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Lo Stretto necessario e la MESSINscena del Ponte

di Mario Di Mauro

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ISOLA E' BELLO!

L'insularità sta all'isolamento, come i polmoni stanno alla polmonite. L'isola è il luogo d'accumulo della potenza marittima: che può essere impugnata dal popolo che la abita, oppure dalle forze esterne che -in varie forme- la colonizzano.

L'Inghilterra è un'Isola, anzi: meno di un'isola, chè ci sono anche la Scozia, il Galles...E gli Inglesi, popolo di pecorai che svendevano lana alle Fiandre, divennero marinai e scienziati. Hanno dominato il Mondo per due secoli: dalle pecore, alle navi corsare, alla produzione industriale e, infine, ai "riciclaggi finanziari". La Gran Bretagna non è nell'Euro, ma regala lezioni a tutti. C'è da imparare, dalle altre Isole!.

Anche Malta è un'isola, anzi un Arcipelago. Ed è uno Stato libero e indipendente. Come il Giappone, che però è molto più grande.

Anche la Sicilia è un'Isola, anzi più di un'Isola, un Arcipelago. Un'Isola carica di storia incompresa, oppressa di secoli e di stelle. La Sicilia confina con se stessa.

Anche questo è. Anche: macari, puru e videmma. Tre modi per dirlo, tre isoglosse, Tre Sicilie. Tre Valli: da wilayah, regioni. Un Arcipelago "dialettico", di zolfo e sale, che gravita intorno a un "perno ontologico" di fuoco e neve, l'Etna; un'Isola-Nazione articolata in tre regioni storiche, unite dall'insularità, dalla prossimità, da una appartenenza comune che necessita una decisa valorizzazione.

Tre squadre in serie "A", non sono la Sicilia in serie "A". Neanche dal punto di vista banalmente calcistico. Le tifoserie "siciliane" vivono fin troppo di rivalità e odii reciproci alimentati ad arte. Se il calcio -e fior di scrittori lo testimoniano- è metafora della Realtà, la nostra realtà calcistica non parra sicilianu. Il Galles non ha un suo campionato, ma tiene la sua "nazionale". La Sicilia non ha un suo campionato e mancu una "nazionale". Se il Catania "vince lo scudetto", a Messina ci sarà il lutto cittadino: e viceversa. Io stesso, catanese, non trovo la forza per scriverla al contrario. No problem. Neanche quella brasiliana è una "nazionale": la Selecao è una Selezione tra campionati di diversi Stati, oltrechè, come si sa, di "stelle globali" sradicate e spesso stralunate.

Ci serve un Ponte per unire le Tre Sicilie. Ci serve un Ponte per fare i Siciliani. Un Ponte per unire i Siciliani e collegarli al Mondo. Questo Ponte non porta a Villa San Giovanni e alla sorella Calabria. Anche quello -se serve veramente, ma, in sè e per sè, non serve: lo sanno tutti!- ma diciamolo pure, può esser perfino costruito: e poi?.

In verità è assai più utile, sobrio, fattibile, antideologico un normale Tunnel ferroviario di 4 kilometri con un treno Maglev a sospensione magnetica che unisca Messina-Catania Fontanarossa Palermo-Punta Raisi, chè a Berlino ci si va in aereo, possibilmente con la "nostra" Wind Jet, che potrebbe indossare la casacca della nazionale siciliana con la Trinakria millenaria e diventare quello che merita di diventare: una grande compagnia globale low coast, alla faccia della "insularità come menomazione"!-.

Io sono siciliano, insulare, mediterraneo. E non sono menomato. A menomarmi sono i ritardi spaventosi del sistema Sicilia. I ritardi spaventosi: questa è la ragione vera, profonda, che anima un certo consenso diffuso, passivo, da bar... a favore del Ponte. Non lo disprezziamo, anzi lo comprendiamo: pur non condividendolo.

La Sicilia parla come può, con le voci che ha. Tutti parlano come possono, con le voci che hanno. E queste voci devono essere ascoltate. Nella convinzione che c'è modo e modo di farlo o di non farlo questo Ponte che divide. E il modo che si è imposto, tanto tra i favorevoli che tra i contrari, è neocolonialista e antisiciliano.

Gli ingegneri indipendenti -e molti hanno detto e scritto sull'argomento- conoscono le difficoltà tecniche relative alla costruzione di un ponte a campata unica lungo quanto è alta l'Etna e le ragioni dell'impatto ambientale e sociale (che però paiono non valere un fico secco nei poli petrolchimici che nostro malgrado "ospitiamo"). Ma i problemi tecnici, forse, potrebbero essere risolti. Ciò malgrado quel Ponte sarebbe bloccato dai venti per un centinaio di giorni all'anno: e il vento non è un problema tecnico, il vento eoliano è. E basta.

Il dunque: la Società "Stretto di Messina", con relativa capitalizzazione, non si tocca. Se ne faccia il motore propulsivo di una "Cassa Depositi e Prestiti" siciliana con una mission progettuale condivisa!.

Non elemosiniamo "il Ponte" sul Canale di Messina, che, lo diciamo?, è un affarone per il capitale padano (Impregilo non è certo siciliana!).

Non elemosiniamo nulla: la Sicilia paga, malgrado tutto, conti fatti e rifatti, più di quel che riceve!.

Non elemosiniamo Ponti nè altro a chi ci dovrebbe trasformare in "italiani", noi poveri selvaggi.

Nè accettiamo il No ideologico al Ponte e a quant'altro da chi ci considera una riserva indiana "a rischio mafioso".

Se non proprio di una moneta propria, come Malta, ha bisogno, questa Sicilia mediterranea, almeno di una Banca keynesiana e leggera, paesana e lungimirante, non potrà farne a meno: per restare in piedi. E la vicenda del "Ponte", di questo ponte che divide, va impugnata nel poker finanziario con lo sguardo rivolto alla salvezza di un Popolo intero, per unirlo. Il ribollire muto della Sicilia profonda trova voce fedele in quel che sosteniamo. E tanto basta, per ora. Pani, pacenzia e tempu.

@ 2006. Mario Di Mauro

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