Lo Stadio dei Palici nella Sicilia che verrà

Bene ha fatto "La Sicilia" (15-10-2003) ad accendere i riflettori sulla brillante tesi di laurea di un giovane neoarchitetto siciliano, Angelo Spampinato, che propone e prefigura la costruzione di un grande stadio, tra l'Etna e la foce del Simeto, nella Terra dei Gemelli Palìci, ai quali si è ispirato. Se il passato è il regno delle forme senza forza, come diceva Paul Valery, spetta a noi restituire forza a quelle forme, con la sensibilità e nella possibilità del presente.

I Laghetti di Naftìa, vivi di "nascente zolfo", consacrati al culto ctonio dei Gemelli Palìci, figli della Grande Madre Hyblaia, Dea della Terra, e di Adranon, Signore del Fuoco, furono sede della religiosità sikana già oltre tremila anni fa (Zeus non c'entra niente, il mondo mediterraneo viveva ancora nel Regno delle Madri). Intorno al Santuario e al Bosco Sacro, che lo coronava, nel V secolo a.C, venne fondata Palikè, la Città Santa della Sunteleya, l’alleanza indigena condotta dal Re Ducezio per difendere l'Indipendenza dei Siculi nello spazio politico siciliano-ellenizzato. Nel Santuario si officiava l'ordalia, un Rito di Giustizia che risale ai Sikani e col quale si sottoponevano a giudizio gli spergiuri...Paliké era l'Asylon in cui tutti i fuggitivi e i perseguitati trovavano rifugio e inviolabilità nella protezione spirituale e militare del Numen esercitata dai Sacerdoti del Tempio.

Caduta Siracusa (212 a.C.), malgrado la geniale resistenza guidata da Archimede (che non era "pitagorico"), giunse la Notte senza fine della dominazione romana, la Sicilia diventa il granaio latifondistico di Roma (e poi della Chiesa), il Mediterraneo divenne un mare di schiavi. E' l'altra faccia, meno "pubblicizzata", di una Storia la cui indubbia grandezza è pari ai suoi orrori. La Sicilia, tra il 139 e il 101 a.C., è teatro di due Rivoluzioni antimperiali scatenate dall'insurrezione di schiavi e sostenute da tutto il Popolo. Per alcuni anni, in due tempi, le legioni romane prendono bastonate in tutta l'Isola che ritrova una effimera ed eroica indipendenza. I Regni degli Insorti scrivono una pagina straordinaria nella Storia mondiale della Lotta per la libertà. E fu proprio nel Bosco Sacro del Santuario dei Dvi Palici, che le genti di Sicilia, sicule, sicane, siceliote, siriache, tracie, illiriche...decisero di spezzare le catene. Spartaco, trentanni dopo, quando l'Isola era vessata da Verre, tentò vanamente di passare lo Stretto con la sua Armata ribelle. Sarebbe andato a Enna e al Santuario di Paliké...e i Siciliani sarebbero insorti ancora una volta.

Se la Storia di sé e del Popolo al quale si appartiene non ha un senso, un valore pratico, nulla ha un senso. Il nihilismo, malattia virale del Mondo, è figlio dello sradicamento, della perdita del Sogno, della sua Memoria. La Terra sulla quale camminiamo è viva delle ceneri solidificate di decine di generazioni. Tutte passate "come un'aria che cambia" (Rilke). Noi non siamo gli eredi di nulla, noi siamo l'eredità stessa. Saperlo è un passo avanti, esserne all'altezza è invece tutt'altra questione. Ma è solo attraverso questa identità primaria che si appartiene all'Umanità intera, è sul radicamento cosmico e politico nella propria Terra che si situa la porta di accesso a "cittadinanze" più ampie.

Riabitare Trinakria è possibile innestando sulla Memoria ritrovata Idee coerenti e funzionali alla vita di oggi. Sorvolando sul fatto che i mitici Laghetti di Naftìa appaiono al momento schiacciati da tonnellate di cemento e il "nascente zolfo" finisce nelle bollicine della Coca-Cola (un segno dei Tempi?), nulla toglie all'idea che lo "Stadio dei Palìci" sarebbe al tempo stesso un Monumento alla nostra Identità e un luogo in cui farla vivere nella vita di oggi: magari col Catania in Champions League e i Palici in versione "gemelli del gol" (e lasciatemi sognare!).

Mario Di Mauro - direttore del sito www.terraeliberazione.org