L'insularità
sta all'isolamento, come i polmoni stanno alla
polmonite. L'isola è il luogo d'accumulo della
potenza
marittima:
che può essere impugnata dal popolo che la
abita, oppure dalle forze esterne che -in varie forme-
la colonizzano.
L'Inghilterra
è un'Isola, anzi: meno di un'isola, chè
ci sono anche la Scozia, il Galles...E gli Inglesi,
popolo di pecorai che svendevano lana alle Fiandre,
divennero marinai e scienziati. Hanno dominato il
Mondo per due secoli: dalle pecore, alle navi corsare,
alla produzione industriale e, infine, ai "riciclaggi
finanziari". La Gran Bretagna non è nell'Euro,
ma regala lezioni a tutti. C'è da imparare,
dalle altre Isole!.
Anche
Malta è un'isola, anzi un Arcipelago. Ed
è uno Stato libero e indipendente. Come il
Giappone, che però è molto più
grande.
Anche
la Sicilia è un'Isola, anzi più di
un'Isola, un Arcipelago. Un'Isola carica di storia
incompresa, oppressa di secoli e di stelle. La Sicilia
confina con se stessa.
Anche
questo è. Anche: macari, puru e videmma. Tre
modi per dirlo, tre isoglosse, Tre Sicilie. Tre Valli:
da wilayah, regioni. Un Arcipelago "dialettico", di
zolfo e sale, che gravita intorno a un "perno
ontologico" di fuoco e neve, l'Etna; un'Isola-Nazione
articolata in tre regioni storiche, unite
dall'insularità, dalla prossimità, da
una appartenenza comune che necessita una decisa
valorizzazione.
Tre
squadre in serie "A", non sono la Sicilia in serie
"A". Neanche dal punto di vista banalmente calcistico.
Le tifoserie "siciliane" vivono fin troppo di
rivalità e odii reciproci alimentati ad arte.
Se il calcio -e fior di scrittori lo testimoniano-
è metafora della Realtà, la nostra
realtà calcistica non parra sicilianu. Il
Galles non ha un suo campionato, ma tiene la sua
"nazionale". La Sicilia non ha un suo campionato e
mancu una "nazionale". Se il Catania "vince lo
scudetto", a Messina ci sarà il lutto
cittadino: e viceversa. Io stesso, catanese, non trovo
la forza per scriverla al contrario. No problem.
Neanche quella brasiliana è una "nazionale": la
Selecao è una Selezione tra campionati di
diversi Stati, oltrechè, come si sa, di "stelle
globali" sradicate e spesso stralunate.
Ci serve un
Ponte per unire le Tre Sicilie. Ci serve un Ponte per
fare i Siciliani. Un Ponte per unire i Siciliani e
collegarli al Mondo. Questo Ponte non porta a Villa
San Giovanni e alla sorella Calabria.
Anche
quello -se serve veramente, ma, in sè e per
sè, non serve: lo sanno tutti!- ma diciamolo
pure, può esser perfino costruito: e poi?.
In
verità è assai più utile, sobrio,
fattibile, antideologico un
normale
Tunnel ferroviario
di 4 kilometri con un treno Maglev a sospensione
magnetica che unisca Messina-Catania Fontanarossa
Palermo-Punta Raisi, chè a Berlino ci si va in
aereo, possibilmente con la "nostra" Wind Jet, che
potrebbe indossare la casacca della nazionale
siciliana con la Trinakria millenaria e diventare
quello che merita di diventare: una grande compagnia
globale low coast, alla faccia della
"insularità come menomazione"!-.
Io
sono siciliano, insulare, mediterraneo. E non sono
menomato. A menomarmi sono i ritardi spaventosi del
sistema Sicilia. I ritardi spaventosi: questa è
la ragione vera, profonda, che anima un certo consenso
diffuso, passivo, da bar... a favore del Ponte. Non lo
disprezziamo, anzi lo comprendiamo: pur non
condividendolo.
La
Sicilia parla come può, con le voci che ha.
Tutti
parlano come possono, con le voci che hanno. E queste
voci devono essere ascoltate. Nella convinzione che
c'è modo e modo di farlo o di non farlo questo
Ponte che divide. E il modo che si è imposto,
tanto tra i favorevoli che tra i contrari, è
neocolonialista e antisiciliano.
Gli
ingegneri indipendenti -e molti hanno detto e scritto
sull'argomento- conoscono le difficoltà
tecniche relative alla costruzione di un ponte a
campata unica lungo quanto è alta l'Etna e le
ragioni dell'impatto ambientale e sociale (che
però paiono non valere un fico secco nei poli
petrolchimici che nostro malgrado "ospitiamo"). Ma i
problemi tecnici, forse, potrebbero essere risolti.
Ciò malgrado quel Ponte sarebbe bloccato dai
venti per un centinaio di giorni all'anno: e il vento
non è un problema tecnico, il vento eoliano
è. E basta.
Il dunque:
la Società "Stretto di Messina", con relativa
capitalizzazione, non si tocca. Se ne faccia il motore
propulsivo di una "Cassa Depositi e Prestiti"
siciliana con una mission progettuale condivisa!.
Non
elemosiniamo "il Ponte" sul Canale di Messina, che, lo
diciamo?, è un affarone per il capitale padano
(Impregilo non è certo siciliana!).
Non
elemosiniamo nulla: la Sicilia paga, malgrado tutto,
conti fatti e rifatti, più di quel che riceve!.
Non
elemosiniamo Ponti nè altro a chi ci dovrebbe
trasformare in "italiani", noi poveri selvaggi.
Nè
accettiamo il No ideologico al Ponte e a quant'altro
da chi ci considera una riserva indiana "a rischio
mafioso".
Se
non proprio di una moneta propria, come Malta, ha
bisogno, questa Sicilia mediterranea, almeno di una
Banca
keynesiana e leggera, paesana e
lungimirante,
non potrà farne a meno: per restare in piedi. E
la vicenda del "Ponte", di questo ponte che divide, va
impugnata nel poker finanziario con lo sguardo rivolto
alla salvezza di un Popolo intero, per unirlo. Il
ribollire muto della Sicilia profonda trova voce
fedele in quel che sosteniamo. E tanto basta, per ora.
Pani, pacenzia e tempu.
@
2006. Mario Di Mauro
www.terraeliberazione.org