine sessione, una "critica ai lavori" del Cuncumiu, perchè molti errori, abbiamo capito nel tempo, possono essere "corretti in corsa", apertamente: è la Verità e la Bellezza che cerchiamo...Una nota particolare va riportata in questi Atti dellapertura del Quintu Cuncumiu: un encomio agli attivisti che hanno permesso il successo di questa iniziativa, a chi "appare poco" ma rappresenta la forza più autentica della nostra organizzazione. Il Quintu Cuncumiu segna una tappa decisiva nell' insediamento della nostra piccola associazione a Catania e, da qui, in tutta l'Isola.
Relazione introduttiva del Quintu Cuncumiu di "Terra e LiberAzione" Assabenadica!
Che voi possiate benedirmi! As-Salam alaikum wa rahmatu Llahi wa barakatuhu! Che Dio ti benedica...! Assà! Abbi cura di te! Così si salutavano, in arabo, i Siqilly, i Siciliani di mille anni fa, quando la loro Patria-Matria era un Emirato libero, ricco e indipendente, nel cuore antico del Mar Bianco Centrale, l'al Bahr al Abyad al Mutawassat, il Mediterraneo.
Assabenadica! è parola che echeggia sonorità antiche e familiari, una di quelle parole che attraversano il mare dei secoli su invisibili vascelli carichi di memorie: le Lingue... Assà! Assà! Abbi cura di te, ti sono vicino! As-Salam alaikum...A te la Pace del Dio!.
Ora siamo nel secolo XXI e viviamo nell'Impero. L'Impero dello Spettacolo, un lunapark globale della merce e delle guerre infinite, dei satelliti e dei biopoteri, della rapina neocoloniale e dello spreco consumistico, dello sradicamento della Vita dalla Terra e della Terra dal Sacro.
Dal punto di vista metafisico -e del buon senso- è inutile aspettarsi che una società consumistica ed egoistica, dimentica della Luce e dei valori dello Spirito, possa darsi una Pace giusta. La Pace fra gli esseri umani è il risultato della pace con se stessi e con la natura, lapprodo di un Cammino che abbia superato nella conoscenza autentica ogni pregiudizio verso lAltro.
Non ci sarà Pace, è nostra opinione, fin quando sulle macerie dellImpero dello Spettacolo, delle guerre, degli sprechi, degli egoismi... non sorgerà una inedita civiltà materiale dello Spirito, una Civiltà solare fondata sullautogoverno comunitario dei Popoli e sulla pianificazione solidale delle forze e risorse produttive fondamentali. Con la "privatizzazione imperiale" del Mondo si va da tuttaltra parte e nel moltiplicarsi di poteri del tutto sganciati da un controllo democratico e popolare, le parole "pace" e "guerra" diventano maschere di ununica deriva dellUmanità nella quale "benessere materiale" (di una minoranza, sebbene crescente) e materiale incendiario si accumulano alimentando uno "Spettacolo" di devastazioni ambientali, squilibri sociali, sradicamento culturale di interi popoli: sia ricchi che poveri.
In questo "Spettacolo" va oggi in scena -sempre più contestato- il delirio sanguinario di una Setta di petrolieri e mercanti darmi che ha preso il potere negli USA -con le elezioni "discutibili" e con la messinscena dell11 settembre, una tragedia- come molti scrivono- resa possibile dallinsider job di poteri occulti interni agli USA-. Questa Setta punta al dominio imperiale sul Pianeta secondo un piano orwelliano denominato "Nuovo Ordine Mondiale". Hanno mezzi di propaganda, da Hollywood alla CiaNN, che neanche le più malfamate (e diffamate) dittature avevano mai avuto e sono già riusciti a fare il "lavaggio del cervello" a milioni di americani (e non solo), ad eliminare molte leggi di protezione dellambiente e anche ad aumentare il bilancio militare da 48 a 379 miliardi di dollari!. Le "opinioni pubbliche" vengono fabbricate come le mortadelle, ma, ciò malgrado, imponenti sono le manifestazioni contro le guerre dellImpero, e questo fatto, al quale stiamo dando il nostro piccolo contributo, va salutato come positivo.
La storia siamo noi, dice la canzone. E la Storia siamo noi, per davvero. Ma quale Storia?. Forse che conosciamo per davvero la nostra Storia? Forse che abbiamo la misura e il senso delle proporzioni per dire cosa siamo veramente, ora e in questo Luogo della Storia?.
Si può campare anche senza saper nulla della Costituzione Siciliana del 1848, quella che dice: "La Sicilia sarà sempre Stato indipendente e la sovranità risiede nella universalità dei cittadini Siciliani...". Nè è indispensabile avere cognizione dello Statuto di Autonomia conquistato dal movimento per lindipendenza negli anni quaranta del Novecento. E si può anche non comprendere che la Sicilia è impaludata in uno Spettacolo neocoloniale, e ciò malgrado illudersi che siamo liberi...E non ce lo dice il dottore di costruire una associazione politico-spirituale inedita come "Terra e LiberAzione"...A chi interessa sapere di un fiume in piena di acqua siciliana bruciata per decenni, giorno e notte, dallidrovora multinazionale dei petrolchimici, o del nostro petrolio rapinato in fase estrattiva e attraverso luso colonialistico della leva fiscale? E pensate che chi sta davanti alla tv a rincoglionirsi la testa saprà mai che la Storia siciliana dellultimo secolo coincide in larga misura con luso dello sradicamento culturale e dellemigrazione come strumenti di controllo sociale e di riproduzione dello Spettacolo neocoloniale?...Eppure, se vogliamo capirci veramente, occorre partire da una semplice tesi e farne un punto archimedeo sul quale far leva per sviluppare la nostra riflessione e la nostra Azione: la Sicilia è una colonia, il Popolo Siciliano, ogni Siciliano, ha tutto il diritto di rivendicare libertà e indipendenza: il resto sono chiacchiere. Ovvio che se noi ci stiamo sbagliando su questo è sbagliato tutto il seguito del ragionamento. Ma se questo è vero non si può continuare a fare altro come se vero non fosse. Qui non stiamo parlando dellAlaska agli orsi, ma della Sicilia ai Siciliani.
Al momento lo Spettacolo neocoloniale è una dittatura flessibile a carattere sistemico: noi non siamo liberi di decidere veramente un bel niente...ma saperlo ci da un vantaggio impressionante poichè si scopre presto che cè una libertà autentica che nessuno ci può negare, purchè noi si sia capaci di sottrarci allo Spettacolo neocoloniale e di esserci, in questo posto, con molta più cultura e con molto più coraggio civile e politico, elaborando linguaggi, edificando luoghi, intessendo relazioni, inventando la vita autentica, configurando dunque uno straordinario esperimento con la Verità, per dirla con Gandhi.
Quando ho visto i graffiti delle Grotte Sacre dellAddhaura tracciati dai Siciliani di diecimila anni fa ho pensato che la restaurazione dell'uomo immaginoso, cosmico, naturale...sullimpressionante base tecnica elaborata poi in millenni di "civilization" sia la cosa più bella che potrebbe accadere allUmanità e in fondo sarebbe anche lunico Fatto Generale che produrrebbe radicalmente anche la liberazione della nostra Sicilia metafora del Mondo da questa inquietudine geologica, da questo suo cielo che la opprime di secoli e di stelle...Le correnti marine, descritte da Predrag Matvejevic, fluiscono come immensi fiumi: ostinate e silenziose, non determinabili nè contenibili. Nel gioco delle grandi correnti della Storia queste nostre Isole siciliane "oppresse di secoli e di stelle" appaiono immense navi di pietra sospinte alla deriva ora da Scirocco, ora da Grecale, quasi travolte da una vicenda storica pervenuta ad uno stadio terminale di insensatezza. Ma lisola è anche il luogo di accumulo della potenza marittima... Lavere avuto la Geografia come Storia è la vera tragedia siciliana. Malgrado tutto però questa "geografia" è ancora il Logos della nostra Lingua e linsularità mediterranea è u civu, lessenza, dellessere siciliani e del nostro farci Storia. Dialettalità che si fa Lingua di resistenza, Insularità mediterranea che produce lAnima di un Popolo...Sono, questi, beni immateriali, spirituali, culturali; risorse poetiche per produrre il Popolo e il Senso dellEsserci. Perchè dico questo? Solo perchè la Lotta deve avere un orizzonte poetico: sennò non vale niente, forse manco il prezzo del biglietto. Il programma politico di "Terra e LiberAzione" consiste di tre azioni: piantare una palma scavare un pozzo costruire una casa...dare alla Sicilia una economia assennata, una cultura assennata, una storia assennata...per poter coltivare il pane della vita, la pazienza, il tempo, le Tre Virtù del "Siciliano antico", le perle del suo Rosario... Per sentire infine nto sciauru cakkiana do pani cauru il valore della pace nel mondo e col mondo e la necessità di conquistarla giorno per giorno. Si è mai visto un "partito" che parla accuddhì?
Eppure è anche di questo che cè bisogno...e il futuro "partito del popolo siciliano" sarà un fatto autentico e inedito solo se riuscirà ad agire nel profondo, ad essere strumento di ricostruzione identitaria e civile, luogo di unificazione psicologica ancor prima che politica: e questo vale fin da subito per la nostra piccola associazione che sta per trasformarsi in fratellanza...
Un bel libro può contenere anche delle sciocchezze, dei giudizi distorti figli della propria stessa decadenza sociale, fisica, morale. "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa è uno di questi libri. Scritto nel 1955, due anni prima di morire, ma ambientato nei decenni che iniziano con l'annessione coloniale della Sicilia al Piemonte, questo celebre romanzo ha però la qualità formale che non ho mai trovato nella storiografia truffaldina che nega sistematicamente l'esistenza del Popolo Siciliano come soggetto di una Storia: "Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi...".
Io credo invece che l'Isola-Nazione madre del Popolo Siciliano abbia una Storia sua, frutto anche di molteplici apporti. Solo i lunghi secoli che la vedono granaio di Roma e galera di schiavi, e i brevi decenni angioini sono definibili dominazione...per il resto si tratta di sviluppi per innesto, a volte perfino provvidenziali: e tutti, chi più chi meno, si sono sicilianizzati: malgrado tutto. Altro che 13 "dominazioni" (e perchè no anche 14 o 15, magari inventando una "dominazione barocca" al pari di quella Sveva, mai esistita, tantopiù chè Federico II, il quale pose in Sicilia il Cuore del Mondo, era il figlio della sicilianissima Regina Costanza, che Dio l'abbia in Gloria, e considerò sempre la Sicilia come sua patria-matria. Ci ammucciano perfino colui che fu Re del Mondo, ci si figuri cosa accade al popolo inerme...figghji ri nuddhu semu!. Ma la Storia, questi figghji ri nuddhu, possiamo riscrivercela, finu a quannu ci semu.
Non furono "dominatori" i Sikani nè i Siculi nè megaresi, calcidesi...che divennero "Sicelioti", e Siracusa e Gela non erano "colonie greche" più di quanto Baltimora, Boston e New York non siano oggi colonie inglesi! Sicelioti, al più, cioè Siciliani di origine "greca" (ma loro, dopo il Congresso di Gela, si pensavano Siciliani e basta, e la spedizione militare dellimperialismo ateniese contro i Siciliani venne respinta in malo modo già venticinque secoli fa, come ci kunta Tucidide...il resto è una invenzione dello Spettacolo neocoloniale moderno, ripetuta per ignoranza, pigrizia, convenienza!).
E che dire dei Siqilly, i Siciliani di origine arabo-berbera? Vorrei vedere questi storici contemporanei a spiegare a un Siqilly di mille anni fa che non è Siciliano: gli ballerebbe ncapu a panza! Non ci fu in Sicilia nessuna "dominazione araba" e noi, Siciliani del secolo XXI, siamo siqilly al 70%...Facciamo la prova del DNA?.
E, sebbene più sfumato, un ragionamento simile può esser impostato per la presunta "dominazione aragonese": i Siciliani, nel 1282, cacciarono gli angioini e si difesero dalla reazione militare che vide coalizzati franco-angioini e guelfi-papalini italiani contro la Communitas Siciliae: la Rivoluzione del Vespro fu una insurrezione di popolo senza precedenti. Essa cercò alleati per difendere la conquistata indipendenza: e chi se non gli Aragonesi, che un bel pò di Sicilia lavevano nella Corte e, cosa ancora più importante, avevano i nostri stessi nemici?. La sua centralità mediterranea faceva della Sicilia una preda ambita: era ed è la nostra disgrazia maggiore...Ciò malgrado, e grazie a questa alleanza, la Sicilia ebbe un paio di secoli di indipendenza...per quanto possibile in quelle condizioni. E il più grande Re dei Siciliani di questo periodo, Federico III, il siculo-aragonese, è seppellito nella Cattadrale di Catania, a pochi metri da SantAgata, sebbene la sua tomba sia stata ammucciata per secoli e ancora oggi boicottata in modo sistematico dal Vaticano...
E cos'erano i Siciliani nei secoli del Viceregno spagnolo? Spagnoli? Non lo erano certo le migliaia di donne torturate e spesso bruciate dallInquisizione per "stregoneria" (cioè pratiche mediche popolari) chè in Palermo, alla metà del milleseicento fu realizzato un ampio allargamento delle carceri femminili. Erano "spagnoli" i Siciliani? Beati Paoli piuttosto! Resistenti allo straniero ma consapevoli di non avere la forza necessaria a cacciarlo via. "Spagnoli" i Siciliani dei secoli XVI-XVII...? Poco meno di quanto non siano oggi italiani!. Certo, siamo anche tantikkia "spagnoli" in quanto mediterranei...cosiccome tantikkia di Sicilia cè unnegghjiè, nel Mondo, macari ddhabbanna dellOceano. E anche tantikkia "italiani" perchè "abbiamo dato", pagato il biglietto per questo teatrino di "nazione": e, chissà, magari potremmo un domani contribuire a rifondarla su basi culturalmente più solide, a partire da una inedita indipendenza del Popolo Siciliano.
La Questione Siciliana, come problema irrisolto dellindipendenza del Popolo Siciliano, è più aperta di quanto non sembri: e il fatto che lo Spettacolo neocoloniale faccia credere ai "siciliani" di essere "italiani", mi pare il frutto della propaganda secolare e della sindrome del brutto anatroccolo...ma sotto le vesti di Arlecchino dello Spettacolo neocoloniale, dei suoi agenti, delle sue vittime... cè una identità compressa che scatenerà prima o poi le sue "streghe" e i suoi "maghi" e le sue "formule di liberazione delle energie": al momento, va detto, ci sono solo i roghi massmediali, le censure, le persecuzioni mute che lo Spettacolo neocoloniale mette in atto contro lidea stessa di libertà e indipendenza del Popolo Siciliano.: chè se dico "indipendenza" 9 su 10 pensano in negativo (isolamento, separazione, disgrazia...) e il decimo non pensa niente del tutto. Vi pare una cosa spontanea? Siete sicuri che dietro non ci sia una manipolazione pianificata che è un aspetto dello Spettacolo neocoloniale?
Se conflittuale e complesso fu il rapporto con la madrepatria spagnola , non meno lo è quello con i "centri della dipendenza" che strutturano l'attuale dominazione neocoloniale alla quale, sia detto di passaggio, i Gattopardi non seppero contrapporre che il loro trasformismo e la loro stanchezza. Ma il Principe ha ragione quando ironizza su quel senso di superiorità tipico di tanti Siciliani, "che in realtà è cecità", vaneggianti in compiaciuta attesa del nulla. Va detto, però: di quali Siciliani parla? Di quelli che hanno lottato strenuamente per la loro emancipazione e, sconfitti, sono emigrati a milioni, piuttosto che nzaccaniare in questa Palude? Di chi non si arrende allo Spettacolo necoloniale? Per essere un popolo del tutto "disarmato" io vedo in giro tanto coraggio, tanti padri e madri che vanno avanti in mezzo alla Palude, come si può: meritano, meritiamo di più. E vadano pure al diavolo gattopardi e sciacalli. La nostra Storia millenaria è un'altra: "In tutta la storia dell'Umanità nessun paese e nessun popolo hanno lottato così strenuamente per la loro emancipazione quanto la Sicilia e i Siciliani...Quasi dai giorni in cui Polifemo passeggiava nei dintorni dell'Etna e Cerere insegnava ai Siculi come si coltiva il grano, fino ai nostri giorni la Sicilia è stata teatro di invasioni e di guerre continue e di resistenza incrollabile...Le prime luci avevano appena cominciato a diffondersi sulle tenebre medievali, e già i Siciliani, con la forza delle armi, si erano conquistati non solo le numerose libertà municipali, ma anche dei rudimenti di governo costituzionale, quale allora non esisteva in nessun altro paese del Mondo. Prima di ogni altra Nazione i Siciliani fissarono mediante votazione il reddito dei loro governi e dei loro sovrani. In tal modo il suolo siciliano è sempre stato fatale agli oppressori e agli invasori e i Vespri Siciliani sono stati immortalati nella Storia...". Così scriveva Karl Marx, celebre giornalista, sul New York Daily Tribune del 17 maggio 1860.
Karl Marx, un "profeta" la cui vittoria scientifica si sta consumando sotto gli occhi increduli degli studiosi di mezzo mondo, conosceva la Sicilia e i Siciliani meglio di tutti sti storici venduti che per fare carriera devono svaligiare i depositi memoriali del nostro Popolo, togliendoci ogni residuo di dignità e onore che ci provenga dalle sofferenze e dal coraggio delle generazioni passate, dall'eredità di libertà che ci giunge da uomini e donne che non ci hanno lasciato neanche il loro nome e quando l'hanno fatto c'è sempre stato, c'è, un Potere che ha provveduto e provvede a cancellarlo. Tra le decine di esempi di cui il nostro Archivio è pieno, eccone uno, chiaro come un numero: 667.
Seicentosessantasette Siciliani dissero "NO!", dimostrando coraggio civile e forza profetica.
Malgrado il voto non fosse "segreto" ma palese a sancire una storia di inganni e strage: gli davano due schede, una per il "si" e laltra per il "no", di colore diverso: nellurna dovevano imbucarne una, davanti ai fucili dei piemontesi...mentre la "terra ai contadini" gliela diedero addosso, per vurricarli!. Una storia ammucciata, per la cui messinscena venne consumata in corruzione "mirata" di generali e politici delle Due Sicilie una cassa di piastre turche, moneta franca nel Mediterraneo del tempo: inganni, strage, corruzione, e non "eroismi" inventati dalla mitografia risorgimentale, ecco cosa fu linvasione anglo-piemontese della Sicilia, con la quale la massoneria mise le mani sul nostro ricchissimo banco e impose il suo controllosui porti e sullo zolfo che allora era come il petrolio oggi: faceva girare lindustria mondiale, che poi era soprattutto inglese! Insomma eravamo lIrak del tempo e vennero a scannarci per questo...Malgrado la tragica farsa del voto truccato, il 21 ottobre del 1860 ci furono 667 Siciliani che votarono "NO" in quel Plebiscito truccato che "legalizzava" il passaggio dalla dittatura di Garibaldi a quella dei Savoja. Gli osservatori stranieri rilevarono il fatto che "i pochi che votano sono costretti a votare per lannessione" (Eliot) e che queste votazioni "non hanno il minimo valore" (Russel). Va rilevato che solo un Siciliano su cinque fu "autorizzato a votare" e coi fucili "italiani" puntati addosso. Oggi, puntati alla nostra testa, non ci sono più i fucili dei piemontesi, ma decine di televisioni, giornali, scuole...e una macchina di potere, non solo "politico", in cui il "Popolo Siciliano" in quanto soggetto non esiste proprio, insomma, al posto dei fucili piemontesi vè tutto uno "Spettacolo neocoloniale" che immiserisce i Siciliani e dissecca il Sacro Albero di Trinakria...
Lesempio civile di quei 667 fratelli siciliani, il coraggio della loro sfida nonviolenta a un Potere violento, la forza profetica di quella minoranza di "liberi e forti", è una delle molte pagine di Onore, Dignità e Resistenza scritte dal Popolo Siciliano nel corso della sua Storia millenaria. Un esempio, un coraggio, una forza che riteniamo attuali nella Sicilia sdisamurata e sfardata di oggi. Una vera lezione, che facciamo nostra.
La rinascita del Popolo Siciliano, la sua liberazione da uno "Spettacolo neocoloniale" che lo sradica e lo infantilizza, accadrà sulle Vie dellIndipendenza e nella Luce di una Civiltà solare, mediterranea, bioregionalista, fondata su comunità solidali di individui liberi.
Il Cammino dei Fratelli Siciliani per riabitare Trinakria, patria-matria millenaria, si fonda sullAmore che nasce dalla conoscenza e sulla ricerca della Verità e della Bellezza nella Lotta quotidiana per la Salute fisica e spirituale. Questa Azione per radicare e migliorare se stessi nel proprio luogo di vita, alzando sul Mondo uno sguardo siciliano e pregando rivolti al Dio delle Piccole Cose...configura un tipo umano, uno stile di vita, una competenza dellesserci, un sentimento di fratellanza... che rigenerano lAlbero di Trinakria nel cuore del Giardino-Paradiso: fin da ora, entòs hymòn. E il nuovo "Siciliano antico" che potrà restituire Trinakria alla Storia.
Il Popolo Siciliano è disarmato: non ha scuole, università, partiti, sindacati, chiese, bocciofile...che valorizzino il suo diritto alla libertà e all'indipendenza; neanche un giornale quotidiano nè una squadra di calcio abbiamo per poter gridare "forza Sicilia!" e nelle curve dei nostri stadi viene alimentato scientificamente l'odio verso le altre città siciliane: un capolavoro. Questo Spettacolo neocoloniale si leggittima anche attraverso la falsificazione e loccultamento della nostra Storia. Ecco unaltra pagina di questa Storia di cui la "massa scolarizzata" non sa nulla (immaginiamoci gli altri!).
Senza la passione umanitaria per l'inchiesta di Posidonio d'Apamea e Cecilio di Calacte, senza la curiosità metodica dello storico Diodoro Siculo, senza l'amore per i libri del patriarca Fozio... non sapremmo nulla delle Rivoluzioni antimperialiste e di liberazione del lavoro che portarono alla costituzione di Regni indipendenti nella Sicilia del II secolo avanti Cristo. Ad essi, attraverso "infiniti canali sotterranei" che collegavano le città del Mediterraneo, guardavano i popoli che mal sopportavano la dominazione romana: Siracusa era caduta, malgrado l'impressionante resistenza diretta da Archimede, pochi decenni prima e la Sicilia era ormai il "Granaio di Roma": ma la popolazione indigena, i Siciliani, sottomessi con la violenza, aspettavano l'occasione per rivoltarsi, e ciò accadrà quando si uniranno in massa agli schiavi insorti, i quali erano perloppiù di origine siriaca. A trentanni di distanza l'una dall'altra, le Rivoluzioni di Euno (139-132 a.C.), Salvio (104-101 a.C.) e Spartaco (73-71 a.C.), "ancorchè sconfitte, hanno avuto un ruolo di accelerazione nella crisi della Repubblica". Euno si ritrovò a capo di una insurrezione imponente, allorquando "senza un ordine da parte di qualcuno, a decine e decine di migliaia si univano per sterminare i padroni" e porre fine a una crudeltà intollerabile per uomini che erano nati liberi. Salvarono la vita solo a quelli che si erano comportati con umanità.
Dopo qualche anno di resistenza la macchina da guerra romana schiacciava i piccoli Regni degli Insorti.
Nelle ultime ore del suo potere, Euno, il Re degli Ultimi, faceva rappresentare in piazza "azioni sceniche con le quali gli schiavi raffiguravano la ribellione contro i padroni e rinfacciavano loro l'arroganza e la violenza che li avevano portati alla rovina".
Teatro come arma politica e come Testamento di Libertà. La Sicilia è stata Teatro della più "moderna" rivoluzione internazionalista e antimperialista del Mondo antico, una autentica insurrezione di moltitudini per la liberazione del lavoro e della vita dall'oppressione imperiale. E il Popolo della Sicilia, sconfitto pochi decenni prima, risorgeva parlando la Lingua dello schiavo e del contadino, in rivolta contro lo sradicamento, che, infine, pregano insieme gli Dei al Santuario di Palikè, presso i sacri laghetti: in siculo, greco, siriaco... sotto un cielo mediterraneo carico di memorie e terso come l'aria che respiriamo. Ecco, quando ci definiamo "neo-spartachisti" è a una Storia di resistenza lunga millenni che ci riferiamo, e al suo valore morale e politico.
Il passato è solo il luogo delle forme senza forze, scrive Paul Valéry. Sta a noi restituirgli vita e necessità attraverso le nostre passioni e i nostri valori, cercando Verità e Bellezza nelle cose del Mondo, cercando, in breve, quella Salute autentica che si genera dal radicamento in una Terra assoluta, cosmica, concreta, che puoi chiamare patria-matria e accarezzare con gli occhi del Cuore. Questa, e non altro, è la nostra Trinakria. E questo è un modo di stare al Mondo, il mio e nostro modo di esserci.
L'Isola di Trinakria in un cui pascolano sacre le mandrie del Sole, il Giardino-Paradiso nell'eterno ritorno del mito, è la Patria-Matria dalla quale uno Spettacolo neocoloniale pervasivo e totalitario fino all'invisibilità, ci sradica con potenza sistemica, sottraendo la Realtà autentica di una Terra assoluta, cosmica e concreta alla vista degli occhi, all'Amore che può sorgere solo dalla sua Conoscenza, al patriottismo civile che animerebbe un Popolo ridestato alla Storia: il Popolo Siciliano, da non confondere con la massa di sradicati che lo Spettacolo neocoloniale descrive come un'orda di assetati salvati dalle navi autobotte del buon governo di Roma. La Sicilia avrebbe più acqua buona del Piemonte e della Lombardia messe insieme se non fosse disseccata dalle Multinazionali petrolchimiche (e non solo) e amministrata sulla base di un patto scellerato tra politica romana e agenzie locali, mafiose e "antimafiose": il peggio del peggio che il degrado prodotto dalla dipendenza neocoloniale potesse produrre.
La Sicilia ha bisogno di due cose: Verità e Indipendenza. E di coraggio civile, gandhiano, puro.
L'idea di Indipendenza è sottoposta a una repressione preventiva sistemica a carattere totalitario: ciò malgrado è una Idea forte e non riusciranno a sradicarla del tutto dalla Storia, almeno fin quando una comunità di "Fratelli Siciliani" camminerà sull'Isola di Trinakria e accenderà un fuoco, ogni anno, sulla Cima dell'Etna.
Anthony Smith, che insegna sociologia alla London School of Economics and Political Science, in un suo libro intitolato "Le origini etniche delle nazioni" e pubblicato in Italia da il Mulino, sostiene che "le etnie non sono altro che comunità storiche costruite su memorie condivise". Non ci vuole molto, applicando la formula, a fotografare un "Popolo Siciliano" ridotto, nei fatti, a poche decine di migliaia di elementi, circondati da una massa sradicata, colonizzata, predisposta all'automutilazione culturale, che ha tagliato (ammesso che l'abbia mai avuto) ogni legame positivo, consapevole e coltivato con la Lingua, la Terra, la Memoria storica dell'Isola di Trinakria. E' qui una Palude che alimenta se stessa nell'alibi di una "autonomia" priva di forza mentale e sequestrata in modo irrimediabile dall'ascarismo e dalla cattiva politica ridotta a demenziale marketing territoriale: "AAA Isola soleggiata offresi a Multinazionali referenziate. Prezzi modici. KPMG". Non è uno scherzo, ma il riflesso interno di quei fattori esterni che configurano le forme neocoloniali della dominazione imperiale sulla Sicilia. Se ragionando sulla Storia di lungo periodo e sulla recente accelerazione del processo globale, si ha conferma di quanto le attuali forme della geografia politica siano solo cangianti ed effimere vesti di Arlecchino di cui la carta della geografia reale si ricopre... resta il fatto che qui c'è un Popolo il quale -del tutto disarmato, cioè privo di giornali, televisioni, scuole, università... in cui la sua Patria-Matria sia assunta a valore e principio ordinatore- subisce passivamente la banalizzazione e lo svuotamento dei suoi depositi memoriali e non solo di quelli... Dubito che si possa costruire Libertà autentica a prescindere dall'appartenenza a una Terra concreta, che ha una sua Storia, una sua Geofilosofia, vorrei dire un suo Tempo, un suo "Destino": è attraverso questa identità primaria che si appartiene all'Umanità intera, è nel radicamento cosmico e politico nella propria Terra che si situa la porta di accesso a "cittadinanze" più ampie.
La cultura identitaria -scrive Franz Fanon nel suo "I dannati della Terra"- non è il folclore in cui un populismo astratto ha creduto di scoprire la verità del popolo. Nè quella massa sedimentata di gesti sempre meno riallacciabile alla realtà presente del popolo. La cultura identitaria è linsieme degli sforzi fatti da un popolo sul piano del pensiero per descrivere, giustificare e cantare lAzione attraverso cui il popolo si è costituito e si è mantenuto. La cultura identitaria, nei paesi colonizzati, deve dunque situarsi al centro stesso della Lotta di Liberazione.
Una Lotta che comincia nel cervello di ciascuno e nella maturazione di un diverso, più radicato e più competente modo di essere e di esserci, che liberi le Idee dalle ideologie e il pragmatismo dalla miseria morale.
Un Cammino di Conoscenza, quello del "Siciliano antico", che conduce alla conquista della vera Salute. Un Cammino attraverso i claros del Bosco fino alla Cima dell'Etna, verso quella "sublime e perfetta unità" che chiamiamo Bellezza, "la sola forma dell'immateriale che noi percepiamo coi sensi e che i nostri sensi possano sopportare, la Bellezza come via allo Spirito..." (Thomas Mann, La morte a Venezia).
Nota su Palikè (dal libro: "Trinakria!" di Mario Di Mauro, inedito).
Esiste una geografia sacra che i "moderni" ignorano del tutto. C'è un simbolismo geografico che dà ai Luoghi un significato profondo; questo simbolismo è il mezzo che stabilisce la corrispondenza di certi Luoghi con Realtà di ordine superiore, per determinare la quale occorre essere capaci di percepire nelle cose stesse il riflesso di quelle Realtà. E' per questa ragione che "vi sono luoghi più particolarmente adatti a servire da supporto all'azione delle influenze spirituali, ed è su ciò che si è sempre basata la fondazione di centri tradizionali principali o secondari, di cui gli oracoli dell'antichità ed i luoghi di pellegrinaggio forniscono gli esempi esteriormente più appariscenti" (Réné Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi). Credo di poter nominare tra questi luoghi i Laghetti dei Palìci,non meno della Pizia di Delfi, dell'oracolo della pelasgica Dodona nel nord della Grecia o di quello egizio-libico di Ammon nell'oasi di Siwa e a Tebe...
Paliké è la Città Santa della Sunteleya, lalleanza indigena fondata dal Re Ducezio nel V secolo a.C.
Paliké è l'Asylon in cui tutti i fuggitivi e i perseguitati potevano trovare rifugio e inviolabilità nella protezione spirituale e militare del Numen esercitata dai Sacerdoti del Tempio. Paliké è lo specchio dell'Anima del Siciliano antico che r/esiste allo Spettacolo neocoloniale e combatte per restituire alla Luce la Trinakria millenaria. Paliké è l'omphalos, l'ombelico, la Porta attraversata dalla Via che collega i Tre Mondi, tra la Terra e il Cielo: il luogo della potenza vitale che "domina le forze cieche e mostruose del caos" e ordina nel Sacro la Realtà.
Le profondità del locus inferus sono richiamate nel giuramento di alleanza degli Argonauti...Intorno ai Laghetti sulfurei di Naftìa v'erano Rito di Giustizia e Danze solari di schiere guerriere in onore della Grande Madre e del Cielo e delle sue Stelle.
Tra le divinità (=modalità di manifestazione del Divino) chiamate a testimoniare sulla veridicità delle dichiarazioni dell'imputato, quelle di natura ctonia, infera, hanno un ruolo fondamentale "soprattutto quali esecutrici della punizione" (N.Cusumano, Mitos N.2-1990).