1280-1270 a.C.: i Sekles, popolo di Sicania e presto di Lukki: la Licia

Troia tradizionalmente cade nell'anno 1184 a.C. ed i Sicani varcano per l'ennesima volta lo Stretto, ma stavolta più numerosi negli anni 1280 - 1270 a.C.

Dobbiamo assegnare alla misura di tre generazioni il valore di novanta anni pure in quei secoli; in Plutarco una durata di generazione è valutata trenta anni. A proposito di Troia riportiamo il parere di un grande ricercatore:

"La Grecia micenea sembra aver raggiunto lo zenith all'inizio del XIII secolo. E' in questo secolo che fu distrutta la città di Troia (…) anche se non esistono prove archeologiche che i distruttori siano stati i Greci micenei (J. Chadwick, I)". Ci affidiamo tuttora quindi ai canti di Omero e Arctino. Con cautela si può rievocare per tale episodio la storiografia geroglifica, che vuole come alleati sia gli Achei che alcuni tra i perdenti di Ilio, cioè Dardani e Teucri: sono forse i Dori la fonte dei guai e delle diaspore sia achee che troiane? Ma questo è tema per una differente ricerca.

L'avanzata degli uomini di Siculo da nord a sud, è parallela e contemporanea a quella dorica oltre l'Adriatico, e non si ferma nella Sicania. Forse il movimento dorico e tracio interesse anche la costa orientale dell'Adriatico, e disturba le popolazioni italiche così vicine.

I numerosi Popoli del Mare sempre nel 1200 a.C. fanno crollare l'impero Hittita, facendo sbarcare a migliaia sulle coste del Vicino oriente, dopo gli uomini armati, le loro famiglie e le greggi e le mandrie. Oltre Ugarit, anche Gerico ad esempio - la grande città dei proficui ed esclusivi commerci nell'arco meridionale di coste tra Ilio e Tartesso - viene distrutta in questo periodo. L'impresa è attribuibile ai Peleset (Palestinesi o forse Pelasgi).

Durante il regno di Ramses III, nel 1179 nel 1176 e forse anche nel 1173 a.C., i predetti Siculi (alcune centinaia, con proprie navi ed al seguito di una poderosa alleanza) non paghi della precedente conquista del corno orientale della Sicania, portano guerra agli Egizi che vantano un invidiabile benessere. Per due o più volte i confederati tentano incredibilmente di colonizzare l'Egitto: non può infatti essere inteso diversamente lo sbarco in nord d'Africa di numerosi nuclei familiari, poi caduti prigionieri in toto sotto il giogo dei faraoni della XX dinastia.

Per tentare tale nuovo azzardoso passo malgrado la disfatta subita sotto le mura di Memphi già una prima volta durante il regno di Merenpath, i Popoli del Mare hanno forse sopravvalutato dei precedenti risultati ottenuti dai Libici. Costoro hanno violato ventisette anni prima il confine egiziano raggiungendo persino le mura di Iwn.w (cioè Iunu, poi On od Heliopolis). Alla lunga però la loro intuizione strategica si rivela corretta: ed anticipiamo qui che essi perdono pur perdendo le battaglie vincono la guerra, alla maniera dei poveri, si integrano cioè col contado egiziano, che diviene vieppiù cosmopolita.

Gli invasori che precedono i Popoli del Mare (varie tribù di Libi forse riunitesi sotto un solo capo per l'impresa) vantano la iniziale conquista di oasi come Farafra, distante ben tre gradi di meridiano verso est e circa cinquecento chilometri in linea d'aria dalle città del delta: Memphi, Ermopoli, Abido, This. E' arduo ammettere che l'azione di terra e fluviale (Farafra e Memphi) sia sorta per una precisa sinergia bellica. Riteniamo che solo casualmente, o per il sentito dire degli impegni sostenuti dalle truppe imperiali nelle zone in fase di desertificazione d'occidente, i Popoli del Mare si siano imbarcati nell'impresa proprio nel 1208 a.C. ritrovandosi "alleati " dei Libi. Costoro sono divisi in tribù: Libi Tjeku, Libi Qeheq, Libi Mashuash.

A tutela delle oasi fortificate e delle città sacre - e dei beni colà custoditi - giungono infine le truppe del faraone Merenptah, che pur se rimane al governo pochi anni riesce ad organizzare una ottima difesa contro le tribù nomadi nordafricane e la coalizione mediterranea dei Popoli del mare.

Le tribù di Libi sono entità etniche ancora oggi impermeabili agli influssi socioculturali esterni, antenate degli odierni Berberi, Garre, Saharaui, Tebu, Tuareg, eredi dei Getuli, dei Tjeku, dei Qeheq, dei Maxues. La loro predilezione per la lavorazione dei metalli pregiati, come l'argento che con l'oro tanto solletica gli orafi egiziani, rimane ad esempio nelle attitudini tipiche e odierne dei Tuaregh.