Restauri Siciliani

“Fu scioccu e fu na bestia...cu non badau a limosina, nè a monacu, nè a pila, nè a morti subitania, ch’è tridici cannila!” (Domenico Tempio, La Carestia, Cantu sacunnu).

Condurre lo sguardo sui luoghi della memoria è sempre cosa buona. L’elenco di 73 luoghi da tutelare suggerito come “testamento assessoriale” da Fabio Granata è una buona indicazione di metodo. Certo bisognerebbe spiegare, per esempio, come valorizzare i Laghetti di Naftìa, consacrati ai Gemelli Santi Palici, ombelico della Nazione Siciliana (che esiste malgrado il presente, a prescindere dall’attuale Spettacolo neocoloniale che ci sradica dalla nostra Memoria, dalla nostra Lingua). Chi li volesse vedere, i Laghetti zampillanti di nascente zolfo, perderebbe il suo tempo. I Laghetti non ci sono più, coperti da cemento e acciaio di una fabbrichetta che produce bollicine per la cocacola. Cosa dovrebbe fare l’Istituto Regionale per il Restauro? E’ una domanda. I Laghetti sono ddhasutta, ci sono ancora, ammucciati come la nostra Storia.

Il mio amico Erasmo Vecchio, con una lettera a “La Sicilia”, propone di includere nell’elenco il Cippo di Randazzo, a contrada “Murazzu Ruttu”, dove caddero in un “agguato di stato” il professore Canepa e altri giovani indipendentisti dell’EVIS. Con quel sangue fu scritta la nostra Autonomia, poi tradita e ormai seppellita e tutta da ricontrattare. Quel Cippo non ha bisogno di alcun “restauro”. Ad averne bisogno è la Verità su diecimila anni di Storia siciliana.

Malgrado una colonizzazione culturale, politica, economica, perdurante e pervasiva, la “Nazione Siciliana” esiste ancora perchè esistono i Siciliani. La nostra Storia è molto più forte del triste presente. La “Nazione Siciliana” non è un mito quarantottesco, nè è uno svanito sogno romantico.

La minoranza di Siciliani che, sudando e studiando, conoscono tantikkia di Storia, hanno gli occhi per vederla. Certo, questa nostra “nazione” non ha classi dirigenti e istituzioni che ne tutelino l’esistenza e infatti siamo una colonia. Ma essere una colonia, malgrado tutto, non vuol dire non esistere. La Storia furrìa.

Il Cippo che ricorda Canepa e i caduti dell’EVIS nel tragico “agguato di Stato” del 17 giugno 1945, è stato costruito dagli indipendentisti. Cosiccome il Monumento che custodisce le salme dei caduti (che furono occultate per anni!) e che si trova nel cimitero di Catania, viale degli Uomini illustri.

Questi luoghi non hanno bisogno di alcun intervento di “restauro”. Ad averne cura ci pensiamo noi, da Siciliani Civili, da anni, in Silenzio. Questi soldi li spendano pure altrove. Magari a Calatafimi, dove non ci fu nessuna battaglia omerica, ma solo il pagamento di una tangente “garibaldina” (con soldi inglesi) a un certo Landi, comandante traditore delle soverchianti truppe delle Due Sicilie. Ecco, si ristabilisca la verità sulla “Impresa dei Mille”, o meglio del corpo di spedizione anglopiemontese di 22.000 soldati, si dica di come svaligiarono il Banco di Sicilia, distrussero la terza flotta commerciale del Mondo, si accaparrarono il commercio degli zolfi (la Sicilia era il primo produttore mondiale del petrolio dell’epoca, che muoveva l’industria inglese!). Si spieghi come la Catastrofe siciliana del 1860 si inquadra nelle strategie mediterranee di Londra in vista dell’apertura del Canale di Suez...Si restauri la Verità, per il bene di tutti.

Sta cascando a pezzi, per esempio, la casa di Micio Tempio, il più grande poeta siciliano del Settecento. Si trova a Catania, nel cuore del barocco siciliano, in largo San Placido (un santo al quale tagliarono la lingua!). E’ di una bellezza voluttuosa che urla rispetto. I buchi che si aprono nel muro vengono antuppati alla buona, con calce bianca...Anni fa si parlò, nel teatrino della politica catanese, di un intervento di restauro...E’ finita a niente. Mentre non si sa come spendere 43 milioni di euro -senza fare danno- per sistemare il Giardino Bellini...Per restituire dignità alla casa del più colto intellettuale catanese del Settecento non servono nè l’Unesco, nè l’Istituto Regionale del Restauro, nè gli Ufo. Ci vuole solo tantikkia d’Amore per la nostra Sicilia e un po di rispetto per se stessi.

Settembre 2004. Mario Di Mauro

www.terraeliberazione.org