Esplode il Caso Messina. Un gruppo di cittadini libera Messina dal sindaco Buzzanca: li stanno censurando tutti i massmedia, nessuno ne sa niente. In gioco è l'avvenire della Sicilia: nella città del "Ponte" mangiasoldi, inutile, dannoso e forse tecnicamente impossibile (ma due terzi dei soldi se li possono mangiare anche senza farlo). Dal Verminaio all'Incubo.Solo un grande movimento per la democrazia diretta e popolare può restituire Messina ai Messinesi e la Verità ai Siciliani. Missione impossibile?.
LA VERA STORIA DEL SINDACO DEL COMUNE DI MESSINA
Il Dott. Giuseppe Buzzanca, eletto sindaco di Messina in occasione delle ultime elezioni amministrative del 2003, non intende attendere la decisione della Corte di Cassazione sulla sentenza che lo ha dichiarato decaduto perchè incadidabile, ed in pieno periodo feriale, chiede alla Corte di Appello di Messina di essere reintegrato nella carica di sindaco.
Riassumiamo i punti salienti della intricata e triste vicenda della quale si è interessata tutta la stampa nazionale, soprattutto dopo l'emanazione del c.d. decreto "Salva Buzzanca" ( come è stato definito da testate giornalistiche di rilievo ).
Il Dott. Giuseppe Buzzanca eletto sindaco della città di Messina in occasione delle ultime elezioni amministrative, è stato dichiarato decaduto, dalla Corte d'Appello di Messina ( sent. n. 478 del 2003), perché candidato alle elezioni nonostante la condanna in precedenza subita per peculato d'uso e abuso d'ufficio ( tali condanne costituiscono causa di ineleggibilità a sensi della legge elettorale siciliana n.55 del1990 art.15)
La sentenza della Corte d'Appello di Messina ( Cons. rel. Dott. Totaro) è stata però impugnata dal dott. Giuseppe Buzzanca avanti la Corte di Cassazione.
Per il rigetto del ricorso in Cassazione proposto dal Dott. Buzzanca, ha presentato controricorso Giuseppe Rodi il quale, si rammenta, all'indomani delle elezioni aveva avanzato varie istanze chiedendo l'immediato intervento di tutti gli organi competenti ( il Prefetto, il Presidente del Tribunale nella sua qualità di Presidente della Commissione elettorale ecc. ) ed, infine, si era costituito, nella sua qualità di cittadino di Messina, nel giudizio per la dichiarazione di decadenza del Dott. Buzzanca, promovendo "azione" popolare a sensi del d. lgs. 267/2000 art.70.
Si ricorderà che a pochi giorni dalla udienza avanti la Corte di Cassazione il
governo emanò il decreto legge ( D.L. 80 /04 ) con il quale la condanna per
peculato d'uso veniva esclusa dalle cause di ineleggibilità. Sono evidenti i
vantaggi che da tale innovazione normativa ricaverebbe Buzzanca; la
nuova norma difatti eliminerebbe un motivo dell'ineleggibilità del sindaco di
Messina.
Si ricorda che il Governo ha il potere di emettere decreti legge nei casi di
necessità ed urgenza.
Ora poiché la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che nella specie non
ricorrevano le condizioni di necessità ed urgenza per l'emanazione del
decreto legge, i medesimi giudici di legittimità hanno promosso <questione>
di costituzionalità sul D.L. 80/04 deducendo che, ove il decreto venisse
riconosciuto incostituzionale, non avrebbe alcun valore anche la sua
eventuale conversione in legge. In tutta la vicenda pertanto, secondo Rodi, è
evidente che ove non fosse intervenuto il Consiglio dei Ministri del Governo
Italiano (nelle persone firmatarie), con l'emanazione del predetto D.L. (poi
convertito in legge), la decadenza del dott. Giuseppe Buzzanca sarebbe già
stata confermata dalla Suprema Corte di Cassazione.
Della questione dunque è stata ora investiva la Corte Costituzionale cui il
giudizio è stato rimesso dalla Corte di Cassazione con l'ordinanza 7327/04
del 17.4.2004.
Ma a questo punto sorge un altro problema.
Costituisce causa di ineleggibilità del dott. Buzzanza non solo la condanna
penale da questo subita per peculato d'uso ( causa che è stata abolita dal
d.l. 80/04 ) ma anche la condanna subita per abuso d'ufficio.
Sostiene pertanto Rodi che in ogni caso ( cioè anche nel caso in cui il.
D.l. c.d. "salva Buzzanca" fosse ritenuto costituzionalmente legittimo )
Buzzanza sarebbe in eleggibile e, quindi, la decadenza da sindaco non
potrebbe che essere confermata.
In data 23 aprile 2004, presso la Suprema Corte di Cassazione, il Rodi ha perciò
inoltrato istanza di revoca dellordinanza n. 07327/2004 pronunciata dai giudici
di legittimità il 17.4.2004, adducendo e documentando l'errore di fatto (art.395,
4° comma) e, nel contempo, chiedendo la fissazione nuova data di udienza.
La Suprema Corte di Cassazione, come ampiamente riportato dagli Organi
Stampa in data 6 e 7 luglio 2004, Prima Sezione Civile (in accoglimento della
predetta istanza), ha conseguentemente fissato una nuova udienza per il
prossimo 13 ottobre 2004.
Nel corso di tale udienza in Cassazione, il Collegio giudicante della Suprema
Corte dovrà pronunciarsi sulla revoca della propria ordinanza emessa in data
17 aprile 2004 (relativa all'udienza tenutasi il 14 aprile 2004, procedimento n°
R.G. 30654/03 Civile) contenente la <questione> di costituzionalità del D.L.
80/2004.
SI EVIDENZIA CHE: ove venisse accolta e dichiarata la revoca dell'ordinanza
07327/04, verrebe a cadere anche la <questione> di costituzionalità del D.L.
80/2004 (e della successiva conversione in legge) promossa dalla Suprema Corte.
In tal caso non vi sarebbero lunghi tempi di attesa in quanto, lo stesso Collegio
giudicante (della Suprema Corte di Cassazione) dovrà pronunciarsi sull'
eccezione preliminare (promossa da G: Rodi) ed anche sulle altre richieste
formulate nel ricorso e controricorsi.
E proprio con il controricorso proprio, a conferma di quanto richiesto all'
Ill.ma Corte d'Appello di Messina, viene chiesto da Rodi alla Suprema Corte di
Cassazione di pronunciarsi, principalmente, sulla decadenza del dott. Giuseppe
Buzzanca dalla carica di Sindaco (del Comune di Messina) per il REATO DI
ABUSO DUFFICIO (art. 323 c.p.) e, secondariamente, sulla decadenza per il
REATO DI PECULATO DUSO (art. 314, 2° comma, c.p.).
Diversamente, sino ad oggi, come si rileva dai vari atti, la decadenza del dott.
Giuseppe Buzzanca è stata particolarmente imperniata sul reato di peculato
d'uso (art. 314, 2° comma, c.p.) mentre, G. Rodi (come ampiamente evidenziato
negli atti) ha chiesto la decadenza del dott. Giuseppe Buzzanca dalla carica di
Sindaco, principalmente, per il reato di abuso d'ufficio e, secondariamente, per
il reato di peculato d'uso evitando, nel contempo, di effettuare propri commenti
sull'emanato Decreto Legge n? 80/2004.
In relazione all'udienza fissata per il 13 ottobre 2004, il dott. Giuseppe
Buzzanca ha dimostrato di esserne giunto a conoscenza in quanto, il 07 luglio
2004, ha rilasciato intervista televisiva sulla predetta iniziativa promossa da Rodi.
In tale contesto si inserisce ora, e forse si spiega anche meglio, l'ulteriore
e recente iniziativa assunta dai legali di Buzzanca.
Il 15 luglio il dott. Giuseppe Buzzanca, infatti, tramite il Suo legale di fiducia Avv.
Francesco Restuccia (componente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di
Messina,lavv. Restuccia è stato precedentemente candidato al Comune in una
lista di destra), proponeva istanza di sospensione ( c.d. inibitoria ) degli effetti
della Sentenza della Corte d'Appello di Messina n° 478/03.
IN SOSTANZA CHIEDE DI ESSERE REINTEGRATO NELLA CARICA DI
SINDACO ancora prima della decisIone che definitiva che dovrà essere
assunta dalla Corte di Cassazione .
L'istanza è stata notificata alle parti costituite in giudizio e quindi, fra le altre, a
Giuseppe Rodi il 9 agosto e la relativa udienza, prevista per il 23.08.2004:
Incomprensibilmente presso lo studio romano (Avv. Carmelo Marra e Avv.Valentina
Urso, e non Daniela Urso come indicato negli atti), in data 9 agosto, erano notificate a
Giuseppe Rodi ben 12 (dodici) copie della predetta istanza di sospensione,
avanzata dal dott. Giuseppe Buzzanca. l'istanza è proposta dal Dott. Buzzanga a
sensi dell'art. 373 c.p.c. il quale recita testualmente: <<Il ricorso per cassazione
non sospende l'esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha
pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall'
esecuzione possa derivare grave ed irreparabile danno, disporre con ordinanza
non impugnabile che la esecuzione sia sospesa o che sia prestata CONGRUA
CAUZIONE (proporzionata alla carica ed agli eventuali danni arrecati alla città).
A tale istanza si oppone Rodi il quale solleva diverse questioni preliminari e
di merito. In primo luogo, secondo le tesi sostenute da Rodi, l'istanza proposta
da Buzzanca sarebbe tardiva poiché avrebbe dovuto essere proposta, se
pericolo di danno grave ed irreparabile vi fosse, contemporaneamente al
ricorso in Cassazione.
In relazione a quanto sancito dal predetto art. 373 c.p.c., inoltre, G. Rodi
domanda all'Ill.mo Collegio giudicante, se ad esaminare il merito dell'istanza di
inibitoria è competente la sezione feriale o se, diversamente, è competente il
Collegio che ha emesso la sentenza di secondo grado (n. 478/03)
E proprio al Collegio giudicante si chiede riscontro al predetto quesito.
L'istanza di inibitoria, azionata dal dott. G. Buzzanca, sostanzialmente, è basata
sul presunto grave ed irreparabile danno (da ex art. 373 c.p.c.) economico-
politico che lo stesso dott. Buzzanca subirebbe per il fatto che, relativamente
alla costituzionalità del D.L. 80/04 (poi convertito in legge), per la pronuncia della
Consulta si prospettano tempi lunghi.
In relazione al grave ed irreparabile danno, lamentato dal dott. Buzzanca,
preliminarmente, G. Rodi ritiene che è fuor di ogni dubbio che ogni eventuale
responsabilità andrebbe fatta valere nei confronti dei Componenti del Consiglio
dei Ministri che hanno emesso il predetto D.L. 80/. Infatti, come indicato nel
corpo della predetta ordinanza (07327/04) emessa dalla Suprema Corte di
Cassazione (deduzioni sintetiche del Rodi ), la decadenza del dott. Giuseppe
Buzzanca sarebbe stata confermata ove non fosse intervenuto il governo con
etto decreto.
La Suprema Corte, quale esempio, si è collegata ad altro prece-dente caso
(che risale allo scorso febbraio 2004), con il chiaro riferimento all'ex Sindaco
di Spadafora, dott. Giuseppe Pappalardo, che essendo medico a Spadafora,
tentò di ottenere la residenza nel comune di Monforte San Giorgio, chiedendo
un favore ad un Vigile - il comandante - che invece lo denunciò. Il medico,
condannato a 8 mesi e all'interdizione dai pubblici uffici, nel corso dell'
interdizione fu candidato (nonostante il divieto imposto dalla legge elettorale )
ed eletto sindaco del Comune di Spadafora e quindi un consigliere di minoranza
chiese la sua decadenza. Il locale Tribunale in primo grado non dichiarò la
decadenza mentre la corte dAppello di Messina si pronunciò per la decadenza
confermata poi dalla Cassazione il 14.02.2004.
Come nel caso di Buzzanca però, la Commissione Elettorale non contestava
nulla a Pappalardo, nonostante l art.15. della legge elettorale(?) n.55 del
Parlamento Siciliano del 1990 PREVEDA LA INELEGGIBILITA'
Secondo Rodi è altresì dubbia (se non inesistente) l'urgenza di emanare il
predetto D.L. 80/2004 SALVA BUZZANCA il 29 marzo 2004 e, cioè, a soli 15
giorni antecenti all'udienza del 14 aprile 2004, nel corso della quale si sarebbe
dovuto dibattere il ricorso per cassazione del dott. Giuseppe Buzzanca e le
tesi dei contro-ricorrenti.
Altre sono le questioni salienti posti all'esame dell'A.G. da parte di Rodi .
Innanzi tutto G. Rodi ha dato incarico ad altri due legali (che affiancheranno i
due precedentemente nominati) di citare in giudizio il Consiglio dei Ministri
(nelle persone che hanno sottoscritto ed emanato il Decreto Legge 80/2004)
poich, con il suo intervento, dalla sfera politica avrebbe interferito nella sfera
giudiziaria ed, inoltre, in violazione degli art. 76 cost. (che prevede la condizione
necessaria dell'urgenza per poter fare un decreto legge e la responsabilità di
chi firma il decreto) e l'art. 77 (nessun decreto legge può modificare una legge) della
pregiata Carta Costituzionale, hanno modificato (con un Decreto Legge, proprio il
n° 80/2004) gli articoli 58 e 59 del D. Lgs. 267/2000.
Rodi inoltre preannuncia che è stata avviata la procedura con richiesta di
intervento su istanza di parte (da ex art. 106 c.p.c.) nei confronti dei predetti
Componenti del Consiglio dei Ministri (nelle persone che hanno firmato il
predetto D.L. 80/04), affinché dichiari e documenti (nel corso dell'udienza che si
terrà il 23 agosto 2004) l'urgenza per la quale è stato emesso il predetto D.L.
80/04 e le motivazione per le quali, il predetto decreto legge, non è stato emesso
successivamente al 14 aprile 2004.
Ancora, in relazione al danno economico-politico lamentato dal dott.
Giuseppe Buzzanca, Rodi ritiene opportuno evidenziare che lo stesso dott.
Buzzanca, nell' accettare la candidatura a Sindaco, era consapevole che
avrebbe rischiato la decadenza in quanto era già pendente una condanna
emessa dalla Corte d'Appello di Messina (sentenza n° 1492/2002) ed, altresì,
era in pendenza un ricorso per Cassazione il quale, per il rispetto dei termini
prescrizionali, avrebbe portato, a distanza di pochi giorni dalla candidatura, ad
un esito definitivo, cosa, questa, che in realtà è accaduta, con le gravi
conseguenze sulla Città e sui Cittadini..
Dal punto di vista della cittadinanza e contrariamente alla tesi sostenuta dal
dott. Giuseppe Buzzanca, relativamente al lamentato danno economico-
politico, chiede Rodi alla Corte dAppello di Messina di VALUTARE IL
MAGGIOR DANNO che la Città di Messina (ed i suoi cittadini, tra i quali G.
Rodi) ha subìto sia per il commissariamento (che ha poteri limitati a
confronto dei poteri attribuiti al Sindaco) e, nel contempo, per il fatto che, ove
fosse stato eletto un Sindaco non a rischio di decadenza, la città avrebbe
avuto un diverso sviluppo socio-commerciale-turistico.
Valutazione da fare anche in relazione alla concomitante promozione del
Messina nel campionato di calcio di Serie A. Fatto questo che, a confronto di
un campionato minore, comporta un maggior transito di cittadini e tifosi dalla
altre Città che hanno la Società calcistica nella massima serie, con ricadute
economiche positive sul territorio.
In ultimo, secondo Rodi, il danno nei confronti della Città di Messina, e dei
Suoi cittadini, è stato reso ulteriormente più grave, dal Consiglio dei Ministri
(nelle persone firmatarie), con lemanazione del più volte menzionato Decreto
Legge 80/2004, poi convertito in Legge. Infatti buona parte della Stampa
nazionale, definendo il predetto D. L. 80/2004 quale Decreto Salva Buzzanca,
ha dedicato al denominato <caso Buzzanca>, e quindi alla Città di Messina,
intere pagine di giornali (ad esempio il Corriere della Sera -
E proprio in relazione al danno economico lamentato dal dott. Giuseppe
Buzzanca, inversamente a quanto dallo stesso sostenuto (relativamente al
danno economico) Rodi evidenzia che, nella eventuale ipotesi che la Suprema
Corte di Cassazione dovesse accogliere il ricorso del dr. Buzzanca (per effetto del
sopraggiunto il D.L. 80/04 e la successiva conversione in legge), lo stesso dott.
Buzzanca avrebbe regolarmente ed ugualmente diritto alla propria retribuzione
da Sindaco e, pertanto, non subirebbe alcun danno economico-patrimo-niale-
politico;
Ed ancora, in relazione al <danno politico> orvero all'addotta <chance politica>
lamentata dal dott. Giuseppe Buzzanca (in vista di una nuova eventuale candidatura
a Sindaco alle prossime elezione Amministrative, che si terrebbero alla scadenza
dell'attuale mandato), come infra evidenziato, sarebbe stato opportuno che lo
stesso dott. Buzzanca, ancor prima della sua candidatura a Sindaco, avesse
opportunamente valutato i pro ed i contro riflettendo attentamente su quanto
poteva accadere ed è, in realtà, accaduto. In tal senso, a conferma di quanto sopra
evidenziato, Rodi chiede al Collegio giudicante: <<In tutta la vicenda chi ha subito il
maggior danno politico-socio-economico: Il dott. Buzzanca o invece, la Città di Messina
e, con essa, tutti i suoi cittadini?>>;
Inoltre Il Rodi vuole evidenziare che la richiesta di inibitoria, inoltrata dal
dott. Giuseppe Buzzanca all'On.le Corte d'Appello di Messina, con la quale si
adduce il lamentato <grave ed irreparabile danno> richiamato dallart. 373
c.p.c., giunge tardivamente poiché la sentenza dAppello 478/03 (con la quale è
stata pronunciata la decadenza del dott. Buzzanca dalla carica di Sindaco) è stata
emessa dalla Corte d'Appello di Messina in data 3 dicembre 2003. Quindi,
comprensibilmente, L'EVENTUALE RICHIESTA DI INIBITORIA, anche in
considerazione del grave ed irreparabile danno lamentato dallo stesso dott. G.
Buzzanca, poteva essere azionata sin successivamente alla sentenza di secondo
grado (n° 478/03) ed anche dopo il ricorso per Cassazione E NON SETTE MESI DOPO.